Sam Welsford vince l'Omnium (e l'ultimo sprint), Elia Viviani non cela un certo disappunto © UCI Track
Sam Welsford vince l'Omnium (e l'ultimo sprint), Elia Viviani non cela un certo disappunto © UCI Track

Letizia paura e sollievo; Elia conferme e sorrisi

Si chiude la tappa berlinese di Coppa del Mondo: brutta caduta di Paternoster nella Madison, ma tutto si risolve; Viviani sesto nell’Omnium, ma c’è eccome

Abbiamo passato, noi ma soprattutto lei, un brutto quarto d’ora, anche se forse è stata più di un’ora, ma in certi frangenti il tempo perde di senso. Lei ha perso i sensi, invece, a causa di una brutta caduta in cui è rimasta coinvolta dopo 20 giri di Madison. Lei è Letizia Paternoster, che ieri incensavamo per l’argento nell’Omnium, e che oggi ci ha fatto prendere un grosso spavento, dato che dopo il capitombolo è stata portata in ospedale per accertamenti.

Le buone notizie sono che pur avendo perso conoscenza per un po’, è rientrata presto in sé; e che il viaggio in ospedale è servito a escludere complicazioni di sorta, a partire da eventuali fratture: niente di niente se non contusioni. Meglio così che peggio!

Letizia, come detto, era impegnata nella Madison. Con lei gareggiava Rachele Barbieri (anche se alla vigilia era stata annunciata Maria Giulia Confalonieri), e nel momento del ritiro le azzurre si trovavano al terzo posto con 3 punti dopo due sprint. La trentina è stata travolta da dietro mentre era in un giro di riposo, e l’impatto col parquet è stato pesante soprattutto per la zona del collo. Dopo il capitombolo la corsa è stata a lungo sospesa, fino a quando Paternoster non è stata tradotta fuori dal Velodrom di Berlino (non l’abbiamo ancora scritto ma lo sapete: in corso c’era la terza giornata della terza tappa di Coppa del Mondo su pista 2018-2019).

Poi la Madison è ripresa, anche se non l’abbiamo più seguita con lo stesso pathos, figurarsi. Comunque la sfida c’è stata, e la coppia britannica si è dimostrata ingiocabile come ogni volta che in pista c’è quella certa Laura Trott (ora Laura Kenny); la mitica treccioluta era in ticket con Emily Nelson, e stava sostituendo Katie Archibald, che sarebbe stata la titolare se non fosse rimasta acciaccata dopo una caduta di ieri nell’Omnium (provocata guarda caso da un contatto con Letizia).

Le britanniche hanno fatto talmente tanti punti negli sprint (37 alla fine: 4 su 8 li hanno vinti, compreso l’ultimo, e nei restanti 4 si son piazzate seconde…) da neutralizzare addirittura il fatto che la Danimarca avesse conquistato il giro – e con esso 20 punti – a meno di 10 tornate dal termine. Le danesi (Julie Leth e Trine Schmidt) hanno comunque preso un bell’argento con 28 punti, mentre il bronzo è stato appannaggio del Belgio (Lotte Kopecky-Jolien D’Hoore) che solo all’ultimo sprint ha piegato la coppia russa (Maria Novolodskaya-Gulnaz Badykova), rimasta giù dal podio pur con lo stesso punteggio (14) delle avversarie.

 

L’Omnium di Elia Viviani: in linea con le aspettative
Non ci aspettavamo un Elia Viviani che spaccasse il parquet, dato il momento dell’anno, però il veronese ha ugualmente fatto la sua brava figurina nell’Omnium berlinese. Con una condizione tutta da costruire ha dimostrato di valere comunque una posizione di rilievo nella specialità, andando a chiudere al sesto posto. Vediamo come.

Lo Scratch d’apertura l’ha vinto in maniera imperiosa l’olandese Jan-Willem Van Schip davanti allo spagnolo Albert Torres, al kazako Artyom Zakharov, al danese Julius Johansen e all’australiano Sam Welsford. Elia, non eccezionale nel trovare il varco giusto, si è dovuto accontentare dell’ottavo posto.

Un po’ meglio per l’azzurro la successiva Tempo Race, nella quale nessuno ha preso il giro, e che ha visto premiati comunque i due lunghi tentativi di caccia operati prima da Welsford e poi da Torres: entrambi son rimasti fuori per 8 tornate, per cui 8 punti a testa, con prevalenza dello spagnolo in quanto transitato prima dell’avversario all’arrivo (è passato proprio per primo visto che era ancora all’attacco). Terzo posto per l’irlandese JB Murphy, quarto per il tedesco Moritz Malcharek (4 punti a testa), quinto per il messicano Ignacio Prado (3 punti), e sesto per Elia, che ha vinto due volate (al 25esimo e al 28esimo giro) totalizzando così 2 punticini. Il computo di metà gara vedeva l’italiano quinto con 56 punti (Torres era primo a 78, seguito da Welsford a 70): pienamente in linea con le aspettative Viviani, che aveva posto come obiettivo proprio il quinto posto.

Nel pomeriggio l’Eliminazione ha confermato le ambizioni di Welsford, che ha colto il successo piegando la resistenza di Van Schip in un bel duello finale; terzo posto per lo svizzero Claudio Imhof, quarto per Torres, e quinto per Viviani, che ha pagato una corsa che per lunghi tratti è stata di retroguardia, e che già si era salvato per il rotto della cuffia poco prima, scampando per pochi centimetri l’eliminazione quando sarebbe stato nono. In ogni caso anche qui il quinto posto e una posizione quasi granitica in classifica, con ben 14 punti di vantaggio sul sesto; Torres continuava a guidare ma ora Welsford lo tampinava da vicino (112 contro 110 punti); Van Schip era terzo a 98, Zakharov quarto a 90, Viviani veleggiava tranquillo a 88, e si sarebbe detto che avesse più carte per assaltare il podio che rischi di venire scavalcato.

Ma la Corsa a punti è solita invertire parecchie solide convinzioni, sicché, come già sapete se avete letto più su, Viviani l’ha chiusa da sesto della generale. Sicuramente avrà rosicato di più Torres, il quale è stato scalzato dalla prima posizione da un indemoniato Welsford, che prima ha affiancato lo spagnolo intorno a metà corsa, poi l’ha superato andando a punti all’ottavo dei dieci sprint, e infine gli ha dato il colpo di grazia addirittura vincendo l’ultimo (con punteggi raddoppiati) e volando a 128, mentre Torres non è riuscito ad andar più su di 118 punti. Van Schip, ottima resa e presenza scenica, ha difeso senza patemi il terzo posto (113 alla fine per lui, con tanto di due sprint vinti).

Quell’ultimo sprint vinto da Welsford avrebbe in realtà potuto condurre Viviani fin al quarto posto, se solo Elia (già vincitore del settimo sprint) avesse preceduto Christos Volikakis; invece il greco (che tra l’altro aveva guadagnato un giro, insieme ad altri corridori che in classifica erano abbastanza indietro) ha avuto più gambe, terminando la volata secondo dietro a Welsford e davanti all’azzurro; sicché quarto posto finale per Christos a 99, stesso punteggio di Zakharov quinto, e Viviani sesto a 98, a rimpiangere un po’ quei due punti che avrebbe incamerato superando Volikakis, e che avrebbero significato due posizioni in più. Pazienza e poco male, comunque, resta la brillante impressione di un’attitudine che nel veronese resta inscalfibile, qualunque sia lo stato di forma; e restano i punti conquistati in chiave qualificazione per Tokyo 2020, il vero obiettivo di questa partecipazione in Coppa e di quelle che verranno.

 

Astri nascenti nella Velocità? Il ritorno (con una storia particolare) della Francia
A dir poco scoppiettante il torneo della Velocità maschile, con alcuni risultati a sorpresa, nonché alcuni personaggi interessanti che emergono, anche se poi alla fine a vincere è stato il “solito” Matthew Glaetzer, iridato di specialità. In particolare fa parlare di sé la nuova Francia veloce, la quale fa pensare che ci sarà ancora “lumière” una volta che – un domani – sarà finita l’epoca dei Baugé, Sireau, D’Almeida. Il più giovane di tutti, Rayan Helal, 20 anni li farà a gennaio ma ha già esibito un notevole savoir-faire, e pure un certo qual pelo sullo stomaco, cosa che gli permette di fronteggiare con spavalderia avversari molto più esperti di lui. Per non parlare (Sébastien Vigier, classe ’97, era dirottato sul Keirin), di quel Quentin Caleyron che di anni ne ha quasi 31, eppure… è un novellino!

