Un momento del film Rad © TriStar Pictures
Un momento del film Rad © TriStar Pictures

Cicloproiezioni: Rad

Viaggio divertito nel ciclismo secondo il cinema, sedicesima puntata: uno sguardo sul mondo delle bmx in un film amato e odiato dalla critica

Uno degli aggregatori di recensioni più popolari del web è il sito Rotten Tomatoes, e su quelle pagine Rad (in italiano traducibile con “fico”), film del 1986 ormai di culto fra gli amanti della bmx (e negli anni ottanta quale ragazzino non era amante della propria bmx?) detiene un curioso record: a fronte di un apprezzamento dello 0% (sì, zero) fra i critici, vanta un invidiabile 91% fra gli utenti del sito, ottenendo così la forbice più ampia fra le due valutazioni, su oltre diecimila titoli presenti. Chi avrà ragione fra gli intellettuali soloni e gli spettatori disimpegnati?

Diciamo subito che il regista è Hal Needham, ex paracadutista che nel cinema inizia come stuntman e, grazie all’amicizia con Burt Reynolds (di cui è per anni controfigura nelle scene più pericolose), passa alla regia dirigendolo in svariati film, anche di buon successo commerciale come Il bandito e la Madama o La corsa più pazza d’America. Non deve sorprendere dunque che l’inizio sia tutta azione, con cinque minuti di titoli di testa pieni di trick, tailwhip, salti e bunny hop. Certo, si alternano immagini di sole con altre dense di una nebbia che nemmeno in pianura padana, ma mica siamo qui a guardare i dettagli.

Il protagonista del film è Cru (Bill Allen), un liceale ovviamente appassionato di bmx, che vive con la madre e la sorellina in una piccola città canadese, Cochrane. Per guadagnare qualche dollaro consegna i giornali la mattina presto, certo un mestiere che risulta un po’ più sfigato rispetto ai bike messenger che lavorano a Manhattan (grande classico dei film con biciclette protagoniste). In realtà la consegna dei giornali è solo un trucco degli sceneggiatori per mostrare altri cinque minuti di stunt improbabili senza alcuna giustificazione narrativa.

Le riprese delle acrobazie sono in effetti spettacolari, e dopo i primi dieci minuti in cui non accade nulla che faccia pensare a una trama, viene il sospetto che per il regista il film non sia che una scusa per mettere in mostra le sue abilità tecniche. Ma non si può vivere di soli trick e stunt, e purtroppo tocca inserire un minimo di informazioni indispensabili alla storia, ad esempio che in città si svolgerà una gara importante, la Helltrack. Gli sceneggiatori a questo punto si saranno chiesti: come facciamo a comunicarlo, scriviamo un dialogo? Inseriamo un altro personaggio? Rispondendosi probabilmente che chi glielo faceva fare a sviluppare uno step narrativo quando basta un semplice annuncio pubblicitario. Peraltro dipinto su una staccionata, come fossimo ai tempi di Tom Sawyer.

Naturalmente una trama così complessa e sfaccettata ha bisogno di un villain talmente monodimensionale che sia evidente sin dalla sua faccia e dalle sue espressioni che si tratta di un cattivo. Nel duplice ruolo, per niente in conflitto d’interessi, di presidente della federazione americana di bmx e proprietario di un marchio di bici, l’uomo che vedete farà infatti di tutto per far vincere la gara al capitano del team da lui sponsorizzato, dimostrando come quattro secoli da Amleto (considerato il primo personaggio letterario moderno) in poi siano passati invano.

Disgraziatamente per Cru la Helltrack è prevista lo stesso giorno del test propedeutico per l’ammissione all’università. Se chiedete a qualsiasi adolescente se preferisca andare in bici o proseguire gli studi, non è difficile immaginare la risposta. E non è difficile immagine nemmeno come la madre del protagonista non sia affatto d’accordo con questa ipotesi. La cosa da notare però è che la mamma di Cru è interpretata da Talia Shire, ovvero Adriana Balboa, ovvero Adrianaaaaaa!!!

Come in qualsiasi film o serie televisiva americana che si rispetti, per interpretare degli studenti di high school vengono scelti giovani uomini adulti, in questo caso il ventiquattrenne liceale in questione ci riporta ai fasti di Beverly Hills 90210, coi personaggi adolescenti che nella vita reale erano già padri e madri di famiglia. Per fortuna l’attore compensa questa discrepanza anagrafica grazie allo sguardo intelligente, che fa passare un po’ in secondo piano l’ombra che gli copre parte del viso. La professionalità delle maestranze prima di tutto, mi raccomando.

