Ilnur Zakarin conquista l'arrivo di Ceresole Reale al Giro d'Italia © LaPresse
Ilnur Zakarin conquista l'arrivo di Ceresole Reale al Giro d'Italia © LaPresse

Zakarys! E si accende il Game of Thrones

Giro d’Italia, il primo arrivo in salita va al russo. Landa attacca e guadagna, Nibali e Roglic si marcano. Polanc rimane leader, perdono terreno uno sfortunato López e Yates

Di giornate così al Tour de France ve ne sono state veramente poche negli anni ’10; la principale è senza ombra di dubbio la Pinerolo-Galibier del 2011, con la strenua difesa di Cadel Evans dalla mossa a tenaglia di Contador e dei fratelli Schleck. Poi, poco altro. Al Giro d’Italia, invece, la storia è assai diversa; l’anno scorso, su tutte, la Tolmezzo-Sappada e la Venaria Reale-Jafferau, nel 2017 la Rovetta-Bormio, nel 2018 la Pinerol-Risoul e la Guillestre-Sant’Anna di Vinadio.

Quest’anno, al secondo giorno di salita, la Corsa Rosa offre già una strepitosa giornata, con alcuni big che decidono di partire già sulla prima salita, altri che attaccano dalla base dell’asperità finale e altri ancora che vanno in crisi, dovendo dire addio, forse anche in maniera definitiva, ai sogni della vigilia.

Prima volta sul Lago Serrù, oltre 5000 metri di dislivello
La tredicesima tappa del Giro d’Italia, la Pinerolo-Lago Serrù di 196 km, era già indicata al momento della presentazione del tracciato come una delle giornate da attendere con maggior attenzione per la complessità del percorso, con oltre 5000 metri di dislivello. In partenza subito la breve ma insidiosa Colletta di Cimiana a cui segue il lungo Colle del Lys e, 80 km più tardi, il Pian del Lupo.

La chiusura è con l’inedito traguardo del Lago Serrù, sulla strada che porta al Colle del Nivolet: 20.3 i km dell’ascesa finale, con una pendenza media del 5.9% falsata da un tratto centrale di falsopiano. La parte più tosta è quella1 terminale, con gli ultimi 6 km all’8.9% di pendenza. All’ombra della diga idroelettrica e ai 2247 metri di quota, nell’incantata zona del Parco del Gran Paradiso, la corsa ha tutto per risultare spettacolare e avvincente.

Tre mancate partenze
Sono tre i corridori che non si presentano al foglio firma, mettendo la parola fine sul rispettivo Giro: se per il giovane britannico James Knox (Deceuninck-Quick Step) la ragione è il problema al ginocchio che lo tormenta dalla quarta tappa, per il tedesco Giacomo Nizzolo (Team Dimension Data) e il tedesco Roger Kluge (Lotto Soudal), per altro ieri in fuga, si tratta di una scelta tecnica dato il percorso poco adatto alle loro caratteristiche. E nei primi km della tappa sale in ammiraglia anche Ignatas Konovalovas: il lituano della Groupama-FDJ è alle prese con una sciatalgia che gli ha subito fatto perdere le ruote del gruppo.

Il km 0 viene oltrepassato dal gruppo alle 11.39 e immediatamente partono gli scatti, con Krists Neilands (Israel Cycling Academy) a conquistare la palma di primo a muoversi. Ma il lettone così come i seguenti coraggiosi (in vari momenti ci provano Amador, Carretero, Cataldo, Cattaneo, Mas, Serry, Vuillermoz) non ha fortuna; resistono per qualche secondo in più De Gendt, Juul Jensen, Rojas, Vuillermoz e poi ancora Conci e Neilands, che tentano la fortuna attorno al km 35. I velocisti, intanto, già faticano e sono stati staccati dal plotone sulla Colletta di Cimiana al km 20.

