La gioia di Wojciech Pszczolarski, vincitore della Corsa a Punti a Glasgow © UEC - Bettiniphoto
La gioia di Wojciech Pszczolarski, vincitore della Corsa a Punti a Glasgow © UEC - Bettiniphoto

E alla domenica un piattone di pista asciutta

Europei su Pista, a Glasgow niente medaglie: non è il solito Ganna nell’Inseguimento, Balsamo e Bertazzo volitivi ma giù dal podio

Per la prima volta nei tre giorni con medaglie in palio Campionati Europei su Pista di Glasgow l’Italia rimane a bocca asciutta. Non era la giornata sulla carta più favorevole, va detto, ma erano tre le opzioni in ballo, una delle quali parecchio concreta avendo il detentore del titolo. Oggi, dunque, l’inno di Mameli non è suonato all’interno del Sir Chris Hoy Velodrome, lasciando comunque spazio ad altri in gare con pathos e decisamente divertenti da ammirare.

Ganna perde lo scettro nell’Inseguimento individuale, che passa al tedesco Weinstein
Una delle principali carte di giornata odierne di Casa Italia, non solo a livello ciclistico, era l’Inseguimento individuale maschile. Il torneo è partito nella prima mattina, con le consuete qualificazioni che permettono ai primi due tempi di sfidarsi nella finale per l’oro e i loro due immediati avversari a darsi battaglia per il bronzo. Ventitré i partenti e già nella seconda batteria si registra un tempo più che interessante: merito del tedesco Leon Rohde, che si esprime in 4’17″878. Dopo tre batterie decisamente transitorie, nella sesta scende in pista il francese Corentin Ermenault: il campione europeo della specialità del 2016 si porta al comando con 4’17″119, niente di che per uno con le sue doti.

La successiva sfida vede in gara il primo dei due azzurri, il trevigiano Marco Coledan: la prova del trentenne è, per non girarci attorno, insufficiente. Il tempo di 4’28″444 è lontanissimo da una competitività nell’attuale panorama internazionale e il risultato finale sarà un mesto diciassettesimo (e sestultimo) posto. Con tanto di doppiaggio, avvenuto già ai 2500 metri, da parte del britannico John Archibald: il padrone di casa (nel senso più letterale del termine, dato che è scozzese) fa registrare il miglior parziale con 4’17″119.

Ma la sua leadership dura pochissimo: l’ottava batteria mette in mostra uno spettacolare Domenic Weinstein. Il ventitreenne tedesco, battuto nella finale mondiale del 2016 da Ganna, parte senza strafare aumentando poi l’andatura con il passare dei giri: il terzo km del tesserato per la Heizomat-Rad-net.de sotto la barriera dei 61″ lo fa risalire e, unito al km finale, gli permettono di stampare un 4’13″073, nettamente il miglior tempo sinora e che gli permette di far siglare il nuovo record tedesco, a 56.9 km/h di media.

Nella sfida seguente bel colpo di Claudio Imhof: lo svizzero, lasciato apposta a riposo per questo appuntamento nella finale dell’Inseguimento a squadre, va al di sopra delle attese e si piazza al secondo posto provvisorio con 4’16″658. Dopo l’ininfluente batteria con il polacco Pietrula e il bielorusso Shmetau, tocca all’attesissimo duello fra Filippo Ganna e Ivo Oliveira. Ma le aspettative rimangono inespresse.

Per colpa dell’attuale campione del mondo: l’azzurro parte, come di consueto, con un’andatura controllata. Quello che manca è la consueta progressione: il verbanese timbra un 1’02” alto sia nel secondo che nel terzo km, quando il rivale Oliveira, che già gli aveva rifilato 2″ nel primo km, si attesta sul 1’01”. Il miracolo, ovviamente, Ganna non lo compie nell’ultimo km dove scende a 1’02” netto che gli permette un 4’17″260 che gli vale un quinto posto momentaneo. E subito arriva la conferma: il detentore del titolo non sarà della partita nella serata quando le medaglie sono in palio.

