Fernando Gaviria, vincitore non felice a Orbetello © Bettiniphoto
Fernando Gaviria, vincitore non felice a Orbetello © Bettiniphoto

Gaviria, vittoria senza gioia

Giro d’Italia, a Orbetello è primo Viviani poi declassato dalla giuria per un contatto con Moschetti: il colombiano non esulta. Roglic sempre in rosa

La felicità dei tifosi e dello stesso Elia Viviani per la prima vittoria al Giro d’Italia con la maglia tricolore di campione italiano è durata solo pochi minuti: il corridore veronese ha infatti tagliato davanti a tutti il traguardo di Orbetello prendendosi una bella rivincita dopo il secondo posto di ieri, ma la giuria ha deciso di declassare il velocista della Deceuninck-QuickStep per un netto cambio di direzione che ha portato ad un contatto con Matteo Moschetti a poco più di 50 metri dalla linea d’arrivo.

La vittoria è così andata al colombiano Fernando Gaviria che si era piazzato secondo e che sul podio non è apparso particolarmente felice ammettendo la sconfitta sulla strada e reputando l’ex compagno di squadra il vero vincitore di giornata: per il corridore della UAE Team Emirates si tratta comunque del quarto successo stagionale che interrompe un digiuno di circa due mesi e mezzo, la tredicesima per la squadra che aveva senza dubbio bisogno di un acuto in una corsa di grande prestigio.

Pazza fuga solitaria di Sho Hatsuyama
Alla partenza da Vinci, questa mattina soffiava un vento forte che ha fatto drizzare le antenne a squadre, corridori e appassionati per il possibile rischio di ventagli che in una tappa di 220 chilometri potevano creare non pochi problemi a qualche corridore: se sommiamo quindi la grande distanza da percorrere ad un atteggiamento tattico prudente per restare a proteggere e aiutare velocisti e capitani, otteniamo un risultato che ci spiega come mai è stato un solo corridore a cercare la fuga fin dalle prime pedalate di giornata. L’eroe, o il folle a seconda di come uno la voglia interpretare, è stato il 30enne giapponese Sho Hatsuyama che è scattato proprio nel primo chilometro di gara e non è stato seguito da nessuno: il corridore della Nippo-Vini Fantini-Faizanè ha preso velocemente più di un minuto di vantaggio, probabilmente ha esitato anche un po’ per qualche minuto ma poi ha deciso di insistere.

Orfano del connazionale Nishimura, protagonista in negativo della cronometro d’apertura sul San Luca, con la fuga solitaria di oggi Hatsuyama s’è guadagnato un bel po’ di visibilità stavolta in positivo (e tanto rispetto da colleghi e tifosi), tanto che in Giappone il suo nome è entrato tra le tendenze di Twitter: nel 2016 è stato campione nazionale su strada e questa è la sua seconda stagione nel team diretto da Francesco Pelosi. Nella prima ora di corsa la media è stata di appena 37 km/h anche perché il corridore della Nippo ha cercato di andare tranquillo per risparmiare energie, magari sperand che da dietro qualcuno decidesse di unirsi alla sua azione da kamikaze: il vantaggio di Hatsuyama ha toccato prima i quattro minuti e mezzo, poi è sceso a circa due minuti e mezzo, ma non cambiando la situazione alle sue spalle è poi tornato ad aumentare più sensibilmente.

Hatsuyama resiste fino al chilometro 145
Nella prima parte di gara il vento è stato per lo più favorevole al senso di marcia del gruppo che quindi ha potuto pedalare a lungo a ritmo blando dal momento che l’azione del fuggitivo solitario non poteva rappresentare un pericolo. L’unico momento di parziale interesse tecnico è stato dato dal traguardo volante di Poggibonsi al chilometro 63 ed in cui si assegnavano punti per la maglia ciclamino: il primo a transitare è stato ovviamente Hatsuyama, ma alle sue spalle è stata la Groupama-FDJ a fare un piccolo treno per far prendere ad Arnaud Démare gli otto punti in palio per il secondo posto; qualche punticino, 5 per la precisione, lo ha preso anche Elia Viviani e da questo piccolo dettaglio possiamo intuire quali saranno i velocisti più interessati a lottare per la maglia della classifica a punti.

Dopo lo sprint intermedio il vantaggio di Sho Hatsuyama ha continuato a crescere fino a toccare un massimo di 7’10” al chilometro 85 e solo a quel punto il plotone ha dato il primo cenno di reazione: la prima squadra a mettersi a lavorare è stata la Lotto Soudal che ha mandato in testa al gruppo il belga Thomas de Gendt che, nell’uno contro uno con il giapponese della Nippo, ha spostato gli equilibri a favore degli inseguitori. Il gap ha quindi iniziato a calare molto velocemente, scendendo a 5’45” a 110 chilometri dall’arrivo, a 4’45” ai meno 100 e poi a 4’05” quando mancano 90 chilometri al traguardo di Orbetello. Superato l’abitato di Mereta ai meno 85 km, la corsa si è tuffata in una discesa molto bella e veloce e proprio qui la Trek-Segafredo ha provato a smuovere un po’ le acque con un’accelerazione molto difficile: in questa fase un po’ concitata nessuno dei big si è fatto sorprendere, ma il risultato è stato che in appena 15 chilometri il fuggitivo Sho Hatsuyama ha perso tutti i quattro minuti di vantaggio che aveva e così a 75 chilometri dall’arrivo il gruppo è tornato compatto.

