Alessandro Covi © Instagram - Team Colpack
Alessandro Covi © Instagram - Team Colpack

Covi: «Colpack, un ottimo progetto»

Intervista al giovane talento del Team Colpack, che nel 2020 debutterà nel World Tour con la UAE Team Emirates

Nel ciclismo attuale può capitare non di rado di trovarsi di fronte ad atleti in grado di essere competitivi su più terreni. La cosa più difficile è però, senz’altro, il riuscire a non limitarsi al mostrarsi estremamente costanti, tanto nelle classiche quanto nelle gare a tappe (brevi o lunghe che siano), in modo da riuscire a salire quel gradino che, nell’immaginario collettivo, divide il buon corridore dal grande campione o fuoriclasse. Ammiriamo ormai da decenni un corridore del calibro di Alejandro Valverde, giunto finalmente ad indossare la maglia iridata dopo un lungo inseguimento ed oltre cento vittorie nella massima categoria; ci stiamo lustrando gli occhi per la crescita vertiginosa di Julian Alaphilippe, riuscito recentemente a conquistare la sua prima classica monumento alla Milano-Sanremo, dopo un avvio di 2019 semplicemente scintillante. Qui in Italia invece cosa ci aspetta?

Assolutamente arduo dare risposte su ciò che potrebbe avvenire, men che meno lasciarsi andare ad azzardati paragoni. Tuttavia qualche nome d’appuntare sul taccuino può essere individuato e, tra gli addetti ai lavori, sarà senza dubbio finito quello di un ragazzo varesino di 20 anni che ancora sta cercando di capire quale possa essere il suo ideale terreno d’espressione e che, nel frattempo, si è già meritato la chiamata nel World Tour per il 2020, anno in cui debutterà con la casacca della UAE Team Emirates: stiamo parlando di Alessandro Covi, classe 1998, che da Taino ha iniziato il suo personale percorso per affermarsi nel grande ciclismo.

Atleta generalmente completo (velocissimo allo sprint, forte sul passo e in grado di tenere molto bene in salita), ha iniziato a vincere molto presto (già da Esordiente fu campione italiano), dilettandosi anche in altre discipline (il ciclocross, ad esempio) che gli hanno permesso di migliorare la sua tecnica di guida. Il 2018 è stato un anno importante per lui, riuscendo a terminare in ottava posizione (migliore tra gli italiani) il Giro d’Italia Under 23 e togliendosi anche la soddisfazione di conquistare un bel successo di tappa al Tour de l’Avenir. Detto che simili prestazioni gli hanno permesso di conquistare il lasciapassare per il professionismo, in questo 2019 Covi rappresenta una delle punte di un Team Colpack chiamato alla prima ambiziosa avventura come formazione Continental, che permette ai bergamaschi di disputare molte più gare assieme ai professionisti, facendo ulteriormente crescere i vari talenti di cui dispone. Dopo l’esordio francese all’Étoile des Bessèges e il GP di Larciano, abbiamo ritrovato Alessandro al via della Settimana Coppi&Bartali, dove è riuscito ad essere protagonista con una fuga nella tappa conclusiva. Noi lo abbiamo incontrato pochi giorni prima a Forlì per una breve e piacevole chiacchierata.

Come sono andate queste prime settimane di gare professionistiche, dal momento che hai debuttato già in febbraio all’Étoile des Bessèges?
«Al momento ho preso parte soprattutto a gare professionistiche rispetto a quelle Under 23 e ciò rappresenta per me una buona base di preparazione per il mese di aprile, in cui invece gareggerò principalmente tra gli Under e cercherò di rendere al meglio»

Come valuti questo progetto della Colpack che ha deciso di diventare Continental e vi permetterà costantemente di confrontarvi coi professionisti?
«Secondo me è un ottimo progetto, a cui si stava pensando di giungere già da qualche stagione. Sono molto contento che questo si sia realizzato e che quindi mi abbia permesso di restare ancora con loro. Ce la metteremo tutta per provare ad ottenere buoni risultati, anche se tra i professionisti, che hanno decisamente un altro ritmo, le cose sono più difficili. Noi cercheremo comunque di onorare la maglia»

Sappiamo che il prossimo anno debutterai nel World Tour con la UAE Team Emirates: com’è avvenuto questo incontro e come sarà l’avvicinamento che farai con loro?
«Ho già avuto la possibilità di disputare alcune gare da stagista con la UAE lo scorso anno. Ripeterò questa esperienza anche quest’anno nei prossimi mesi e poi nel gennaio 2020 sarò a tutti gli effetti uno di loro»

Sei un corridore che ha delle caratteristiche molto particolari: sei molto veloce allo sprint, tieni molto bene in salita. Hai già capito un po’ che corridore vuoi essere?
«Penso che lo capirò più avanti! (ride)»

Negli scorsi anni, nelle categorie giovanili, sei stato anche un buon crossista. Quanto è stato importante il ciclocross per la tua formazione, specialmente pensando a questo momento in cui la multidisciplinarietà è diventata molto importante?
«Sicuramente ha rappresentato qualcosa di molto importante per me, anche se la mia preferenza è sempre andata alla strada. In ogni modo durante l’inverno il ciclocross mi teneva ben impegnato e, anche se non era propriamente la mia specialità, riuscivo a cavarmela anche abbastanza bene. Mi piaceva comunque praticarlo e posso dire che è abbastanza utile per poter affrontare al meglio anche gare come le Strade Bianche»

Tornando un attimo su quelle che sono le tue caratteristiche, abbiamo visto che recentemente è stato grandissimo protagonista Julian Alaphilippe. Il corridore francese rappresenta per te un ideale modello di atleta?
«Eh beh, Alaphilippe un po’ va forte! (ride), per cui spero, nel mio piccolo, che possa essere un modello di riferimento».

Lo scorso anno sei stato grande protagonista al Giro d’Italia Under 23. Nei giorni scorsi abbiamo visto che l’edizione 2019 sarà veramente durissima: ci saranno salite come il Mortirolo (da scalare due volte), il Fedaia nell’ultima tappa, il Monte Amiata, il Passo Maniva. Cosa pensi di questo percorso?
«Penso che questo Giro Under sia veramente tosto e deciderò più avanti se puntare alla classifica generale oppure cercare di puntare a qualche vittoria di tappa. Lo scorso anno, cercando di tenere duro in classifica generale (fu ottavo, ndr), sono arrivato veramente stanco alla fine e, di conseguenza, non sono riuscito ad esprimermi al meglio nelle gare successive. Staremo a vedere come si evolverà la situazione quest’anno»

Quest’anno il mondiale si svolgerà in Gran Bretagna, nello Yorkshire, con un percorso un po’ mosso. Potrebbe rappresentare uno dei tuoi obiettivi concreti per questa stagione?
«Premesso che a decidere la formazione sarà sempre il commissario tecnico Marino Amadori, io spero di poter essere convocato. In tal caso punterò a fare il massimo per il ruolo che mi verrà richiesto, per cui vorrei sperare di arrivare in forma a quel periodo per poter così disputare un ottimo mondiale».

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