Matteo Trentin veramente facile in quel di Alhaurín © David Ramos/Getty Images
Matteo Trentin veramente facile in quel di Alhaurín © David Ramos/Getty Images

Quanto ci è piaciuto Matteo l’Ispanico

Ancora una vittoria, e che vittoria, per Trentin in chiusura alla Vuelta a Andalucía. Classifica generale a Fuglsang, 6 corse a tappe su 6 per l’Astana in febbraio

Che dobbiamo dire di questo Matteo Trentin formato 2019? Che senza dubbio, ci piace un sacco e sembra prontissimo a una stagione memorabile. Nel mese di febbraio il campione europeo ha disputato 3 corse a tappe ed una corsa in linea in terra spagnola, per un totale di 13 giorni di gara, conclusi con un totale di 3 vittorie, un secondo e 2 terzi posti. Pimpante, pimpatissimo, anche se non soprattutto quando non ha vinto: nella Vuelta Murcia l’atleta veneto ha battagliato tenendo testa anche in salita. È quello che succede quando hai una gran gamba, si direbbe, ed oggi l’ha confermato vincendo l’atipica volata di Alhaurín De La Torre nell’ultima frazione della Vuelta a Andalucía: un arrivo che nell’ultimo chilometro tirava in salita, seppur con pendenze moderate. Ed i rivali, seppur non di primissimo piano, sono stati surclassati al momento dello scatto decisivo, con Trentin che ha avuto tutto il tempo di rallentare ed esultare come il Bolt dei bei tempi.

Che dobbiamo pensare di questo Matteo Trentin? Quel che è lecito per ciò che avverrà tra una settimana, quando con la Omloop Het Nieuwsblad debutterà con tanti altri nella campagna del Nord. Matteo dà l’impressione di essere salito di livello, di aver trovato l’equilibrio tra punte di velocità e scatto, di poter dunque competere ai traguardi più importanti senza doversi inventare per forza qualcosa di estemporaneo. Sanremo, Gent Wevelgem, e -perché no- Fiandre e Roubaix, sono lì che aspettano un passista italiano che torni ad essere vincente.

La tappa: Simon Yates e Tolhoek in fuga da lontano
Tornando alla corsa in oggetto, alla Vuelta a Andalucía, la tappa odierna si presentava come neutra ai fini della classifica, pur risultando abbastanza indigesta come passerella, specie dopo le fatiche della spumeggiante Armilla – Granada. La tappa di ieri aveva tra l’altro visto il recente vincitore della Vuelta a España, Simon Yates, divertirsi come suo solito approfittando del fatto di esser fuori classifica, andando a vincere la tappa più dura. Oggi ha pensato bene di farsi un’altra passeggiata in avanscoperta, andando via sulla seconda salita di giornata, l’Alto de Alhama, in compagnia del ben messo in classifica Atwan Tolhoek (Team Jumbo-Visma), di un professionista delle fughe come Tomasz Marczynski (Lotto Soudal) e dell’olandese Oscar Riesebeek (Rompoot – Charles). La presenza di Tolhoek ha un po’ tarpato le ali al tentativo, che ha permesso comunque a Yates di consolidare la leadership nella classifica scalatori, un traguardo quasi ridicolo per la caratura dell’atleta, ma pur sempre un traguardo per un atleta che ha sempre fame. I 3’45” di vantaggio massimo del tentativo, cumulati nel tratto centrale della tappa attraverso l’interno montuoso, vengono lentamente recuperati dal gruppo nella discesa verso Malaga, ed il tentativo è pressoché esaurito sull’ultimo GPM, il tosto strappo di Alto Del Valle de La Vida a più di 30 km dall’arrivo.

Masnada e Rikunov si mettono in evidenza
Mentre la fuga veniva ripresa comunque ribolliva qualcosa nel gruppo: troppo presto per mettersi ad aspettare la volata, pur con un finale veloce e ventoso. Con piacere rivediamo Fausto Masnada armarsi di coraggio, allungare in salita per poi buttarsi all’attacco in discesa, purtroppo senza un seguito da parte dei colleghi: questo renderà il tentativo del tutto velleitario, anche se Masnada, che l’anno scorso colpì per la tenacia dimostrata al Giro nel Gran Sasso d’Italia, sembra avere una lunga carriera davanti da corsaro.  Masnada si esaurisce ai -17, il gruppo nel frattempo entra nell’abitato di Malaga per andare verso il sobborgo di Alhaurín. Altro tentativo ai -6, col neoprofessionista Petr Rikunov, classe 1997, che si distingue per un tentativo da passistone russo qual’è: vien ripreso ai -3, ma considerando il vento contrario ed il gruppo alle spalle a cannone strappa un applauso anche questo atleta, che due anni fa prese la medaglia di legno nell’Europeo di Herning tra gli under 23.

Trentin senza appello, sul podio Sanz e Barbero
La volata viene preparata in maniera certosina dalla Mitchelton-Scott, con una strana coppia a tirare: Edoardo Affini, bravo a tenere nonostante i saliscendi, ed Esteban Chaves, che nell’attesa di tornare il grande atleta da corse a tappe dà una mano ai compagni anche dove non è poi così tagliato. Trentin in realtà perde il treno negli ultimi metri e la volata parte confusa, ma l’ampia sede stradale non danneggia il campione europeo che parte secco. Alle sue spalle, al secondo posto finisce un buon Enrique Sanz (Euskadi Basque Country) ed al terzo Carlos Barbero (Movistar). Poi, Tosh Van Der Sande (i più ricorderanno il corridore della Lotto Soudal come principale rivale proprio di Trentin nella Parigi-Tours 2015), Colin Joyce (Rally UHC), un Matej Mohoric (Bahrain Merida) ancora lontano dalla miglior forma, settimo un Juanjo Lobato (Nippo Vini Fantini) che proprio su questo traguardo 4 anni fa vinse in maniera ancor più devastante, ottavo Lars Boom (Rompoot Charles), nono Eduard Prades (Movistar) e decimo un estemporaneo Steven Kruijswijk (Jumbo-Visma).

L’Astana in febbraio: 6 corse a tappe, 6 vittorie
La classifica finale rispecchia quanto accaduto nella frazione di ieri, con gli Astana che fanno doppietta tra Jakob Fuglsang e Ion Izagirre, staccato di 6″.  Col quarto posto di Pello Bilbao a 21″, una degna chiusura dell’esagerato febbraio dei kazaki, così esageratamente vogliosi di vincere da portare atermine con successo tutte e 6 le corse a tappe disputate, e per giunta con 5 corridori diversi: non gli si può che augurare che non sia un fuoco di paglia di inizio stagione. Come il terzo posto di Kruijwsijk a 11″: è cosa rara vedere l’olandese così pimpante a inizio anno. La Mitchelton paga (si fa per dire, visto che gli obiettivi stagionali sono altri) la scelta del capitano ricaduta su Jack Haig (1’08”), alla fine sesto dietro il suo compagno Adam Yates (57″), mentre fanno piacere le top ten ottenute da Sergio Higuita (1’12”) e Alexandr Vlasov (1’43”), testimoni di un imminente ricambio generazionale; il russo in particolare, essendo l’ultimo vincitore del Giro Bio non può che far piacere vedere che non fosse solo avvantaggiato dal precoce professionismo rispetto ai rivali. Molto lontani tutti gli altri in classifica, a cominciare da Tim Wellens ieri schiantato in salita dopo il solito inizio di stagione folgorante, che chiude nono a 2’53” appena davanti Dylan Teuns (3’41”).

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

Versione stampabile