Dylan Groenewegen conquista la seconda tappa alla Paris-Nice © ASO - Alex Broadway
Dylan Groenewegen conquista la seconda tappa alla Paris-Nice © ASO - Alex Broadway

Una Paris-Nice sempre più Dylaniata

Il vento continua a flagellare la corsa francese: vince ancora Groenewegen, ritardo pesante per López e Yates. Barguil e Urán vanno ko

Non c’è niente da fare, il vento continua a prendersi la scena alla Paris-Nice. Una classica più che una frazione di una corsa a tappe, quella di oggi. E ancora una volta emergono con prepotenza alcuni corridori, un paio dei quali sicuramente poco abituati e fisicamente poco portati per giorni come questo; eppure sono lì davanti, sempre attenti a differenza di molti celebrati colleghi.

De Marchi prova la fuga, ma il gruppo è già a tutta; Aru si stacca presto
Partenza da Les Bréviaires, piccolo comune nella campagna parigina non troppo distante da Chartres, con direzione sud verso Bellegarde, raggiunta dopo 165.5 km pianeggianti. 158 i partenti alle 12.51, tutti quanti hanno concluso la complicata frazione inaugurale – mancano dunque Jasper De Buyst, Michael Matthews e Martijn Tusveld, costretti al ritiro a seguito delle cadute che li hanno visti coinvolti. Da segnalare che il via è stato spostato di 10′ in ragione del forte vento favorevole previsto nel corso della tappa, in modo da non ridurre al minimo la trasmissione in diretta tv.

La fuga si forma già nel primo km con tre corridori di vaglia a comporla: l’iniziatore è il francese Damien Gaudin (Direct Énergie), indossatore della maglia a pois, a cui si sommano l’altro transalpino Nicolas Edet (Cofidis, Solutions Crédits) e il solito Alessandro De Marchi (CCC Team). Il gruppo non lascia però loro mai più di 1’05” di vantaggio e al km 36 vengono riassorbiti da una prima parte del plotone; già, perché alcuni atleti si sono staccati. Fra di loro anche Fabio Aru (UAE Team Emirates), anche oggi in estrema difficoltà.

Caduta e ritiro per Barguil e Izagirre, Bernal e Quintana pedalano da veterani delle classiche
Prima ora a tutta (46.5 i km percorsi), ma niente come la seconda ora: poco prima del km 60, Bora Hansgrohe, Groupama-FDJ e Trek-Segafredo iniziano a sventagliare creando diverse fratture. A cui contribuisce, certamente, una caduta nella quale vengono coinvolti Alexander Kristoff, Warren Barguil e Gorka Izagirre: ma se il norvegese della UAE Team Emirates si rimette in sella, non altrettanto vale per gli altri due che si ritirano. Solo botte al gomito per lo spagnolo dell’Astana Pro Team mentre il francese del Team Arkéa-Samsic ha battuto violentemente la schiena e il lato sinistro perdendo anche conoscenza; i controlli di rito hanno riscontrato una doppia frattura della seconda vertebra cervicale. Il bretone, fortunatamente, non ha bisogno di un’operazione ma i tempi di recupero si annunciano lunghi.

Davanti rimangono in una quarantina fra cui Egan Bernal e Nairo Quintana, ormai quasi fiamminghi ad honorem, che hanno meno problemi di un vincitore di una classica fiamminga come Bob Jungels; la situazione si fa mutevole, con continue fratture poi ricomposte più o meno completamente. A testimoniare la pazza seconda ora vissuta con il vento in poppa è la media, raramente paragonabile nel resto della stagione: 54.8 i km affrontati in 60′, un’enormità.

La situazione a un quarto di gara dalla fine: Trentin unico italiano davanti
A 40 km dalla fine la situazione è più definita, ma non meno complicata. Il gruppo di testa ha 1’10” sul primo drappello di attardati in cui viaggia Sonny Colbrelli (Bahrain Merida) mentre un secondo gruppetto, con Fabio Jakobsen (Deceuninck-Quick Step) e Ilnur Zakarin (Team Katusha Alpecin), è a 1’25”, senza contare un più cospicuo mucchio con Luis León Sánchez. Ben più ritardati, invece, alcuni big come Ion Izagirre, Miguel Ángel López, Simon Yates.

Questi gli uomini di testa: Nairo Quintana e Jurgen Roelandts (Movistar Team), Matteo Trentin (Mitchelton-Scott), Caleb Ewan e Nikolas Maes (Lotto Soudal), Iván Garcia Cortina (Bahrain Merida), Felix Grossschartner (Bora Hansgrohe), Romain Bardet, Tony Gallopin, Oliver Naesen e Stijn Vandenbergh (AG2R La Mondiale), Egan Bernal, Michal Kwiatkowski e Luke Rowe (Team Sky), John Degenkolb (Trek-Segafredo), Arnaud Démare e Rudy Molard (Groupama-FDJ), Bob Jungels e Philippe Gilbert (Deceuninck-Quick Step), Marcel Kittel (Team Katusha Alpecin), André Greipel (Team Arkéa-Samsic), Dylan Groenewegen, Amund Grøndahl Jansen e Maarten Wynants (Team Jumbo-Visma), Rigoberto Urán (EF Education First), Wilco Kelderman (Team Sunweb) e Bernhard Eisel (Team Dimension Data).