Ventotto in fuga sul Colle del Lys, ci sono Mollema, Zakarin e Formolo
Per formare la fuga servono le prime rampe del Colle del Lys, passo che collega la Val Susa e la Valle di Viù, ascesa di 14.9 km al 6.4%. Poco dopo il km 42 si forma l’azione di giornata; come accaduto ieri a comporla sono in tanti (addirittura ventotto, in quest’occasione), ma a preoccupare è la presenza di alcuni nomi di primissimo piano. Nel mentre, intanto, giunge notizia del ritiro di Giovanni Lonardi (Nippo-Vini Fantini-Faizanè) e Mark Renshaw (Team Dimension Data).

Questi i 28: Andrey Amador, Héctor Carretero e José Joaquín Rojas (Movistar Team), Tony Gallopin e Alexis Vuillermoz (AG2R La Mondiale), Mattia Cattaneo e Fausto Masnada (Androni Giocattoli-Sidermec), Dario Cataldo, Ion Izagirre e Andrey Zeits (Astana Pro Team), Antonio Nibali e Domenico Pozzovivo (Bahrain Pozzovivo), Davide Formolo (Bora Hansgrohe), Víctor De la Parte (CCC Team), Joe Dombrowski (EF Educaion First), Krists Neilands e Rubén Plaza (Israel Cycling Academy), Thomas De Gendt (Lotto Soudal), Chris Juul-Jensen e Mikel Nieve (Mitchelton-Scott), Edward Dunbar e Tao Geoghegan Hart (Team Ineos), Antwan Tolhoek (Team Jumbo-Visma), Ilnur Zakarin (Team Katusha-Alpecin), Gianluca Brambilla, Giulio Ciccone, Nicola Conci e Bauke Mollema (Trek Segafredo).

Spauracchio Mollema, Ciccone in vetta al gpm
Proprio quest’ultimo è il meglio piazzato in classifica, trovandosi sesto a 6’02” dalla maglia rosa, per altro attorniato da ben tre compagni di squadra adatti a menare sulle pendenze. In forze anche le altre formazioni che ambiscono alla vittoria finale come Astana, Bahrain, Mitchelton e Movistar mentre ancora una volta risulta inferiore alla concorrenza il Team Jumbo-Visma, che manda un solo elemento davanti – per quanto sia il migliore ancora a disposizione di Roglic.

Chi invece pare soffrire è Jan Polanc: lo sloveno approccia il Colle del Lys con qualche patema di troppo, perdendo per un attimo contatto dal plotone principale, su cui riesce a tornare dopo qualche minuto. Davanti, intanto, mentre il gap cresce si solidifica, è costretto a sfilarsi Thomas De Gendt, vittima di un problema meccanico. In vetta (km 54.3) al gpm di prima categoria, Ciccone passa davanti a Pozzovivo e Carretero, tornando così a vestire la virtuale maglia azzurra.

Caduta e ritiro per Geoghegan Hart, la UAE inizia a lavorare
A tirare il plotone, che passa con 2’40” di distacco, è il Team Jumbo-Visma, timoroso che Mollema (e Zakarin) possano accumulare un vantaggio eccessivo. Un paio di cambiamenti si registrano in discesa tra i battistrada: uno momentaneo, con De la Parte che guadagna qualche metro prima di rialzarsi per attendere i colleghi; uno definitivo, con Tao Geogeghan Hart che cade nel declivio vedendosi costretto a terminare anzitempo il primo Giro della carriera. Gli esami a cui sarà sottoposto il britannico confermano la frattura della clavicola destra.

Il gruppo, intanto, viene rimpolpato dal rientro di diversi attardati ma al km 80, appena passati per Lanzo Torinese, il distacco è salito sopra a quota 3’20”. Arriva quindi l’ora per la UAE Team Emirates di mettersi a lavorare, andando a sommare il proprio impegno a quello dei gialloneri; e il lavoro degli uomini della maglia rosa è fondamentale nel lungo tratto sostanzialmente pianeggiante che dura dal km 85 al km 115 del tracciato: il gap al rifornimento di Rocca Canavese (km 95), infatti, è sceso a 2’15”. A lavorare tra i ventisei battistrada sono solamente Ciccone e soprattutto Conci, con qualche breve aiuto di Brambilla e Juul Jensen.

