Nairo Quintana festeggia: l'ultima tappa del Colombia 2.1 è sua © Bettiniphoto - Dario Belingheri
Nairo Quintana festeggia: l'ultima tappa del Colombia 2.1 è sua © Bettiniphoto - Dario Belingheri

Un Eldorado chiamato Colombia

Gran finale del Tour Colombia 2.1: tappa a Quintana, generale a López, tripudio di popolo, gioia per lo spettacolo del ciclismo. Nonostante il tifoso scemo che anche qui non mancò

La vera domanda è: che abbiamo fatto in tutti questi anni? Com’è possibile che questa corsa abbia dovuto attendere il 2018 per vedere la luce, e il 2019 per vedere la consacrazione? Una gara di categoria in Colombia era l’uovo di… Colombia. Con un movimento come quello del paese latinoamericano, che sforna talenti con spaventosa sistematicità, coi vecchi che sono appena trentenni (Rigo 32, Henao 31, Nairo 29), e i giovani che ancora non li conosciamo perché si stanno affacciando appena ora sui palcoscenici… vale a dire Alejandro Osorio (questo corre da noi alla Nippo, ora), Jhojan García, Juan Diego Alba, Harold Tejada, chi sono questi 20-21enni, e soprattutto, quanti sono??? E poi ancora altri giovani, che già militano nella squadra number one, Egan Bernal che pare già un veterano coi suoi 22 appena compiuti, e Iván Ramiro Sosa che – pochi mesi in meno del compagno – sta dimostrando di valere i gradi di capitano, qua e là, prima o poi.

Insomma, questo è lo stato dell’arte del ciclismo colombiano: una fucina mai finita di campioncini, alcuni dei quali poi transiteranno da Savio verso più nuove e più grandi postazioni, altri finiranno quanto prima nel dimenticatoio, altri ancora andranno a comporre quella sorta di “ceto medio” che per la Colombia ancora manca, nel ciclismo di vertice, ma che quando si sarà composto (un lustro? A dir tanto) farà di quel paese il faro dell’intero ciclismo mondiale. Questo è.

In questo contesto, il Tour Colombia 2.1, già Colombia Oro y Paz nel 2018, rappresenta una genesi destinata al mito: tra qualche anno, quando ripenseranno a questa corsa, a queste edizioni, gli escarabajos e i loro aficionados si vedranno il volto rigarsi di lacrime di nostalgia. Troppo bello, era quel tiempo felix!

Troppo bello lo spettacolo di pubblico in questa corsa, e il “troppo” non è di troppo, perché oggi ha pure un po’ stroppiato, con il cretinetti di turno che è finito addosso a Quintana e Sosa, a 4 km dal traguardo, per scimmiottare (con surplus di entusiasmo) le stupidate che fanno i buffoncelli come lui sulle salite di questa parte di mondo. Malcostume – il correre accanto ai ciclisti, il selfare selvaggio, il cosplay forzato e vano – che andrà estirpato (vedremo come: in Francia con promesse di galera, altrove boh) a tutte le latitudini.

 

La corsa, un tripudio tutto colombiano con qualche invitato di lusso
Tra tanto cianciare non abbiamo ancora scritto che la corsa se l’è conquistata il supereroe di casa, Miguel Ángel López, il più continuo ed efficace in queste ultime due tappe decisive; che il podio è, come 12 mesi fa, tutto colombiano, ma composto da tre colombiani diversi rispetto a quello del 2018, e tutti e 6, quelli e questi, corridori fortissimi (o sperabilmente fortissimi). Non abbiamo scritto che il campione uscente, Egan Bernal, quasi esce ingigantito pur avendolo mancato, il podio, stavolta. Non abbiamo scritto che chi c’è salito con MAL, ovvero Iván Ramiro e un altro che non avevamo ancora citato, Daniel Martínez, rappresenta un’altra bella fetta di futuro prossimo per le gare a tappe di tutto il globo.

E non abbiamo ancora scritto che la tappa finale l’ha vinta Nairo Quintana, per la serie “chi si rivede su questi schermi”, un Nairo che ha fretta di lasciarsi alle spalle un 2018 praticamente horribilis, ma che nonostante l’affermazione non è parso avere quel di più che i suoi tifosi vorrebbero avesse. Ma tanto Nairo è ormai condannato a essere quel corridore che “non diventò mai quel che avrebbe potuto essere”. Il marchio di incompiutezza se lo porterà stampato addosso fino a fine carriera. Il che non vuol dire, comunque, non poter vincere altre belle corse, da qui a lì.

