L'altimetria generale del Giro d'Italia 2019
L'altimetria generale del Giro d'Italia 2019

Alla scoperta del Giro d’Italia 2019

Ventuno tappe, da Bologna a Roma. 3518.5 km quasi completamente in territorio italiano. Questi i dati essenziali del Giro d’Italia 2019: tre le cronometro, a segnare rispettivamente apertura, giro di boa e chiusura della gara, con 58.5 km riservati a tale disciplina. Quattro gli arrivi in salita, sei le occasioni per le ruote veloci e c’è anche spazio per i corridori da classiche.

Rispetto al passato è stato trascurato il Mezzogiorno, è vero, con il Gargano come punto più a sud dell’intero tracciato. Mancano così, oltre alle isole maggiori Sardegna e Sicilia, transiti in Basilicata e Calabria, a cui si aggiunge l’assenza di passaggi in Umbria, Liguria e Friuli Venezia Giulia.

Il ruolo di Cima Coppi spetta al Gavia, al rientro dopo cinque anni, mentre la Cima Pantani è posta nella cornice più adatta, vale a dire il Mortirolo. Sono ben 47 i gpm sparsi in quasi tutte le tappe: sono assenti solamente in due giornate mentre la particolarità è che le tre prove contro il tempo assegnano punti per tale classifica.

Un percorso diverso dal solito, quello disegnato da Mauro Vegni e soci: una prima parte di Giro senza arrivi in salita (ma le giornate non sono prive di insidie) a cui fa seguito un crescendo di difficoltà che consegnerà il Trofeo Senza Fine ad un corridore di sicuro valore e con doti di resistenza non comuni. Proviamo così a valutare tappa per tappa le difficoltà e a capire nel dettaglio il tracciato.

1a tappa: Bologna – San Luca (Cronometro, 8.2 km). Voto: 8
Per la tappa inaugurale della centoduesima edizione del Giro d’Italia, il direttore d’organizzazione Mauro Vegni ha scelto un disegno davvero molto particolare e che obbligherà i favoriti per la vittoria finale a farsi trovare pronti fin da subito. Non sarà un breve prologo e non sarà una crono per specialisti: 6100 metri velocissimi, poi il finale è durissimo con i 2100 metri che porteranno al traguardo del Santuario di San Luca che hanno una pendenza media del 9.7% e massima del 16%. I velocisti possono scordarsi di puntare alla maglia rosa con gli abbuoni nelle tappe successive, tra i big si capirà subito chi è al top della forma ma attenzione a non partire troppo forte fin da subito, come insegna l’esperienza di Simon Yates di quest’anno.

2a tappa: Bologna – Fucecchio (200 km). Voto: 7
Prima tappa in linea del Giro d’Italia, subito un altro percorso non banale. Dall’Emilia alla Toscana si è scelta forse la via più facile per attraversare l’Appennino, ma gli ultimi 50 chilometri sono interessanti: la salita di Castra presenta punte di pendenza anche al 12%, il San Baronto da Vinci invece è semplice ma può rendere complicato rientrare per chi era rimasto indietro. Può essere tappa da fuga, da coraggiosi attaccanti nel finale o da volata ristretta.

3a tappa: Vinci – Orbetello (219 km). Voto: 6
Anche i velocisti vogliono essere protagonisti e la tappa di Orbetello è adatta a loro, non devono farsi spaventare da qualche lieve dislivello sparso qua e là. Certo, per il pubblico 219 chilometri di tappa per velocisti possono risultare noiosi: almeno il finale promette immagini suggestive con il passaggio sul Tombolo della Giannella e la Laguna di Orbetello.

4a tappa: Orbetello – Frascati (228 km). Voto: 6.5
Altra tappa dal chilometro significativo, ma che difficilmente offrirà grandi emozioni prima del finale. Sui documenti ufficiali viene classificata come tappa di bassa difficoltà, ed è vero, ma l’arrivo non è per velocisti puri: negli ultimi 4200 metri verso il traguardo di Frascati bisognerà superare un dislivello di 194 metri, un po’ più del 4% di media che potrebbe mettere in gioco qualche uomo di classifica abbastanza esplosivo.

5a tappa: Frascati – Terracina (140 km). Voto: 6.5
Tappa breve dove un velocista più resistente in salita rispetto ai rivali e con una buona squadra al suo fianco avrà diverse opportunità per provare a far fuori chi è più veloce di lui. Le salite di Rocca Priora e Rocca di Papa subito all’inizio possono dare fastidio a qualcuno e la distanza non eccessiva potrebbe convincere qualche team a tirare a tutta per non far rientrare nessuno; lo stesso vale per la salita verso Sezze a 52 chilometri dall’arrivo. Ma potrebbe essere anche una volatona a gruppo compatto.

