Maximilian Schachmann esulta alla Volta Ciclista a Catalunya 2019 © Photo Gómez Sport
Maximilian Schachmann esulta alla Volta Ciclista a Catalunya 2019 © Photo Gómez Sport

Schachmann lascia tutti a bocca aperta

Nella quinta tappa della Volta a Catalunya spettacolare vittoria del tedesco della Bora-Hansgrohe che va in fuga da lontano e poi resiste al ritorno dei velocisti

La bellissima fuga vincente di Thomas De Gendt nella prima tappa della Volta a Catalunya aveva un oscurato il grande numero realizzato negli ultimi chilometri da Maximilian Schachmann che tutto solo aveva attaccato ed era riuscito a tenere una manciata di secondi di vantaggio sul plotone: quel giorno il tedesco della Bora Hansgrohe aveva portato a casa “solo” una seconda posizione di tappa, ma aveva messo in mostra un grandissimo stato di forma. Il venticinquenne si era messo in evidenza anche nella seconda tappa per poi essere respinto dalle grandi salite, oggi però si è andato a prendere una vittoria davvero clamorosa: per Schachmann, che già aveva vinto il GP di Larciano, è la seconda di questo 2019 ma il modo in cui ha messo in scacco il gruppo negli ultimi chilometri ha veramente lasciato tutti increduli ed a bocca spalancata.

Una fuga di ottimi passisti
In questa quinta tappa della Volta a Catalunya il principale ostacolo che sulla carta poteva separare i velocisti dalla lotta per la vittoria di tappa si chiamava Port de la Collada de Toses, una salita lunga quasi 20 chilometri che i corridori dovevano affrontare subito in avvio in giornata: la situazione di corsa al gran premio della montagna avrebbe determinato lo svolgimento tattico dei 165 chilometri successivi perché, sebbene non si trattasse di pendenze proibitive, chi voleva cercare la fuga doveva provare a fare quest’ascesa il più forte possibile per staccare le ruote veloci.

Come era prevedibile, sulla Collada de Toses si è formata la fuga che poi ha caratterizzato buona parte della giornata ed a quel punto i velocisti hanno iniziato a fare i conti per capire cosa dovevano fare. Davanti c’erano uomini di grande spessore, ma purtroppo per loro erano solo in quattro e questo dettaglio lasciava più d’una speranza al gruppo: al gpm avevamo infatti Bertjan Lindeman (Team Jumbo-Visma), Andrey Amador (Movistar Team) e Tejay van Garderen (EF Education First) con 18″ di vantaggio, poi in discesa è rientrato anche il tedesco Maximilian Schachmann (Bora Hansgrohe). Tra gli specialisti degli sprint, invece, c’è stato anche chi sulla salita iniziale ha visto terminare del tutto la propria corsa: il colombiano Álvaro Hodeg (Deceuninck-Quick Step) ha infatti perso contatto quasi subito dal gruppo ed una volta capito che non sarebbe mai potuto rientrare si è ritirato.

Le squadre dei velocisti si organizzano
Tra i quattro attaccanti il migliore in classifica generale era proprio Maximilian Schachmann che non poteva essere lasciato in fuga tanto a cuor leggero trovandosi a 3’52” dal leader Miguel Ángel López ed a meno di un minuto e mezzo dal decimo posto di Marc Soler (e nel corso della tappa s’è preso anche 6″ di abbuono): il gruppo principale si è quindi dato da fare fin dai primi chilometri per non lasciare ai battistrada più di 3’10” di vantaggio. Ma Amador, Lindeman, Schachmann e Van Garderen sono tutti ottimi passisti e anche senza un gap particolarmente alto sono riusciti a mettere in seria difficoltà il plotone: per ridurre il distacco, infatti, c’è voluta un’alleanza di più squadre.

In testa al plotone si sono alternate il Team Sunweb per Michael Matthews, la Bahrain Merida per Phil Bauhaus e Grega Bole, il Team Dimension Data per Ryan Gibbons e la Mitchelton-Scott per Daryl Impey: l’altissima velocità di crocera ha fatto sì che si rischiasse anche qualche frazionamento del plotone attorno ai 50 chilometri dal traguardo, ma la verità è che non si poteva scherzare perché i quattro uomini di testa non volevano mollare di un centimetro. Ai meno 40 chilometri il vantaggio di Schachmann, Amador, Lindeman e Van Garderen era di 2’10”: il gruppo recuperava terreno, ma troppo lentamento visto che a 28 chilometri dalla conclusione il gap era ancora di 1’45” e poi ancora di 1’10” ai meno 15.

Schachmann fa tutto da solo nel finale
A 11 chilometri dalla conclusione, con il gap sceso per la prima volta sotto al minuto, uno strappetto in salita ha rappresentato il trampolino di lancio di Maximilian Schachmann che ha lasciato sul posto i tre compagni di fuga e ha iniziato il suo fantastico show solitario: in quel momento il suo vantaggio era di 50″, due chilometri dopo aveva ancora 40″ e ai meno 5 chilometri gli inseguitori avevano guadagnato la miseria di 5″. In questa fase una caduta di Wilco Kelderman, scivolato in curva dalla prima posizione del gruppo mentre tirava per Matthews, ha dato una piccola mano a Schachmann che però oggi era assolutamente imprendibile.

La cavalcata finale è stata da applausi anche perché la Mitchelton-Scott ed il Team Sunweb hanno continuato a spingere a tutta per provare a portare i propri uomini alla volata, ma Schachmann perdeva pochissimo: l’unico passaggio un po’ complesso per il tedesco è stato tra i meno 3 ed il meno 2 quando il suo vantaggio è sceso da 30″ a soli 20″, ma negli ultimi 2000 metri un terreno più favorevole alle sue caratteristiche gli ha permesso di salvare e anche abbastanza nettamente. Maximilian Schachmann ha tagliato il traguardo con 13″ di vantaggio sul gruppo: Michael Matthews ha vinto la volata per la seconda posizione per Ryan Gibbons, Daryl Impey e Patrick Bevin ad occupare le posizioni dalla terza alla quinta. In classifica generale nessuna novità, Miguel Ángel López (Astana) si è piazzato decimo al traguardo e ha quindi mantenuto la maglia di leader.

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