Julian Alaphilippe in azione all'Amstel Gold Race © Getty Images
Julian Alaphilippe in azione all'Amstel Gold Race © Getty Images

E Julian restò con un palmo di naso

Le pagelle dell’Amstel Gold Race: Fuglsang, Kwiatkowski e Trentin si meritano gli applausi, invisibile Valverde

Mathieu van der Poel – 10
Abbiamo passato la corsa a pensare a quanto la tattica di Mathieu fosse folle. Accende la corsa già sul Gulpenberg (e attaccare da lontano oramai sta diventando il marchio di fabbrica), non ne ha quando la Deceuninck fa scattare la sua trappola e la sua corsa sembra finire lì. Ma quando sei MVDP basta un km a cambiare le sorti della tua giornata, della tua stagione, e probabilmente a regalarci uno dei momenti di ciclismo più emozionanti belli e colmi di significato che si ricordino da tanto tempo. Talmente incredibile che c’è chi dubita dell’accaduto. La lode no, perché comunque ha sbagliato tutto

Julian Alaphilippe – 5
In un finale convulso quello che era il vincitore designato della corsa finisce per essere il primo sconfitto. La sua corsa è perfetta fino all’ultimo km dove tutto cambia e la logica si ribalta. Così il verdetto sulla sua gara e un trionfo che sembrava essere annunciato si spegne a 300 metri dalla fine. Chiude mestamente al quarto posto la corsa in cui era grande favorito. Per la fortuna sua e del resto del gruppo il fenomeno finisce qui la sua campagna delle classiche.

Jakob Fuglsang – 8
Rischia tutto per vincere e alla fine non gli riesce il colpaccio. Ma nella gestione del finale onestamente non gli si può rimproverare nulla perché un altro secondo dopo quello della Strade Bianche dietro ad Alaphilippe sarebbe stato sportivamente ingiusto. Alla fine arriva comunque un podio, e forse forse non è nemmeno l’Amstel la corsa che più di tutte gli arride dal punto di vista del percorso. Ci vediamo tra una settimana

Matteo Trentin – 7
Tira fuori la migliore prestazione delle classiche (insieme alla bella cavalcata della Gand) nella giornata in cui era decisamente meno atteso, quella con 4000 metri di dislivello. La sua attitudine a correre davanti viene premiata quando coglie la ruota dei Deceuninck; nel finale si spegne, coglie un nono posto non all’altezza della sua gara. Lamenta ai microfoni un comportamento non consono delle auto al seguito; alla fine è fuori da quella top 5 che sulla strada ha fatto ampiamente vedere di meditare.

Michal Kwiatkowski – 7.5
Si arriva nella settimana in cui è più atteso di tutto l’anno e il polacco fa vedere che le gambe ci sono eccome. Se manca l’aggancio con Alaphilippe e Fuglsang da subito è per mancanza di tempismo e non di gambe, come fa vedere poi nel finale quando per due volte riesce a staccare Trentin. Non porta a casa un podio che sarebbe stato meritatissimo, ma il finale di questa corsa trascende a ogni forma di logica, e negli occhi resta una prestazione maiuscola.

EF Education First – 8
Centrano quella che potrebbe essere l’azione buona ma la centrano con l’uomo forse sbagliato, uno spento Michael Woods (6 per il canadese). A quel punto si trovano a inseguire nonostante i mastini della Deceuninck siano pronti a spezzare i cambi. Nel finale incredibile di questa corsa e nel ribaltamento dei valori l’esperto Simon Clarke (7.5) riesce a rimanere a lungo sulla ruota di Van der Poel e a conquistare un ottimo podio, in una stagione che sta dando grandi soddisfazioni al team di Vaughters.

Bora Hansgrohe – 5.5
Mancano anche loro l’azione buona, con un Peter Sagan alquanto stanco (5); la corsa di Michael Schachmann (6.5) è buona e sa di gambe piene di energie. Poi come detto quando tutto si ribalta il tedesco strappa una convincente top 5 che dà continuità alle prestazioni dei Paesi Baschi, è all’altezza di quello che sarebbe arrivato senza quella scheggia impazzita che rigira il finale come un calzino, e allo stesso tempo fa aumentare il rimpianto per la gestione dei momenti chiave.

Bjorg Lambrecht e Valentin Madouas – 8
Per i due giovani virgulti di Lotto Soudal e Groupama-FDJ si tratta della prima recita credibile sul palcoscenico delle classiche ed entrambi fanno vedere che hanno i numeri per primeggiare su questi terreni. Il tempo è dalla loro e oggi hanno corso in maniera propositiva. E il percorso rinnovato, che premia chi osa, li ha ripagati con delle convincenti top 10.

Alejandro Valverde – 3
Se ad Alaphilippe si rimprovera la gestione del finale di una corsa comunque condotta in maniera convincente il campione del mondo è il vero grande sconfitto di giornata (ruolo che per la verità sarebbe spettato a MVDP fino all’ultimo km, che sport incredibile). Impalpabile, scompare letteralmente dai radar quando la gara si accende. Non un ottimo viatico come ingresso alla sua settimana, seppure l’Amstel è delle tre la corsa che non gli ha mai sorriso in carriera. Una battuta d’arresto che si concede a Don Alejandro, ma i voti e i nomi sono due cose diverse, quindi il giudizio resta.

Fuggitivi – 7
Grega Bole, Michael Schär, Julien Bernard, Marcel Meisen, Nick van der Lijke, Tom Van Asboreck, Thomas Sprengers, Marco Minnaard, Jérôme Baugnies, Paolo Simion e Aaron Verwilst. Sono loro che movimentano la corsa con la più classica delle azioni da lontano e senza speranza. Ma per stare davanti in giornate difficili e calde come quella di oggi energie ce ne vogliono, come dimostrano anche (purtroppo per lui) i crampi che colpiscono Simion.

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