Arnaud Démare vince la tappa di Pau al Tour de France 2018 © ASO
Arnaud Démare vince la tappa di Pau al Tour de France 2018 © ASO

Démare più forte anche delle critiche

Tour de France, a Pau il transalpino fa sua la volata su Laporte. Quinto Colbrelli, domani ultimo appuntamento pirenaico

Più che per i meriti nelle precedenti volate, Arnaud Démare è stato al centro dell’attenzione del Tour de France 2018 per le polemiche. Sempre in difficoltà nelle tappe di montagna, il piccardo è sempre riuscito a farcela entro il tempo massimo: le polemiche dei colleghi (ancora presenti o meno in corsa) sono state vibranti, lui ha risposto senza alcun timore smentendo la loro tesi. E zittendoli lì dove conta, sulla strada.

Si arriva a Pau, finalmente senza Pirenei nel mezzo. Cinque all’attacco
La “capitale” dei Pirenei, tanto croce e poca delizia per gli appassionati di ciclismo, trova finalmente la sua dimensione. Al Tour de France 2018, infatti, Pau non è più traguardo di tappa in frazioni montagnose quanto di una tranquilla giornata pianeggiante. Dopo anni e anni di Tourmalet sacrificati sull’altare del pauismo, il capoluogo dei Pyrenées Atlantiques non nuoce al blasone catena montuosa franco-spagnola. Si parte da Trie sur Baïse e, dopo 171 km praticamente piatti come un fuso, si giunge all’arrivo.

Via poco dopo il previsto km 0, a causa di un problema meccanico per Olivier Le Gac. Una volta rientrato il passista della Groupama-FDJ, Christian Prudhomme sventola la bandierina dando il via alle schermaglie. Il primo attacco è quello buono per la fuga di giornata: scatta Guillaume Van Keirsbulck (Wanty-Groupe Gobert), trovando la reazione di Thomas Boudat (Direct Énergie) e, poco più tardi, della coppia Mitchelton-Scott composta da Luke Durbridge e Mathew Hayman e di un secondo vincitore della Rouabix come Niki Terpstra (Quick Step Floors).

Un anno di Tour per Chavanel, la fuga fatica a prendere spazio
Ma questi cinque non vanno via con facilità: per ben 25 km, infatti, si susseguono scatti e controscatti. Per una lunga fase i battistrada viaggiano con una decina di secondi su attaccanti quali De Gendt e Stuyven, Oss e Roosen, Küng e Skujins. Con tre formazioni a recitare ruoli particolari e diversi fra loro: la Direct Énergie per aggiungere un elemento come “peso” ai contrattaccanti (Cousin e il festeggiato Sylvain Chavanel, oggi alla 365ª tappa della carriera alla Grande Boucle), la Groupama-FDJ per inserire un corridore non dovendo poi lavorare in gruppo, il Team EF Education First-Drapac per mandare in avanscoperta uno fra Craddock, Phinney, Scully e Vanmarcke, mandati a cercare il ricongiungimento.

Come detto, è solo al 25 km che il gruppo si rilassa definitivamente: in un attimo il margine sale a 1’45”, prima che le due compagini più interessate alla volata inizino a lavorare. Sono la Groupama-FDJ, che utilizza Tobias Ludvigsson e Arthur Vichot, e la UAE Team Emirates, che affida tale compito a Darwin Atapuma, Rory Sutherland e Oliviero Troia. In una prima ora a tutta (48.8 i km percorsi) il gap è sempre oscillante fra i 60 e i 100 secondi.

Tre tentano un velleitario contrattacco, Quintana cade e si ferisce sul lato sinistro
Il primo dei due innocui gpm di giornata, la Côte de Madiran (km 53.5), non vede alcuna lotta tra i battistrada, con Terpstra che conquista l’unico punto in palio. Lotta c’è, ma nel gruppo, attorno al km 65: in località Aubous, su uno zampellotto di modesta lunghezza, la Trek-Segafredo lancia un attacco combinato con Michael Gogl e Jasper Stuyven, ai quali si accoda Sep Vanmarcke (Team EF Education First-Drapac). Vichot prova a rispondere, ma saggiamente si rialza e continua la sua opera in testa al plotone.

