Dylan Groenewegen, vincitore a Saint-Germain-en-Laye e primo leader della Parigi-Nizza © ASO/Alex Broadway
Dylan Groenewegen, vincitore a Saint-Germain-en-Laye e primo leader della Parigi-Nizza © ASO/Alex Broadway

Groenewegen, il vanto d’aver vinto nel vento

La Parigi-Nizza parte col botto, grande lotta per tutto il giorno, poi Dylan batte Ewan (sesto Trentin). Aru tra i tanti attardati nei ventagli; fra traumi e fratture si ritirano Matthews, De Buyst e Tusveld

Groene wegen vuol dire letteralmente “strade verdi”, e ce ne dovremo ricordare al prossimo Tour de France per qualche titolo in cui si parli della lotta per la classifica a punti, lotta alla quale il Dylan d’Olanda (sembra una filastrocca) nel 2018 non partecipò più in quanto si ritirò nella tappa dell’Alpe d’Huez. E dire che le sue volate vinte l’avrebbero proiettato in alto.

La prendiamo tanto larga perché quest’anno la stagione del velocista principe della Jumbo-Visma è partita molto bene, e domare le strade verdi della Grande Boucle sarà per lui più che mai un obiettivo centrale; nell’attesa di battagliare con Sagan e gli altri in luglio, per ora ha dimostrato di disimpegnarsi benissimo sulle strade ventose della Parigi-Nizza, il che non è certo un male. Terza vittoria stagionale dopo le tappe a Valenciana e Algarve, e dopo aver mancato di poco il podio nella “sua” Kuurne-Bruxelles-Kuurne domenica scorsa.

La frazione d’apertura della Course au Soleil è stata tutto meno che una rilassante sgambata in vista di uno scontato sprint conclusivo: se non si fosse capito, c’era vento forte sul percorso. Un vento che soffiava oggi in tutta l’Europa centrosettentrionale e che ha portato all’annullamento di diverse corse UCI qua e là tra Francia, Belgio e Olanda. La prima tappa della Parigi-Nizza l’ha scampata, e per fortuna aggiungiamo: da spettatori, ci siamo infatti divertiti molto a seguirla.

Va detto che qualcuno, dentro al gruppo, si sarà divertito meno: chi è caduto, ad esempio. E tra questi, principalmente i corridori costretti all’immediato ritiro: due della Sunweb, Michael Matthews (trauma cranico, notte da passare in ospedale in osservazione, Sanremo che per il momento va in stand-by nell’attesa di capirne di più) e Martijn Tusveld (mandibola fratturata, che dolore); e uno della Lotto Soudal (Jasper De Buyst, clavicola sinistra andata). Bollettino non proprio leggerino.

Per il resto, come capita in ogni corsa in cui i ventagli impongono la legge del frastaglione, bisogna armarsi di pazienza e scorrere uno per uno i nomi dell’ordine d’arrivo, per vedere chi ha pagato quanto, in un tutti contro tutti che ha fatto più selezione di una tappa di media montagna. E domani si prevede altro vento.

 

Il vento fa subito capire che sarà una giornata complicata
Partenza e arrivo a Saint-Germain-en-Laye, di mezzo 138.5 km appena increspati da qualche salitella qua e là, e questa è la prima tappa della Parigi-Nizza 2019. La variabile vento non poteva essere prevista in sede di disegno del tracciato, ma comunque oggi c’era e i corridori ci han dovuto fare i conti.

I fuggitivi di giornata si sono mossi presto, dopo un paio di chilometri: Romain Combaud (Delko Marseille Provence), Amaël Moinard (Arkéa Samsic) e Damien Gaudin (Direct Énergie). Per loro subito 3’20” di vantaggio massimo (al km 18), Gpm di Côte de Beynes (km 20) vinto da Gaudin, e poi margine che ha cominciato a ridursi di pari passo con l’aumentare del vento contrario.

Che fosse aria di tempesta lo si è capito già al km 35, caduta di diversi corridori (Sergio Henao e Marco Marcato della UAE Emirates, Arthur Vichot della Vital Concept-B&B Hotels) e conseguente ventaglio aperto dai Groupama-FDJ. Il primo di una serie infinita. Ma era troppo presto per permettersi una battaglia da lì al traguardo, per cui le acque si sono poi placate.

