La Mitchelton-Scott impegnata nella cronometro a squadre della Tirreno-Adriatico © LaPresse
La Mitchelton-Scott impegnata nella cronometro a squadre della Tirreno-Adriatico © LaPresse

Catering Hepburn dà da mangiare a tutti (la polvere)

Tirreno-Adriatico, Mitchelton-Scott regina della cronosquadre, beffata la Jumbo di Roglic. Tonico Dumoulin, così così Nibali. Paura per un pedone investito dai Bora

Poteva essere una tranquilla giornata di horror applicato al ciclismo, anzi di ciclismo applicato all’horror. Alla fine ci è andata bene (a tutti: corridori, pedoni, spettatori a casa) e non abbiamo dovuto listare a lutto le nostre pagine media o parlare di tragedie compiute: solo sfiorate. Ci è andata bene perché poteva scapparci il morto, e invece come al solito l’unica cosa che ci facciamo scappare è il motto: per esempio quello del titolo è notevole, ammettetelo! Oppure (un po’ più scontato, per cui certamente lo userà come titolo la Gazzetta): “Proprio una maglia azzurra coi baffi!”, riferito sempre allo stesso Michael, uno che i più non conoscevano fino a stasera, e che invece – da buon inseguitore sopraffino – in queste cronosquadre è sempre stato un ingranaggio fondamentale per la Mitchelton-Scott.

Sarà il caso di rimettere un po’ ordine ai pensieri, prima che il lettore ci tradisca con Joyce (sicuramente più comprensibile del precedente paragrafo). Oggi in Toscana, a Lido di Camaiore, è cominciata una gara a tappe, la Tirreno-Adriatico, ovvero la seconda in Italia per importanza dopo il Giro. La corsa è partita come di consueto con una cronosquadre, 21.5 km che hanno dato una prima sistemata nemmeno tanto grossolana alla classifica.

La cronosquadre l’ha vinta, come spesso le capita, la Mitchelton-Scott, in una lotta serrata con la Jumbo-Visma: alla fine 7″ hanno separato i due team, 22’25” il tempo finale degli nerogialli australiani, 22’32” quello dei gialloneri olandesi. Il primo corridore della Mitchelton ad aver tagliato la linea del traguardo è stato Michael Hepburn, 27enne che viene dalla pista e che diventa il primo leader della Corsa dei Due Mari.

 

Paura e delirio a Lido di Camaiore
Prima di approfondire le questioni sportive dobbiamo per forza di cose aprire la parentesi della quasi-tragedia. Proprio all’inizio della prova la Bora-Hansgrohe (terza delle 23 squadre a partire) è incappata in un incidente assurdo e che avrebbe potuto assumere contorni catastrofici, ma per fortuna si risolve con il consueto “solo tanta paura”. Un pedone ha ben pensato di attraversare la strada proprio mentre arrivava la squadra di Peter Sagan, impegnata nella prova. I primi della fila Bora hanno scansato l’incauto, i due che erano più indietro e sull’esterno l’hanno visto all’ultimo momento e non hanno potuto evitarlo, finendo a terra insieme a lui.

La scena della persona violentemente sbattuta giù (e finita con la testa sull’asfalto) ci ha fatto tornare col pensiero alla spettatrice del Giro delle Fiandre travolta da Johan Vansummeren nel 2014. Fortunatamente il signore di oggi non ha mai perso conoscenza, è stato trasportato in ospedale e le sue condizioni non destano preoccupazione.

Anche i due corridori coinvolti se la sono cavata tutto sommato bene: qualche escoriazione per Oscar Gatto, una ferita al volto (all’arcata sopracciliare, a vederlo pare un pugile) per Rafal Majka, ma entrambi hanno poi concluso la prova senza problemi.

Non è la prima volta che in una crono della Tirreno si verificano incontri ravvicinati tra corridori e attraversatori della strada: tutti ricordano (perché divenne un meme) la vecchina col cagnolino che attraversa mentre passa proprio Sagan, nella crono conclusiva a San Benedetto del Tronto due anni fa. (Se cercate su Google “Sagan signora” il primo suggerimento sarà “cane”… provare per credere).

In quell’occasione Peter se la cavò con una battuta (“aveva ragione lei, era sulle strisce pedonali!”), oggi c’è meno voglia di scherzare visto che le immagini dell’incidente sono state davvero scioccanti. E nel finale della tappa si è rischiata un’indesiderata replica, anche qui con signora con cagnolino: la cittadina versiliana aveva infatti deciso di attraversare proprio mentre sopraggiungeva la Mitchelton-Scott. E si sa che la Mitchelton-Scott sopraggiunge molto velocemente… anche qui la buona stella di Mauro Vegni ha promanato la propria sana energia, e la signora s’è accorta all’ultimo momento (ma in tempo) che dalla chicane sbucavano gli assatanati aussie, e con un balzello s’è fatta indietro, venendo solo sfiorata dal treno a pedali. Dicevano che guardare il ciclismo, al pomeriggio, può essere molto rilassante. Dicevano.

