Zdenek Stybar conquist ala Omloop Het Nieuwsblad 2019 © Getty Images - Tim de Waele
Zdenek Stybar conquist ala Omloop Het Nieuwsblad 2019 © Getty Images - Tim de Waele

Stybarbari li sistemo io

Omloop Het Nieuwsblad, il ceco della Deceuninck-Quick Step vince la prima classica della stagione. Secondo Van Avermaet, Trentin miglior italiano in nona posizione

2005, allora era il 26 febbraio. Nick Nuyens, giovane talento del ciclismo fiammingo con in bacheca già una Ronde under 23 e una Paris-Bruxelles, coglie in solitaria la vittoria alla Omloop Het Volk con la maglia della Quick Step-Innergetic. Volata del gruppo e secondo posto per un altro alfiere (e ché alfiere) come Tom Boonen – per capire il livello di quella rosa, gli altri partenti erano Bettini, Hulsmans, Knaven, Lotz e Tankink.

Perché questa citazione? Perché, da allora, lo squadrone belga non è più riuscito a mettere le mani sulla classica di apertura, corsa stregata per antonomasia per Tommeke, a digiuno nei quindici tentativi. Ci hanno provato anche Pozzato, Devolder, Chavanel, Terpstra, Vandenbergh, Trentin, Gilbert ma oltre a tre secondi e due terzi posti, niente. Il colmo fu nel 2015: quattro in fuga, tre Etixx (Boonen, Terpstra, Vandenbergh, mica pizza e fichi) e chi vince? Stannard, che li gabba uno dopo l’altro.

E sì che questa, per le formazioni di Patrick Lefevere, è una corsa sentitissima anche per il fatto che il dominus qui vinse, nel lontanissimo 1980 grazie a Joseph Bruyère, una delle prime gare della carriera di direttore sportivo. Quattro decenni dopo, questo è il suo settimo successo (gli altri sono quelli di Franco Ballerini nel 1995, Tom Steels nel 1996, Johan Museeuw nel 2000 e nel 2003) nella prova che apre quello che, per lui, è il periodo più bello e fruttuoso dell’anno.

Tempo della Omloop Het Nieuwsblad, la classica di apertura della stagione delle pietre
Dopo il caldo torrido dell’Australia e il forte vento degli Emirati, il World Tour torna nella patria del ciclismo, il Belgio, con una delle prove di maggior fascino pur essendo solitamente sempre stata inferiore ad altre dal mero punto di vista della categoria. La Omloop Het Nieuwsblad è solamente al terzo anno nel massimo circuito ma la nobiltà di quella che, fino al 2008, era la Het Volk, non è minimamente in discussione.

Il cambio di percorso attuato nella passata edizione è stato riproposto (con la leggera modifica riguardante il luogo di arrivo) dopo le buone risposte, di spettacolo e di consenso, avute dodici mesi fa, con una gara combattuta e aperta fino all’ultimo. Sono 200 tondi i km da affrontare con il via di Gent e l’arrivo a Ninove, città che distano una quarantina di km l’una dall’altra ma che, come di consueto in questo tipo di gare, sono solamente i punti terminali di uno spettacolo popolare che concentra le emozioni in quel reticolato di stradine che, per un mese e mezzo, diventano l’epicentro del mondo del pedale. Nove i tratti di pavé e tredici i muri, con il penultimo, il mitologico Kapelmuur, che inevitabilmente cattura l’attenzione di tutti, appassionati e non.

Quattro i fuggitivi, c’è anche lo statunitense Howes
Dopo un minuto di silenzio in memoria dello storico ds della Lotto Soudal Jef Braeckvelt, scomparso in settimana all’età di 76 anni, la dal capoluogo delle Fiandre Orientali alle 11.35 e transito al km 0, nel territorio del comune di Merelbeke, alle 11.45. La fuga di giornata viene propiziata nelle prime battute dal belga Roy Jans (Corendon-Circus) e dal lussemburghese Tom Wirtgen (Wallonie Bruxelles), che vengono raggiunti poco più tardi dall’altro belga Tom Devriendt (Wanty-Gobert) e dallo statunitense Alex Howes (EF Education First).

Decisamente particolare la presenza del trentunenne di Denver: pur essendo in seno al team di Vaughters (e quindi nel World Tour) dal 2012, Howes mai prima di oggi aveva preso parte ad una qualsivoglia prova in linea sul pavé; la sua ultima esibizione sulle pietre risale al 2010, quando da under 23 non concluse la Paris-Roubaix di categoria. Per il nordamericano una bella rivincita dopo un complicato 2018, nel quale è stato pesantemente rallentato dall’ipotiroidismo, tanto che tale problema lo aveva fatto pensare al ritiro.