Poco dopo metà tappa, la citata caduta di Michael Matthews. Successivamente abbiamo visto scene che ci hanno riportato alla mitica Gand del 2015, con corridori spinti dal vento fuori strada: in particolare, incappati nella disavventura (senza conseguenza alcuna) un paio di colombiani ovvero Ivan Sosa (Sky) e Rigoberto Urán (EF Education First); un altro paio di colombiani invece dettavano legge e ritmi nelle primissime posizioni, completamente a proprio agio nel ventaccio: Egan Bernal (Sky) e Nairo Quintana (Movistar).

 

La battaglia infuria tra folate e ventagli
Le cose si sono in qualche misura ricomposte veleggiando (è il caso di dirlo) verso i 50 km conclusivi, ma superata tale soglia gli AG2R La Mondiale di Romain Bardet hanno voluto ridare la stura alla sarabanda, approfittando di un opportuno cambio di direzione della strada, e abbiamo rivisto dei bei ventagli corposi. Tra gli staccati, subito Domenico Pozzovivo (Bahrain Merida) e il vincitore della PaNi 2018 Marc Soler (Movistar), ma tanti altri che non è il caso di mettersi a elencare integralmente. Citiamo giusto Fabio Aru insieme ad Alexander Kristoff, Sergio Henao e Diego Ulissi, a mandare a carte quarantotto la giornata della UAE; e qualche forte velocista che abbandonava ogni velleità, da Marcel Kittel (Katusha-Alpecin) a un più che spento Mark Cavendish (Dimension Data). Ma tener conto di tutti i frazionamenti risultava impossibile, con una situazione di gara in continua evoluzione. Di sicuro ben figuravano genericamente i Trek-Segafredo, gli Sky, i Mitchelton-Scott (ottimo Matteo Trentin), ovviamente gli Jumbo-Visma di Dylan Groenewegen, e pure qualche Bahrain, principalmente Sonny Colbrelli ottimamente scortato da Iván García Cortina. Nel momento di massima polverizzazione del plotone, nel gruppetto di testa non c’erano più di 25 unità, ma poi in diversi son successivamente rientrati da dietro.

Avrete a questo punto dimenticato che c’erano sempre in fuga Gaudin, Combaud e Moinard, ad ogni buon conto sono stati ripresi ai -41. Ai -35 la brutta caduta di Tusveld e De Buyst, al centro del gruppo di testa; quindi, dopo un altro mezzo ventaglio aperto da Bernal (!) e Groenewegen, sulla Côte de Beule, secondo Gpm di giornata ai -30, sono usciti Evaldas Siskevicius (Delko) e il redivivo Warren Barguil (Arkéa), ma su di loro si è poi fiondato Gaudin, che ci teneva a vincere pure questo traguardo che lo metteva al sicuro come imminente possessore della maglia a pois.

Una foratura per Tony Gallopin (AG2R), poi qualche trenata Astana per preparare un mini-attacco di Luis León Sánchez al traguardo volante di Les Flambertines (-19), missione ottimamente riuscita per il murciano che ha preceduto nell’ordine Michal Kwiatkowski e Bernal. I due esponenti della Sky si son riservati un ulteriore tentato ventaglio ai -14, allorquando si son mossi col compagno Luke Rowe e con uno straripante (ancora!) Bob Jungels, prima di chiamare una più strutturata reazione del gruppo; in questa fase ha sofferto anche Simon Yates, che poi avrebbe ricucito bene. Si chiudeva così, all’ingresso nei 10 km conclusivi, la fase del vento, si entrava in quella dello sprint.

 

Groenewegen vince con un colpo di reni sublime
C’era ancora da espletare un interessante incombenza, ovvero il traguardo volante (anche questo con abbuoni) posto a 3 km dal traguardo: un’opzione certo singolare ma voluta appositamente da ASO per sparigliare un po’ di carte nei finali di queste tappe. Da un gruppo su cui c’erano stati importanti rientri dell’ultim’ora (Fabio Jakobsen con un paio di altri Deceuninck-Quick Step ai -7) si son mossi gli stessi che si erano disputato il precedente TV, e stavolta Kwiatko ha preceduto Luisle (terzo Rudy Molard della Groupama).

