Effetto Magnus sulla fuga

Il danese Cort Nielsen (Astana) vince la quarta tappa della Parigi-Nizza, Ciccone terzo, De Marchi quarto. Michal Kwiatkowski nuovo leader alla vigilia della crono

Nel 2015 Magnus Cort Nielsen si era presentato al gruppo del World Tour come un velocista capace di imporsi sia in sprint di gruppo compatto, sia in finale non proprio banali o dall’altimetria accidentata: con il passaggio dall’allora Orica-Scott all’Astana avvenuto nel 2018, il 26enne danese sembra stia evolvendosi vero un uomo tipo di corridore, sempre veloce e resistende, ma adesso più incline a cercare anche la fuga da lontano per costruirsi nuove opportunità di vittoria. Questo nuovo stile di corsa gli aveva portato due vittorie di tappa la scorsa estate, prima al Tour de France e poi al Binck Bank Tour, e oggi il primo successo del 2019 è arrivato proprio al termine di un’azione dalla lunga distanza: una percentuale di realizzazione davvero notevole e per nulla scontata, anche perché in fuga l’uomo sulla carta più veloce è sempre quello più temuto e controllato.

Fuga numerosa e con grandi corridori
Quando il gruppo lascia partire una fuga 13 corridori su un percorso dal finale abbastanza ondulato sa bene che potrebbe diventare difficile lottare per il successo di tappa: se poi a quel drappello di attaccanti si lasciano fino a 6’40” di vantaggio le cose diventano ancora più complicate, se poi lì davanti ci sono anche specialisti di questo genere di fughe come Thomas De Gendt ed l’italiano Alessandro De Marchi allora è quasi certo che ad alzare le braccia al cielo sarà uno degli uomini di testa, perché con due locomotive così tutto diventa più semplice. A grandi linee questa potrebbe essere la sintesi della quarta tappa della Parigi-Nizza 2019, una cavalcata di 212 chilometri da Vichy a Pélussin con quattro gran premi della montagna (uno di prima categoria e tre di seconda) negli ultimi 60 chilometri.

La fuga è partita al chilometro 9.5 e, manco a dirlo, ha visto fin da subito come protagonista proprio Thomas De Gendt (Lotto Soudal) e Alessandro De Marchi (CCC), assieme a Christoph Pfingsten (Bora-Hansgrohe), Julien Bernard (Trek-Segafredo), Olivier Le Gac (Groupama-FDJ), Mathias Le Turnier (Cofidis) e Kevin Reza (Vital Concept): poco dopo si sono accordati a loro anche Magnus Cort Nielsen (Astana), Giulio Ciccone (Trek-Segafredo), Elie Gesbert (Arkea Samsic) e Damien Gaudin (Direct Energie), infine per ultima è rientrata anche una coppia di corridori della Delko Marseille formata da Eduard Grosu ed Evaldas Siskevicius. Al chilometro 15 avevamo quindi tredici uomini al comando con il plotone già a due minuti di distanza.

De Marchi trascina i fuggitivi, il plotone perde pezzi
Il vantaggio massimo di 6’40” la fuga lo ha toccato al chilometro 93, dopo che in precedenza un passaggio a livello chiuso aveva bloccato il plotone per circa tre minuti e mezzo e con i battistrada che sono stati poi fermati per un identico lasso di tempo al fine di riequilibrare la situazione. A quel punto, con il francese Le Gac come leader virtuale della Parigi-Nizza e con la Jumbo-Visma poco interessata a difendere una maglia gialla che Dylan Groenewegen avrebbe comunque perso sulle salitelle che lo aspettavano nel finale, sono state la Mitchelton-Scott, la Bahrain-Merida e la Deceuninck-QuickStep ad organizzarsi per ridurre il gap.

E ci sono riuscite perché nel giro di 40 chilometri il gap era sceso a 4’15” e poi dopo la salita della Côte de Trèves (km 152) il ritardo era addirittura crollato sotto ai due minuti e mezzo. A quel punto il destino della fuga sarebbe stato segnato, se non fosse stato per le caratteristiche del percorso e per la presenza là davanti e corridori di grande classe: sulla Côte de Condrieu (1900 metri al 8.5%) hanno allungato Bernard, Ciccone, De Gendt, De Marchi e Gesbert e dopo qualche chilometro sono rientrati anche Cort Nielsen e Le Turnier. Ma contemporaneamente ai corridori in fuga, si riduceva anche il numero di uomini nel gruppo principale: prima hanno alzato bandiera bianca tutti i velocisti (il leader Groenewegen ai meno 44 km, da segnalare anche il ritiro di Kittel per caduta), poi diversi gregari che stavano lavorando per ricucire lo strappo con la fuga.

Bahrain-Merida, Mitchelton-Scott e anche AG2R La Mondiale hanno tentato il tutto per tutto nel finale ed i frutti del loro lavoro si sono visti: il ritardo era di 2’45” a 40 chilometri dall’arrivo, 1’50” ai meno 28 chilometri, 1’10” ai meno 15 e poi appena 55″ quando alla conclusione mancavano solo dodici chilometri. Proprio quando la bilancia sembrava finalmente pendere a favore degli inseguitori, davanti è stato il forcing di Alessandro De Marchi a cambiare nuovamente le carte in tavola: assieme al friulano della CCC si sono avvantaggiati Thomas De Gendt, Giulio Ciccone e Magnus Cort Nielsen ed in quattro non hanno praticamente più perso nulla, certificando una volta di più quanto sia pericoloso dare spazio a certi uomini.

All’ultimo chilometro il Magnus Cort Nielsen che non ti aspetti
Ai meno 5 chilometri il vantaggio dei quattro era di 45″, divario che è rimasto addirittura invariato agli ultimi 2000 metri quando è stato evidente a tutti che la vittoria sul traguardo di Pélussin se la sarebbero giocata i battistrada. Sulla carta Magnus Cort Nielsen era il più veloce tra i fuggitivi e puntualmente gli altri lo hanno lasciato in testa all’ultimo chilometro: in quel frangente nessuno si sarebbe aspettato che fosse proprio il danese a tentare la sparata da finisseur, ma all’uomo dell’Astana è bastata un’occhiata per vedere alle sue spalle un buchetto di due metri e subito è partito da solo con un De Marchi ormai molto stanco a ostacolare involontariamente gli altri. Tardiva la reazione di Thomas De Gendt: il belga della Lotto è finito secondo a 7″ da Magnus Cort Nielsen, terza posizione per Giulio Ciccone a 13″, quarto proprio Alessandro De Marchi a 18″.

Il gruppo principale, ristretto a poco più di trenta unità, è stato cronometrato con 48″ di ritardo: quinto e sesto sono arrivati i francesi Lilian Calmejane e Valentin Madouas che avevano provato un attacco negli ultimi quattro chilometri e che sono stati ripresi proprio sulla linea d’arrivo, lo sprint invece ha lasciato rimpianti ai corridori italiani visto che Sonny Colbrelli e Matteo Trentin hanno occupato le prime due posizioni chiudendo rispettivamente settimo e ottavo. Dylan Groenewegen è arrivato al traguardo con 22 minuti di ritardo e la classifica generale ha quindi assunto un volto tutto nuovo alla vigilia della fondamentale cronometro di Barbentane (25.5 km): in testa troviamo ora Michal Kwiatkowski con 5″ su Luis León Sánchez, 10″ su Philippe Gilbert, 11″ su Egan Bernal e 14″ su Matteo Trentin.

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