Maria Giulia Confalonieri ed Elisa Balsamo festeggiano il bronzo ottenuto ad Hong Kong © FCI
Maria Giulia Confalonieri ed Elisa Balsamo festeggiano il bronzo ottenuto ad Hong Kong © FCI

Una specialità che si Confa alle azzurre

Il terzo posto nella Madison (con Coppa di specialità sfiorata) miglior risultato azzurro nella 2a giornata della CDM a Hong Kong

In una disciplina giovane e in fermento nell’ambito femminile, l’Italia trova grazie ad una serie di atlete predisposte per la disciplina, una possibile fonte futura di medaglie anche a livello mondiale. Questo è ciò che ha dimostrato l’edizione 2018-2019 della Coppa del Mondo, dove nella Madison si sono ruotate con successo 4 atlete su un totale di 6 prove: Letizia Paternoster, Elisa Balsamo, Rachele Barbieri e Maria Giulia Confalonieri, con la convincente partecipazione della 2000 Vittoria Guazzini ad Aguascalientes. Un percorso fatto di gioie e dolori, con i secondi che hanno preceduto i primi (la brutta caduta di Letizia Paternoster a Berlino, per poi terminare in crescendo con i due podi conseguiti: all’argento ottenuto la settimana scorsa a Cambridge dalla coppia Paternoster-Confalonieri è seguito il bronzo odierno della coppia azzurra, con la Balsamo in formazione ad Hong Kong al posto di Letizia.

Wild-Pieters inavvicinabili, la coppa non arriva per 30 punti
Nella prova cinese alle belghe Kopecky-D’Hoore si sono aggiunte nella lotta anche le atlete olandesi, e che atleti: Kirsten Wild e Amy Pieters hanno lottato e vinto le belghe, duellando su praticamente tutti gli sprint. Alle rivali, data la manifesta superiorità, sono rimaste le briciole: brave le azzurre a dosare lo sforzo sugli sprint necessari per prendere il terzo posto, con 12 punti, appena davanti la coppia russa Badykova-Novolodoskaya vincitrice dell’ultimo sprint. Inarrivabili invece le olandesi, che chiudevano la lotta con 29 punti contro i 24 delle belghe (ma avvicinatesi solo nel finale). Il terzo posto per le nostre vale il secondo posto finale della Coppa del Mondo, a soli 30 punti dalla Gran Bretagna assente nelle ultime due prove: senza la caduta della Paternoster sarebbe stato successo finale, ma poco importa per delle classifiche che non vanno molto oltre il fine statistico.

Cameron Meyer studia Omnium per Tokyo
Sull’endurance, l’altra prova attesa di giornata era l’Omnium Maschile, con impegnato uno degli atleti più titolati e fedeli alla pista degli ultimi anni, l’australiano Cameron Meyer. Dopo aver dominato in lungo e in largo negli ultimi anni con ori mondiali tra corsa a punti, madison e inseguimento a squadre, l’ormai non più verde australiano da quest’anno si cimenta sull’ultima frontiera, l’Omnium. E i risultati sono incoraggianti: aveva già battuto Viviani alla Tre Sere di Pordenone quest’anno, e all’esordio in Coppa del Mondo si è confermato all’altezza dei migliori al mondo vincendo a mani basse. Un Meyer che si ritrova bene nella enigmatica Tempo Race (vinta) e ovviamente dà il meglio di sé nella finale corsa a punti, dove risulterebbe un cliente difficile per chiunque, guadagna il giro e chiude a 134 punti, contro i 120 del francese Benjamin Thomas ed i 116 del neozelandese Campbell Stewart. Gara senza infamia e senza lode per Francesco Lamon: regolare in tutte le prove, massimo risultato un sesto nello Scratch, si ritrova a concludere nono. La Coppa di specialità è del greco Kristos Volikakis, unico a partecipare con regolarità a quasi tutte le prove, sempre tra i primi pur senza mai giungere sul podio.

Intramontabile Theo Bos, Scartezzini 5° nello Scratch
Nella Scratch Maschile odierna ha prevalso la sortita, con 4 atleti che riuscivano a prendere il giro: Clément Davy (Francia), l’ex-professionista navigato Adrian Hegyvary (Stati Uniti), Yauheni Karaliok (Bielorussia) ed il cinese Liang Guo. Ed è proprio il ventenne Guo a prevalere nel finale, con Hegyvary e Davy sul podio; recrimina un po’ il nostro Michele Scartezzini, quinto e migliore dei “doppiati”. La Coppa va all’ucraino Vitaly Hrniv, vincitore della prova di Milton.

È a trazione asiatica anche la Keirin Maschile, con 4 su 6 finalisti orientali, ma a prevalere è l’olandesissimo Theo Bos, che a livelli mondiali nella Kierin non vinceva da più di 10 anni: il 35enne olandese doma il giapponese Tomoyuki Kawabata ed il canadese Hugo Barrette, il quale poi viene relegato all’ultimo posto e perde così la Coppa di Specialità a favore dell’assente Mathijs Buchli. Francesco Ceci eliminato nei ripescaggi.

Anche la velocità femminile viene dominata da una campionessa indiscussa, la casalinga Wai Sze Lee, vincitrice di 4 delle 6 prove della Coppa (ma non della coppa stessa, grazie alla regolarità dell’ucraina Olena Starikova, oggi quarta battuta dalla Krupeckaite nella finalina); la finale è stata una sorta di Lee contro Lee, con la coreana Hyejin Lee nella parte della battuta: più che un ruolo una condanna a essere una comprimaria, dato che la Lee più forte la condanna al secondo posto spesso e volentieri anche nei giochi asiatici. Miriam Vece ben si avvia con un ventesimo posto in qualificazione, segno che i tempi degli ultimi posti si stanno gradualmente allontanando, ma viene battuta ai sedicesimi dall’indonesiana Crismonita Dwi Putri.

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