Matteo Trentin diventa campione europeo a Glasgow © Bettiniphoto
Matteo Trentin diventa campione europeo a Glasgow © Bettiniphoto

Un Matteo d’Italia che batte i pugni in Europa? È Trentin!

A Glasgow la Nazionale di Davide Cassani è perfetta: titolo europeo per Matteo Trentin su Van der Poel e Van Aert, grande Davide Cimolai a supporto

Matteo Trentin ce l’ha fatta: il podio sfuggitogli dieci mesi fa a Bergen l’ha ritrovato oggi a Glasgow, e non un contentino, non si parla di bronzo né d’argento, ma direttamente di oro: esatto, medaglia d’oro, come dire maglia di Campione Europeo, feticcio da portare con orgoglio per un anno intero, avendo già scontato in anticipo (tra inverno e primavera passati) ogni sorta di possibile maledizione, in forma di due fratture che di fatto hanno azzoppato il suo 2018, anno d’esordio in Mitchelton-Scott.

Non diciamo che questo titolo è il coronamento di una carriera per un paio di motivi: il primo è che il Campionato Europeo, per quanto certo importante, non è sentito come un Mondiale o come una grande classica. Di sicuro Trentin saprà però ripartire da qui con maggior consapevolezza di sé e delle proprie forze, e potrà inseguire successi ancora più maestosi in futuro. Perché – e questo è il secondo motivo per cui non parliamo di coronamento – il ragazzo ha ancora begli anni davanti, è proprio nel pieno della maturità atletica, i 29 li ha compiuti da pochi giorni, e insomma il futuro è certo dalla sua.

Che non sia l’apice della carriera di Matteo, non vuol dire che questo Europeo di Glasgow 2018 non sia ugualmente speciale: intanto, pur disputandosi evidentemente su asfalto, ha premiato come non mai i crossisti, dato che l’intero podio è formato da specialisti del fango. Trentin lo è stato molto di più in passato, ma gli altri due, esattamente quei due che, nel corso delle premiazioni, masticavano amaro ai lati dell’italiano, il cross lo stanno caratterizzando in questi anni: Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert sono gli sconfitti di giornata, ma è lo stesso una vittoria del ciclismo, che il grande pubblico “stradista” familiarizzi ogni volta di più con questi due straordinari campioni. Spettacolo assoluto!

Paradossale il fatto che la pioggia tanto attesa (e poi clamorosamente assente) al Mondiale di Bergen si sia presentata oggi, persistente, a incorniciare il successo della Nazionale di Davide Cassani, ct che meritava un titolo (l’anno scorso l’Europeo lo sfiorò con Viviani, secondo dietro a Kristoff) dopo anni di ottimo lavoro, e che oggi – data la situazione ambientale e dato il finalizzatore azzurro – ha sicuramente ripensato intensamente alla prova iridata norvegese del 2017; con rammarico? Può essere. Ma con gioia, guardando alla gara odierna. E con fiducia, immaginando scenari per quella di Innsbruck tra poco più di un mese.

 

Quando si dice “fuga di comprimari”
Mihkel Räim, estone; Krists Neilands, lettone; Roland Thalmann, svizzero; Robert-Jon McCarthy, irlandese; Josef Cerny, ceco; Matthias Krizek, austriaco; e il meravigliosamente denominato Polychronis Tzortzakis, greco. Per l’appunto, come abbiamo scritto in testa a questo capitoletto, “quando si dice fuga di comprimari”: è questa la composizione dell’azione che, partita al km 11 di una gara destinata a svolgersi interamente sotto la pioggia, ha animato tutta la prima parte del Campionato Europeo su strada di Glasgow, 16 giri di un circuito di 14.4 km, totale 230.4.

Per tenere a bada questo drappello di personaggi in cerca di visibilità (giusto il bravo Neilands è un po’ più noto al grande pubblico, avendo ad esempio innescato in marzo l’azione vincente di Nibali alla Sanremo), le squadre dei big della competizione continentale non si sono più di tanto preoccupate: un po’ per ciascuno, e il tirar non fece male a nessuno. Tra belgi e francesi, l’Italia ha speso principalmente Marco Canola (con Davide Ballerini in seconda battuta), e il vantaggio dei sette battistrada non ha mai superato i 5’10”, limite toccato al km 70, nel corso del quinto giro; in corrispondenza con tale risultato, Räim ha deciso che ne aveva abbastanza di quel tran-tran, e si è rialzato, lasciando in sei i suoi ex compagni di fuga (in realtà è stato appiedato da una foratura, ma ci piace romanzare…).

Tante forature, giustappunto, segnalate nel corso della gara: una ha avuto come vittima Peter Sagan, faro della corsa (almeno così era scritto sui flani di presentazione); poi un’altra foratura, tra le varie, ha di nuovo avuto come vittima Peter Sagan: al secondo stop in 130 km lo slovacco ha patito il contestuale cambio di ritmo dei belgi (in accelerazione con Dimitri Claeys), e abbastanza contrariato non è più rientrato tra i migliori, predisponendosi a un precoce ritiro dalla scena. Alexander Kristoff, anch’egli staccatosi sul forcing belga dei -100, è invece poi rientrato nel gruppo dei migliori.