Questa accelerazione ha conseguenze: l’aumento della velocità, unita al restringimento della carreggiata, provoca una caduta nella parte terminale del gruppo al km 66. Fra finiti a terra o semplicemente attardati sono coinvolti Bodnar, De Buyst, Fränk, Haussler, Pöslberger, Rolland, Valgren, Vanendert, Yates, Amador e, soprattutto, Nairo Quintana. Il colombiano del Movistar Team è il più malmesso: il vincitore del Col du Portet riporta infatti ferite a spalla e gomito sinistro, con copiosa perdita di sangue. Riuscirà a rientrare senza problemi, con l’aiuto di Amador e Bennati, al pari del resto dei colleghi: nel suo caso, però, la visita presso l’automedica si rende necessaria per disinfettare, pulire e coprire con garze le ferite.

Il gruppo si rilassa momentaneamente, la fuga torna a guadagnare
Il trio di contrattaccanti perde Gogl al km 70, con l’austriaco che si rialza dopo l’ultima trenata: i due fenomenali paveari rimasti si portano fino a 20″ (con il gruppo a 55″), ma non riescono ad operare il ricongiungimento. Al traguardo volante di Aurensan (km 73.5), vinto senza battaglia da Van Keirsbulck su Terpstra, i fiamminghi viaggiano a 30″ mentre il plotone, con Degenkolb che fa la volata su Pasqualon, Kristoff, Sagan e Van Avermaet, è a soli 40″. Stuyven e Vanmarcke decidono, così, di abbandonare il velleitario tentativo.

La diretta conseguenza è il rilassamento del gruppo maglia gialla, che permette al quintetto di tornare a respirare. I cinque davanti, da cui perde momentaneamente terreno Hayman per una foratura alla ruota posteriore (rientra poco dopo, con gli altri quattro ad attenderlo), possono così toccare il massimo vantaggio di giornata esattamente alla boa di metà frazione: al km 85, infatti, il divario è di 2’10”.

Si mette a lavorare anche la Cofidis: per Laporte può essere l’occasione buona
Ma è un rialzo momentaneo: la soglia dei 2′ non viene più toccata, con la fase dai meno 80 km ai meno 45 km sempre nell’ordine fra 1’10” e 1’45” (e un’andatura sempre più blanda per il quintetto). L’unica variazione è l’arrivo di Anthony Perez a contribuire in testa al plotone: il francese della Cofidis, Solutions Crédits inizia così a lavorare per Christophe Laporte, tra gli outsider di giornata. Per il sodalizio nordista la vittoria nella corsa di casa è una chimera: è dal 2008, infatti, che i rossi non esultano più (allora capitò sia con Dumoulin che con Chavanel).

Si scende sotto il minuto di ritardo attorno ai 40 km dal termine, per poi ritornare sopra tale muro un paio di km più tardi e ridiscendere a 40″ ai meno 30 km. Fora, intanto, Christophe Laporte, rientrando senza eccessivi patemi con il supporto di Anthony Turgis. A 25 km dal traguardo, con i lunghi rettilinei del luogo, il gruppo vede bene il posizionamento del quintetto, che vanta ancora una cinquantina di secondo dalla loro.

Si forma un drappello, ma il gruppo rientra
Il secondo gpm di giornata di 2.1 km, la Côte d’Anos, inizia con i cinque di testa davanti di soli 25″ rispetto al plotone, con la Groupama-FDJ posizionata in forze nelle posizioni d’avanguardia, per non far patire al proprio leader il ritmo del neo ventottenne Jesús Herrada (Cofidis, Solutions Crédits). A 350 metri dallo scollinamento c’è l’allungo di Simon Clarke (Team EF Education First-Drapac): all’australiano si incolla Jack Bauer (Mitchelton-Scott), dando il là alla formazione di un drappello con il già citato Herrada, il trio Groupama composto da David Gaudu, Rudy Molard, Arthur Vichot. A loro si aggancia un uomo di classifica come Daniel Martin (UAE Team Emirates), sempre attento nelle prime posizioni.

Questo drappello va a prendere i fuggitivi poco dopo lo scollinamento (km 152.5, il punto va a Van Keirsbulck), formando così un gruppettino interessante: i Mitchelton si mettono subito a lavorare, i Groupama ovviamente sono in posizione di attesa e il gruppo viene trainato da un altro festeggiato di oggi (il terzo e ultimo è Kristijan Durasek: auguri a tutti e tre), ossia Julien Vermote. Il belga del Team Dimension Data annulla definitivamente il tentativo, portando una situazione di gruppo compatto, a 16.5 km dalla fine.