6a tappa: Cassino – San Giovanni Rotondo (233 km). Voto: 7
Non è una tappa di montagna, ma per i favoriti per la vittoria finale è un discreto riscaldamento in vista delle tappe che contano. La salita di Coppa Casarinelle è facile ma è lunga anche 15 chilometri e può essere paragonata a Montevergine: ci sarà selezione in gruppo, non troppa, ma attenzione perché ai meno 10 chilometri c’è un piccolo strappo che potrebbe essere il trampolino per qualche contrattacco.

7a tappa: Vasto – L’Aquila (180 km). Voto: 5
Arrivo a L’Aquila dove ci sono molte possibilità di disegnare percorsi impegnativi, ma non sarà così: nella prima settimana di gara manca un vero test in montagna e chi se lo aspettava in questa frazione sarà sicuramente deluso. La salita di Svolte di Popoli è troppo distante per fare selezione, i big cercheranno di restare coperti fino ai due strappetti negli ultimi cinque chilometri. Può essere una tappa da fuga, una parola che associata a queste zone fa volare la fantasia al Giro 2010…

8a tappa: Tortoreto Lido – Pesaro (235 km). Voto: 5.5
La prima settimana non sarà durissima, ma metterà sicuramente fatica nelle gambe: nelle prime otto tappe, cinque sono di 200 chilometri o più. Il binomio Marche e ciclismo fa pensare a muri durissimi con pendenze in doppia cifra e proprio per questo a prima vista la tappa di Pesaro sembra un po’ sprecata. Il finale è mosso, ma non così tanto da chiamare all’azione i grandi favoriti.

9a tappa: Riccione – San Marino (Cronometro, 34.7 km). Voto: 8.5
La prima parte del Giro d’Italia si chiude con una tappa fondamentale nell’economia generale della corsa. Quella di San Marino sarà una cronometro molto bella ed impegnativa che potrà scavare distacchi importanti tra gli specialisti e gli scalatori: l’ascesa conclusiva, infatti, non consentirà grandi recuperi agli specialisti della montagna. Gli ultimi 12 chilometri si possono dividere in tre parti: i primi cinque avranno una pendenza media al 6.6% circa, poi ci sarà un tratto di falsopiano prima di tornare a salire sopra al 6% negli ultimi 2000 metri di questa cronometro. Da notare come quello di San Marino sia l’unico sconfinamento “all’estero” previsto per l’edizione 102 della corsa rosa.

10a tappa: Ravenna – Modena (147 km). Voto: 6
Dopo il primo giorno di riposo, il Giro d’Italia riparte con una tappa completamente pianeggiante in Emilia-Romagna: certo, non è il massimo per lo spettacolo, ma in un grande giro di tre settimane ci vogliono anche giornate così. Almeno il chilometraggio è abbastanza ridotto e difficilmente si assisterà ad una lunga e noiosa processione.

11a tappa: Carpi – Novi Ligure (206 km). Voto: 5
Siamo consci che in un Giro d’Italia non ci possano essere 21 tappe durissime, ma avere due frazioni consecutive senza neanche il minimo gran premio della montagna è abbastanza inusuale per gli standard di una corsa come il Giro. Questa poi, con l’arrivo nella “Città dei Campionissimi”, meritava qualcosina in più anche perché la lunghezza non aiuterà a combattere contro la pennichella pomeridiana.

12a tappa: Cuneo – Pinerolo (146 km). Voto: 5.5
Leggi Cuneo-Pinerolo e pensi alla grande impresa di Fausto Coppi attraverso Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere: andando a vedere l’altimetria del Giro 2019 è impossibile non rimanere un po’ delusi. Ma attenzione perché la tappa sarà comunque tutt’altro che banale grazie all’inserimento dell’inedita salita di Montoso: sono 8.9 km al 9.4% di pendenza media, ma se il calcolo lo si farà su 6.5 km (dal km 2 di salita) la pendenza diventa del 10.6%. Dalla vetta mancheranno 32 chilometri al traguardo: è la prima salita vera del Giro, qualcuno potrebbe soffrirla, ed in quel caso il tratto finale di ritorno verso Pinerolo potrebbe farlo uscire di classifica. Nella lotta per la vittoria di tappa e gli abbuoni, attenzione allo strappo di San Maurizio a due chilometri dal traguardo.

