Julian Alaphilippe vince a Pomarance alla Tirreno-Adriatico © LaPresse - Gian Mattia D'Alberto
Julian Alaphilippe vince a Pomarance alla Tirreno-Adriatico © LaPresse - Gian Mattia D'Alberto

Alaphilippe prosegue la sua Campagna d’Italia

Tirreno-Adriatico, a Pomarance bella vittoria del francese. Secondo Van Avermaet, terzo un ottimo Bettiol. Yates nuovo leader

Arrivo consueto a Pomarance, cinque in fuga
Dopo la pioggia di ieri, la Tirreno-Adriatico riparte sotto un sole splendente per la Camaiore-Pomarance di 195 km, sedi abituali di partenza e arrivo per la Corsa dei due mari. Finale identico al 2017, quando Geraint Thomas seppe anticipare tutti arrivando in perfetta solitudine sin sul traguardo pisano. L’anno prima, invece, toccò a Zdenek Stybar tagliare per primo l’attesa linea bianca.

La fuga di giornata si forma subito dopo il via delle 11.37. All’attacco l’eritreo Natnael Berhane (Cofidis, Solutions Crédits), lo spagnolo Markel Irizar (Trek-Segafredo), il russo Stepan Kurianov (Gazprom-RusVelo), l’italiano Mirco Maestri (Bardiani CSF) e l’austriaco Sebastian Schönberger (Neri Sottoli-Selle Italia-KTM). Già al km 9 il loro margine supera i 4′, con il gruppo che lascia fare.

Il gruppo lascia fare, bella sfida negli sprint intermedi
Il vantaggio massimo del pomeriggio viene toccato in 4’30” attorno al km 85, dopo due ore disputate poco sopra i 40 km/h di media. La corsa prosegue stancamente e senza sussulti, se si eccettuano i due gpm e gli altrettanti traguardi volanti: a meritarsi di indossare la maglia verde è Natnael Berhane. L’ex Dimension Data supera Schönberger al termine di combattute sfide sia a Castellina Marittima (km 98.6) che a Serrazzano (km 148).

Gli sprint intermedi, invece, premiano Mirco Maestri: l’emiliano, solito sospetto nelle fughe, precede l’indefesso Schönberger e Kurianov a Canneto (km 138.8) per poi ripetersi a Montecerboli (km 158.4). Qui i due esponenti delle Professional italiane si rendono protagonisti di uno spettacolare testa a testa, tanto che si rende necessario il colpo di reni al nativo di Luzzara per imporsi.

Inizia a lavorare la Deceuninck, si ritira Moscon
Dietro, intanto, il plotone se la prende comoda, con la Mitchelton-Scott interessata solamente a controllare la situazione entrando negli ultimi 40 km con 3’30” di ritardo. Una innocua scivolata di Eduard Prades (Movistar Team) a 39 km dall’arrivo anticipa di poco la venuta, in testa al plotone, di Yves Lampaert e Michael Mørkøv: i campioni di Belgio e Danimarca si incaricano di aumentare l’andatura in funzione del finale, dove la Deceuninck-Quick Step ha in Alaphilippe e Stybar pedine di sicuro spessore.

E subito il ritmo cambia: il ritardo crolla a 2’30” ai meno 30 km dalla conclusione. Dopo il fuori tempo massimo di ieri di Nacer Bouhanni, poco prima del primo ingresso a Pomarance giunge la notizia del ritiro di Gianni Moscon: il trentino, ancora dolorante al ginocchio dopo la caduta all’UAE Tour, mette piede a terra. Non certo il modo migliore per approcciare la stagione delle classiche, lui che può far bene dall’inizio alla fine.

Forature per Sagan e Hermans, la fuga ripresa a 13 km dalla fine
L’elevata andatura dei belgi non conosce pause: sulla veloce discesa, nella quale Peter Sagan deve arrestarsi per una foratura, la Deceuninck porta il gap sotto il minuto a 20 km dal termine. Consci di andare forse troppo forte, i Deceuninck si rialzano momentaneamente; ma ciò non permette al tre volte iridato della Bora Hansgrohe di rientrare. Lo slovacco alza bandiera bianca a 17 km dall’arrivo, dovendo rimandare a domani le ambizioni di successo personale.

Tuttavia per la fuga non c’è più nulla da fare: il quintetto viene definitivamente ripreso a 13.2 km dalla fine, dopo oltre 180 km in avanscoperta. A disimpegnarsi come gregario arriva anche il terzo campione nazionale della Deceuninck, ovvero sia Elia Viviani, al pari della maglia azzurra Michael Hepburn. Malasorte, invece, per il quasi omonimo del leader: Ben Hermans è vittima di una foratura e, nonostante il supporto di un paio di gregari della Israel Cycling Academy, non riesce più a rientrare.

