Elia Viviani in maglia azzurra nel corso dell'Omnium di Coppa del Mondo a Londra © UCI
Elia Viviani in maglia azzurra nel corso dell'Omnium di Coppa del Mondo a Londra © UCI

Viviani andante con brio

Elia terzo nell’Omnium di Coppa del Mondo a Londra. Quinte Confalonieri-Guazzini nella Madison, Vece e Andreotti eliminate nel Keirin con qualche rimpianto

Lo aspettavamo e non ha tradito le attese. Elia Viviani non sta partecipando alla Coppa del Mondo su pista 2018-2019 per inseguire chissà quale obiettivo di challenge, ma semplicemente per mettere fieno in cascina – leggasi punti-qualificazione per Tokyo 2020 – nell’Omnium che a Rio lo incoronò re del mondo (o dell’Olimpo, dato che di Giochi si parla), e nel quale tra un anno e mezzo ha voglia di tornare sull’anello olimpico per difendere il titolo conquistato in Brasile.

Poi però, siccome di Elia Viviani si parla, ovvero di uno che gli stessi colleghi, in tempi non sospetti, definivano “un fenomeno”, per la sua capacità di dividersi con successo tra strada e pista, è chiaro che il risultato interessante è sempre dietro l’angolo. Ora, il 16 dicembre non sarebbe propriamente la data del calendario più idonea a una qualsivoglia affermazione del veronese, eppure il ragazzo riesce ugualmente a metterci lo zampino, a vincere due delle quattro prove dell’Omnium nel velodromo di Londra, e a conquistare – con un bellissimo sprint finale – un bronzino alla fine della gara multipla. Dice il saggio: se puoi guadagnare punti per qualificarti per Tokyo, e al contempo metterti al collo una medaglietta di Coppa, chi ti potrà criticare? Nessuno, per l’appunto.

 

Viviani, un bel bronzo e il percorso per Tokyo si fa promettente
La bella domenica di Viviani ha chiuso la trasferta londinese dell’Italia di Villa e Salvoldi impegnata nella quarta tappa di Coppa del Mondo su pista, una manifestazione che – dopo anni di preoccupante regressione – torna a essere particolarmente intrigante. Con le sue sei tappe (quattro – con quest’ultima – già disputate, le altre due previste per gennaio) la challenge UCI ha nuovamente le caratteristiche adeguate per essere minimamente presa sul serio. Anche se poi, in realtà, delle classifiche di specialità interessa nulla a chiunque, e quel che vale son due cose: i punti qualificazione, e quel po’ di confronto diretto internazionale che non fa mai male, tra una sessione di training e l’altra.

A valle di ciò, c’è poi quel consueto indotto di spettacolo che sempre la pista porta con sé, e se solo l’UCI riuscisse a valorizzare – televisivamente parlando – il prodotto, saremmo dalle parti della quadratura del cerchio. “Campa cavallo”, saremmo tentati di dire, ma poi ripensiamo che tre stagioni fa la Coppa del Mondo constò di appena tre tappe (una cosa francamente ridicola), e oggi invece siamo al cospetto di questa piccola rinascita, e allora riprendiamo coraggio e speriamo che un miglioramento possa essere possibile nel futuro prossimo.

Pagato pegno alle nostre solite divagazioni, possiamo tornare alle gare, all’Omnium di Viviani in particolare. Che Elia fosse mentalizzato in maniera eccellente lo abbiamo capito subito, con la sua vittoria nello Scratch d’apertura della prova multipla, davanti al greco Christos Volikakis, al britannico Matthew Walls e allo spagnolo Sebastián Mora.

Nella Tempo Race l’italiano ha tentato un breve allungo (che gli ha fruttato due sprint vinti) ma altri hanno fatto decisamente meglio, sicché Elia si è dovuto accontentare di un anonimo ottavo posto (la prova è stata dominata da Mora, Walls e Volikakis, che hanno conquistato un giro). Nessun patema, un paio d’ore di recupero, e nella sessione pomeridiana Viviani è tornato più pimpante che mai, a mettere il suo cappello sull’Eliminazione, vinta con autorità davanti a Walls, al danese Casper Von Folsach e a Volikakis.

 

Decisivo per Elia lo sprint conclusivo
Alla Corsa a punti decisiva ci si è presentati con questo allineamento: Walls guidava con 112 punti, Volikakis seguiva con 108  e Viviani era giusto dietro con 106; poi ancora avevamo Mora a 100, l’olandese Jan-Willem Van Schip a 90, il messicano Ignacio Prado a 86 e Von Folsach a 80.

Prado ha subito messo in tavola le sue carte migliori, involandosi in avvio di prova e conquistando un giro, fatto che – insieme ai punti racimolati nel corso della caccia, l’ha lanciato per un attimo in testa alla competizione; ma Walls ha reagito sprintando bene (vinta la quarta volata) e riprendendosi la leadership davanti al messicano e a Volikakis. Viviani, negli stessi frangenti, non se la passava benissimo, dato che in avvio aveva messo a referto una caduta: davanti gli era andato giù quel marcantonio di Van Schip, e il veneto non aveva potuto evitarlo, andando giù e picchiando pure la testa (San Casco pensaci tu).

