Le ragazze del quartetto sul podio al Mondiale su pista juniores di Aigle © UCI
Le ragazze del quartetto sul podio al Mondiale su pista juniores di Aigle © UCI

Mondiali su Pista Juniores, oro per l’Italia col quartetto femminile

Nella seconda giornata dei Campionati del Mondo su pista juniores al velodromo di Aigle arriva la prima medaglia per l’Italia: il quartetto dell’Inseguimento a Squadre femminile ha conquistato il titolo iridato battendo in finale la Nuova Zelanda. La squadra vincente era composta da Giorgia Catarzi, Sofia Collinelli, Vittoria Guazzini e Silvia Zanardi, con Gloria Scarsi che ha gareggiato nel turno di Qualificazione al posto della figlia d’arte Collinelli: le azzurre hanno subito messo in chiaro le cose facendo segnare il miglior tempo con ampio margine sulle rivali mentre in finale il successo è arrivato addirittura doppiando il quartetto neozelandese all’ultimo giro e fermando poi il cronometro con un buon 4’28″398. Bronzo alla Gran Bretagna.

Nell’Inseguimento a Squadre sono arrivati ad un soffio dal podio anche gli uomini: Alessio Bonelli (sostituito da Diego Bosini nel primo turno), Davide Boscaro, Samuele Manfredi e Tommaso Nencini erano partiti con un sesto posto in Qualificazione, ma sono comnque riusciti ad accedere alla finale per il bronzo dove sono stati battuti dall’Australia per soli 266 millesimi di secondo al termine di una grande rimonta nella seconda metà di gara (4’05″997 il tempo). Il titolo è andato alla Nuova Zelanda davanti alla Francia.

Nelle altre gare di giornata, sorprende l’argento dell’indiano Esow Esow nel Keirin maschile: la gara è stata vinta dal ceco Jakub Stastny, ma il giovane asiatico è arrivato a giocarsela fino al colpo di reni conclusivo; Asia sul podio anche con il kazako Andrey Chugay mentre per l’italiana c’è stato il decimo posto di Matteo Pongiluppi. Lo stesso Pongiluppi ha disputato anche lo Scratch chiudendo sedicesimo: maglia iridata al coreano Jooyoung Park che ha guadagnato un giro su tutta la concorrenza, argento e bronzo rispettivamente per Filip Prokopyszyn (Polonia) e Samuel Thibaud (Francia).

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