Lavora la Bora, Guarnieri lancia la volata
Gli scalatori della Groupama rimangono a lavorare in testa al gruppo fino, grossomodo, ai meno 11 km quando fanno capolino quelli della Bora Hansgrohe. I tedeschi, segnatamente con Marcus Burghardt, Lukas Pöstlberger e soprattutto con Maciej Bodnar, non perdono la testa del plotone fino ai meno 1800 metri: probabilmente per non rischiare ulteriormente dopo le botte di ieri, capitan Sagan preferisce venir scortato senza dover sgomitare eccessivamente.

Chi invece è lasciato solo è Alexander Kristoff: Roberto Ferrari lo pesca attorno alla ventesima posizione e lo porta pressoché in testa ai meno 1500 metri, ma al costo di una prima tirata non necessaria. All’ultimo km entra davanti Tom Scully, con Julien Simon e Jesper Stuyven alla sua ruota. Ma ad impostare la volata è la Groupama-FDJ con Jacopo Guarnieri: nell’ordine, alla sua ruota, Démare, Laporte, Janse van Rensburg, Boasson Hagen, Kristoff, Colbrelli e Sagan.

Démare, primo ma con ancora polemiche. Quinto posto per Colbrelli
Il piacentino si rende protagonista del consueto lavoro d’applausi e lascia in posizione perfetta il capitano. Arnaud Démare si lancia a circa 180 metri, partendo per primo. E concludendo e lo conclude per primo: per il piccardo è la prima affermazione di un Tour che lo ha visto protagonista più per le polemiche che per quanto realizzato sulla strada. Vittoria meritata per una Groupama-FDJ che non ha avuto alcuna remora nel sacrificarsi per l’attore principale.

La volata, alquanto imballata a livello generale, vede una leggera, maliziosa ma assolutamente regolare deviazione del vincitore per impedire il riavvicinamento del primo rivale, ossia Christophe Laporte (Cofidis, Solutions Crédits), forse il più pimpante fra tutti. Questa doppietta spagnola è storica: non accadeva dal 1 luglio 1978, infatti, che in una volata a ranghi compatti le prime due piazze fossero dei padroni di casa (Esclassan e Bertin, in quel caso).

Terza posizione per Alexander Kristoff (UAE Team Emirates), rimasto senza gambe nel momento clou dopo tanta fatica nel trovare la miglior posizione. Seguono Edvald Boasson Hagen (Team Dimension Data), un Sonny Colbrelli (Bahrain Merida) che si aspettava di più, Maxi Richeze (Quick Step Floors), John Degenkolb (Trek-Segafredo), Peter Sagan (Bora Hansgrohe), Taylor Phinney (Team EF Education First-Drapac) e Timothy Dupont (Wanty-Groupe Gobert).

Tutto invariato in classifica. Domani ultima giornata di salita prima della crono
In classifica Geraint Thomas (Team Sky) conserva ovviamente la maglia gialla con 1’59” su Tom Dumoulin (Team Sunweb), 2’31” su Christopher Froome (Team Sky), 2’47” su Primoz Roglic (Team LottoNL-Jumbo), 3’30” su Nairo Quintana (Movistar Team), 4’19” su Steven Kruijswijk (Team LottoNL-Jumbo), 4’34” su Mikel Landa (Movistar Team), 5’13” su Romain Bardet (AG2R La Mondiale), 6’33” su Daniel Martin (UAE Team Emirates) e 9’31” su Jakob Fuglsang (Astana Pro Team).

Domani spazio all’ultima tappa di salita dell’edizione 105. Da Lourdes a Laruns sono 200.5 i km da affrontare, con sei gpm da scalare: il posizionamento dei più ardui, però, non è così promettente dal punto di vista dello spettacolo. Dopo l’Aspin si affronta, dal versante di Sainte Marie de Campan, il Tourmalet: ma dalla vetta della cima per antonomasia dei Pirenei restano oltre 90 km prima del traguardo. Lunga discesa e falsopiano e poi il 3×2 (3 salite per 2 gpm) fra Col de Bordères, Col du Soulor e Col d’Aubsique, per una ventina di km all’insù ma con pendenze mai proibitive. Gli ultimi 20 km sono tutti di discesa, per capire chi partirà nell’ultimo nella cronometro decisiva di sabato.

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