Storia interessantissima, quella di questo corridore di Saint-Étienne: fino all’altro giorno era uno specialista della BMX, disciplina in cui ha partecipato pure alle Olimpiadi di Londra. Poi nel 2016 un grave infortunio, dovuto a una caduta in corsa, l’ha messo di fronte al fatto di non poter più gareggiare in BMX: troppo rischioso per l’innesto osseo che gli era stato impiantato. Il buon Quentin, lungi dall’abbandonare le competizioni, ha optato per riconvertirsi alla pista, obiettivo Velocità a squadre.

Di fatto oggi ha fatto una spettacolare prova individuale, in particolare in qualifica, segnando addirittura il quarto tempo. Il problema è che per un trentenne non cresciuto nei velodromi, può bastare un onesto pistard per stopparlo quando si tratta di andare al testa a testa: nel caso odierno, è stato il ceco Pavel Kelemen a far fuori Caleyron agli ottavi. Magari il transalpino potrà pensare di puntare piuttosto sul chilometro, perché no?

Agli ottavi si era fermata anche la corsa di Jeffrey Hoogland, secondo in qualifica, e buttato via da un altro ragazzino terribile, stavolta britannico: il non ancora 22enne Joseph Truman; poi costui ha perso ai quarti con Helal, il quale si è così proiettato in zona medaglia. Altro nome giovane e interessante è quello di Nicholas Paul, ventenne di Trinidad e Tobago cresciuto nel centro UCI di Aigle e arrivato fino agli ottavi oggi, dopo aver fatto sesto in qualifica e aver superato il polacco Pawel Sarnecki ai 16esimi. Si dice di lui un gran bene, dovrebbe avere ancora grossi margini.

In semifinale Helal si è dovuto arrendere a Glaetzer (non senza aver portato il Campione del Mondo alla bella!), mentre nell’altra sfida lo scatenato Matthijs Buchli, già oro nel Keirin ieri, ha brutalizzato (2-0 nettissimo) il polacco Maksym Rudyk; le due finali hanno avuto identico andamento, 2-0 in favore di Helal (bronzo) e Glaetzer (oro).

 

Le ultime due gare di giornata e il medagliere finale
Le ultime due gare, entrambe veloci ed entrambe femminili: nei 500 metri l’ucraina Olena Starikova ha messo tutte in fila col tempo di 33″210: battuta soprattutto la favorita Miriam Welte (33″400), che voleva regalare un sorriso al suo pubblico; terza la russa Daria Shmeleva (33″435), e ottava Miriam Vece (34″390), che è approdata in finale (siamo onesti: grazie al fatto che in qualifica si fossero presentate solo in 11 e bastasse l’ottavo tempo per andare avanti). Comunque incoraggiante che l’azzurra abbia migliorato il proprio tempo in finale, dato che in mattinata aveva chiuso in 34″434.

Anche perché nel frattempo Miriam si era sparata anche un paio di turni nel Keirin: eliminata ai ripescaggi, lei come Maila Andreotti, nel torneo che ha visto un altro successo olandese, con Laurine Van Riessen brava a imitare il compagno di squadra Buchli; nella finale per l’oro Laurine ha preceduto la tedesca Emma Hinze e la giapponese Yuka Kobayashi. Ha fatto sensazione in particolare il modo in cui Van Riessen, partita abbastanza lunga, ha stroncato il tentativo di rimonta della favoritissima Stephanie Morton, la quale è letteralmente scoppiata nel suo tentativo di risalire la china segnata dall’avversaria, tanto da chiudere la finale al sesto e ultimo posto. Cose che succedono.

Il medagliere di questa tre giorni berlinese si chiude col successo dell’Australia, 4 ori e 2 argenti, con Gran Bretagna (3 ori e 2 argenti) e Olanda (3-1-2) nei panni delle “ancelle”; l’Italia si riporta a casa l’argento di Letizia nell’Omnium, ma soprattutto si riporta a casa Letizia stessa, il che, permetteteci, è una notizia che vale tutte le medaglie del mondo.

Prossimo appuntamento con la Coppa del Mondo tra due settimane, 14-16 dicembre in quel di Londra.

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