Il gruppo va piano, ne paga le conseguenze la gara donne
Vanno talmente piano, in gruppo, che a farne le spese sono… le ragazze. Sì, perché la Omloop Het Nieuwsblad femminile, partita pochi minuti dopo e che per alcuni tratti coincide con il medesimo percorso, rischia di andare a riprendere la lunga teoria delle ammiraglie; la fuggitiva del momento, la svizzera Nicole Hanselmann, e con lei poco più tardi il plotone, viene fatta fermare per una decina di minuti prima di un passaggio a livello in modo da far defluire la coda maschile. Un peccato non aver visto la faccia di Patrick Lefevere, lui che ha sempre una buona parola per tutto quello che è diverso dal ciclismo maschile.

Il plotone, come detto, se la prende comodissima. Anche troppo. Al km 30 il vantaggio del quartetto è di 8’40” e tocca poi, poco prima di entrare nel secondo quarto di gara, la mostruosa cifra di 13’50”. Dietro è la Deceuninck-Quick Step, con il solito Tim Declercq, a prendersi la responsabilità di portare a distanza di sicurezza i battistrada, tanto che a metà gara il gap si è ridotto alla ben più abbordabile quota di 8′ tondi.

Tanti problemi meccanici per la CCC, Vanbilsen attacca sul Leberg
Nell’uggioso (ma non bagnato) pomeriggio, la corsa inizia ad animarsi sul terzo muro, il Katteberg (99 km dal traguardo), con Direct Énergie e Team Jumbo Visma che impostano un ritmo più deciso mentre fora Lukasz Wisiniowski; il polacco, secondo un anno fa, rappresenta solo il primo episodio sfortunato del CCC Team, che nel giro di 10′ vede poi la foratura di Guillaume Van Keirsbulck e un problema meccanico di Michael Schär.

L’aumento della andatura è deciso tanto che ai meno 90 km, fuori dal tratto di pavé di Haaghoek (dove si registra una caduta senza conseguenze per alcuno), il disavanzo è sceso a 5’15”, complice anche la lotta fra le varie formazioni per prendere davanti l’imminente Leberg, al secondo passaggio di giornata. E proprio qui, a 89 km dal traguardo, che si registra il primo attacco dal gruppo: lo propizia Kenneth Vanbilsen (Cofidis), alla cui ruota si aggancia prima Alex Kirsch (Trek-Segafredo) e poi Julien Duval (AG2R La Mondiale), Julien Taminiaux (Wallonie Bruxelles) e Boy van Poppel (Roompot-Charles).

Si forma un drappello interessante: presenti anche Naesen, Stannard e Stybar
Nomi tutt’altro che irresistibili, va detto, ma la loro mossa scatena la miccia. Sulle ultime rampe della collinetta e sul seguente falsopiano si forma un drappello ben più numeroso e nobile. C’è il due volte vincitore della corsa Ian Stannard (Team Sky), con lui il compagno Chris Lawless e Taco van der Hoorn (Team Jumbo-Visma); e ancora, subito dopo, si riportano Davide Ballerini (Astana Pro Team), Sven Erik Bystrøm (UAE Team Emirates) e Emils Liepins (Wallonie Bruxelles).

Tutto qua? Niente affatto, perché si muovono anche altri elementi: in totale sono ventuno i contrattaccanti. Agli undici menzionati si aggiungono Frederik Backaert (Wanty-Gobert), Jens Keukeleire (Lotto Soudal), Oliver Naesen (AG2R La Mondiale), Mads Pedersen (Trek-Segafredo), Baptiste Planckaert (Wallonie Bruxelles), Jurgen Roelandts (Movistar Team), Zdenek Stybar (Deceuninck-Quick Step), Mike Teunissen (Team Jumbo-Visma), Stijn Vandenbergh (AG2R La Mondiale) e Bert Van Lerberghe (Cofidis).

Ballerini cade, foratura per Benoot
Ma questo “ventunello” si riduce sul tratto in pavé di Paddestraat (83 km dal traguardo): in una curva a sinistra Planckaert finisce giù, trascinando con sé al suolo Vanbilsen e Ballerini, che batte la spalla destra. Con loro perdono terreno, rallentati dall’incidente, anche Bystrøm e Duval. All’uscita del settore i quattro battistrada – ancora uniti, nonostante un minimo vantaggio preso a metà tratto da Devriendt – vantano 3’30” sul gruppo Stybar, dove tirano principalmente Kirsch e Lawless e che nel frattempo ha perso per una foratura Teunissen, e 4’15” sul gruppo principale, con i CCC Van Hooydonck e Ventoso a cercare di ricucire la pericolosa situazione venutasi a creare.