 

Primoz Roglic mette l’ipoteca sulla cronosquadre…
Dopo i vari particolari in cronaca, torniamo alla corsa che è poi il motivo per cui tutti siamo qui. All’inizio della tappa pioveva, per cui le prime squadre che hanno gareggiato sono state particolarmente svantaggiate. Poi è smesso, e la strada si è pure abbastanza asciugata (è uscito il sole), e ne hanno beneficiato quelli che sono scesi in campo più tardi.

Ad avvicendarsi al primo posto provvisorio, la AG2R La Mondiale (24’26”), la Dimension Data (23’59”), la CCC (23’37”), la EF Education First (23″21″) fino al primo tempone della giornata, fatto segnare dalla Deceuninck-Quick Step di Julian Alaphilippe: 23’02” il tempo dell’ensemble diretto da Davide Bramati, ma restava la sensazione che si potesse ancora fare meglio, scendendo sotto la soglia dei ventitrè minuti. E nel finale erano attese all’opera diverse squadre particolarmente portate per questo tipo di esercizio.

In sei hanno gareggiato dopo la Deceuninck senza riuscire a superarla, tra queste la Bahrain-Merida di Vincenzo Nibali, che non ha riempito particolarmente gli occhi (né la squadra, né lo Squalo), ma certo la cosa non è mica preoccupante; solo, dopo la bella prova del Tour degli Emirati, ci aspettavamo qualche secondo in meno sul cronometro bahreinita.

La settima formazione post-Deceuninck era la Jumbo-Visma. Nel tratto ad andare (verso Forte de’ Marmi), gli uomini guidati col consueto carisma da Primoz Roglic non hanno dato segni di possibile dominio, dato che all’intertempo del km 10.7 son passati ancora dietro al team di Alaphilippe (11′ netti contro 11’08”, ben 8″ di distacco); ma nel tornare, ecco che Primoz e compagni hanno sprigionato tutta la potenza possibile, e hanno respinto gli avversari a distanza notevole: 22’32” il tempo conclusivo degli Jumbo, 30″ meno dei Deceuninck.

 

…Ma la Mitchelton-Scott offre garanzie più forti!
Prestazione definitiva della giornata? Macché. Gli Jumbo hanno resistito ottimamente all’onda d’urto degli Sky di Geraint Thomas e Filippo Ganna (invero non esaltanti, solo 23’12” per loro, a 40″ dai temporanei capiclassifica); non hanno battuto ciglio al cospetto dei Lotto Soudal di Tim Wellens, tenuti a distanza di quasi un minuto; e non si sono scomposti nemmeno per la prova di un tonante Tom Dumoulin, che ha trascinato i suoi Sunweb a un 22’47” in sé ottimo, ma ancora non sufficiente a scavalcare i gialloneri: 15″ il margine tra le due formazioni.

Non restava che una squadra, la Mitchelton-Scott. All’intertempo il team australiano aveva fatto sì meglio della Jumbo (11’02”), ma pure due secondi peggio della Deceuninck, per cui permaneva una certa incertezza (…) dato che non era speculabile il dato del ritorno da Forte de’ Marmi da parte di Adam Yates e compagni: avrebbero fatto una seconda parte di gara forte come gli Jumbo? Sarebbero calati come i Deceuninck? Avrebbero proceduto con ritmo uguale ai primi chilometri?

La risposta giusta è la 1: forte come gli Jumbo. Tanto che al traguardo hanno mantenuto sostanzialmente invariato il margine sui Roglic-boys, 7″ all’arrivo (erano 6″ all’intertempo), per un crono finale di 22’25”. Mai finita la demoralizzazione di Jos Van Emden, che degli Jumbo era stato il primo a superare il traguardo, e aveva fatto la bocca a questa bella maglia azzurra da portare con orgoglio domani fino a Pomarance.

E invece quel portatore sarà Michael Hepburn, l’abbiamo già scritto: i suoi baffoni hipster faranno gran mostra di sé sopra alle insegne del primato della Tirreno-Adriatico, lungo i 195 km della seconda tappa: arrivo come detto a Pomarance, in leggera salita, partenza da Camaiore, e in mezzo qualche saliscendi abbastanza trascurabile (il disegno originario prevedeva invece un paio di salite interessanti).

La classifica con cui si affronterà tale frazione, a parte Hepburn primo, vedrà i suoi compagni col suo stesso tempo (Brent Bookwalter, Luke Durbridge e Adam Yates), gli Jumbo-Visma – da Roglic in giù – a 7″, e poi, limitandoci agli uomini di classifica: Tom Dumoulin (Sunweb) a 22″, Julian Alaphilippe (Deceuninck) a 37″, Geraint Thomas e Gianni Moscon (Sky) a 47″, Tiesj Benoot e Tim Wellens (Lotto) a 54″, Alberto Bettiol (CCC) a 56″, Thibaut Pinot (Groupama-FDJ) a 58″, Vincenzo Nibali, Damiano Caruso e Matej Mohoric (Bahrain) a 1’10”, Gianluca Brambilla (Trek-Segafredo) a 1’13” come Jakob Fuglsang e Alexey Lutsenko (Astana), Rui Costa (UAE-Emirates) a 1’19”, Davide Formolo (Bora) a 1’57”, Giovanni Visconti (Neri Sottoli-Selle Italia-KTM) a 2’10”.

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