Oss muove le acque, l’Astana e Roglic fanno sul serio
Sulla rampetta al 16% che, a 8 km dal termine, inizia il carosello finale, è sempre la Mitchelton-Scott che tiene alto il ritmo con Chris Juul Jensen e Luke Durbridge. Il forte vento laterale non invoglia alcuno a lanciarsi fin quando è Daniel Oss che, a 6.2 km dal termine, tenta il colpaccio in una delle rare giornate di libera uscita. Ma il trentino non guadagna mai più di un centinaio di metri e lla sua azione dura un km tondo.

Ai 4.3 km dalla fine Kasper Asgreen (Deceuninck-Quick Step) prova a muoversi, ma dura poco; la mossa del danese è il trampolino di lancio pefetto per un tentativo Astana con Jakob Fuglsang e Alexey Lutsenko, sui quali si portano Simon Clarke e Davide Formolo. L’aumento di velocità fraziona il gruppo: Roglic, De Plus, Alaphilippe, Yates sono gli unici a non perdere metri. Si rende conto della situazione Primoz Roglic: lo sloveno attacca ai meno 3 km e solo Clarke e Lutsenko si attaccano alla sua ruota.

Dumolin e Stybar chiudono, Roglic ci riprova senza fortuna
Conscio della pericolosità del drappellino, Tom Dumoulin decide di partire andando, con la sua consueta potente pedalata, a riagganciare il terzetto, venendo imitato da Zdenek Stybar. Nessuno in questo neocostituito quintetto vuole dare un cambio allo sloveno che allora smette di lavorare, favorendo il rientro del gruppo a 1400 metri dall’arrivo.

Lo scatenato ex saltatore non demorde e ci riprova; stavolta solo Lutsenko e Alaphilippe restano assieme al leader del Team Jumbo-Visma. Ancora una volta, però, non riceve collaborazione e così il resto del sempre più assottigliato gruppo di testa, con Greg Van Avermaet in primis, riescono a rientrare a 700 metri dalla conclusione.

Alaphilippe non si batte, terzo posto per un ritrovato Bettiol
Sul breve rettilineo con pendenze fra il 5% e il 6% è lotta a due per il successo: prende subito la testa Julian Alaphilippe, alla cui ruota si piazza Greg Van Avermaet. Il francese si posiziona al centro della carreggiata, la sua pedalata è potente e costante; nulla può il campione olimpico di Rio de Janeiro, che deve solo inchinarsi. Seconda vittoria in sei giorni per il francese della Deceuninck-Quick Step, già a quota 16 centri nel 2019.

Terza piazza per uno stupendo Alberto Bettiol: il senese, tornato alla EF Education First, è il primo degli umani. Finalmente paiono alle spalle i tanti problemi fisici che lo hanno rallentato nel corso della passata stagione. E una buona notizia anche per tutto il movimento: un corridore dalle caratteristiche del venticinquenne di Poggibonsi, abile sia sulle pietre che sulle côte, è specie sempre più rara.

Nei 10 anche Conti, Yates nuovo leader. In ritardo Nibali e Thomas. Domani spazio ai velocisti
Con lo stesso tempo dei primi tre si piazzano gli altri della top ten, nell’ordine Tiesj Benoot (Lotto Soudal), Adam Yates (Mitchelton-Scott), un buon Valerio Conti (UAE Team Emirates), Primoz Roglic (Team Jumbo-Visma), Wout Poels (Team Sky), Jakob Fuglsang (Astana Pro Team) e Tim Wellens (Lotto Soudal).

Tutti davanti gli uomini di classifica nel gruppo, comprendente trentatré unità; le eccezioni sono quelle dei Bahrain Damiano Caruso e Vincenzo Nibali, rispettivamente a 11″ e 15″. Sorprendente, invece, il ritardo di Geraint Thomas: il britannico del Team Sky ha lasciato sul piatto 1’23”, testimoniando così come sia Poels il leader della squadra.

In classifica la nuova maglia azzurra passa sulle spalle di Adam Yates (Mitchelton-Scott), a paritempo con il compagno di squadra Brent Bookwalter; a 7″ inseguono Primoz Roglic e l’altro Jumbo Laurens De Plus, che mantiene la maglia bianca. Domani la tappa più lunga della settimana appenninica, la Pomarance-Foligno di 226 km. Nessuna asperità seria, con due brevi strappetti validi come gpm e posti nella fase iniziale di giornata; sarà dunque sfida per velocisti ma la lunghezza sarà utile anche ai classicomani in vista della sempre più imminente Milano-Sanremo.

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