Oggi ha vinto, all’Alto de las Palmas, grazie al pernicioso tatticismo – con tanto di surplace all’ultimo chilometro! – tra López e Sosa, che si giocavano tappa e corsa al contempo, e che almeno la prima l’hanno lasciata al terzo incomodo. Un finale scoppiettante, esattamente all’altezza delle attese e delle premesse, nel quale il ruolo di vittima predestinata toccava allo straniero della situazione, Julian Alaphilippe, incidentalmente primo della generale dopo la frazione di ieri, ma destinato – stando a tutti i copioni scritti e non scritti – a saltare oggi, sul difficile e lungo arrivo in quota che chiudeva il Tour Colombia 2.1 2019. Gli altri spauracchi extranjeros si erano accontentati uno di un successo di tappa (Bob Jungels, l’altro giorno), l’altro di fare da gregario ai cavallini di casa (Chris Froome, oggi). Festa grande in cui gli invitati fanno la loro parte e poi si fanno da parte, lasciando il proscenio agli idoli di casa: cosa chiedere di più alla vita, hermanos?

 

La Sky lavora per chiudere in bellezza la settimana
Una cronachetta rapida rapida, in chiusura. Partenza da El Retiro con Julian Alaphilippe in maglia arancione di leader, 8″ su Dani Martínez, 23″ su Miguel Ángel López, 29″ su Iván Sosa; a seguire, una decina di contendenti tra il minuto scarso e i due minuti di ritardo, tutti teoricamente in corsa, data la durezza del finale odierno, con l’Alto de las Palmas, 16 km di scalata, a chiudere tappa e gara.

La fuga è partita tardi, dopo oltre 40 km (dei 173.8 totali), con Edwin Ávila (Israel Cycling Academy), Diego Ochoa e Wilmar Paredes (entrambi Manzana Postobón) e Alex Cano (Coldeportes Zenu). Vantaggio massimo di 3’30” per il quartetto, poi ai -50 dal gruppo è uscito un drappello di contrattaccanti guidato dal vecchio Leone di Bucaramanga (al secolo José Serpa, in maglia GW-Shimano), quindi le cose si sono un minimo rimescolate, dato che Paredes si è staccato dalla fuga ai -25, e poi Serpa, partito dal gruppetto 2, si è riportato sul gruppetto 1 all’inizio dell’ascesa finale; ma poi prima Cano, poi Ávila, poi Ochoa e lo stesso Serpa, sono stati raggiunti dal gruppo, tirato come in tutte le tappe di montagna di cui il nostro attuale immaginario si nutre… dalla Sky.

Esatto, proprio la Sky col suo fastidioso trenino, il quale però – diciamolo – quando agisce non per difendere un liderato ma per preparare il terreno ad attacchi (do you remember Finestre?), assume tutt’altro appeal ai nostri occhi. Addirittura Jonathan Castroviejo, destinatario all’ultimo Tour delle peggiori invettive da parte dei tifosi di mezzo mondo, oggi pareva un adone di inusitata bellezza.

Obiettivo degli Sky, fiaccare le resistenze degli EF Education First e del loro capitano Martínez, e lanciare uno tra Sosa (l’indiziato numero uno in quanto più vicino in classifica) o Bernal. Ai -14, ripresi Ochoa e Serpa, tirava per l’appunto Castroviejo. Ma è partito lo stagionato Norberto Wilches (BetPlay); allora è passato a trenare Chris Froome, ai -13: ripreso Wilches, è però andato in contropiede Kevin Rivera (ovvero l’ultimo toyboy di Gianni Savio, che dopo Bernal e Sosa spera di ripetere con il 20enne costaricano il colpaccio milionario: glielo auguriamo, ovviamente).

Ai -10 ecco muoversi Winner Anacona (Movistar), Miguel Flórez (altro Androni-Sidermec), per un attimo anche Davide Villella (Astana); Froome si è fatto da parte, ha lasciato a tirare Seb Henao, ma si è mosso Harold Tejada (Medellin), evidentemente questo famoso ritmo Sky non era poi così stroncante. Intanto Anacona, da solo, raggiungeva e staccava Rivera; il plotone, sempre più ridotto, passava dalla ruota di Henao jr a quella di Jhonatan Narváez, ma ancora i capitani Sky non si muovevano, e i loro avversari invece sì: l’uomo scattato in quest’occasione era però un chiaro segnale di spartiacque: Miguel Ángel López.

 

Finale pirotecnico con tanto di tifoso idiota
Mancavano circa 8 km alla vetta, e Superman si portava alla ruota tutti i big: Dani Martínez con Rigoberto Urán a scortarlo, Nairo Quintana, il duo Sky Bernal-Sosa, Sergio Henao; il leader della classifica Julian Alaphilippe segnava il primo passaggio a vuoto, per poi riprendersi per un attimo. Ai -7 dal drappello s’è mosso Quintana, un bel contropiede secco che ha permesso al capitano Movistar di raggiungere Anacona (a proposito: saltato in quei frangenti Richard Carapaz, che della squadra spagnola era quello più su in classifica alla partenza, sesto a 55″). Il fatto che però si sia accodato pure Bernal ha bagnato le polveri dei due BigM, per cui ci si è rialzati, e i migliori si son ricompattati. I migliori meno Alaphilippe, che qui ha definitivamente salutato la compagnia, e con essa la speranza (realisticamente vacua) di vincere il Tour Colombia 2.1 2019.