È invece sicuro di andarci Oliveira: il portoghese conclude bene con 4’13″600, non il suo record (l’alfiere della Hagens Berman ha già un 4’12” alto) ma sufficiente per piazzarlo al secondo posto provvisorio. Che diventa definitivo una volta terminata la dodicesima e ultima batteria: il russo Alexander Evtushenko piace, nonostante un km finale in apnea da 1’04”, e con 4’16″028 è terzo provvisorio. Flop totale invece per il secondo britannico impegnato, ossia Charlie Tanfield: il ventunenne parte forte, tanto che a metà gara è secondo. Ma con il prosieguo scoppia fragorosamente, con un 1’04” alto nel terzo km e un catastrofico 1’07” alto nel km conclusivo, con un 4’21″837 che lo relega ad un mesto decimo posto.

Sfida per l’oro, dunque, fra il tedesco Weinstein e il portoghese Oliveira, mentre il metallo meno ambito verrà assegnato a uno fra il russo Evtushenko e lo svizzero Imhof. Per Filippo Ganna, non pienamente preparatosi per questa specialità, un sesto posto a quasi 6 decimi dall’ultimo posto disponibile per tornare in gara nel pomeriggio: il piemontese deve invece rimandare il prossimo appuntamento con l’ambiente degli Europei a mercoledì, quando si disimpegnerà su strada nella cronometro.

La finale per il bronzo è avvincente: Alexander Evtushenko parte meglio, giungendo a metà gara con oltre 1″3 di margine. Ma la tendenza cambia nella seconda metà: Claudio Imhof inizia pian piano a guadagnare, quasi completando il ricongiungimento a due giri dal termine (51 millesimi per il russo). Il sorpasso avviene subito dopo e il ventisettenne del Canton Turgovia va a cogliere il podio con 4’16″654, precedendo di oltre 9 decimi il rivale russo.

Altrettanto piacevole e combattuta la sfida per l’oro. Come d’abitudine parte forte Ivo Oliveira, dando già mezzo secondo a Domenic Weinstein nella prima tornata. Dal secondo giro, però, il teutonico inizia a recuperare, iniziando una sfida all’insegna dell’equilibrio. Al primo km il lusitano passa con 243 millesimi di margine, portati a 334 a metà gara. Il ventitreenne del Baden Württenberg inserisce le marce alte e inizia la progressione: il sorpasso si registra già ai 2375 metri, affrontando un terzo km da 1’01″678. Oliveira, invece, è in fase di sbandamento: non solo temporale (sopra il 63″ per lui), ma persino reale in quanto incoccia con i mini cartellini pubblicitari posti all’interno. Nessun problema, poi, nell’ultimo km: Weinstein prosegue e va a vincere con pieno merito in 4’13″363, ad oltre 56.8 km/h di media. Oliveira deve accontentarsi ancora di una medaglia diversa, giungendo a quasi 2″.

Balsamo quinta nell’Eliminazione dominata da Laura Kenny
C’erano delle aspettative per poter tornare sul podio nella prima finale di giornata, l’unica disputatasi nella sessione mattutina. La prova dell’Eliminazione femminile, gara presente per la quarta edizione, vede diciannove elementi al via. Prima eliminazione a sorpresa: ok che Gilke Croket non è un’atleta di livello, ma avere la rappresentante del Belgio come prima esclusa non è di certo consueto.

Saltano poi, nell’ordine, la finlandese Sara Ferrara, la polacca Lucja Pietrzak, la lituana Kristina Kazlauskaite, la ceca Lucie Hochmann, la bielorussa Polina Pivovarova, la slovacca Alzabeta Baciková, l’ucraina Tetyana Klimchenko e la svizzera Aline Smitz. Rimangono così in dieci, e la prima fra queste ad essere eliminata è una outsider per il podio: saluta, infatti, la danese Trine Schmidt, imita subito dopo da una arrabbiatissima Irene Usabiaga e da una distratta francese Clara Copponi.

