Davide Plebani sul podio dei Mondiali con la medaglia di bronzo © UCI

Plebani: «Medaglia inaspettata, non il tempo»

Intervista al bergamasco bronzo mondiale nell’Inseguimento che ora cerca soddisfazioni anche su strada con la maglia Arvedi

I campionati del mondo su pista di Pruszkow, disputati ormai un mese fa, ci hanno regalato l’ennesimo tripudio relativo al nuovo trionfo di Filippo Ganna nell’Inseguimento individuale. Se la conferma iridata dell’atleta ossolano era auspicabile dai più, in molti sono stati sorpresi dal veder salire sul terzo gradino del podio un ragazzo bergamasco, proveniente da Sarnico: si tratta di Davide Plebani, nome certamente non sconosciuto ai cultori del ciclismo giovanile (nel 2014, infatti, si laureò campione italiano in linea tra gli Juniores a San Paolo d’Argon).

Il 4’11”764 realizzato in qualifica, che lo rese per alcuni minuti il detentore del primato italiano nella specialità (prima della prestazione monstre di Ganna) e seguito dalla conquista del bronzo nella finalina contro il russo Evtushenko, spiega forse meglio di ogni altra cosa la crescita costante di un ragazzo che, probabilmente (e al netto di qualche fastidioso malanno fisico), necessitava solamente di tempo per emergere ma che ora è pronto a prendersi le proprie responsabilità. Le prestazioni offerte soprattutto nella recente rassegna iridata, infatti, lo pongono nel ruolo di possibile pedina cardine anche per quel quartetto azzurro che insegue – letteralmente parlando – una medaglia alle Olimpiadi di Tokyo in programma nella prossima annata.

Oltre a ciò però, non va dimenticato come il corridore passato a vestire la casacca dell’Arvedi punti a divenire anche un buon stradista, in considerazione anche delle prime esperienze accumulate nelle passate stagione (l’esordio nella massima categoria avvenne nel 2015 con la casacca della Unieuro). Assieme a lui abbiamo parlato di ciò che è stato e di ciò che potrebbe essere nella piazza Aurelio Saffi di Forlì, sede di partenza della terza tappa della Settimana Coppi&Bartali, gara per la quale Plebani è stato chiamato a gareggiare proprio indossando la maglia della nazionale italiana.

Sei tornato a vestire la maglia azzurra dopo varie occasioni in passato. Immaginiamo che sia una grande soddisfazione per te.
«Sì, c’è molta soddisfazione perché da un po’ di tempo ero in una situazione “strana” a causa di alcuni malanni. Ora il mio fisico sta reagendo bene, per cui sono molto contento di aver potuto prendere il via alla Settimana Coppi&Bartali in uno stato di forma abbastanza buono».

Ti abbiamo visto grande protagonista ai Mondiali su pista: ti aspettavi la medaglia di bronzo nell’Inseguimento individuale oppure è stata inaspettata?
«Probabilmente la medaglia in sé sì, anche se si cerca sempre di puntare all’obiettivo, ma devo dire che la prestazione non è stata del tutto inaspettata. Sono arrivato ai Mondiali in una buona condizione, mi sentivo veramente bene e sono stato supportato al meglio dal commissario tecnico Marco Villa, che mi ha seguito costantemente per tutto l’inverno, impostando un lavoro tale da farmi arrivare pronto all’appuntamento mondiale».

In proposito: quando è partito questo tuo personale percorso di lavoro finalizzato all’Inseguimento individuale? Eri consapevole di poter realizzare tempi inferiori ai 4’12” oppure è stato il concreto frutto di un qualcosa portata avanti nel tempo?
«Lo scorso anno agli Europei Under 23 su pista ero riuscito a realizzare una buona prestazione, facendo segnare un tempo di 4’16” in qualifica (il torneo si concluse poi con un quarto posto, ndr) e da quel momento è iniziato un lavoro finalizzato principalmente a realizzare le migliori prestazioni nel quartetto. A livello di condizione però la risposta è stata talmente positiva da giovarmi anche per la prova dell’Inseguimento individuale».

In un’intervista rilasciataci di recente Simone Consonni ha tenuto a sottolineare che il vostro gruppo è molto coeso ed è riuscito a superare varie difficoltà logistiche, su tutte quella di dover rinunciare al velodromo di Montichiari per diverse sessioni. Ti senti di condividere questo giudizio? Qual è il tuo punto di vista?
«Condivido pienamente le parole di Simone e per quanto riguarda i problemi logistici non si può che ribadire il fatto che, venendo a mancarci l’unico velodromo coperto che attualmente abbiamo in Italia, quello di Montichiari, di fatto ci troviamo ad essere sprovvisti di un impianto in cui poter lavorare al meglio. Naturalmente questa situazione è molto grave, per nostra fortuna siamo riusciti ad ottenere un po’ di supporto dal velodromo Vigorelli ma poi siamo comunque stati costretti a recarci all’estero per prepararci. I lavori a Grenchen, ad esempio, sono stati fondamentali ma, per l’appunto, siamo stati costretti a recarci lì per poter svolgere una buona preparazione in vista del mondiale».

A questo punto cosa dobbiamo aspettarci per Montichiari? A voi atleti è stato comunicato qualcosa in merito ad una possibile riapertura a breve dell’impianto?
«Io personalmente non ho avuto alcuna comunicazione purtroppo. Chiaramente spererei di saperne di più, in modo che ci si possa rendere effettivamente conto della situazione».

Parlando invece dell’attività su strada, quest’anno sei passato a gareggiare nelle file dell’Arvedi, formazione che ha deciso di sposare un progetto nuovo e ambizioso, che permette anche di conciliare bene le gare su strada con quelle su pista. Come ti stai trovando finora?
«Mi sto trovando davvero molto bene perché ci lasciano la necessaria tranquillità per affrontare la doppia attività ed è un qualcosa di fondamentale il riuscire a conciliare al meglio le due cose».

A livello giovanile sei stato un grande protagonista, vincendo anche un titolo italiano tra gli juniores. Come hai vissuto finora le prime esperienze tra i professionisti e cosa ha frenato finora la tua esplosione, se così si può affermare?
«Più che un freno io parlerei di un dover aspettare un’evoluzione del mio fisico, che aveva necessità di svilupparsi ancora un po’. Sono comunque consapevole del fatto che su strada ho ancora molto da lavorare, posso sicuramente migliorarmi e spero di poter andare avanti nelle migliori condizioni».

Che tipo di atleta vorresti diventare? Tendere ad essere più velocista oppure specializzarti come passista?
«Vorrei riuscire a fare bene entrambe le cose, in modo da poter essere un passista veloce, in grado magari di fare la differenza sui percorsi ondulati».

Per concludere: il prossimo anno ci saranno le Olimpiadi di Tokyo, immaginiamo che uno dei tuoi grandi obiettivi sia quello di essere presente nel quartetto.
«Sicuramente è un grande obiettivo per me e vorrò essere al 100% per poter aiutare la nazionale italiana a rendere ai massimi livelli».

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