Ai -2.1 ci ha allora provato Philippe Gilbert a dare una rimescolata delle sue, uscendo fortissimo su un tratto in leggera ascesa. García Cortina è partito convintissimo di andare a mettersi alla ruota del Vallone Aerostatico, ma si è ritrovato a bagnomaria e con le pive nel sacco, preferendo a quel punto rinculare per dare una buona trenata al gruppo. Gilbert l’ha fatto davvero bello, il suo scatto, e per qualche attimo abbiamo creduto che potesse farla in barba a tutti. E invece la Jumbo-Visma è intervenuta potentemente (già nei chilometri precedenti aveva dominato la scena in testa al gruppo) e ha operato la necessaria chiusura ai 700 metri: non restava che sprintare.

Dylan Groenewegen si trovava dietro a due compagni, e alla sua ruota c’era ottimamente appostato Arnaud Démare (Groupama) davanti a Jakobsen e Sam Bennett (Bora-Hansgrohe). Ma c’erano pure gli italiani, nella fattispecie Sonny Colbrelli che ha ben pensato di anticipare lunghissimo, uscendo poco dopo i -400, presumendo troppino da se stesso. Dietro al bresciano c’erano Trentin e John Degenkolb (Trek), e nel rimescolamento susseguito all’azione di Sonny c’è stata una bella lotta tra Bennett e Groenewegen per prendere la scia del tedesco.

Meglio ci è riuscito Groene, che si è lanciato proprio su Deggy, partendo ai 100 o poco più. Bennett scattava dall’altra parte, sempre provenendo dalle spalle del corridore della Trek. Trentin, che era già più avanti (Colbrelli era rimbalzato), si faceva risucchiare. Ma soprattutto era Caleb Ewan a venir su prepotentemente dalla ruota di Groenewegen. L’australiano della Lotto ha esibito una delle sue notorie rimonte, ma stavolta ha sbattuto contro un avversario di troppo: il colpo di reni di Dylan.

Una finalizzazione perfetta per l’olandese, a premiare il lavoro di sciabola della sua Jumbo, e in fondo è giusto così. Ewan secondo d’un niente, terzo Jakobsen che era già dietro ai due e non è riuscito a rimontarli. Bennett ha chiuso al quarto posto davanti a Degenkolb, quindi al sesto posto troviamo Trentin davanti a Démare, Colbrelli (ottavo), Bryan Coquard (Vital Concept) e Anthony Turgis (Direct Énergie). E questo è quanto, per quel che riguarda la volata.

 

Tra gli attardati anche Aru e Pozzovivo
Poi c’era da prendere il notes, come scritto in apertura, per segnare i distacchi dei vari big in corsa. Presto fatto: alle spalle di un gruppo di 60 cronometrati con lo stesso tempo (anzi, 61, c’era pure Jack Haig della Mitchelton a cui è stato accreditato il tempo di Groenewegen, avrà avuto un problema meccanico negli ultimi 3 km), ecco chi ha pagato dazio: a un minuto netto son transitati in venti tra cui Edvald Boasson Hagen (Dimension Data), Amaro Antunes (CCC), Esteban Chaves (Mitchelton), Marc Soler (Movistar) e Miguel Ángel López (Astana).

A 2’42” il malloppone con Ulissi, Aru, Kristoff, Kittel, Pozzovivo, Giulio Ciccone (Trek), Louis Meintjes (Dimension Data), Ion Izagirre (Astana), Simon Spilak (Katusha), Tejay Van Garderen (EF); a 4’30” Henao e altri UAE, Jakub Mareczko (CCC), Sosa; a 8’49” un drappellino con Cavendish; a 12’59”, solitario 158esimo e ultimo, Jan Bakelants (Sunweb).

La classifica, disegnata dagli abbuoni oltre che dall’ordine d’arrivo, vede al comando Groenewegen con 4″ su Ewan, 5″ su Sánchez e Kwiatkowski, 6″ su Jakobsen, 9″ su Bernal e Molard, 10″ su Bennett e tutti gli altri del primo gruppo.

Domani ci sono discrete possibilità di una sostanziale ripetizione del menu odierno, altra tappa facile con probabile vento a spazzarla. Giusto il chilometraggio (163.5) della Les Bréviaires-Bellegarde, seconda frazione della Parigi-Nizza 2019, sarà più sostanzioso di quello di oggi. Scopriremo con curiosità se i velocisti (e quanti di loro) faranno valere la propria legge, e se gli uomini di classifica (e quanti di loro) dovranno stressarsi tutto il giorno.

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