La rappresentante azzurra è Elisa Balsamo, che corre la prima metà di gara senza prendersi alcun rischio, restando sempre nella parte alta senza faticare eccessivamente. La piemontese rimane tranquilla anche quando restano in sette, con l’irlandese Shannon McCurley, già brava a essere rimasta della partita fino a questo punto, che saluta. Più difficoltà per la cuneese nello sprint successivo: l’iridata su strada under 23 del 2016 parte da ultima, risalendo dopo l’ultima curva. A farne le spese, per mezza ruota, è la portoghese Maria Martins.

La prossima a salutare è, però, la stessa Balsamo: l’alfiere della Valcar-PBM cerca l’allungo ad inizio dell’ultimo giro prima dello sprint, ma le altre, con la favorita della vigilia in testa, non si fanno sorprendere, relegandola poi con margine in volata. Un quinto posto comunque buono per la ventenne. Rimangono così in quattro a giocarsi la medaglia: a rimanere con un pugno di mosche in mano è colei che aveva iniziato la volata in testa, ovvero sia la neerlandese Amy Pieters, che non riesce a ripetere l’oro ottenuto nel 2017 dalla capitana Wild.

L’unica a confermare il podio dell’edizione berlinese (assente anche Maria Giulia Confalonieri, impegnata nel pomeriggio nella prova su strada) è la russa Evgenia Augustinas: la trentenne, con le forze al lumicino, preferisce non disputare la volata e rialzarsi all’inizio del giro valido per la volata, venendo comunque ricompensata da una bella medaglia di bronzo. Si giunge così alla sfida diretta per il metallo più prezioso: i due giri della sfida vengono iniziati con la tedesca Anna Knauer davanti e, pronta a mordere la preda, con la britannica Laura Trott (sposata Kenny) a marcarla. La teutonica lancia lo sprint a 300 metri dal termine, ma non c’è storia: la treccia più scintillante dei velodromi vince facilmente, portandosi a casa la seconda maglia continentale di questa edizione dopo l’Inseguimento a squadre nonché la dodicesima della carriera. E non sarà di certo l’ultima.

Corsa a punti senza tregua, Pszczolarski dominatore totale. Settimo Bertazzo
Nella serata si è disputata una pazza Corsa a punti maschile. Pazza rispetto ai già elevatissimi standard di caos che la prova solitamente regala nei suoi 40 km, pari a 160 giri. La prima mossa degna di nota si registra all’ottavo giro grazie ad un nome poco noto ai meno appassionati, proveniente da un paese poco ciclistico: si muove, infatti, Edgar Stepanyan, giovane armeno vincitore nel 2015 dello Scratch all’Europeo juniores di Atene. Il caucasico diventa così il primo leader, tornando poi subito nei ranghi.

Al giro 14 inizia una girandola durata una cinquantina di giri in cui capita di tutto: partono il britannico Oliver Wood e il polacco Wojciech Pszczolarski, che resistono facendo la volata del 20° giro con quest’ordine e poi guadagnando la tornata al giro 28, venendo imitati nella tornata seguente dall’austriaco Stefan Matzner e dal russo Victor Manakov. Provano il medesimo colpo l’irlandese Mark Downey, il francese Florian Maitre, l’ucraino Taras Shevchuk, lo svizzero Cyrille Thiéry e il già citato Stepanyan: fanno loro sia il terzo (Thiéry su Maitre) che il quarto sprint (ancora Thiéry su Stepanyan) per poi ottenere i 20 punti.