Nel plotone non mancano i problemi meccanici di varia natura: ne vengono colpiti, fra gli altri, Timo Roosen (Team Jumbo-Visma) Florian Sénéchal (Deceuninck-Quick Step) e soprattutto Tiesj Benoot. Il capitano della Lotto Soudal fora, venendo supportato prima da Frederik Frison e poi da Brian van Goethem nel rientro, che avviene ai piedi del quinto muro, il Rekelberg (74 km dal traguardo), che passa via senza sussulti.

Attaccanti ripresi, i fuggitivi quasi
Il vantaggio, nel frattempo, è sempre ridotto sia per i battistrada che, soprattutto, per i contrattaccanti, che vengono definitivamente ripresi a 66 km dalla fine, giusto all’inizio del Valkenberg, asperità dove si registra qualche minima scaramuccia ma che non varia la situazione. Ha maggior effetto, sempre relativamente, l’allungo di Jasper De Buyst: il pistard della Lotto Soudal quatto quatto si avvantaggia sul tratto in asfalto all’uscita del muro, iniziando un velleitario tentativo che dura meno di 10 km, con il gruppo che si riporta, a 57 km dalla conclusione, quasi sui quattro battistrada.

Quasi, perché in procinto del ricongiungimento, la Deceuninck-Quick Step smette di tirare, permettendo ai quattro di proseguire ancora per un po’; su di loro prova a riportarsi Baptiste Planckaert mentre Devriendt, di gran lunga il più in forze, guadagna qualche metro iniziando e concludendo da solo il Wolvenberg (55 km dal traguardo). Dietro, nel frattempo, si cade nella pancia del gruppo: finiscono al suolo senza alcuna conseguenza Iljo Keisse (Deceuninck-Quick Step), Jasper Philipsen (UAE Team Emirates), Jordi Warlop (Sport Vlaanderen-Baloise) e il già citato Vandenbergh.

Gilbert testa gli avversari, ma non fa strada. Matthews finisce a terra
Passato indenne anche il sesto muro, è più viva la sfida sul trittico di settori Ruiterstraat, Kerkgate e Jagerij; sul secondo di essi, Devriendt viene ripreso da Howes, Planckaert e Wirtgen, mentre Jans alza bandiera bianca. E sul medesimo tratto, a 51 km dalla conclusione, prova a saggiare la risposta altrui Philippe Gilbert, ma sia Wout Van Aert che Greg Van Avermaet e poi tutto il gruppo non gli lasciano spazio. Sul finire del settore provano fortuna anche Iván García Cortina (Bahrain Merida) e Hugo Houle (Astana Pro Team) ma non fanno tanta strada.

L’attenzione è tutta per il Molenberg, ottava asperità di giornata: in un gruppo ancora folto – c’è ancora Carlos Betancur, per intenderci, non certo il corazziere per antonomasia –  si registra una caduta in una curva a sinistra con quattro a terra, vale a dire Jimmy Janssens (Corendon-Circus), Sebastián Molano (UAE Team Emirates), Nathan Van Hooydonck e soprattutto Michael Matthews. Aiutato da Casper Pedersen, l’australiano del Team Sunweb rientra, pur se dolorante, prima dello strappo.

Gruppo di attaccanti di qualità, Lutsenko pimpante. Giornataccia per Vanmarcke
Con Wirtgen rialzatosi prima della pendenza, i due davanti approcciano assieme i 463 metri del muro; ma ad uscire davanti è solo Planckaert. Ma di poco, perché il gruppo ha il fiato sul collo in ragione dell’accelerazione effettuata dal Team Jumbo-Visma con Danny van Poppel, che propizia il frazionamento del gruppo. Davanti restano in 17, compreso Planckaert che viene riassorbito: oltre ai già citati, per vari motivi, Benoot, Naesen, Stannard, Stybar, Van Aert, Van Avermaet e Van Poppel jr, gli altri sono Sonny Colbrelli (Bahrain Merida), Silvan Dillier (AG2R La Mondiale), Jempy Drucker (Bora Hansgrohe), Yves Lampaert (Deceuninck-Quick Step), Alexey Lutsenko (Astana Pro Team), Daniel Oss (Bora Hansgrohe), Dylan Teuns (Bahrain Merida), Matteo Trentin (Mitchelton-Scott) e Tim Wellens (Lotto Soudal).

Al termine del settore di Haaghoek (38 km al traguardo) i battistrada hanno 25″ sul gruppo stranamente tirato alle loro spalle dal Team Sky. Stavolta passa indenne anche il Leberg (35 km al traguardo) mentre sul Berendries (31 km al traguardo) le cose cambiano: davanti c’è il forcing di Lutsenko, al quale restano attaccati in una decina, mentre dal gruppo principale si stacca, mestamente, un Sep Vanmarcke in versione “chi l’ha visto?” (non è l’unico del club, ad oggi – citofonare in particolar modo fra Dimension Data e Trek-Segafredo). Provano a muoversi anche Niki Terpstra (Direct Énergie), Michael Matthews e, in funzione di stopper, un sorprendente Bob Jungels (Deceuninck-Quick Step) ma non fanno strada.