Tensione in gruppo, ma niente ventagli
A questo punto è iniziata praticamente una nuova tappa dove la tranquillità e la rilassatezza della prima parte di gara, ha lasciato spazio ad una grossa tensione soprattutto tra le squadre dei favoriti per la vittoria finale: sulla corsa infatti continuava a soffiare vento forte e tutti volevano stare nelle posizioni di testa del plotone, ma la direzione favorevole ai corridori non ha mai creato le condizioni sufficienti a creare dei ventagli per la delusione dei tifosi. Qualche piccolo accenno di frazionamento in coda al gruppo c’è stato, un timido tentativo davanti l’ha fatto anche la Bora-Hansgrohe a 46 chilometri dall’arrivo, ma i corridori sono sempre rimasti compatti e così dopo un po’ lo stress è diminuito.

In questa fase ci sono stati da segnalare due traguardi intermedi. Nello sprint ad abbuoni a Grosseto gli uomini di classifica non hanno lottato per prendersi solo 3″ e così è stato Arnaud Démare il primo a transitare senza provocare cambiamenti nella generale: proprio nell’attraversamento della città c’è stata anche una scivolata del britannico Tao Geoghegan Hart (Ineos) che poi è riuscito a rientrare più avanti con l’aiuto dei compagni di squadra. Al chilometro 182 c’era invece l’unico gran premio di montagna di giornata, il quarta categoria di Poggio l’Apparita: la situazione di gruppo compatto ha favorito la maglia azzurra Giulio Ciccone che così, quasi senza sforzo, ha messo in saccoccia altri 3 punti che portano il totale ottenuto fin qui a quota 24.

Caparaz e Georghegan Hart perdono qualcosa nel finale
Negli ultimi 10 chilometri con l’avvicinamento alla volata è finalmente aumentata l’andatura nel gruppo, ma purtroppo sono anche iniziati i problemi per i corridori: a 9 chilometri dalla conclusione l’ecuadoriano Richard Carapaz è stato costretto a fermarsi per un problema meccanico, il compagno di squadra Antonio Pedrero gli ha passato la sua bicicletta per cercare di limitare i danni, nonostante il mezzo non fosse proprio delle sue misure. La Movistar ha quindi fermato alcuni corridori per dare una mano al recente vincitore della Vuelta Asturias che poi è riuscito a riaccodarsi al plotone, ma si trovava ancora nelle retrovie quando pochi metri davanti a lui s’è verificata una caduta.

Il gruppo s’è infatti spezzato a cinque chilometri quando in una curva, con un lieve restringimento della carreggiata, sono finiti a terra Enrico Battaglin (Katusha), James Knox (Deceunick) e di nuovo Tao Geoghegan Hart (Ineos): questo incidente ha creato un vero e proprio blocco sulla strada e chi era indietro si è quindi tagliato fuori, con la sfortuna di non poter neanche beneficiare della neutralizzazione dei distacchi essendo fuori dai tre chilometri finali. Richard Carapaz, quarto al Giro 2018, ha quindi perso 46″ come Domenico Pozzovivo, Tanel Kangert, Fausto Masnada e altri, Tao Geoghegan Hart invece ha avuto ben quattro compagni di squadra al suo servizio ma ha comunque lasciato per strada 1’28”, più indietro a tre minuti Ivan Sosa e Giulio Ciccone che comunque avevano già fatto capire chiaramente di non avere alcun obiettivo di classifica. I big hanno tutti concluso nel primo gruppo, alcuni addirittura nelle prime 20 posizioni per evitare buchi.

Contatto Viviani-Moschetti, la giuria dà la vittoria a Gaviria
Nell’avvicinamento alla volata c’è stata una grande trenata di Bob Jungels al chilometro e mezzo, ma poi si è messa davanti la Groupama-FDJ con Jacopo Guarnieri che negli ultimi 1000 metri ha fatto un lavoro egregio per il compagno di squadra Arnaud Démare. Proprio come ieri, però, il primo a lanciare lo sprint è stato il tedesco Pascal Ackermann con Elia Viviani che stavolta si è incollato alla sua ruota: se ieri il corridore della Bora era stato aiutato dal vento favorevole, oggi ha dovuto fare i conti con il vento contrario, e infatti Viviani è rimasto coperto in scia fino a meno 100 metri dal traguardo quando il veronese è uscito di scia lanciato il suo sprint. È proprio in questo momento, quando Elia già aveva la strada libera davanti, che c’è stato un altro netto scarto verso sinistra innescando il contatto con il giovane Matteo Moschetti che è stato bravissimo a non cadere, ma che si è visto pesantemente danneggiato: la giuria ha quindi declassato Viviani all’ultimo posto del gruppo e, in tutta onestà, la decisione è sembrata assolutamente corretta.

Bisogna anche ammette che oggi Elia Viviani era stato indiscutibilmente il più forte e che avrebbe vinto anche senza quella manovra più maldestra che volontaria: Fernando Gaviria si era quasi fatto trascinare in seconda posizione e si è così ritrovato primo ed in maglia ciclamino pur senza brillare particolarmente. Il secondo posto è stato quindi di Arnaud Démare che oggi sembrava avere un’ottima gamba e che ha rimontato negli ultimi metri dopo aver perso per due volte il proprio treno, mentre resta ancora sul podio Pascal Ackermann sebbene oggi abbia completamente sbagliato i tempi dello sprint. Chi sicuramente avrà rimpianti è il 22enne Matteo Moschetti che senza il contatto con Viviani avrebbe potuto lottare per un grandissimo risultato: il corridore della Trek-Segafredo è comunque stato quarto alla fine, mettendosi alle spalle tutta la pattuglia tricolore con Giacomo Nizzolo quinto, Jakub Mareczko sesto, Davide Cimolai settimo, Manuel Belletti ottavo e Sacha Modolo decimo.

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