L’azzurro impegnato, il padovano Liam Bertazzo, capisce che è il momento di agire: al giro 37 parte all’attacco venendo marcato dal belga Kenny De Ketele e dal bielorusso Raman Ramanau con i quali rientra sul gruppo al giro 46. Ma non è finita qui: il primo a guadagnare il secondo giro personale è Pszczolarski, che è scaltro a ricongiungersi poco dopo la tornata numero 50. Ancora il tris Bertazzo, De Ketele e Ramanau ci prova già al giro 51 ma non vanno a segno, così come ha esito negativo il seguente tentativo a cinque fra cui il finora invisibile neerlandese Yoeri Havik.

Ramanau è caldissimo in questa fase e fa sua la sesta volata guadagnando alcuni metri 3 giri prima del passaggio, rialzandosi subito dopo aver centrato l’obiettivo. La prima (e ultima, si saprà poi) volata vinta con una bella azione da Bertazzo è la settima, davanti a Ramanau, che lo porta a ridosso del podio. Ma ancora una volta Pszczolarski non sente la fatica e si lancia all’attacco al giro 72 assieme a Manakov, passando in quest’ordine nell’ottava volata: la coppia prosegue la collaborazione fin quando, al giro 85, De Ketele si rende protagonista di una spettacolare sparata che gli permette di ricucire il gap e, di gran carriera, di ripartire.

Manakov neppure prova a resistere mentre Pszczolarski, dopo qualche momento in apnea, prende la ruota. Con il belga vincitore del nono sprint e il polacco a ruota mentre, al giro 92, si forma un drappello composto anche da Downey, Maitre, Matzner, Ramanau e Thiéry. Bertazzo è bravissimo a portarsi dentro tutto solo dentro: il passista-veloce della Wilier Triestina è protagonista, nel giro seguente, di un incidente. Entra in contatto con Ramanau, che cade rovinosamente: i sei superstiti guadagnano il giro subito dopo, mentre il bielorusso riesce a risalire in sella nonostante le ferite.

La gara un po’ si calma (decimo sprint di De Ketele su Stepanyan): per tutti ma non per Pszczolarski. Il polacco, con lo stoico Ramanau, parte al seguito di Matzner: e al giro 103 tutti guadagnano il giro, che per il leader della corsa è addirittura il quarto. L’unico a non mollare è De Ketele, che anch’egli guadagna, dopo l’undicesimo sprint, la tornata prima della dodicesima volata (vinta da Stepanyan).

La confusione prosegue, ma il discorso per l’oro è già chiuso: Pszczolarski controlla senza problemi, andando addirittura a marcare atleti fuori dai discorsi di classifica. Anche la lotta per il podio è, sostanzialmente, chiusa a due elementi, vale a dire De Ketele e Matzner: l’austriaco fa suo il quindicesimo e penultimo sprint proprio davanti al belga, che però mantiene un valido +8 sul rivale diretto. Gli altri, a parte qualche isolato tentativo, hanno alzato bandiera bianca. I due si sfidano, ma i tentativi dell’austriaco sono infruttuosi.

L’ultima volata, che assegna il punteggio doppio, va all’oscuro danese Matias Malmberg, che si era avvantaggiato a 4 giri dal termine. E per non saper né leggere né scrivere, dopo la seconda piazza di Thiéry, De Ketele ne approfitta per prendersi la terza piazza. Chi è tranquillissimo e già festante è Wojciech Pszczolarski: il titolo, meritatissimo è suo con la bellezza di 102 punti. Argento alla siderale distanza (83 punti per lui) va al belga Kenny De Ketele, mentre l’austriaco Stefan Matzner è sorprendentemente terzo con 71 punti. Seguono lo svizzero Thiéry a 59, il bielorusso Ramanau a 56, il francese Maitre a 54 e l’azzurro Bertazzo, settimo, a 51. Due terzi posti nella dodicesima e tredicesima volata puntellano il piazzamento del veneto, comunque autore di una prova sufficiente.