Kwia fora, Urán cade e si ritira. Dietro gli inseguitori si uniscono
Ma nel breve volgere di 1 km, tre membri del gruppo al comando perdono terreno: prima è il turno di Michal Kwiatkowski, costretto a fermarsi a bordostrada per una foratura. Peggior sorte per Rigoberto Urán: il colombiano si aggancia con un collega e finisce a terra, dovendo ritirarsi con la frattura della clavicola. Si stacca per mancanza di forze rimaste, invece, Caleb Ewan, che si sfila attendendo il gruppo seguente.

Che diventa cospicuo a 30 km dalla fine, quando più drappelli si ricongiungono: tra i nomi più noti, quelli di George Bennett, Calmejane, Colbrelli, Jakobsen, Konrad, Kwiatkowski, Laporte, Teuns e Zakarin. E il loro gap sugli uomini di testa si è ridotto ad una quarantina di secondi, per poi risalire attorno al minuto all’ingresso nel circuito attorno a Bellegarde di 25 km; qui è posto il secondo sprint con abbuoni (il primo al km 85 vinto da Kwiatkowski su Sánchez e Molard), dove la AG2R fa 1-2-3 con Gallopin, Bardet e Naesen.

Gli inseguitori rientrano ma il Team Sky spezza di nuovo il gruppo
La carreggiata cambia direzione e, con essa, muta la situazione del vento, ora contrario; ed è proprio in questa fase che gli attardati, sotto l’azione principalmente di Hugo Houle (Astana Pro Team), prima guadagnano per poi completare l’opera di rientro a 10 km dalla conclusione, con un plotone ora forte di una settantina di elementi; non ne fa parte Fabio Jakobsen, con il portatore (in loco di Groenewegen) della maglia verde che si rialza senza più energie.

Ma il movimento non è finito: a 5.8 km dalla fine, in una svolta a destra, il Team Sky apre un nuovo ventaglio con Luke Rowe a menare a tutta. E il gruppo si spezza; prima restano davanti in 17, che si riducono ad otto in seguito ad un’ulteriore accelerata dei britannici. I superstiti sono Matteo Trentin, Luis León Sánchez, Iván García Cortina, Egan Bernal, Michal Kwiatkowski, Luke Rowe, Philip Gilbert e Dylan Groenewegen.

La volata premia Groenewegen su García Cortina, quarto Trentin
Rowe conclude il suo magnifico lavoro poco prima dell’ingresso nell’ultimo km, con Bernal che si prende l’incarico di tirare il drappello, interesse com’è di guadagnare più possibile in classifica sui rivali. Si giunge così a disputare la volata, lanciata da Matteo Trentin sulla sinistra della carreggiata; ma alla sua destra Dylan Groenewegen lo passa di gran carriera, andando conquistare il secondo successo in due tappe.

Alle spalle del neerlandese del Team Jumbo-Visma, che alza forse con qualche istante in anticipo le braccia, si piazza il bravissimo Iván García Cortina, uno che sta crescendo sempre più e che nei prossimi anni può diventare un big sulle pietre. Terzo Philippe Gilbert (Deceuninck-Quick Step), partito forse in ritardo e incapace di rimontare in pieno. Quarto Matteo Trentin (Mitchelton-Scott), come ieri migliore degli italiani.

Pesante ritardo per Yates e López, Groenwegen sempre leader
Nel’ordine seguono Michal Kwiatkowski (Team Sky), Luis León Sánchez (Astana Pro Team) e Egan Bernal (Team Sky). Ritardo di 5″ per il primo gruppo inseguitore, con Arnaud Démare (Groupama-FDJ), André Greipel (Team Arkéa-Samsic) e Mike Teunissen (Team Jumbo-Visma) a completare la top ten. In questo gruppo, tra gli uomini di classifica, presenti Jack Haig, Rudy Molard, Romain Bardet, Bob Jungels, Wilco Kelderman, Nairo Quintana, Ilnur Zakarin, Patrick Konrad e George Bennett.

Lotta finita per la generale per tanti: tagliano il traguardo a 6’44” Daniel Martínez, Esteban Chaves e Simon Yates; gap di 8’27” per Amaro Antunes, Marc Soler, Sergio Henao, Domenico Pozzovivo, Miguel Ángel López, Ion Izagirre. 147° posto, nell’ultimo gruppo, per Fabio Aru a 14’21” dal vincitore. Da segnalare gli altri ritiri di giornata: Maxime Bouet ha battuto il ginocchio già dolorante mentre i due leader della Dimension Data, Mark Cavendish e Louis Meintjes, hanno vissuto difficoltà diverse. Condizione non ancora sufficiente per il britannico e una caduta per il sudafricano.

Dylan Groenewegen ovviamente conserva la maglia gialla di capoclassifica con 12″ su Kwiatkowski, 13″ su Sánchez, 16″ su Gilbert, 19″ su Bernal e 20″ su Trentin. Domani, vento permettendo, prevista una volata nella pianeggiante Cepoy-Yzeure di 200 km.

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