Felix Grossschartner vince al Tour of Turkey © Bettiniphoto
Felix Grossschartner vince al Tour of Turkey © Bettiniphoto

Sulla neve è sempre dominio Austria

Felix Grossschartner vince una gelida tappa regina del Tour of Turkey e ipoteca la generale. Secondo posto per Valerio Conti

Dal nostro inviato

In questo 2019 il 25enne austriaco Felix Grossschartner si era ben comportato sia alla Vuelta a San Juan che poi alla Parigi-Nizza e anche nell’arrivo sul duro strappo di Eceabat nella seconda tappa di questo Tour of Turkey si era dimostrato uno tra i più brillanti in salita venendo preceduto al traguardo solo dal veloce compagno di squadra Sam Bennett: era quindi proprio lo scalatore della Bora-Hansgrohe il favorito per l’arrivo in quota di oggi e Grossschartner non ha fallito andando a conquistare una bella vittoria di tappa, la prima nella sua carriera da professionista; e con questa vittoria Grossschartner ipoteca anche il successo finale del Giro di Turchia che si concluderà domani a Istanbul.

La grande prestazione di Grossschartner non è comunque l’unica cosa da mettere in evidenza oggi. Va applaudito infatti un tenace Valerio Conti che dopo essere stato leggermente staccato, negli ultimi due chilometri è andato a prendersi la grande determinazione il secondo posto di tappa e verosimilmente anche nella classifica generale; e poi bisogna ovviamente parlare del fenomeno Remco Evenepoel, 19 anni appena, che con grande personalità ha provato ad andare all’attacco addirittura a cinque chilometri dall’arrivo e poco importa che poi sia un po’ calato nel finale tagliando il traguardo in quarta posizione.

Freddo e neve al traguardo di Kartepe
Per la tappa regina di questo Giro di Turchia, gli organizzatori hanno deciso di proporre un arrivo in salita alla stazione sciistica di Kartepe, una delle due più importanti ed organizzate nella parte occidentale del paese: la più famosa anche all’estero è invece quella di Erzurum che è molto più ad est e più isolata dai grandi centri urbani, ma che in passato ha ospitato un’edizione delle Universiadi Invernali nel 2011 e che aveva manifestato anche l’interesse a candidarsi anche per i Giochi Olimpici 2026 – per cui ci sono in ballo anche Milano e Cortina – salvo poi non riuscire ad entrare nella ristretta selezione finale. Potrebbero riprovarci in futuro, anche se dal punto di vista logistico non sarebbe un’organizzazione facile.

La frazione partiva da Bursa dove si era arrivati ieri e, ad eccezione della salita finale, non presentava particolari difficoltà dal punto di vista altimetrico: la vera sfida per la giornata di oggi era però rappresentata dal meteo con pioggia fin dalla partenza che in quota, a causa delle temperature estremamente rigid,e si è trasformata in neve. Gli organizzatori, a causa di freddo e neve e per riuscire a garantire ai corridori una strada pulita, hanno quindi deciso di accorciare la tappa di circa cinque chilometri riducendo la distanza complessiva a circa 159 chilometri: l’essenza del percorso è rimasta comunque immutata perché ad essere tagliata è stata la parte più facile dell’ascesa finale; anzi, se possibile la tappa è diventata anche più interessante perché così il traguardo è stato posto al termine di 10 chilometri con una pendenza media del 9%. Probabilmente in altre località meno organizzate, l’arrivo sarebbe potuto essere ancora più in basso.

Fuga a tre: il gruppo lascia spazio, poi chiude
A differenza dei giorni scorsi, stavolta abbiamo dovuto attendere per veder nascere la fuga di giornata: non che nei primi chilometri non ci siano stati attacchi o un po’ di battaglia per un gpm di terza categoria (dove Willems ha preso altri punti) ma il gruppo è rimasto compatto e solo al chilometro 34 sono riusciti ad avere il via libera tre corridori. I primi a scattare sono stati Daniel Viejo (Euskadi-Murias) e Robbe Ghys (Sport Vlaanderen-Baloise), poi a loro si è unito anche il tedesco Roger Kluge (Lotto Soudal): i tre sono arrivati ad avere anche otto minuti di vantaggio sul plotone dove nelle prime posizioni si sono alternate Bora-Hansgrohe, Team Dimension Data, UAE Team Emirates, Astana Pro Team e anche Delko Marseille Provence. Da notare come, nel giorno successo alla morte di Patrick Sercu, in fuga ci fossero due protagonisti delle Sei Giorni come Ghys e Kluge, entrambi capaci di salire sul podio al Kuipke di Gand.

Nella seconda metà di tappa il plotone ha iniziato a riavvicinarsi abbastanza velocemente ai tre fuggitivi abbattendo il distacco chilometro dopo chilometro: ai meno 40 il gap era di quattro minuti ed ai meno 25 per Ghys, Kluge e Viejo restavano meno di tre minuti di margine. Ma l’accelerazione più decisa degli inseguitori è arrivata negli ultimi 20 chilometri quando tutte le squadre hanno iniziato ad organizzarsi per tenere davanti i propri capitani in vista della salita finale: il ritardo è sceso per la prima volta sotto al minuto a 14 chilometri dalla conclusione, poi in maniera puntualissima all’inizio delle prime rampe di salita a 11 chilometri dall’arrivo è arrivato il ricompattamento generale con Ghys ultimo ad arrendersi, ma solo trecento metri dopo gli altri.