Benoot cade, davanti restano in sei
Restano in undici, ma la selezione vera la fa l’undicesima asperità, l’appena introdotta Elvenberg-Vossenhol, salitella inframezzata da due pause in falsopiano. È proprio in uno di questi momenti che, a 28 km dalla fine, Benoot finisce a terra in una curva a sinistra, sbattendo la spalla e terminando qui la sua gara (fortunatamente non pare nulla di rotto, ma il capitano della Lotto salterà la Kuurne di domani e la sua presenza alla Strade Bianche è a rischio).

Proprio questo inconveniente spezza in due il drappello di testa: al comando rimangono solamente Lutsenko, Oss, Stybar, Teuns, Van Avermaet (che forza ulteriormente nell’ultima rampa) e Wellens. Gli altri, vengono ripresi dal gruppo e, con Owain Doull a tirare, si lanciano all’inseguimento; ma i sei si danno cambi regolari e a 20 km dall’arrivo possiedono una ventina di secondi, ritardo però che scende una volta entrati nell’abitato di Geraardsbergen e terminato il lavoro del barbuto gallese del Team Sky.

Muur e Bosberg non cambiano lo scenario, solo Oss cede
Si arriva così all’attesissimo muro, ritenuto il momento chiave della gara. Ma così, a conti fatti, non sarà: l’unico che può rammaricarsi è Daniel Oss, che non riesce a resistere al ritmo imposto da Van Avermaet. Stybar non perde un centimetro, Lutsenko quasi, Teuns e Wellens becchettano ma non cedono. Dietro Terpstra prova a muoversi, ma il detentore della Ronde non fa selezione, per un gruppetto che presenta ancora una ventina di unità compreso l’eterno Devolder.

Dietro si guardano e questo fa il gioco dei battistrada, che approcciano il Bosberg, tredicesimo e ultimo muro di giornata, con una quindicina di secondi; Van Avermaet fa ancora il forcing e, come prima, Stybar è la sua ombra. Gli altri tre faticano ma rientrano dopo lo scollinamento; l’accelerazione del belga del CCC Team ha il pregio di far guadagnare ulteriore terreno sul gruppo, che continua ad andare su senza incrementi di ritmo.

Wellens prova la furbata, Stybar contrattacca e ringrazia
A 10 km dalla fine i battistrada hanno un margine rassicurante attorno ai 35″ sul gruppo alle loro spalle che, una volta ripreso Oss, inizia a collaborare: sono il trentino, Dillier e Durbridge a tirare, rispettivamente per Drucker, Naesen e Trentin. Ma il gap non cala, mantenendosi sempre attorno al mezzo minuto al cartello dei meno 5 km: solo un rallentamento eccessivo dei sei al comando potrebbe cambiare le cose. Ma così non avviene.

Ai meno 2.9 km Wellens, che già era il meno collaborativo, prova ad attaccare a sorpresa km sfruttando uno spartitraffico; Van Avermaet riporta tutti sotto ma, una volta che il quintetto si riforma, Stybar pianta la sparata secca ai meno 2.7 km in una maniera da manuale del ciclismo. L’oro olimpico di Rio de Janeiro si incarica ancora del lavoro ma, una volta che chiede collaborazione, non trova aiuto, decidendo così di mettersi a ruota a sua volta.

Vittoria per il ceco, podio con Van Avermaet e Wellens
Ha così gioco facile Zdenek Stybar, che prosegue a testa bassa e guadagna inesorabilmente sin sul traguardo, andando a cogliere il secondo successo stagionale dopo quello sorprendente sull’Alto Malhão alla Volta ao Algarve. L’ex iridato del ciclocross diventa il primo ceco a conquistare, in 74 edizioni disputate, la prova fiamminga, offrendo alla sua Deceuninck-Quick Step il dodicesimo centro del 2019.

Seconda piazza a 9″ per un arrabbiato Greg Van Avermaet (CCC Team), che sale sul podio assieme al sorprendente Tim Wellens (Lotto Soudal). Quarto e quinto posto nella volatina per i positivi Alexey Lutsenko (Astana Pro Team) e Dylan Teuns (Bahrain Merida). Lo sprint per il sesto posto a 26″ premia Jempy Drucker (Bora Hansgrohe). Completano la top ten i Deceuninck Yves Lampaert e Philippe Gilbert, un buon Matteo Trentin (Mitchelton-Scott) e Oliver Naesen (AG2R La Mondiale. Già domani è tempo di rivincita, con la Kuurne-Bruxelles-Kuurne adatta agli sprinter, Deceuninck permettendo.

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