Alessandro Fedeli a braccia alzate a Kigali © Tour du Rwanda
Alessandro Fedeli a braccia alzate a Kigali © Tour du Rwanda

Fedeli blesses the rain down in Africa

Prima tappa del Tour du Rwanda e prima vittoria da pro’ per il veronese della Delko Marseille. Contreras-Ávila: giornata da dimenticare per i colombiani

Nelle prime dieci edizioni del Tour du Rwanda l’unico corridore italiano a schierarsi al via era stato Umberto Poli nel 2015: l’allora 19enne veronese militava ancora nel team di sviluppo della Novo Nordisk e la sua corsa finì in anticipo nella quarta tappa. Quest’anno la corsa africana vede tre corridori italiani al via ed è stato proprio uno di loro e trionfare nella frazione inaugurale: si è trattato di un altro atleta proveniente dalla provincia di Verona, il neoprofessionista Alessandro Fedeli che con circa una settimana di anticipo s’è fatto un bellissimo regalo di compleanno.

Fedeli è un corridore che vanta ottimi trascorsi tra i dilettanti e gli Under23: cresciuto nella General Store Bottoli, nel 2017 è passato alla Colpack ed è stato settimo nella classifica generale finale del Toscana Terra di Ciclismo e ha vinto una tappa al Giro della Valle d’Aosta, nel 2018 invece è approdato alla Trevigiani e si è ulteriormente migliorato vincendo il Trofeo Edil C, il GP Liberazione di Roma e un’altra frazione al Valle d’Aosta. Queste belle prestazioni gli sono valse la chiamata della squadra francese Delko Marseille Provence per correre come stagista negli ultimi mesi del 2018: Fedeli non ci ha messo molto a convincere i nuovi tecnici che gli hanno offerto un contratto biennale per il 2019 ed il 2020. Ed eccoci quindi ad oggi, la prima corsa da professionista a tutti gli effetti di Alessandro Fedeli coronata da vittoria e maglie di leader nella classifica generale ed in quella dei giovani.

Dallo stadio simbolo di riconciliazione, alle aeree rurali del paese
La prima tappa del Tour du Rwanda è partita davanti al più grande stadio del paese, un impiando da 30000 posti e chiamato Amahoro Stadium che in italiano si può tradurre come Stadio della Pace: qui erano di stanza le forze di pace dell’ONU dopo la guerra civile terminata nel 1993 e ritrovatisi poi a accogliere e proteggere circa 12000 rifugiati durante i terribili mesi del genocidio dell’anno seguente. Nel processo di riconciliazione del paese, il Ruanda ha puntato molto sullo sport con investimenti che iniziano a dare i loro frutti: i risultati sportivi e organizzativi nel ciclismo li abbiamo sotto agli occhi, ma qui è molto seguita anche la pallacanestro e poco più indietro il calcio, la cui nazionale vanta un’unica partecipazione alla Coppa d’Africa nel 2004.

Lasciata la capitale Kigali, la corsa è poi entrata nella provincia orientale attraversando molte zone rurali del paese: nei pochi tratti pianeggianti nel fondo delle valli formate dalle numerosissime colline del paese si potevano scorgere diverse risaie che lasciavano poi spazio ad un’altra delle più sviluppate coltivazioni del Ruanda, quella delle banane. Giunti nella cittadina di Rwamagama attraverso il gpm di Ntunga, la corsa ha fatto dietrofront tra due autentiche ali di folla e ha puntato nuovamente verso Kigali attraversando in senso opposto le stesse strade dell’andata: il finale era paragonabile a quello di una classica, caratterizzato da un impegnativo circuito nel quartiere di Kicukiro, con l’arrivo posto in cima ad uno strappetto con l’ultimo chilometro al 6%.

La cronaca: prima una fuga a 4, poi l’errore di Contreras
La giornata è iniziata con la pioggia che fortunatamente non ha creato particolari problemi ai corridori: le strade erano in ottimo stato, e solo in brevi tratti si era depositata sulla carreggiata un po’ della tipica terra rossa di queste zone a causa di veicoli usciti da fattorie o da piccole stradine laterali non asfaltate. La prima parte di gara ha visto come protagonisti il sudafricano Rohan du Plooy (ProTouch), il francese Florian Hudry (Interpro) ed i ruandesi Bonaventure Uwizeyimana (Benediction Excel Energy) e Moise Mugisha (Team Rwanda), quest’ultimo rientrato sulla fuga in un secondo momento colmando da solo un gap di circa 1’20”. I quattro fuggitivi hanno avuto un vantaggio massimo di 5’35” ma l’Astana si è poi impegnata a fondo per inseguire e poi andare a chiudere: l’ultimo ad arrendersi tra i battistrada è stato Moise Mugisha ai meno 7 chilometri, proprio ai piedi dello strappo che conduceva al primo passaggio sotto al traguardo.

Ad appena 100 metri dalla linea è uscito prepotentemente dal gruppo Rodrigo Contreras dell’Astana ed in quel momento s’è subito capito cosa sarebbe successo da lì a poco: il 24enne colombiano si è voltato un attimo indietro, ha visto un bel gap e così ha alzato le braccia in segno di esultanza; dai gesti degli addetti al percorso e del numerosissimo pubblico presente, Contreras non ha impiegato molto a realizzare che in realtà mancava ancora un giro e che stavolta era toccato a lui fare “una figura di Pibernik”.

Ávila a terra, Fedeli legge bene il finale e va a vincere
Alla fine una numerosa prima parte del gruppo s’è presentata compatta all’ultimo chilometro, ma il passaggio precedente non era evidentemente servito a prendere bene le misure con l’ultima curva abbastanza stretta a posizionata ad appena 75 metri dall’arrivo. Lo sprint in salita è stato lanciato dal colombiano Edwin Ávila (Israel Cycling Academy) che è partito fortissimo, anche troppo considerando l’ultima l’insidia del tracciato, probabilmente ancora leggermente umida dalla pioggia che però nel frattempo aveva smesso di cadere: Ávila è entrato per primo in curva, ma ne è uscito scivolando verso le transenne portandosi dietro anche altri corridori, tra cui Hailemichael e Kudus. Quella di oggi non è stata proprio la giornata dei colombiani qui al Tour du Rwanda.

La caduta ha quindi rimescolato le carte in gioco ed ha spalancato la strada ad un appassionante ed incerto sprint a tre, tra coloro che saggiamente avevano rallentato e perso qualche metro prima della curva: Alessandro Fedeli ha ingaggiato un testa a testa con il giovane eritreo Yacob Debesay, ma l’italiano della Delko è riuscito a stringere i denti ed a pedalare fin sul traguardo facendo la differenza decisiva proprio negli ultimi metri. La stessa squadra francese ha piazzato anche Przemyslaw Kasperkiewicz in terza posizione subito accanto ai primi due, ma anche il ruandese Joseph Areruya al quarto posto: tre nei primi quattro, non male per una squadra che al via conta solo su quattro uomini.

Il gruppo è quindi arrivato al traguardo abbastanza sgranato ed a causa della caduta diversi distacchi sono stati annullati: tra gli attardati segnaliamo il ruandese Jean-Bosco Nsengimana vincitore del Tour du Rwanda nel 2015 e arrivato a 1’13” assieme a Jean-Claude Uwizeye, secondo l’anno scorso. Gli altri italiani in gara Matteo Sobrero e Luca Mozzato sono arrivati rispettivamente a 36″ e 2’11” dopo aver aiutato il compagno Samuel Mugisha a rimanere nelle prime posizioni.

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