13a tappa: Pinerolo – Ceresole Reale (188 km). Voto: 9.5

Una tappa assolutamente splendida sotto tutti i punti di vista. Sotto l’aspetto paesaggistico sarà una giornata fantastica con il traguardo al Lago Serrù nella Valle d’Orco che fa parte del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Ma sarà una giornata durissima anche per i corridori che si troveranno a dover fare i conti con un tappone di 188 chilometri con tre salite molto impegnative. Si parte subito con l’ascesa del Colle del Lys nella prima parte, poi proprio all’ingresso nella Valle d’Orco si farà una deviazione verso la durissima salita di Pian del Lupo, 9.4 km al 8.7% medio ed un tratto di 2500 metri sempre sopra all’11% in mezzo. Dalla vetta mancano 62 chilometri al traguardo: discesa tecnica, un po’ di fondovalle e poi da Noasca inizierà la salita conclusiva lunga 20 chilometri. Dopo l’abitato di Ceresole Reale ci sarà un tratto di falsopiano di alcuni chilometri che rimanderanno lo scontro decisivo agli ultimi 6 chilometri con pendenza media del 8.9%.

14a tappa: Saint-Vincent – Courmayeur (131 km). Voto: 9.5

È vero, è una di quelle tappe di montagna dal chilometraggio ridotto che spesso fanno imbufalire gli appassionati, ma Mauro Vegni ci regala una splendida dimostrazione di come vanno tracciate queste mini-tappe: saranno infatti 131 chilometri senza un attimo di respiro. Dopo neanche 7 chilometri si inizierà a salire verso Verrayes e come riscaldamento non c’è male, anche perché ci sarà la classica battaglia per andare in fuga e ci potrebbero essere sorprese; al termine della discesa, ci sarà l’unico tratto pianeggiante di giornata che porterà all’imbocco della salita di Verrogne, 13.8 chilometri al 7.1%. Dalla vetta della seconda salita saremo a 81 chilometri dall’arrivo, ma a molti corridori sembrerà mancare ancora un’eternità: ci sarà subito l’ascesa di Combes, altri 8 km al 7%, poi uno strappo prima di Morgex e quindi il pezzo forte di giornata, il Colle San Carlo con i suoi 10.5 chilometri al 9.8% di pendenza. I 26 chilometri che mancheranno dalla vetta del San Carlo non saranno una passeggiata: picchiata verso La Thuile e Pré Saint-Didier e poi di nuovo strada che sale verso il traguardo di Courmayeur posto alla nuova Skyway del Monte Bianco.

15a tappa: Ivrea – Como (237 km). Voto: 9
Un percorso di 237 chilometri con Madonna del Ghisallo, Colma di Sormano, Civiglio e San Fermo della Battaglia: chi se lo sarebbe mai aspettato di trovare il Giro di Lombardia piazzato al quindicesimo giorno di gara del Giro d’Italia? Dopo i due tapponi di montagna, i corridori si troveranno di fronte una tappa lunghissima e piena di insidie dove, pur gareggiando su un percorso noto a tutti, le imboscate ed i colpi a sorpresa potrebbero essere all’ordine del giorno: e con la fatica accumulata nei due giorni precedenti, non sarà impensabile di vedere qualcuno con le gambe in croce.

16a tappa: Lovere – Ponte di Legno (226 km). Voto: 10

Quest’anno il Tour de France ha scelto di mettere giornate tranquille dopo i giorni di riposo, il Giro d’Italia invece dopo il secondo avrà un super tappone di montagna: 226 chilometri con il Gavia ed il Mortirolo. La tappa era già stata confermata da molte indiscrezioni ma ci si aspettava che dopo la partenza da Lovere si potesse puntare direttamente verso Ponte di Legno senza fare deviazioni: e invece subito in partenza si andranno ad affrontare il Passo della Presolana e la Croce di Salven, il tutto nei primi 45 chilometri. Solo a quel punto inizierà l’avvicinamento al primo passaggio sotto il traguardo di Ponte di Legno da cui inizierà la salita verso i 2618 metri del Passo Gavia, Cima Coppi di questa edizione: da questo versante sono 16.5 km all’8%. Difficilmente, però, ci sarà qualche movimento dei big qui perché dopo la lunga discesa verso Bormio si arriverà a Mazzo in Valtellina da cui si prenderà la salita del Mortirolo, 12.8 km al 10.1%: qui sarà un tutti contro tutti ed il falsopiano finale per tornare a Ponte di Legno servirà solo a dilatare i distacchi.