Remco Evenepoel attacca a 5 km dall’arrivo
Nella prima metà della salita finale di Kartepe abbiamo avuto un po’ di selezione da dietro nel gruppo a causa del ritmo imposto dalle varie squadre: all’inizio è stata la Bora-Hansgrohe a lavoro, poi si è messa all’opera l’Astana e quindi è intervenuta il Team Dimension Data con Scott Davies e Ryan Gibbons al pieno servizio dell’australiano Ben O’Connor che però non ha risposto presente quando la corsa si è accesa. A poco meno di 6 chilometri dalla conclusione è stata la Delko Marseille a movimentare le cose con un forcing di Delio Fernández con a ruota Mauro Finetto e da quel momento il gruppo di testa è esploso: il primo a tentare un contrattacco è stato Valerio Conti a 5200 metri dalla conclusione, ma proprio al cartello dei meno cinque è stato il fenomeno Remco Evenepoel a muoversi in prima persona.

Il 19enne della Deceuninck-QuickStep ha provocato la reazione di Félix Grossschartner, Merhawi Kudus e ancora Valerio Conti, che però dopo poche centinaia di metri sono stati costretti a lasciare andare il giovane belga, assolutamente scatenato in quel frangente. Evenepoel ha preso una decina di secondi di vantaggio sui primi inseguitori, con Félix Grossschartner che sembrava tuttavia avere la situazione sotto controllo: l’austriaco della Bora ha scelto un ritmo molto regolare che su una salita dura ma a pendenze costanti come quella di Kartepe dava sicuramente ottimi frutti. Ed infatti da dietro hanno iniziato a guadagnare ed a tre chilometri dalla conclusione avevamo un quartetto al comando della tappa.

Kudus ci prova, ma Grossschartner si gestisce al meglio e va a vincere
Tra gli uomini di testa è stato senza dubbio Grossschartner a condurre più a lungo l’andatura, ma anche Evenepoel ha dimostrato una volta di più la sua bella personalità andando davanti in alcune occasioni e addirittura provando a chiedere collaborare agli altri. Gli ultimi 2500 metri sono stati una bellissima girandola di attacchi tra i battistrada: il primo a muoversi è stato Merhawi Kudus che ha fatto staccare Valerio Conti, poi poco più avanti è arrivata la risposta di Félix Grossschartner che è stata fatale a Remco Evenepoel ed infine ai meno 2 è arrivato un altro allungo dell’eritreo Merhawi Kudus che stavolta è riuscito a restare da solo in testa alla tappa prendendo qualche secondi di vantaggio su Grossschartner.

Ma come avvenuto in precedenza, l’austriaco della Bora-Hansgrohe anziché seguire le accelerazioni più violente ha preferito gestirsi e salire regolare del proprio ritmo: ancora una volta questa si è rivelata la tappa vincente perché se all’inizio Kudus era riuscito a guadagnare una manciata di secondi, in seguito il corridore dell’Astana ha iniziato a perdere ed i due si sono ritrovati di nuovo assieme a 800 metri dalla conclusione. A questo punto Grosschartner era praticamente sicuro di conquistare la maglia di leader del Tour of Turkey e Kudus ha provato a mettersi in scia per provare a lottare almeno per la tappa: niente da fare perché il corridore della Bora ha allungato a 200 metri dall’arrivo andando a conquistare una vittoria convincente e assolutamente meritata. E forse non è neanche sorprendente vedere un austriaco che ama il freddo e vince con la neve.

Conti secondo di tappa e nella generale
Ma mentre le telecamere indugiavano sul duello tra Grossschartner e Kudus, da dietro c’è stata la bella rimonta di Valerio Conti che si è ben ripreso dopo aver perso contatto sulla prima accelerazione dell’eritreo: il laziale della UAE Team Emirates ha ripreso Evenepoel, lo ha lasciato sul posto all’ultimo chilometro ed è addirittura piombato addosso a Merhawi Kudus strappandogli proprio in extremis la seconda posizione la traguardo a 9″ da Grossschartner. Come già detto, nonostante un po’ di appannamento nel finale, Evenepoel ha chiuso in quarta posizione con 16″ di ritardo: forse si potrebbe dire che avrebbe potuto fare meglio se non si fosse mosso con tanto anticipo, ma bisogna sempre fare i complimenti a chi corre in maniera offensiva senza alcun timore reverenziale, soprattutto in così giovane età. Più staccati tutti gli altri con Edgar Pinto quinto a 40″, Jan Polanc sesto a 51″, Kyle Murphy settimo a 58″, Mauro Finetto ottavo a 1’03” e Etienne van Empel (Neri) nono a 1’08”.

Nella classifica generale di questo Tour of Turkey la maglia turchese resta quindi ancora alla Bora-Hansgrohe, ma dopo quattro giorni di leader di Sam Bennett, il simbolo del primato è passato a Félix Grossschartner che, salvo incidenti a sorprese clamorose, domani in Piazza Sultanhamet a Istanbul dovrebbe festeggiare anche il successo finale: sono infatti 19 i secondi di vantaggio su Valerio Conti, 25 quelli di Merhawi Kudus e 41 quelli su Remco Evenepoel e gli ultimi chilometri, pur presentando delle insidie, non sembrano essere in grado di fare differenze così ampie.

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