Sfida tutta russa nella Velocità femminile, Shmeleva sorprende Voinova
Le ultime medaglie di giornata sono quelle della Velocità individuale femminile: poca competizione nella prima semifinale, con la russa Anastasiia Voinova che chiude senza problemi sul 2-0 sulla tedesca Miriam Welte. Medesimo risultato ma con maggiore difficoltà per la connazionale Daria Shmeleva sulla giovane e talentuosa francese Mathilde Gros. La diciottenne provenzale può però consolarsi con la medaglia di bronzo: Welte superata con un grandissimo colpo di reni nella prima sfida e poi meno complicanze nello secondo sprint, regalando così un podio ai suoi.

Più tirata anche la finale per l’oro ma, in un en plein di serata, il risultato è il medesimo, la bella non serve. A succedere nell’albo d’oro alla sfortunatissima Kristina Vogel è Daria Shmeleva. La ventitreenne, nel primo round, si impone con una gran rimonta; nella seconda prova entra quasi in rotta di collisione con l’amica e partner di tante medaglie di coppia Anastasiia Voinova, evitando per un soffio l’impatto e superandola di stretta misura, ottenendo la sesta maglia di campionessa europea della carriera.

Batterie della Velocità senza sorprese, domani le finali e altri tre titoli in palio
Al mattino è stata la volta del torneo della Velocità individuale maschile, con le fasi inaugurali del torneo: prima le qualificazioni, poi i sedicesimi e quindi gli ottavi. Ben più difficile venire eliminati che altro nel primo turno: dei ventinove iscritti, infatti, solo uno doveva abbandonare ogni velleità. E costui è il georgiano David Askurava, unico a far siglare un tempo sopra gli 11″ (11″082). Azzurri in linea con le potenzialità: ventiduesimo Luca Ceci con 10″418, ventitreesimo Davide Ceci con 10″432. Il miglior tempo di questo segmento è del tedesco Stefan Bötticher con 9″722, 5 millesimi meglio del neerlandese Jeffrey Hoogland. Sotto la barriera dei 9″8 trovano spazio anche l’altro orange Harrie Lavreysen (9″770), il francese Sébastien Vigier (9″783) e il britannico Jack Carlin (9″789).

Nessuna sorpresa nei sedicesimi: passano Carlin, Dimitriev, Hindes, Yakushevskiy, Lendel, Vynokurov, Dörnbach, Lipa, Sarnecki e Szalontay, ne fanno le spese rispettivamente l’azero Omelchenko, l’azero Lopatyuk, il bielorusso Veramchuk, il rumeno Szabo, il bielorusso Zaitsau, il lituano Jonauskas, il belga De Pauw, lo spagnolo Peralta, il ceco Cechmann e lo spagnolo Moreno. Nessuna speranza in casa Ceci: Davide viene superato agevolmente da Grégory Baugé, il cugino Luca non può nulla contro il ceco Pavel Kelemen.

Quasi tutto come da pronostico anche agli ottavi: Bötticher supera l’ungherese Szalontay, il doppio duello Paesi Bassi-Polonia premia gli orange con Hoogland e Lavreysen che regolano rispettivamente Sarnecki e Lipa, Vigier pone fine ai sogni del tedesco Dornbach, Carlin fa felici i padroni di casa contro l’ucraino Vynokurov, Dimitriev non si fa sorprendere dal ceco Kelemen, Hindes vince la sfida contro l’esperto francese Grégory Bauge. Il risultato meno atteso è stato nell’ultimo ottavo, quello in cui il russo Pavel Yakushevskiy si è dovuto inchinare a Lendel.

Gli otto superstiti torneranno a sfidarsi e a completare i loro sforzi domani, a partire dal primo pomeriggio. Sono altri tre gli allori in palio: nel pomeriggio, dopo la bizzarra qualificazione meridiana, la Madison maschile (per l’Italia tocca a Francesco Lamon e Michele Scartezzini), in serata spazio ai 500 metri femminili (spazio a Miriam Vece) e infine l’Omnium femminile, dove Letizia Paternoster giunge con la consapevolezza di essere stata lei a vincere, nel 2017, la prova europea tra le juniores.

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