Vincenzo Nibali impegnato nel finale della crono di San Marino al Giro d'Italia © Bettiniphoto
Vincenzo Nibali impegnato nel finale della crono di San Marino al Giro d'Italia © Bettiniphoto

La grande setacciata di metà Giro

Come da pronostico Roglic guadagna nella crono sammarinese, Nibali diventa il rivale principale. Le controprestazioni di Yates e López aprono varchi, Mollema prova ad approfittarne

Che alla fine della cronometro di 34.8 km da Riccione a San Marino Primoz Roglic sarebbe potuto salire sul palco delle premiazioni come vincitore di tappa se lo aspettavano in molti: tutto, dalle prestazioni più o meno recenti dello sloveno (su tutte la strepitosa scalata del San Luca nella prima tappa) alla sua naturale dote per le prove contro il tempo lo lasciava presagire.

Roglic vince, il margine si fa interessante. Ma la strada è ancora lunga
E così è stato, con probabilmente più pathos di quanto previsto, visto che per soli 11″ il portacolori del Team Jumbo-Visma ha avuto la meglio su un Victor Campenaerts, sfortunato nel dover cambiare la bici in salita causa salto di catena (operazione che alla fine è stata decisiva, nella sua lentezza e goffaggine), ma anche la fortuna di aver corso per la quasi totalità, in particolare nel tortuoso tratto iniziale, sull’asciutto.

È quindi con un considerevole vantaggio sul secondo degli uomini di classifica, di 1’44”, che Roglic manda in archivio la prima settimana del Giro; un patrimonio consistente, da gestire nelle due rimanenti, sulle quali peserà l’incognita di una condizione che al momento è stellare, ma per quanto ancora non è dato sapere. Punto di domanda anche sulla consistenza della sua formazione: ritirato il gregario più solido De Plus, per le salite restano Bouwman, Kuss e Tolhoek, giovani di talento ma alle prime uscite nei grandi giri e che, diversamente dalle altre formazioni, sembrano formare un gruppo di minor qualità.

Nibali sugli scudi, il rivale dello sloveno è lui. La forma c’è, la squadra idem
Quel secondo è Vincenzo Nibali. Praticamente due secondi al chilometro (1’05”) è il distacco preso nei confronti dello sloveno, che è quanto generalmente si indica per una cronometro posta all’inizio di un grande giro come gap tra un corridore comunque bravo contro il tempo e uno specialista assoluto. La prestazione del messinese va però vista sotto un’altra ottica; lo si attendeva davanti ma, come evidenziato dalla quarta posizione di tappa, sicuramente è in linea con le migliori aspettative della vigilia, al termine di una prova in costante crescendo, impreziosita da un finale estremamente convincente.

Lo Squalo ha evidenziato un buonissimo stato di forma in una giornata estremamente probante, tra percorso e meteo, ed è lecito pensare, lo racconta la sua storia, che abbia ancora margini di miglioramento. Segnali di ripresa anche dalla sua squadra, con gli esperti Caruso e Pozzovivo che paiono aver messo alle spalle i rispettivi malanni che ne hanno condizionato il rendimento nei primi giorni. E sono di nuovo pronti, proprio quando più serve il loro contributo.

Mollema sorprende, un pensierino alle zone alte potrebbe scapparci
Tra i due cronomen che si sono contesi la vittoria e Nibali si è inserito, a sorpresa, Bauke Mollema, uno che quando trova la giornata buona è capace di prove eccellenti. Terzo, ma soprattutto autore di un finale secondo solo a quello di Roglic: nel tratto più impegnativo l’olandese ha staccato un 24’27” (24’11” per lo sloveno) testimonianza di un passo ottimo in salita.

Un Mollema così in palla non può non ricordare quello del Tour de France 2016, secondo in classifica fino a pochissimi giorni dalla fine; l’augurio è che non incappi in un finale ugualmente disastroso, allo stato attuale una posizione di rilievo nella generale, forse addirittura un podio, paiono nelle sue corde, soprattutto viste le controprestazioni di molti dei potenziali rivali.

Giornataccia per Yates, ora non c’è altra via che l’attacco
Le sorprese sono arrivate infatti anche in negativo, il tonfo che ha fatto più rumore è stato sicuramente quello di Simon Yates. C’è stata una scena che molto ha detto della sciagurata cronometro del britannico, quando al momento del passaggio al secondo intertempo, già in calando rispetto al primo, nel quale aveva ben figurato, ha iniziato a scuotere le gambe, nel classico gesto che si fa per cercare di allentare la tensione dei muscoli.

Forse crampi, forse l’aver preso freddo ai blocchi di partenza, presso i quali si è recato con un anticipo rispetto all’orario di partenza che ha lasciato molti stupiti, forse la più classica delle giornate no. Il passivo subito, 3’11” da Roglic (e ora 3’46” nella generale), non dà invece spazio a particolari elucubrazioni: una legnata, alla quale cercare di porre rimedio con una condotta di gara che a questo punto ci immaginiamo sarà garibaldina. Magari con il supporto di un Esteban Chaves che è andato esattamente come il suo capitano designato e che non è detto che le prime montagne non possano promuovere almeno a co-capitano.

Astana a due facce: male López, bene Bilbao. E ora si fa interessante
Vento e pioggia hanno sparigliato le carte anche in casa Astana: Miguel Ángel López è uscito con le ossa rotte della cronometro, 3’45” che hanno fatto gonfiare il suo distacco nella generale da Roglic a 4’29”; chi è invece andato molto bene è stato il suo compagno Pello Bilbao, non solo per il nono posto di tappa, ma anche per un finale in salita sugli stessi tempi di Nibali.

Lo spagnolo continua quindi a rimanere nella generale davanti al suo capitano, anche se in questo caso è difficile prevedere un cambio di ruoli, visto anche il ruolino dei due nei grandi giri (Bilbao ha giusto un sesto posto al Giro 2018, López un podio al Giro e uno alla Vuelta). Possibile che il basco possa essere utilizzato come miccia per far scoppiare la corsa in tappe particolarmente impegnative, prodigandosi in attacchi da lontano che costringerebbero i rivali a mettere alla frusta i loro gregari.

Regna l’equilibrio in Bora, Carapaz pare comandare in Movistar
Corsa parallela, cercando ognuno di tenere il più possibile il ritmo dei migliori, è quanto probabilmente faranno i due Bora Hansgrohe Davide Formolo e Rafal Majka, che dopo la crono di oggi si trovano rispettivamente al diciassettesimo e al diciottesimo posto della generale, con giusto 1″ a dividerli. Com’è facile dire in questi casi, sarà la strada a decidere chi dei due sarà il capitano.

Chi lo sia in casa Movistar è invece ormai chiarissimo. Richard Carapaz, oggi undicesimo, era già apparso molto più in palla di Mikel Landa, ventinovesimo, a 3’03” da Roglic. Non solo per la vittoria di Frascati, testimonianza di buona forma e adeguata attenzione, ma anche per una maggiore serenità. L’imprevedibile basco potrebbe tirar fuori dal cilindro prestazioni anche clamorose in salita, ma è molto più probabile che sarà al servizio dell’ecuadoriano, che al momento appare molto più solido.

Il primo grosso scossone nella generale di questo Giro d’Italia ha quindi definito in maniera abbastanza netta i valori in campo, ma anche sparigliato gerarchie che si pensavano più solide. Però c’è ancora un altro ciclismo che finora praticamente non si è mai visto, quello delle montagne, dalle quali ci separano ancora alcuni (troppi?) giorni. E non è detto che le certezze e i dubbi venuti fuori dalla giornata odierna non si rimescolino.

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