Alejandro Valverde vince a Caminito del Rey © ASO
Alejandro Valverde vince a Caminito del Rey © ASO

Nonno da caminetto? No, semmai da Caminito!

Alejandro Valverde piega Michal Kwiatkowski (nuova maglia rossa) a Caminito del Rey: la Vuelta a España già si indirizza. Fuori dai giochi Nibali e Porte

Potrete dire che è vecchio, potrete dire che non è più quello di una volta, potrete dire che non potrà ambire a fare classifica in questa Vuelta a España 2018, potrete dire tutto quello che volete; ma intanto oggi a Caminito del Rey Alejandro Valverde ha regalato al mondo un altro saggio del suo essere infinito: il murciano proveniente da un’altra era geologica si è imposto nella seconda frazione della corsa di casa, nonché la prima con arrivo su strappetto (uno di quei muretti che da anni sono il marchio di fabbrica della Vuelta).

Valverde ha duellato in maniera splendida con un altro dei protagonisti annunciati della gara spagnola, Michal Kwiatkowski: i due sono piombati ai 200 metri su Laurens De Plus (Quick-Step Floors), che si era mosso ai 1400 metri, e a quel punto il polacco della Sky ha dato l’impressione di poter superare il veterano della Movistar, mettendo peraltro la sua ruota davanti per diversi secondi; ma la reazione di Valverde è stata eccezionale, e gli ha permesso di ripassare avanti a neanche 50 metri dalla linea d’arrivo. Una specialità della casa, insomma.

La frazione, una delle tante interlocutorie ma destinate a essere frizzanti (almeno nel finale) di questa Vuelta, ha in effetti espresso più di un verdetto, e se ci ha detto che neanche stavolta Nairo Quintana sarà capitano indiscusso della Movistar (almeno in questa prima settimana, poi si vedrà), e che Kwiatkowski sarà un clientaccio per chiunque, ha pure confermato che due tra i nomi più attesi della vigilia, Richie Porte e Vincenzo Nibali, potranno al limite andare in cerca di tappe, ma non certo curare la classifica.

Se per il tasmaniano si tratta dell’ennesima disdetta in carriera (i problemi gastrointestinali che l’hanno colpito alla vigilia della Vuelta l’hanno di fatto messo fuori causa), per lo Squalo il rovescio odierno era messo in preventivo: sarebbe stato semmai sorprendente scoprire che Vincenzo non avrebbe patito alcunché in queste prime tappe, dopo essere stato fermo 20 giorni in seguito all’infortunio (con annessa operazione chirurgica) patito all’ultimo Tour. Il siciliano potrà continuare la sua Vuelta con la massima tranquillità, alla ricerca di una condizione che magari non tornerà a essere quella esibita nella prima metà di Grande Boucle, ma che potrebbe garantirgli ancora una giornata tra i protagonisti al Mondiale di Innsbruck.

 

La cronaca della pregevole fuga del giorno
Tappa nettamente divisa in due, la Marbella-Caminito del Rey, 163.5 km: la prima parte, lunghissima e un po’ indigesta, quella caratterizzata dalla fuga del giorno; la seconda, ovviamente l’arrivo sul muro di Caminito. Ordinando i files: al km 2 sono partiti in 7, e la qualità della piccola comitiva non era davvero niente male. Alexis Gougeard (AG2R la Mondiale), Thomas De Gendt (Lotto Soudal) e Pierre Rolland (EF Education First-Drapac) garantivano non solo una non trascurabile presenza dei team WT nell’azione, ma anche tre nomi di assoluto pregio per quanto riguarda la specialità della fuga.

Coi tre, gli immancabili rappresentanti delle Professional: Luis Ángel Maté (Cofidis, Solutions Crédits), Héctor Saez (Euskadi-Murias), Jonathan Lastra (Caja Rural-Seguros RGA) e Pablo Torres (Burgos-BH). L’azione, non sottovalutabile dal gruppo, ha avuto il semaforo verde sì, ma di tonalità pallida: della serie, “ok, andate all’attacco, ma non vi lasceremo troppo spazio”. E infatti il lavoro della BMC (interessata a difendere la maglia rossa di Rohan Dennis) e poi pure della Bora-Hansgrohe (intervento che tradiva una certa intraprendenza da parte di Peter Sagan) ha tenuto la fuga a distanza di sicurezza, massimo 4′, margine toccato a metà frazione, a circa 80 km dal traguardo.

Tra i fuggitivi è stato Maté a monetizzare al meglio, prendendosi i tre traguardi Gpm incontrati sul cammino e quindi andando a conquistare la maglia a pois della relativa classifica; De Gendt è appassito prima del previsto (ha perso contatto ai -53), quindi ai -32, quando il gruppo era in drammatico avvicinamento (1’20”), Gougeard ha rotto l’accordo davanti, partendo di forza; gli ha risposto solo il connazionale Rolland, e la coppia transalpina ha resistito un altro po’ al comando, poi Pierrot-le-fou ha staccato GouGou sullo strappetto di Álora ai -21, e infine la Movistar (che dai -25 aveva preso saldamente in mano le redini della competizione) ha annullato la fuga ai -17.