Ai -6 è ripartito Quintana, stavolta anche più forte di prima, ma di nuovo Bernal l’ha marcato ottimamente, e allora l’uomo di Cómbita si è rialzato, e ancora Urán, in servizio permanente attivo per Martínez, ha riportato tutti sotto. Solo Colombia a lottare, in definitiva.

Ai -5 è stata nuovamente la volta di López, e la mazzata stavolta l’hanno sentita forte sia Henao che la coppia EF, mai più rientrati. Bernal e Quintana invece sì, si son portati a ruota dell’uomo Astana. Poi Egan si è voltato, ha visto che Sosa era lì, non distante, e gli ha fatto un ampio cenno con la mano (tipo Froome a Wiggins a Peyragudes 2012), “rientri? Ce la fai? Ti aspetto?”, e sì, si è fermato per aspettare il compagno. Preziosissimo, Bernal ha riportato dentro Sosa (anche qui ci è tornato in mente un precedente con Froome, stavolta con lo stesso Egan all’ultimo Tour de France).

A questo punto il fattaccio del giorno: un tifoso extrababbeo poco extra e molto babbeo, correndo al fianco del quartetto, è incocciato in un altro fan (a sua volta intento a scattare una foto), e di rimbalzo su Quintana e Sosa, ottimo strike coi due costretti a mettere piede a terra (Nairo pure il ginocchio). MAL era in testa al corteo e ha continuato con la sua andatura, Bernal, per l’ennesima volta, si è rialzato per aspettare Iván. La prossima volta, ad ogni buon conto, vogliamo rivedergli fare il capitano.

 

López punta la generale, Quintana batte il tatticismo altrui
Lo sforzo di Egan è durato un chilometro a tutta, poi ai -3 si è spostato esausto e Sosa è partito in faccia a Quintana, mollando lì il blasonato compatriota. Talmente ne aveva, il bimbo della Sky, che non ci ha messo tanto a mettere nel mirino López. Solo che quando i due si son ricongiunti, ai -2, hanno cominciato un balletto di sublime autolesionismo, fermandosi a guardarsi, addirittura in surplace, e permettendo allo sbuffante Nairo di riavvicinarsi.

Sosa aveva l’obbligo di calibrare alla perfezione il proprio attacco, dato che gli servivano appena 3″ di margine su Superman per soffiargli la generale da sotto al naso (contiamo anche il differenziale di 4″ in abbuoni che ci sarebbe stato se avessero fatto Iván primo e Miguel Ángel secondo). Dal canto suo, a MAL magari non sarebbe dispiaciuto lasciare la tappa a Quintana, proprio per ridurre a 2″ il citato differenziale in abbuoni (se lui avesse chiuso al terzo posto e Sosa al secondo): in quel modo avrebbe limitato al massimo i rischi.

In effetti, Nairo è rientrato, quando la flamme rouge dell’ultimo chilometro era alle viste. López ha tentato allora una nuova sortita, ma di nuovo Sosa (non Quintana) è riuscito a prendergli la ruota; e di nuovo è andato in scena l’immobilismo tattico, coi due a guardarsi in volto anziché pedalare. Nairo stavolta ha indossato la faccia di quello che non si fa più fregare, è rientrato e senza perdere un istante è partito al contrattacco, per linee interne, e stavolta ha preso margine (o gli altri due gliene hanno lasciato).

La vittoria era praticamente cosa fatta, e per la gioia del foltissimo pubblico di casa l’osannato Nairoman è arrivato a braccia larghe da messia, sorriso di liberazione e primo successo 2019 in saccoccia. 8″ più tardi, ecco Sosa provare a staccare López ma non riuscirci, per cui secondo l’uomo Sky, terzo quello Astana, e 2″ di abbuono in favore del più giovane, non sufficienti a configurare ribaltone in classifica.

Bernal è arrivato quarto a 16″, quindi troviamo Rigoberto Urán e Daniel Martínez a 1’01”, quinto e sesto; settimo a 1’27” Jhojan García (Manzana), ottavo a 1’32” Didier Chaparro (Orgullo Paisá), nono a 1’36” Sergio Henao (UAE Emirates), decimo a 1’40” Narváez con Anacona a ruota. In classifica López sopravanza di appena 4″ Sosa, Martínez festeggia comunque il podio, terzo a 42″, quindi abbiamo Bernal a 54″, Quintana a 1’04”, Urán a 1’31”, Alaphilippe a 1’33”, Henao a 2’41”, Carapaz a 2’46” e Rodrigo Contreras (Astana) a chiudere la top ten a 2’47”.

E fine della storia, per quest’anno. Di una gran bella storia: a questo punto non vediamo l’ora di riviverla, tra 12 mesi ancora.

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