Comunque poi Elia si è riassestato, ha raccolto un paio di punti al quinto sprint e poi è rimasto guardingo a studiare gli sviluppi della contesa: in un certo qual senso, l’azzurro deve aver valutato che Walls e Prado, che si scornavano là davanti (dal settimo dei 10 sprint in avanti la sfida tra i due è tornata vibrante), fossero ormai fuori portata per lui. Tenere però a distanza di sicurezza Volikakis e Mora, e al contempo “curare” Van Schip e Von Folsach che venivano da dietro, avrebbe potuto permettere un rush finale ricco di soddisfazioni.

In effetti Elia si è proprio “tenuto” per lo sprint conclusivo, quello coi punteggi doppi: vi è arrivato con 108 punti, quinta posizione in coabitazione con Van Schip (in gran rimonta), a 4 punti da Mora e 5 da Volikakis (Walls e Prado, come detto, erano irraggiungibili). Ebbene, nonostante un gioco d’anticipo del canadese Aidan Caves (che in effetti è andato a vincere lo sprint), Elia ha piazzato un due-giri da urlo, andando quasi a raggiungere il nordamericano, ma facendosi comunque bastare il secondo posto coi 6 punti che recava in dote: e visto che né Volikakis né Mora, nell’occasione, hanno raccolto alcunché, ecco che con un sol balzo Viviani si è installato al terzo posto, il che vuol dire bronzo e tanta allegria.

131 punti per Matthew Walls alla fine, 123 per Ignacio Prado, e 114 per Elia; Volikakis mastica amaro a 113, Mora idem a 112, Van Schip con 110 raccoglie meno di quanto avrebbe forse meritato, e da Von Folsach in giù (84 punti per il danese) parliamo di tutt’altra tranche di classifica. Per Viviani un risultato che non resterà negli annali, ma che rappresenta intanto un buon passo avanti rispetto a quello di 15 giorni fa a Berlino, e che gli permette di stare in tabella nel suo percorso di avvicinamento a Tokyo: benissimo così.

 

Vece e Andreotti sfiorano il passaggio del turno nel Keirin
Nelle altre gare della giornata l’Italia non aveva grosse carte da giocare. Va detto che nella Madison femminile si è raggiunto uno standard di competitività che tiene le nostre coppie (variano a seconda della manifestazione e del momento stagionale) stabilmente in seconda fascia, dietro alle ingiocabili (si tratti di Gran Bretagna, o Australia, o a tratti Danimarca e Olanda e Belgio…). Anche a Londra non si è derogato, con il ticket Maria Giulia Confalonieri-Vittoria Guazzini.

Le due ragazze hanno messo a referto un quinto posto, sei punti messi insieme con la vittoria di uno sprint e un altro piazzamento; certo, la lotta per la vittoria è su un altro pianeta, con le britanniche padrone di casa che schieravano la coppia top formata da Laura Trott (o Kenny, fate voi) e Katie Archibald, e che infatti hanno vinto, anche se non hanno dominato come sarebbe stato pronosticabile. Anzi le due hanno a tratti patito l’avventurismo delle australiane (Amy Cure e Nettie Edmondson), ma poi alla lunga ha prevalso l’inerzia solita, e con 34 punti Laura&Katie hanno vinto un altro oro; 19 i punti per le aussie, a 17 si è accomodato sul terzo gradino del podio il Belgio di Lotte Kopecky e Jolien D’Hoore, davanti alle olandesi (14 per Kirsten Wild e Amy Pieters) e alle azzurre (6 punti per loro, come detto).

Nessun rammarico per la Madison, qualcuno invece ci rimane dopo aver visto l’esito delle qualifiche del Keirin femminile: in batteria Miriam Vece è andata vicinissima a una clamorosa qualificazione, dando tutto per provare a inserirsi tra Laurine Van Riessen e Simona Krupeckaite: purtroppo per lei son passate le altre due, e lei ha fatto terza, ritrovandosi poi svuotata nella successiva batteria di ripescaggio, dalla quale è stata inesorabilmente eliminata. Percorso inverso invece per Maila Andreotti, impalpabile in qualifica, ma poi molto convinta al ripescaggio, turno in cui è stata battuta dalla sola Tianshi Zhong, che è così approdata alle semifinali. Era molto tempo che le rappresentanti azzurre non sfioravano in questo modo il passaggio del turno in questa disciplina. Per la cronaca, il successo finale è andato all’australiana Stephanie Morton davanti alla russa Daria Shmeleva e alla polacca Urszula Los.

Nella Velocità maschile la tenaglia olandese ha avuto la meglio di Matthew Glaetzer: l’australiano ha superato in semifinale Jeffrey Hoogland (che poi s’è preso il bronzo battendo il britannico Jack Carlin nella finalina), ma per farlo ha dovuto spendere parecchio, e si è ritrovato con le polveri bagnate al cospetto di Harrie Lavreysen nell’atto conclusivo del torneo: 2-0 per l’oranje e superiorità certificata nello sprint, dove tra gli uomini il filotto dei Paesi Bassi è completo, coi successi ottenuti nei giorni scorsi nella Velocità a squadre e nel Keirin. Si può parlare senza tema di smentita di onda olandese, resta da vedere se questa new wave durerà fino a Tokyo, ma di certo i velocisti arancioni oggi come oggi fanno paura.

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile