Laura Kenny (già Laura Trott) impegnata in Coppa del Mondo a Milton © Canadian Cyclist
Laura Kenny (già Laura Trott) impegnata in Coppa del Mondo a Milton © Canadian Cyclist

Trott perse il cognome ma non il vizio (di vincere)

Dopo il matrimonio si chiama Laura Kenny, ma i risultati non cambiano. Chiusa la tappa di CDM Pista a Milton, Balsamo sesta nell’Omnium. Toccante omaggio a Kristina Vogel

Non prendeteci per melassosi, ma il momento più toccante della tre giorni di Milton, seconda tappa di Coppa del Mondo su Pista 2018-2019, è arrivato alla fine, quando alcuni esponenti della nazionale tedesca hanno esposto un piccolo striscione, riempito all’inverosimile di firme e dediche (opera di tanti colleghi presenti alla kermesse canadese, ma anche di semplici tifosi convenuti al velodromo), su cui campeggiava la scritta #StayStrongKristina, l’hashtag di incoraggiamento che ricorre di questi tempi, all’indirizzo della sfortunata ma ammirevole Kristina Vogel, rimasta paraplegica dopo un incidente in allenamento lo scorso giugno.

La tedesca, che proprio in questo velodromo 12 mesi fa scriveva pagine di spettacolo per lei abituali (nella tappa di Milton vinse Velocità individuale e a squadre e Keirin), è stata ricordata anche dal maxischermo presente nella struttura. In queste settimane Kristina è impegnata in una difficile riabilitazione, animata come sempre dallo spirito (pro)positivo che quasi mai l’ha abbandonata. Pare si stia appassionando al tiro con l’arco: “Proviamo nuove cose”, twittava qualche giorno fa. Ed è inutile dire che i brevi video in cui la si vede affrontare gli esercizi di fisioterapia rappresentano fonte di ispirazione per tanti.

Con l’abbraccio ideale che anche noi mandiamo a Kristina Vogel (qui sopra vedete lo striscione di Milton), passiamo a cronacare della terza e ultima giornata di gare. Partiamo, in ossequio alla campionessa tedesca, proprio dalle discipline veloci. Nella Velocità maschile la lotta tra Australia e Olanda è stata feroce. In semifinale sono arrivati a fronteggiarsi in due sfide fratricide appunto due aussie da una parte e due oranje dall’altra. Nella sfida oceanica ha prevalso l’iridato Matthew Glaetzer ai danni di Nathan Hart, in quella europea è passato il giovanissimo Harrie Lavreysen (21 anni) sul campione europeo Jeffrey Hoogland.

La finale è stata più che combattuta: Lavreysen ha sorpreso nella prima manche Glaetzer, il quale ha saputo reagire per il rotto della cuffia nella seconda prova, vincendo la quale ha portato la sfida alla bella. E lì la maggior esperienza di Glaetzer ha avuto la meglio sulla freschezza dell’olandese. 2-1 per il Campione del Mondo di specialità, ma onestamente è stato l’altro a rubare l’occhio. Finalina appannaggio di Hoogland, nettamente per 2-0 su Hart.

Nel Keirin femminile il successo ha arriso abbastanza a sorpresa all’americana Madalyn Godby, che ha preceduto in finale l’australiana Samantha Morton e la colombiana Martha Bayona; e dire che la Godby ci è entrata per un soffio, in finale, eliminando in semi tre pezzi grossi come Mathilde Gros, Shanne Braspennincx e Simona Krupeckaite. Nella specialità ha gareggiato anche l’azzurra Miriam Vece, che però è rimbalzata malamente tra qualifiche e turno di ripescaggio.

 

L’endurance: Madison ai danesi, Balsamo quinta nell’Omnium di Laura Kenny
Davvero non si capisce perché l’abbiamo sempre ammirata e incensata come Laura Trott, ma ora dobbiamo chiamarla Kenny… sol perché “ha sposato” (come si diceva un tempo). Stesso imbarazzo che si prova con la sua connazionale (stradista, però) Lizzie Armitstead-ops-Deignan. Tra l’altro Laura sta con un collega (Jason Kenny, pure lui a Milton e vincente, nel Keirin), a formare una coppia ad altissimo tasso di talento. I due sono coniugati da due anni, e nel 2017 la ragazza, in dolce attesa, ha lasciato per un attimo il mondo delle gare (“avrei un impegnuccio un po’ più pressante…”), e ha dato alla luce Albert Louie.

Il tempo di svezzare il pupo, e oggi Trott – o Kenny che dir si voglia – è tornata a fare quel che più le viene facile: dominare in pista. L’ha fatto venerdì nell’Inseguimento a squadre (ai danni delle azzurre…), si è ripetuta ieri nell’Omnium. Per essere completi, dobbiamo però dire che la britannica ha dovuto darci dentro eccome per rimettere al proprio posto l’impertinente messicana Lizbeth Salazar, nemmen 22enne che ha osato presentarsi alla Corsa a punti finale addirittura in vantaggio, prima con 114 punti contro i 112 della regina di Londra e Rio.

La messicanina aveva infilato tre secondi posti tra Scratch (vinto dalla statunintense Jennifer Valente), Tempo Race (annesso con perfetto colpo di mano dall’irlandese Lydia Boylan) ed Eliminazione (conquistata in appassionante testa a testa proprio da Trott, la quale a sua volta si era piazzata terza nelle prime due gare). In tutto ciò, c’era anche di mezzo una discreta Elisa Balsamo, sesta nello Scratch, solo decima nella Tempo Race, buona quinta nell’Eliminazione, e non lontana dalle prime a tre quarti di Omnium: quinta, anche se con 20 punti di distacco dal gradino più basso del podio (detenuto in quel momento dalla Valente a quota 104).

La prova finale ha visto la piemontese raccogliere subito un punticino che però sarebbe rimasto l’unico della sua Corsa a punti: forse un po’ svuotata dai tanti impegni di una stagione interminabile, Elisa si è a quel punto adagiata, e ha chiuso poi in sesta posizione, risultato certo non disprezzabile. Intanto la Kenny (Trott) infilava una serie di sprint strepitosi, scavalcando la Salazar e involandosi nettamente già a metà prova. Notevole la prestazione della danese Amalie Dideriksen, brava a prendere il giro (unica a riuscirci), ma respinta dall’orgoglio della Valente che ha difeso coi denti il suo posticino sul podio.

Alla fine sono stati 133 i punti di Laura, e 115 quelli di Lizbeth seconda. Terza Jenny Valente a 113, quarta Amalie a 112 (un solo punto tra le due). Quinta la francese Laurie Berthon con 90, sesta come detto Elisa Balsamo con 85.

Poco prima si era disputata anche la Madison maschile, vinta dalla coppia danese Casper Von Folsach-Julius Johansen con 38 punti, a precedere Gran Bretagna (28), Stati Uniti (25), Belgio (20) e via via tutte le altre squadre. Tra le quali c’era anche un binomio azzurro, con Michele Scartezzini e Liam Bertazzo, molto eterei per tutti i 120 giri, si direbbe quasi trasparenti: 2 punti per loro, e un anonimo 13esimo posto alla fine. Mentre i britannici puntavano tutto sugli sprint in una prova molto tattica, i danesi hanno preso il largo a metà gara, conquistando un giro; imitati dagli americani, che non si son fatti praticamente vedere fino alle ultime 25 tornate, quando con un repentino colpo di mano sono partiti per una caccia destinata a proiettarli – coi 20 punti del giro conquistato e i 5 dello sprint vinto nel frattempo – sul podio.

Lo scarno medagliere di tappa ci dice di una GBR che torna in auge, 4 ori 3 argenti e 2 bronzi per la nazionale albionica, seguita a distanza da Australia (2-1-1) e Danimarca (2-1-0); solo un argento stavolta per l’Italia, ma nel segno della continuità, dato che è stato conquistato dal quartetto dell’Inseguimento femminile. Prossima tappa di Coppa del Mondo tra un mese a Berlino, dal 30 novembre al 2 dicembre.

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