Cru naturalmente non ci pensa proprio a dare retta a sua madre, una corsa di bmx è sicuramente più importante dell’ammissione all’università! Va in effetti detto che il premio per il successo nella Helltrack offre centomila dollari e una Corvette nuova fiammante, una roba talmente fuori dalla realtà per una corsa in bicicletta che tocca vincere il Giro o il Tour per raggiungere certe cifre. Ma non si vive di sole scelte esistenziali e conflitti generazionali, così arriva il momento per un’altra immancabile minaccia per i biker spericolati di ogni film, ovvero il poliziotto ottuso ligio alle regole e al codice della strada. Comunque l’addetto al casting di Rad è probabilmente il dottor Lombroso.

In realtà la questione fra Cru e il poliziotto sembra una sfida codificata, il ragazzo quando lo vede nelle vicinanze non si nasconde ma anzi fischia per attirare l’attenzione dell’uomo, e così inizia l’inseguimento. Poi è chiaro che il tutore dell’ordine nulla può contro il giovane sospinto dal sacro fuoco della bmx. Come che sia appare però probabile che questo intermezzo sia solo una scusa per riempire qualche altro minuto di pellicola con stunt e trick, non sia mai dovessimo sviluppare una vera trama.

Intanto cominciano ad arrivare in città i partecipanti alla gara, fra i quali spicca il vezzoso favorito, che si chiama Bart in tempi in cui questo non era ancora un nome famosissimo nel mondo dello spettacolo. Con l’aria schifata per essere approdato in un posto piuttosto scalcagnato e di provincia, accompagnato da ragazze cotonate che sembrano essere state rapite direttamente dalla line up di una qualsiasi band femminile new wave degli anni ottanta, Bart ha tutte le carte in regola per essere un classico villain, ma in Rad alla fine non lo sarà mai, perché dai, ci sarebbe troppo da lavorare sul personaggio quando possiamo limitarci a mostrare delle acrobazie in bicicletta.

Cru nel frattempo è stato mollato dalla sua ragazza perché troppo immaturo, e dunque non ha nessuna accompagnatrice per il ballo della scuola. Per sua fortuna con la carovana della Helltrack arriva in città pure la bella Lori Loughlin (star dei teen movie anni ottanta), che fa i trick con la bmx, ha un numero di gara, una sua ammiraglia, eppure non la vediamo mai partecipare ad alcuna competizione. Ma anche in questa occasione, perché dovremmo focalizzarci su questi dettagli?

Non possiamo nemmeno dire che Cru provi a conquistarla con acrobazie spericolate, come di solito fanno i giovani maschi in calore nei film di biciclette, perché in Rad tutti i personaggi non fanno altro che trick dall’inizio alla fine della pellicola. Comunque, mentre fuori Cru e Lori si corteggiano mostrandosi le rispettive skill circensi, all’interno della sala da ballo ci danno dentro al ritmo del synth-pop elettronico che andava per la maggiore all’epoca. Ecco allora altri cinque bei minuti senza alcuna finalità se non estetica, non sia mai che qualcuno dica che in questo film si tergiversa solo con gli stunt in bmx.

Naturalmente i due ragazzi in bmx finiscono la serata a ballare in bici, occupando la pista, fra la gelosia e l’ammirazione dei presenti. E in fondo siamo in un film incentrato sulle due ruote, e se abbiamo dedicato cinque minuti a quelli che, banali, ballano sulle loro gambe, che possiamo far durare meno la danza dei ballerini ciclisti? Certo che no, col risultato che così svoltiamo pure altri cinque minuti di film senza che la storia faccia un passo in avanti.

Per fortuna arriva finalmente il giorno della gara, che forse riusciamo a liberarci di tutti questi trucchi puerili di regista e sceneggiatori per riempire pellicola senza far accadere praticamente nulla. In realtà questa non è la gara vera e propria, ma una eliminatoria. Gli abitanti del paese hanno chiesto a gran voce agli organizzatori un modo per far partecipare i ragazzi locali alla competizione e quelli, pur se storcendo un po’ la bocca, hanno concesso una gara di qualificazione: i migliori accederanno alla finale sulla Helltrack.

Per quanto negli Stati Uniti in quegli anni vivesse il suo apice di popolarità, la bmx intesa come sport competitivo doveva essere comunque ancora un territorio inesplorato, o almeno così si evince da Rad, dove la presenza di sterrati, alberi, rocce, fa apparire il percorso dell’eliminatoria più adatto a una prova di mountain bike (che in poche stagioni si sarebbe presa la scena) o di ciclocross (rimasto invece sempre un fenomeno di nicchia oltreoceano). In ogni caso la regia non si lascia sfuggire la nuova location per piazzare qualche altro minuto di immagini adrenaliniche, sprint, salti, e cadute tanto spettacolari quanto evidentemente coreografate.