Tra i battistrada si segnalavano intanto diverse cadute, con Tzortzakis, Krizek e Thalmann andati giù nel nono giro, imitati poi da Cerny (che in precedenza aveva forato) nel decimo. I tempi erano maturi perché alla fuga primigenia subentrasse qualcosa di più consistente da tramandare ai poster della gara.

 

La corsa si indirizza in contropiede
All’undicesima tornata un nuovo forcing belga ha preparato il terreno al primo importante contropiede: a muoversi, a 80 km dal traguardo, Tosh Van der Sande e Jelle Wallays; su di loro, in perfetta marcatura, Davide Cimolai, non certo all’ultima azione rimarchevole della giornata. Il terzetto, con l’azzurro non collaborativo, si è riportato abbastanza rapidamente sui battistrada (i quali non erano più così lontani), quindi questo drappello allargato si è selezionato nel 12esimo giro, e coi tre sopraggiunti son rimasti solo Neilands, Thalmann e Krizek; ai -68 si è riportato sotto il veloce francese Hugo Hofstetter, imitato poco dopo dal sempre intrigante Matej Mohoric. Ma il capitano sloveno era un pesciolone troppo grosso da lasciar fuggire via, per cui il gruppo ha reagito con maggior convinzione e, dopo un paio di tentativi (di Hofstetter e dello stesso Matej), gli uomini al comando sono stati raggiunti a 62 km dalla fine.

All’inizio del 13esimo giro ha tentato la sortita Dimitri Claeys, ma non ha avuto spazio; e allora in contropiede si è mosso ai -52 Xandro Meurisse: partiva con lui l’azione decisiva della gara. La reazione è stata orchestrata dal tedesco Nico Denz, intorno a cui si è coagulato il seguente drappello: Italia presente con Matteo Trentin e Davide Cimolai; Olanda ben piazzata con Mathieu Van der Poel (il capitano) e Maurits Lammertink; Belgio attivo anche con Wout Van Aert (oltre all’iniziatore Meurisse); battitori liberi, lo svizzero Michael Albasini (sempre pericolosissimo), il francese Pierre-Luc Périchon, lo spagnolo Jesús Herrada e il lettone Emils Liepins. Nel momento in cui, ai -47, i 10 contrattaccanti si riunivano a Meurisse, il gruppo inspiegabilmente si rialzava.

Diciamo inspiegabilmente perché non era possibile che una simile azione andasse bene a nazionali mal rappresentate davanti (con tutto il rispetto per Denz e Périchon, Germania e Francia avevano in gruppo Degenkolb e Coquard – Laporte era stato fatto fuori da una foratura), o del tutto assenti come la Gran Bretagna. Invece, nessuna reazione dal plotone. Azzurri giustamente a presidiare le prime posizioni del gruppo, perché la composizione del drappello al comando andava viceversa benissimo a Cassani. Sicché il gruzzoletto dei fuggitivi ha iniziato a farsi consistente, e a un certo punto, tra il lusco e il brusco, ci si è resi conto che erano diventati ben tre i minuti di vantaggio di questi, e la corsa era bella che chiusa in loro favore. Bravi loro!

 

Francia pessima, il gruppo dorme, gli attaccanti vanno
Bravi tutti e 11, sfortunato in particolare uno, Liepins, che ha forato ai -40, e ci ha messo una vita a farsi cambiare la ruota, perdendo così l’occasione di un piazzamento importante (e conseguente ingaggio interessante per il 2019, tanto per essere pratici). Gli altri hanno proceduto bene: Cimolai si sacrificava per Trentin, Meurisse per Van Aert, Lammertink per Van der Poel, ma pure chi era da solo contribuiva a tirare. Ai -30 il già citato vantaggio massimo di 3′. Solo a quel punto la Francia ha accennato a svegliarsi (con trenate del possente… Samuel Dumoulin!), ma i buoi erano da tempo lontani dal recinto del vecchio Cyrille Guimard, ct transalpino.

La pioggia ha dato qualche minuto di tregua ai corridori in gara, ma le insidie erano ancora ben presenti sul circuito scozzese, e se ne sono resi conto tutti appena superati i -10 km all’arrivo: precisamente ne mancavano 9.6, e su una curva a destra Lammertink, che guidava il trenino, si è allargato troppo, ha provato con ogni sorta di equilibrismo a non incocciare nella dannata transenna, ma non ce l’ha fatta, ed è andato giù; alla sua ruota, Meurisse è caduto con lui; più indietro, al solo assistere alla scena, Denz si è disunito, impaurito, ed è scivolato pure lui, trascinando giù Albasini che gli era subito dietro. Cimolai e Périchon, a ruota di Albasini, non son caduti ma si sono dovuti fermare.

