Enrico Logica sul podio alla Adriatica Ionica Race © Biesse Carrera Gavardo
Enrico Logica sul podio alla Adriatica Ionica Race © Biesse Carrera Gavardo

The Logica Song

Intervista al ventitreenne veronese che ha deciso di smettere con il ciclismo a fine 2018

Negrar, inizio della Valpolicella: terra di buon vino, terra di buon ciclismo. Molti vigneti attorno al centro abitato, tanti ciclisti transitano per le sue strade. Qui si svolge il Palio del Recioto, nota classica primaverile del calendario Under 23 italiano. E proprio in prossimità della salita decisiva incontriamo Enrico Logica, ventitreenne della Biesse Carrera Gavardo che ha confermato il ritiro dall’attività ciclistica. Ciò non ha impedito che avvenisse questa intervista ad un corridore che ha conquistato la maglia di miglior scalatore alla Adriatica Ionica Race oltre che alcuni piazzamenti nelle classiche dilettanti, tra cui il secondo posto alla Freccia dei Vini dietro il compagno di squadra Alberto Amici.

Enrico, com’è stata per te questa stagione prima della decisione del ritiro?
«È stata la stagione in cui sono riuscito a trarre maggiori soddisfazioni nonché risultati importanti. Non sono riuscito a raggiungere alcuni obiettivi che speravo, ma comunque sono abbastanza felice di quanto fatto»

Quello che poteva essere un ottimo trampolino di lancio, ossia la maglia verde all’Adriatica Ionica Race, rimane comunque una bella esperienza. Sei infatti salito sul podio finale a Trieste insieme a Elia Viviani.
«Sì, è stata una bella soddisfazione: ha ripagato tutta la stagione, anzi possiamo dire tutta la carriera. Salire sul podio con i professionisti al primo anno di corsa insieme è stato molto emozionante»

Tu hai corso sia con licenza Under 23 sia con licenza Continental: tecnicamente, quest’ultima categoria dovrebbe rientrare nell’ambito professionistico. Ti sei sentito più professionista o dilettante?
«Mi sento un dilettante quando corro con i dilettanti, un professionista quando corro con i professionisti. È un bel dilemma: è una categoria ancora intermedia e non chiaramente definita. Sul piano tecnico, siamo considerati dilettanti perché siamo un associazione sportiva dilettantistica, però quando corri con i professionisti e con la loro stessa preparazione per provare a competere, lì ti senti come loro»

Com’è quando è nata questa decisione del ritiro a 23 anni? Come ti spieghi questo aumento nei ritiri dei giovani corridori, alcuni dei quali che lasciano squadre World Tour?
«Nel mio caso è dipeso da molti fattori. Già quest’anno mi ero ripromesso che sarebbe stato l’ultimo anno per tentare di passare tra i professionisti. È soprattutto una prospettiva sul futuro: i campioni come Nibali e Froome, che hanno degli stipendi altissimi, possono continuare la loro carriera finché vogliono e dopo sicuramente continueranno a lavorare nell’ambiente con molti sponsor o avranno guadagnato abbastanza per vivere bene. Invece un gregario anche delle categorie World Tour, figuriamoci un atleta Continental, quando smetterà avrà anche qualche difficoltà nel trovare lavoro. Più andrà avanti con la carriera ciclistica, più sarà complicato. Quindi, quando le prospettive incominciano a diventare meno rosee, secondo me è meglio smettere e chiudere la carriera, accontentandosi delle belle prestazioni che hai ottenuto invece di persistere. È un controsenso (sorride): il ciclismo è uno sport in cui bisogna persistere e resistere, però bisogna trovare un punto dove dire basta e continuare in questo modo nella vita»

In Veneto si vedono molti bambini andare in bicicletta: che consiglio daresti a chi sogna di diventare Pantani o Nibali, perché comunque il desiderio di tutti è simile?
«Il sogno del professionismo inizia da ragazzini e continua fino ai dilettanti, quindi bisogna perseguirlo finché si può. Magari finito il diploma, consiglierei di iscriversi all’università e di trovare una squadra che permetta di gestire il doppio impegno finché durerà il dilettantismo. Poi, dopo, bisogna operare una scelta»

Per te, quando e come è nata la passione per la bicicletta?
«La passione per la bicicletta è nata un po’ per caso. Quando avevo 10 anni, mio padre mi chiese se volevo andare a correre in bicicletta. All’inizio ero disinteressato, avevo iniziato a giocare a calcio. Una volta capito che non era il mio sport, un giorno dissi a mio padre gli chiesi: “Ma non mi dovevi portare a correre in bicicletta?”. Qualche giorno dopo, mi portò da una squadra a vedere le prove»

Stai già frequentando l’Università? Vorresti continuare in futuro nel mondo del ciclismo, magari in un ruolo nello staff o partecipando a qualche gara, siano granfondo o prove a scatto fisso?
«Sono al terzo anno dell’Università di design a Como: prima finirò i corsi poi vedrò se ributtarmi nel mondo dello sport o se conciliare questi due aspetti. Per quanto riguarda l’ambito amatoriale, ci ho sempre pensato ma per ora non ho realizzato niente: continuo ad andare in bicicletta e in MTB a tempo perso mentre ho iniziato a correre a piedi. Spero di migliorare, perché mi piacerebbe tentare il triathlon e la corsa è il mio punto debole, avendo fatto per un anno e mezzo nuoto agonistico»

Il ciclismo in Veneto è quasi una religione, più che altrove. E progetti come il Velodromo di Spresiano o l’interesse per la conclusione del Giro d’Italia a Verona lo testimoniano, dando così a questa regione un ruolo di fucina di talenti
«Il Veneto è una delle punte di diamante del ciclismo italiano sia per quanto riguarda l’organizzazione delle corse sia per i corridori visto che sforna grandi campioni, come per esempio Elia Viviani che si sta consacrando come uno degli sprinter più forti in circolazione. Certo che però ci vuole lo sforzo di tutte le altre regioni che spesso spingono molti corridori a correre in questa zona»

Mentre ci congediamo da Enrico, risuona nella testa una delle canzoni anni’ 70 più note nell’ambito rock, The Logical Song degli Supertramp. Anche lì si parla di tanti sogni che ti accompagnano durante la giovane età, per poi svanire visto che il mondo ti porta a essere più pragmatico, più realistico e pi logico. Una grande prova di maturità di questo ragazzo, che ha provato, ha corso, ha ottenuto qualcosa ma non si è lasciato tentare da vane illusioni.

Visita lo store di Cicloweb!

Ciclismo in Tv

Non ci sono eventi imminenti.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile