Caleb Ewan è il migliore a Novi Ligure © LaPresse
Caleb Ewan è il migliore a Novi Ligure © LaPresse

Ewan, prendi la vittoria e scappa

Giro d’Italia, a Novi Ligure l’australiano conquista il secondo successo prima della non partenza di domani quando iniziano le tappe di montagna

Era uno dei rischi che, alla vigilia, si mettevano in conto: la durezza della metà conclusiva della corsa, infatti, avrebbe comportato una moria di ruote veloci dopo il dittico di apertura della seconda settimana. E così è: dopo la volata di Novi Ligure salutano il vincitore di giornata e chi quella vittoria l’ha tanto inseguita, raccogliendola anche prima del declassamento deciso dalla giuria, ma terminando la propria avventura col tricolore a mani vuote. Un peccato che si ripete ciclicamente, ma su cui bisogna indubbiamente riflettere anche in vista delle prossime edizioni. Perché, parafrasando liberamente il più noto sportivo kazako, «qvesto è Giro di Italia, non semigiro di velocisti e semigiro di scalatori».

Nuova occasione per i velocisti a Novi Ligure, non riparte Moschetti
Dopo la risalita di ieri della Via Emilia, oggi il Giro d’Italia prevede lo stesso menu, per la gioia dei velocisti e lo “sconforto” di tutti gli altri, già proiettati con la mente a quando accadrà nei prossimi dieci giorni. Spazio dunque alla Carpi-Novi Ligure di 221 km, altro encefalogramma piatto che porta la carovana, attraverso un breve sconfinamento lombardo, in Piemonte, nella patria di Costante Girardengo e di quel Fausto Coppi di cui si ricorda il centenario della nascita.

La partenza alle 12.08 vede un’assenza: ha terminato il suo esordio alla Corsa Rosa Matteo Moschetti. Il milanese, d’accordo con la sua Trek-Segafredo, ha fatto le valigie dopo la rovinosa caduta in cui è stato protagonista nel km finale di ieri. In ogni caso esperienza più che positiva per il promettente sprinter azzurro, che torna a casa con un quarto e un quinto posto nelle uniche volate a cui ha potuto prendere parte.

La fuga parte immediatamente, protagonisti i soliti tre
Nell’immediato istante in cui Stefano Allocchio inizia a mulinare la bandiera (neppure una sventolata intera gli concedono!) nasce la fuga di giornata. Presenti i tre soliti sospetti, vale a dire Damiano Cima (Nippo-Vini Fantini-Faizanè), Marco Frapporti (Androni Giocattoli-Sidermec) e l’indiziato numero uno Mirco Maestri (Bardiani CSF), che proviene proprio della provincia reggiana. Sono proprio loro a occupare il podio nella graduatoria dei km trascorsi in fuga, con il bresciano Frapporti a comandare con 56 km di margine sull’amico e compaesano Cima. Da segnalare che, almeno per un attimo, con loro aveva pensato di andarsene Jan Bakelants, ma l’esperto belga del Team Sunweb ha optato per un ripensamento pressoché immediato.

Come di consueto, il gruppo lascia immediatamente fare tanto che al km 20, poco prima dell’ingresso a Reggio Emilia, il gap ammonta già a 6′, quota che rappresenta il massimo divario del pomeriggio. Il classico canovaccio non cambia affatto: a lavorare dietro sono Victor Campeanerts per la Lotto Soudal, Miles Scotson per la Groupama-FDJ e Pieter Serry per la Deceuninck-Quick Step, che portano il ritardo attorno ai 4′ già al km 70.

Visita parenti per Guarnieri, Ackermann sorride nonostante le ammaccature
Giornata tranquilla, con un leggero vento a favore che aiuta la marcia dei corridori: pur non spingendo a tutta, i battistrada dopo due ore di gara hanno una media di 41.8 km/h. C’è tempo, dunque, per segnalare aspetti “di colore”: innanzitutto il cospicuo pubblico presente sulle strade, con una moltitudine di appassionati fuori dalle case e dalle aziende e autori di addobbi rosa o tricolori per omaggiare il passaggio della corsa. Da menzionare poi la visita parenti di Jacopo Guarnieri a Fiorenzuola d’Arda, lui che proprio nel locale velodromo Attilio Pavesi conquistò nel 2011 la 6 Giorni delle Rose con Elia Viviani.

Come ieri, continua a rimanere nella coda del plotone il blocco della Bora Hansgrohe ivi compreso Pascal Ackermann; incerottata per la caduta di ieri, la maglia ciclamino non manca comunque di regalare sorrisi, segno che la situazione non è comunque grave da impedirgli di poter pregiudicare il proseguimento. Il margine del gruppo progressivamente cala, ma in maniera decisamente dolce: a 100 km dall’arrivo il divario è di 3’25”, ai meno 90 km è di 3′ e ai meno 80 è di 2’45”.

Lo sprint intermedio è di Cima, Démare si appropria della ciclamino
Il primo traguardo volante di giornata è posto a San Zenone al Po, paese di Gianni Brera. E utilizzando uno dei termini introdotti dall’illustre giornalista pavese, in contropiede parte Damiano Cima che, utilizzando un altro neologismo breriano, uccella la concorrenza al km 147.8. C’è volata senza pretattica (e siamo a 3) anche nel gruppo, con Démare a prendere il quarto posto, Selig il quinto e Ackermann il sesto. In ragione di questo cambiamento il francese diventa virtuale leader della classifica a punti con un punto di vantaggio sul rivale teutonico.

A dare i cambi ai tre lavoratori in testa al gruppo sono Thomas De Gendt per la Lotto Soudal e Mikkel Frølich Honoré per la Deceuninck-Quick Step mentre Miles Scotson continua a lavorare per la Groupama-FDJ: l’andatura aumenta sia davanti che soprattutto dietro e all’altezza dei meno 50 km il distacco è sceso a 2’10”, diminuendo ulteriormente a 1’45” a 40 km dalla conclusione.

Fuga ripresa dopo il traguardo volante, il vento laterale non stuzzica la fantasia
È persino impetuoso l’incedere del gruppo nel centro di Voghera, tanto che il gap scende a 1’10” ai meno 35 km per poi risalire lievemente una volta usciti dalla città pavese. E subito dopo, nell’alessandrina Pontecurone (km 189.7), è programmato il secondo e ultimo traguardo volante; non c’è lotta fra i tre, con Maestri a passare davanti a Frapporti e Cima. Si scende sotto la barriera del minuto di distanza fra testa e corpaccione della carovana a 28 km dalla fine, quando le formazioni dei velocisti iniziano a portare davanti i rispettivi leader.

E l’avventura dei tre, dopo la consueta stretta di mano, termina già a 25.5 km dalla conclusione, dopo 195 km di avanscoperta. L’attraversamento di Tortona è complesso ma fortunatamente privo di intoppi, così come i km seguenti, in cui spira vento laterale non fanno venire l’acquolina in bocca a qualche compagine più strutturata e scafata per scombussolare il canovaccio della gara.

Le formazioni lavorano a fondo, Knees prova senza convinzione
Tutto scorre tranquillo, con il multicolore serpentone a sfidarsi attorno ai 50 km/h con diversi obiettivi; per tenere davanti gli uomini di classifica nel caso di Bahrain Merida, Mitchelton-Scott, Movistar, Team Jumbo-Visma e Team Katusha Alpecin; per portare davanti i velocisti, come nel caso di Bora Hansgrohe, CCC Team, Deceuninck-Quick Step, Groupama-FDJ, Israel Cycling Academy e Lotto Soudal.

Chi in questo Giro è stata alquanto silente, per non dire passivo, è il Team Ineos che ai meno 4.3 km manda all’attacco l’esperto Christian Knees; ma il velleitario tentativo del tedesco viene annullato già a 3500 metri dalla fine. All’ultima curva a 2900 metri si giunge con Francisco Ventoso in prima ruota e Jakub Mareczko dietro di lui; gli arancioni sono però un po’ lunghi e la rimonta dal centro gruppo del campione ceco Josef Cerny, che in precedenza si era speso a fondo, permette loro un vagoncino in più.

Groupama e Bora lavorano, Ewan vince di nuovo e va a casa
Al cartello dei 2 km dalla fine sono il Team Dimension Data e la Groupama-FDJ a prendere in mano le redini della corsa, nel lunghissimo rettilineo su cui spira vento contrario. Il colossale Conor Dunne fa il suo per portare davanti Cimolai, lasciandolo alle spalle del terzetto Groupama-FDJ che approccia in testa l’ultimo km; ma con i soli Ramon Sinkeldam e Jacopo Guarnieri, in ragione del già citato vento che soffia in direzione opposta alla marcia, i due si rendono conti di essere lunghi.

A dar loro una mano è la Bora Hansgrohe che si infila con Rüdiger Selig a trascinarsi dietro Pascal Ackermann; è proprio lui a lanciare la volata, ma lo fa forse sopravvalutandosi data la distanza non indifferente dalla linea bianca. Alla sua ruota c’è Caleb Ewan che sguscia via sulla destra, trovando lo spazio fra il campione tedesco e le transenne. Con la sua posizione radente, il tasmaniano ha gioco facile andando a conquistare la seconda affermazione nelle ultime tre volate.

E tre è anche il numero che il portacolori della Lotto Soudal ha ora come vittorie alla Corsa Rosa; traguardo importante, perché gli permette di staccare Anderson, Goss, Matthews e Rogers issandosi da solo al secondo posto tra gli australiani più vincenti di sempre al Giro. Davanti non ci può che essere lui, il quasi omonimo Robbie McEwen, che nelle sue dieci partecipazioni ha portato a casa tredici successi. Per quest’anno basta così, però, perché l’ex Mitchelton ha deciso di mettere la parola fine sulla propria esperienza nell’edizione 102.

Viviani quarto ma Giro finisce, domani arrivano le salite con la Cuneo-Pinerolo
In seconda posizione termina Arnaud Démare (Groupama-FDJ), che strappa così la maglia ciclamino a Pascal Ackermann (Bora Hansgrohe), giunto terzo. Chiuso dal tedesco è Elia Viviani (Deceuninck-Quick Step), che per un paio di volte deve smettere di pedalare; una buona sintesi di un Giro tutt’altro che positivo per il veronese, che con la squadra ha optato per chiudere anzitempo l’avventura sulle strade di Italia.

Completano la top ten di giornata Davide Cimolai (Israel Cycling Academy), Simone Consonni (UAE Team Emirates), Ryan Gibbons (Team Dimension Data), Giacomo Nizzolo (Team Dimension Data), Jakub Mareczko (CCC Team) e Sean Bennett (EF Education First). Invariata la classifica generale con Valerio Conti (UAE Team Emirates) ad indossare per un giorno ancora la maglia rosa.

Domani, per il romano, le difficoltà aumentano di colpo con la prima tappa caratterizzata da salite di prima categoria: nuovo omaggio al Campionissimo di Castellania con la Cuneo-Pinerolo di 158 km ma con un tracciato totalmente diverso da quello storico. Il momento clou è l’ascesa del Montoso, asperità di 8.8 km al 9.5% di pendenza media; dalla vetta rimangono 32 km dal traguardo per un insidioso finale già visto nel 2016 con il muro di Via Principi d’Acaja, 500 metri al 13%, a 2 km dalla linea d’arrivo.

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