17a tappa: Commezzadura – Anterselva (180 km). Voto: 6.5
Non è una tappa durissima e con ogni probabilità a giocarsi la vittoria saranno uomini di una fuga partita da lontano, ma anche stavolta i favoriti per la vittoria finale dovranno farsi trovare pronti perché c’è il rischio di perdere terreno importante. È difficile che succeda qualcosa su salite come Passo della Mendola, Naz e Terento ma attenzione perché il finale è tutto il salita verso lo Stadio del Biathlon di Anterselva che nel 2020 ospiterà i Mondiali di questa disciplina invernale: non sarà un’ascesa Hors Catégorie, ma prima del traguardo ci sono comunque quattro chilometri con pendenza media dell’8.5% ed un picco massimo del 12%. Insomma, per la sesta tappa consecutiva bisognerà tenere gli occhi ben aperti ma la riserva di energie inizierà anche a calare.

18a tappa: Valdaora – Santa Maria di Sala (220 km). Voto: 6
Tornano in scena i velocisti, almeno quelli che saranno riusciti a superare le durissime montagne dei giorni precedenti, e anche per gli uomini di classifica una giornata di tranquillità prima del gran finale ci voleva, per quanto possa essere tranquilla una tappa che comunque misura 220 chilometri. La salitella di Pieve d’Alpago spezzerà la monotonia in una frazione che altrimenti sarebbe quasi tutta in leggera discesa.

19a tappa: Treviso – San Martino di Castrozza (151 km). Voto: 4.5
Al terzultimo giorno di corsa e come penultima tappa di montagna ci si aspettava qualcosa di meglio di un semplice arrivo in salita a San Martino di Castrozza. Tappa breve, un paio di salite buone solo ad assegnare punti gpm a qualche coraggioso fuggitivo ed una difficoltà finale lunga circa 13 chilometri ma con pendenze che resteranno attorno al 6%. Non sarà una tappa che rivoluzionerà la classifica ma, come accaduto quest’anno a Prato Nevoso, potrà essere quella in cui si intuiranno dei preoccupanti segnali di cedimento: un po’ poco a questo punto del Giro d’Italia, ma le grandi fatiche precedenti potrebbero renderla inaspettatamente più interessante rispetto a quanto possa sembrarlo ora sulla carta.

20a tappa: Feltre – Monte Avena (193 km). Voto: 8

Come ultima e decisiva tappa di montagna, gli organizzatori del Giro d’Italia propongono una rivisitazione del percorso della Gran Fondo Sportful: nel complesso stiamo parlando di una frazione molto impegnativa ma anche difficile da giudicare perché potrebbe rivelarsi iper-spettacolare con attacchi a più di 100 chilometri dall’arrivo, oppure deludere con movimenti di poco conto solo nel finale. In partenza ci sarà la salita di Cima Campo, ma il punto chiave della tappa sarà l’ascesa del Passo Manghen, 19 km al 7.6% e gli ultimi 6 km al 10% medio: dalla vetta mancheranno 109 chilometri al traguardo, troppi per sognare? Il problema è che dopo c’è il Passo Rolle che aiuterà chi dovrà inseguire con qualche compagno di squadra al suo fianco, ma se invece la corsa esploderà sul Manghen se ne vedranno delle belle. In ogni caso, c’è sempre la salita finale verso Monte Avena con 6.5 chilometri al 8.8% di pendenza media per le ultime rivoluzioni in classifica.

21a tappa: Verona – Verona (Cronometro, 15.6 km). Voto: 7.5
Niente passerella per l’ultima tappa e quindi, in teoria, niente rischio di scioperi bizzarri del gruppo come quello di quest’anno a Roma: Mauro Vegni per il finale si è tenuto la terza cronometro individuale di questo Giro d’Italia. Ad accomunare i percorsi di tutte e tre le prove contro il tempo, c’è il fatto che nessuna ha un tracciato da specialisti puri: in una c’è il San Luca, nella seconda c’è la salita di San Marino ed infine della tappa veronese bisognerà fare i conti con l’ascesa delle Torricelle. Il percorso è praticamente identico alla cronometro finale del Giro d’Italia 2010: il versante della salita (4.5 km al 4.6%) è lo stesso ed è quello su cui si sono disputati anche i Campionati del Mondo del 1999 e del 2004. Per quanto riguarda la classifica, ci saranno emozioni solo se al mattino ci saranno ancora distacchi molto limitati nelle prime posizioni, altrimenti sarà quasi impossibile che cambi qualcosa in soli 15.6 chilometri.

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