Dal gruppo, in tutto questo frangente, poco da segnalare: qualche foratura (Dennis, il suo compagno Richie Porte), un paio di cadute che hanno coinvolto Ilnur Zakarin (Katusha-Alpecin), contuso a spalla e ginocchio, Wilco Kelderman (Sunweb), Omar Fraile (Astana) e Fabio Aru (UAE Emirates), che ha riportato una piccola abrasione alla gamba destra; niente più. Anzi no, una notazione di colore c’è: a un certo punto Lars Boom (LottoNL-Jumbo), colto da insopprimibile necessità di fare la cacca, s’è infilato nel camper di alcuni tifosi dove ha potuto espletare beneficiando della giusta privacy i propri bisogni corporali…

 

Il più classico dei finali “valverdiani”
Proprio contemporaneamente al raggiungimento di Pierre Rolland, la Sky ha impresso al plotone un notevole cambio di ritmo, e ciò ha causato in un colpo solo il dissolvimento dei sogni di gloria dei due team che avevano lavorato per tutta la prima parte della tappa: la Bora ha visto Sagan sfilarsi mestamente, e la stessa disavventura è capitata alla BMC con Dennis. Non solo: il team rossonero ha perso pure Richie Porte, ancora alle prese coi postumi dei problemi gastrointestinali che ne hanno minato l’avvicinamento alla Vuelta. Bisogna dire che la Sky in questo caso non ha avuto pietà del suo ex corridore, ma di sicuro non ha sbagliato a farlo fuori ora che ciò è stato possibile.

Mentre Porte cominciava a prendere minuti su minuti, una Sky tatticamente perfetta ha fatto saltare un altro che al momento non è ancora il brutto cliente che potrebbe diventare nel prosieguo: Vincenzo Nibali. Il capitano della Bahrain-Merida si è staccato ai -8 dal gruppo dei migliori, e da lì al traguardo ha dovuto solo badare a limitare – per quanto possibile – i danni: ahilui, 4’04” il suo salario odierno.

Ai -6, quando la salita (l’Alto de Guadalhorce, già affrontato in precedenza ai -75, tra l’altro) era già sotto le ruote del gruppo, la Movistar di Valverde e Quintana ha rilevato la Sky in testa al gruppo, e ha fornito alcune strappate che hanno ulteriormente frustato il gruppo, sottoponendolo a un continuo stillicidio di selezione. Tra gli altri ha perso contatto Zakarin, dolorante per la precedente caduta.

Solo nell’ultimo chilometro e mezzo si è accesa la lotta per il successo di giornata, e a infiammarla è stato Laurens De Plus: il belga della Quick-Step è partito ai 1400 metri, e lì per lì nessuno gli ha preso la ruota. La Sky continuava a controllare le prime posizioni del gruppo in attesa della sparata di Michal Kwiatkowski, e in effetti è stato proprio l’ex iridato l’unico ad avere la forza di riavvicinare lo scatenato De Plus.

O meglio: non l’unico, diciamo piuttosto “l’unico con l’immarcescibile Valverde”. Anzi, per dirla meglio, è stato proprio Don Alejandro a dare la sgasata buona per rimettere nel mirino LDP, ai 600 metri; nessun altro, a parte il ovviamente Kwiatko, è stato in grado di seguire il murciano, e ai 300 metri De Plus poteva dirsi raggiunto.

A questo punto Kwiatkowski è parso per un attimo avere la vittoria in pugno, dato che contestualmente al raggiungimento di De Plus dava quelle due pedalate in più utili per superare Valverde (ai 200 metri); ma non aveva fatto i conti, il polacco, con le sette vite del vecchio Bala: senza perdersi d’animo, ma ritrovando un’estrema stilla di brillantezza, lo spagnolo ha nuovamente riaffiancato l’avversario, per superarlo definitivamente a meno di 50 metri dalla linea d’arrivo. Un’altra gran vittoria per un corridore infinito.

Valverde e Kwiatkowski sono arrivati con lo stesso tempo, quindi a seguire nell’ordine d’arrivo troviamo a 3″ De Plus, Wilco Kelderman (Sunweb), George Bennett (LottoNL-Jumbo), Tony Gallopin (AG2R La Mondiale), Emanuel Buchmann (Bora-Hansgrohe), Rigoberto Urán (EF Education First-Drapac), Nairo Quintana (Movistar) e Thibaut Pinot (Groupama-FDJ); a 3″, anche se fuori dalla top ten, anche Davide Formolo (Bora). Fabio Aru è giunto 19esimo a 8″; 19″ il distacco di Miguel Ángel López  e Pello Bilbao (i due capitani dell’Astana); a 1’01” l’ammaccato Zakarin (che poi si è direttamente recato in ospedale per radiografarsi). Molto peggio – dal punto di vista cronometrico – è andata a Vincenzo Nibali, coi già citati 4’04” di ritardo da Valverde; quanto a Porte, il danno ammonta a 13’31”: palindromicamente disastroso.

La nuova classifica generale vede Michal Kwiatkowski al comando con 14″ su Valverde, 25″ su Kelderman, 28″ su De Plus, 30″ su Ion Izagirre (Bahrain) e Fabio Felline (Trek-Segafredo), sesto e primo degli italiani; quindi abbiamo Buchmann a 32″, Gallopin e Quintana a 33″, Bauke Mollema (Trek) a 35″, con un paio di secondi su Steven Kruijswijk (LottoNL) e Simon Yates (Mitchelton-Scott); nei 20 anche Pinot (16esimo a 43″), Aru (19esimo a 47″) e Urán (20esimo a 48″).

Domani la terza tappa, da Mijas ad Alhaurín de la Torre per 178.2 km, si presenta più rilassante rispetto a quella odierna: il finale è decisamente favorevole agli sprinter, anche se nella prima parte è prevista una salita molto lunga come il Puerto del Madroño (20 km di scalata); ma è prevedibile che tale ascesa scorrerà via senza spargimenti di troppe energie.

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