Letizia Paternoster sul podio con Wild e Archibald © UEC/Bettiniphoto
Letizia Paternoster sul podio con Wild e Archibald © UEC/Bettiniphoto

19 anni e la classe di una veterana

Letizia Paternoster è bronzo nell’Omnium e firma la quinta medaglia azzurra agli Europei su Pista di Glasgow; record italiano per Miriam Vece

L’Italia della ciclismo su pista ritrova il podio ai Campionati Europei di Glasgow e a firmare la quinta medaglia del clan azzurro è una delle stelle più luminose in ottica presente e soprattutto futura: a conquistare la medaglia di bronzo nell’Omnium, infatti, è la fenomenale diciannovenne trentina Letizia Paternoster, un’atleta che vanta un palmarès sconfinato nelle categorie giovanili (otto titoli europei e cinque mondiali da juniores) ma che fin dagli esordi nella categoria Élite ha dimostrato di essere già pronta a giocarsela con tutte le migliori al mondo, su pista e anche su strada.

Paternoster ha 19 anni ma sembra una veterana
Se giù dalla bicicletta Letizia Paternoster è un normalissima ragazza di 19 anni, quando sale in sella e si attacca un numero alla schiena sembra trasformarsi completamente: in gara si muove come una veterana di grande esperienza, riesce sempre ad essere lucida nei momenti chiave e non teme il confronto con rivali plurititolate, dimostrando loro la dovuta considerazione ma senza mai andare in soggezione al loro cospetto. In previsione di Tokyo 2020, in questi Campionati Europei il commissario tecnico Dino Salvoldi ha deciso di schierarla anche nell’Omnium, una disciplina che le piace e che l’aveva conquistare un quarto posto all’esordio in Coppa del Mondo a Minsk lo scorso mese di gennaio.

Fin dalla prima prova di quest’Omnium, lo Scratch, i rapporti di forza tra le varie atlete in gara sono emersi in maniera abbastanza netta: l’olandese Kirsten Wild e la britannica Katie Archibald hanno fatto vedere di essere almeno un gradino sopra a tutte le altre marcandosi strette ma al tempo stesso guadagnando punti su tutto il resta della concorrenza. La nostra Letizia Paternoster, però, era subito alle loro spalle: la giovane trentina ha chiuso quarta nello Scratch (Wild prima e Archibald seconda), poi ha disputato una Tempo Race perfetta calcolatrice per prendersi una buona sesta posizione senza sprecare troppe energie (Wild quarta, Archibald quinta) e quindi nell’Eliminazione s’è dovuta inchinare solo ai due mostri sacri, con la padrona di casa Archibald che ha vinto davanti all’iridata in carica Wild.

Al via della Corsa a Punti finale Wild e Archilbald si sono presentate ai primi due posti in classifica divise da soli 2 punti, 112 a 110, ma a quota 100 punti c’era proprio la nostra Letizia Paternoster che a sua volta aveva un margine di 18 punti sulla belga Lotte Kopecky. La giovane azzurra ha incrementato il suo punteggio nei primi due sprint in cui intanto Wild aveva allungato ancora, poi ha saggiamente iniziato a fare i conti anche alle proprie spalle per tenere d’occhio tutte quelle che potevano buttarle giù dal podio: Letizia ha lasciato prendere il giro ad atlete non pericolose (tra cui Wild e Archibald), ha vinto il quinto sprint con un grande dispendio di energie, ha recuperato per alcuni giri e poi con gli ultimi due punti presi alla settima volata ha di fatto chiuso i giochi per il podio. Alla fine l’oro è andato a Kirsten Wild con 156 punti, Katie Archibald ha chiuso a 144, Letizia Paternoster a 111 punti, 7 lunghezze in più della russa Augustinas che ha recuperato solo quando la matematica sorrideva all’azzurra.

Miriam Vece fa il record italiano nei 500 metri
Il podio della Paternoster è stato ovviamente il punto più alto della giornata per i colori azzurri, ma una prestazione da applausi è arrivata un po’ a sorpresa dai 500 metri femminili: il settore velocità è sempre il punto debole, per usare un eufemismo, della pista italiana e per questo vanno fatti dei grande applausi a Miriam Vece per il suo sesto posto in questa dura prova a cronometro. La 21enne cremasca ha migliorato tantissimo il proprio personale e si è qualificata per la finale con il sesto tempo in 34″318, nuovo record italiano: in serata poi, la Vece ha confermato sia la posizione finale che il tempo, chiudendo di nuovo in 34″329 peggiorando di soli undici millesimi il tempo di qualificazione. Per la cronaca, la medaglia d’oro è stata conquistata dalla russa Daria Shmeleva con 33″285, più staccate Olena Starikova e Miriam Welte rispettivamente seconda e terza.

Quella di Miriam Vece è una prestazione senza dubbio molto incoraggiante, sebbene ottenuto in una specialità che non fa parte del programma olimpico e che quindi è un po’ snobbata a livello internazionale. Quello che è certo è che l’Italia si trova tra le mani un’atleta molto interessante, capace di far registrare tempi di tutto rispetto in uscita dal blocco di partenza, addirittura in quarto assoluto nei primi 125 metri di gara, mentre sul lanciato perde un po’ di brillantezza: nella gara della Velocità a Squadre era quarta al termine del primo giro ma al momento né Elena Bissolati, né Gloria Manzoni, sembrano in grado di andare a completare una coppia azzurra che possa aspirare a qualche risultato di maggior prestigio.

Lamon e Scartezzini ottavi nella Madison
Oggi l’Italia era in gara anche nella Madison maschile con Francesco Lamon e Michele Scartezzini: il risultato finale è un ottavo posto un po’ anonimo, ma non da buttare vista la presenza di molte coppie di alto livello; i nostri azzurri hanno fatto una corsa regolare, non hanno mai perso giri nei confronti del gruppo, ma neanche ne hanno guadagnati e gli unici sprint in cui sono riusciti a piazzarsi, per un totale di cinque punti, erano tutti nella prima metà di corsa. Belgio e Germania sono riuscite a doppiare la concorrenza e si sono prese oro e argento: il primo posto, con 56 punti, è andato ai fiamminghi Robbe Ghys e Kenny De Ketele; la Gran Bretagna ha fatto una grande rimonta nel finale, ma senza i 20 punti del giro guadagnato si è dovuta accontentare della medaglia di bronzo.

Il programma odierno era completato dalle finali del torneo della Velocità maschile, dove si sono viste sfide bellissime: e non poteva essere altrimenti dal momento che tra i migliori quattro erano rimasti Bötticher, Hoogland, Lavreysen e Carlin che in qualifica sui 200 metri erano stati rispettivamente primo, secondo, terzo e quinto tutti racchiusi in appena 67 millesimi di secondo. La finale per l’oro è stata tra Bötticher (2-1 a Carlin) e Hoogland che ha vinto alla bella il derby olandese con Lavreysen: ad imporsi è stato proprio l’orange con un 2-0 più secco di quanto di potesse immaginale, mentre nei Paesi Bassi è finita anche la medaglia di bronzo con Carlin che ancora una volta si è arreso solo alla terza sfida.

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