Risultato del patatrac, davanti son rimasti appena in quattro: tre crossisti (Van der Poel, Van Aert e, perché no, Trentin) e un iberico sbarcato dalla luna (Herrada, del tutto fuori contesto a questo punto della contesa!); per Lammertink, Albasini e Denk ci sono stati problemi meccanici; Cimolai è stato invece lestissimo a riprendere la via, e nel giro di un chilometro è riuscito a rientrare sul quartetto, andando a formare con Trentin una preziosissima superiorità numerica azzurra.

Meurisse e Périchon hanno provato a imitare l’italiano, ma sono rimbalzati su uno strappetto ai -8, ricacciati poi indietro da una trenata di MVDP; ai 7.1 km Cimolai ha tentato la carta del sorpresone, e ci si è dovuto impegnare a fondo, Van Aert, per annullare ai 6.6: in ogni caso, ottima situazione per Trentin, ben accucciato dietro ai dioscuri del cross mondiale.

Tra i -5 e i -4 Cimolai è stato ancora utilissimo per respingere il tentativo di rientro di Denz (i caduti dei -10 a turno si riavvicinavano, poi riperdevano quota); a questo punto Mathieu e Wout hanno deciso di tirare per un po’ i remi in barca, e hanno smesso di collaborare (mentre Herrada non saltava un cambio); con estremo sforzo, Meurisse è infine riuscito ad accodarsi al quintetto: mancavano appena 1300 metri alla linea d’arrivo, e non rimaneva altro da fare che prepararsi per la volata.

 

Il finale perfetto di Matteo Trentin (e Davide Cimolai)
Meurisse ha tirato – per quel poco che ne aveva ancora – il trenino dai 1000 ai 500 metri, e quando si è spostato è toccato a Cimolai disegnare la traiettoria dell’ultimo curvone a destra, tra i 400 e i 300 metri. Superata indenni l’ultima svolta, 300 metri di rettilineo su cui scatenare i watt per lo sprint che valeva un titolo. Tra i contendenti c’era già un Campione Europeo, per di più in carica: Van der Poel detiene infatti la maglia stellata per quanto riguarda il cross.

Proprio il Fenomeno olandese era alla ruota di Trentin (il quale era ovviamente alle spalle di Cimolai), e Van Aert curava il mozzo del rivale Mathieu. Ai 200 metri il RollingStone di Herentals ha smesso di aspettare, e sapendosi probabilmente battuto da MVDP ha giocato d’anticipo, uscendo a destra. Un tantino lungo.

WonderPoel, dal canto suo, è uscito a sinistra, senza attendere a propria volta che il rivale prendesse margine. Forse giusto, Mathieu. Quel che però sfuggiva ai due rampolli reali del fango, era che il soggetto presente al centro, proprio in mezzo tra loro due, non era per niente destinato a fare da tappezzeria nella foto della vittoria dell’uno o dell’altro. Tutt’altro, lo spunto veloce di Trentin è cosa nota, e oggi, al termine di una gara resa dura dalle condizioni climatiche e dalle continue strappate che ne hanno caratterizzato la seconda metà, tale spunto è risultato ancor più efficace del solito.

Matteo ha tenuto alla grande, non lasciandosi intimorire dalle sbandate e dai mulinelli d’aria che gli s’agitavano intorno, ma visualizzando solo e soltanto quella linea bianca davanti a sé, sempre più vicina, sempre più viva del sapore di un titolo che oggi arricchisce in maniera determinante una bella carriera e fin qui un po’ incompiuta.

Ha avuto il tempo anche di alzare le braccia, Matteo Trentin, per festeggiare questo suo bellissimo Campionato Europeo; e con lui le braccia le alzava, più indietro, Davide Cimolai, fondamentale compagno d’avventura, quinto e soddisfatto del compito svolto. In mezzo: Van der Poel secondo, Van Aert terzo, Herrada quarto senza mai essere in lizza per la vittoria nello sprint.

Più indietro, a 7″ sono arrivati Meurisse (staccato a volata lanciata), Albasini e Périchon in quest’ordine; a 25″ Denz ha chiuso al nono posto; a 2’15” Lammertink s’è preso il decimo. Il gruppo è stato anticipato, a 2’22”, da alcuni tardi avanguardisti, nell’ordine Kristoff, Jasper Stuyven, Rick Zabel, Sonny Colbrelli (14esimo e terzo degli italiani), Luke Rowe e Matej Mohoric. Elia Viviani, altro capitano azzurro della vigilia, si accontenta del 20esimo posto: e va bene, dopo le brillanti prestazioni in pista, oggi è stato bello anche solo esserci, far parte di questa bella nazionale, essere in gara per un successo di squadra. Un successo – diciamolo – alla Davide Cassani.

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