Tutti i nostri protagonisti superano il cut e accedono alla Helltrack vera e propria, e fra questi non può ovviamente mancare Cru. Disgraziatamente sua madre si accorge che ha saltato il test propedeutico per l’università trovandolo in diretta televisiva sul canale locale, così che la donna fa in tempo ad arrivare sul luogo della corsa, parecchio arrabbiata come prevedibile. Affronta il figlio chiedendogli se vuole davvero sacrificare il suo futuro per una gara in bicicletta. Sì, è più o meno lo stesso scambio di vedute generazionale di un quarto di film fa, ma che vogliamo essere così pedanti da stare a soppesare ogni parola?

Se vincere la Helltrack porta un ricco contratto di sponsorizzazione, una Corvette e la fama imperitura, anche solo qualificarsi non deve essere male, almeno dal punto di vista di Cru che viene subito approcciato dalle strappone new wave, per quanto lui ne rimanga evidentemente sconvolto.

Intanto il cattivo si riprende la scena. Preoccupato che uno sconosciuto ragazzo locale, dall’alto della sua qualificazione grazie all’ultimo posto utile nelle eliminatorie, possa battere il suo campione e mandare in crisi la produzione del marchio di bmx di cui è proprietario, inizia a brigare su come cambiare le regole in modo che Cru non riesca a partecipare alla gara. Spiega la situazione a Bart, il leader del team da lui sponsorizzato, ma il ragazzo non approva questi metodi e i due finiscono per litigare.

La trovata dell’uomo è che possano gareggiare nella Helltrack solo ciclisti con una sponsorizzazione regolare, e a questo punto il nostro Cru sembra arrivato al capolinea. Ma è la sorellina a dargli l’idea decisiva e sollevarlo dalla depressione: investire i diecimila dollari vinti grazie alla prova di qualificazione (da sottolineare ancora una volta l’entità assurda dei premi) per iniziare una piccola attività di produzione di t-shirt, e con questa sponsorizzare un nuovo team con lui come unico atleta, il Rad Racing.

Risolto il problema per la gara, Cru può così dedicarsi agli incontri con la bella Lori, rigorosamente in bici a fare acrobazie in giro per la campagna, il fiume, le staccionate, quasi sempre dando le spalle alla macchina da presa, in modo da nascondere che sulla bmx ci stanno le controfigure.

Purtroppo per Cru, non ci si può rilassare un attimo. Vai a infrascarti con la tipa e nel frattempo il cattivo, dall’alto del suo ruolo di presidente della federazione americana, cambia ancora le regole di partecipazione, integrando l’innovazione precedente con la specifica che le sponsorizzazioni degli atleti debbano avere un valore minimo di cinquantamila dollari. Ma questa volta sono gli abitanti di Cochrane a venire in aiuto del ragazzo, con una generosa colletta che gli permette di raggiungere la cifra richiesta. (sì, succede una cosa del genere anche in un film con Adriano Celentano)

Inizia allora questa famosa Helltrack, e dunque siamo in un modo o nell’altro giunti all’atteso finale, finalmente ci siamo tolti dalle palle tutte le sciatte parti narrative e adesso, senza più bisogno di trovare scuse, ci possiamo dedicare a quello che davvero c’interessa, ovvero un dieci minuti buoni di stunt e salti e cadute spettacolari. Anche la Helltrack in realtà lascia dei dubbi sul concetto di corsa competitiva come la intendiamo oggi, vi troviamo infatti trampolini, rampe gonfiabili, piscinette, e pare di stare più a Giochi senza Frontiere che non a una gara di bmx.

Per Cru nel corso dei giri si susseguono varie vicissitudini, comunque tutte prevedibili come il sorgere del sole all’alba, ma quando all’ultima tornata pare ormai troppo lontano dal primo posto, Bart, avviato a una facile vittoria ma consapevole di essere stato avvantaggiato da una fraudolenta manovra di un suo compagno di squadra per tagliare fuori Cru, aspetta il rivale sul rettilineo finale. I due si giocano così il successo all’ultimo metro, e sappiamo già chi dei due trionferà, ma Cru vuole proprio fare lo sborone, così non si accontenta di tagliare per primo il traguardo, ma lo fa eseguendo un 360.

Dopo la corsa Bart viene licenziato dal suo team, e Cru gli offre un posto nel neonato Rad Racing. Un’ultima incombenza narrativa da sbrigare in fretta così si può passare direttamente ai titoli di coda, l’ennesima occasione da non lasciarsi scappare per mostrare ancora qualche minuto di bunny hop e tailwhip con il solito sottofondo di synth-pop. Da segnalare come gli stuntman che hanno lavorato in Rad sono così numerosi che non basta una schermata per contenerli tutti, e fra loro troviamo alcuni nomi leggendari di pionieri della disciplina come Eddie Fiola o José Yanez (il primo a compiere un backflip con una bici, con una moto, e in seguito persino con una motoslitta), nonché ben due Moser.

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