Conci termina il lavoro, nel Team Jumbo-Visma applausi per Leezer
Il buon Conci è autore di un lavoro encomiabile, ma la quasi totalità del lavoro è sulle sue spalle; solo dai meno 85 km al traguardo, quando il loro vantaggio è inferiore ai 2′, anche altri fuggitivi iniziano a collaborare: è il caso di Formolo e Gallopin, di De la Parte e Rojas e di altri ancora. Il traguardo volante di Cuorgné (km 118.6) vede lo sprint a due fra Rojas e Masnada, con lo spagnolo che ha la meglio sul portacolori della compagine canavesana.

Dopo tanti e tanti km a tutta, Conci si sfila ai piedi dell’inedita salita di Pian del Lupo, ascesa di 9.4 km all’8.7%, lasciando l’onere del lavoro alla maglia azzurra Brambilla; il ritmo del vicentino fa alcune vittime, nell’ordine Nibali, Rojas, Neilands e Plaza perdono contatto. Il gruppo viene trainato dal Team Jumbo-Visma con un monumentale Tom Leezer, solitamente impegnato in pianura, a farsi il mazzo e a selezionare il plotone.

Bilbao seleziona il gruppo, si staccano Jungels e Polanc
Ma il lavoro dei fuggitivi ha buon gioco: da un vantaggio di 1’55” all’imbocco dell’ascesa si passa a 2’30” dopo 4 km di salita. E il lavoro di Brambilla e Ciccone fa perdere contatto anche a De la Parte, Juul Jensen, Cataldo, Cattaneo e poi anche Gallopin, che riesce a rientrare a 2.5 km dalla vetta grazie all’addolcirsi delle pendenze. La situazione cambia in gruppo poco dopo il quarto km di salita: Pello Bilbao si mette in testa e aumenta di colpo il ritmo, facendo subito sbriciolare il gruppo. Cedono, fra gli altri, Bob Jungels e la maglia rosa Jan Polanc, che provano a salvarsi andando su del proprio passo.

Alla ruota del basco dell’Astana rimangono solo capitan López, il trio Mitchelton (Chaves, Hamilton e Yates), le coppie di EF Education First (Carthy e Kangert) e Movistar (Carapaz e Landa) più gli isolati Majka, Nibali, Roglic e Sivakov. Staccatosi dalla fuga, Cataldo, una volta riassorbito dal gruppo, si mette lavorare per circa 1 km, fin quando le energie lo assistono; e il lavoro dell’abruzzese fa distanziare irrimediabilmente Chaves, mentre Bilbao, ripresosi dopo la giornata no di ieri causa allergia, lo sostituisce nell’opera, portando Kangert ad alzare bandiera bianca.

Gpm a Ciccone, il gruppo è a 1′. E in discesa rientrano in tanti fra cui Polanc
In vetta al gpm (km 134.3), si ripropone la sfida vista sulla prima salita di giornata e il risultato è il medesimo: Ciccone conquista il bottino massimo davanti a Pozzovivo e Carretero, ulteriormente incrementando la leadership nella speciale graduatoria. Gli undici del gruppo dei big transitano con 1’05” di distacco mentre il drappello Jungels-Polanc viaggia già a 2’30”. La veloce discesa verso Pont Canavese misura una ventina scarsi di km e, con tante curve da affrontare che, tuttavia, sono messe in sicurezza alla perfezione.

Al cartello dei 50 km dal termine il vantaggio dei fuggitivi sul drappello dei big ammonta a 1’10”; e proprio a quest’altezza, tra i battistrada si rialza Andrey Zeits che attende saggiamente il plotone, come poco più tardi farà anche Pozzovivo. Finita la discesa si assiste ad un rimescolamento delle carte, con il rientro di diversi attardati: prima è il caso di Cattaneo e Juul Jensen, poi di Polanc, Jungels, Chaves, Kangert, Oomen, Caruso, Henao, Sosa, Bouwman, Madouas, Conti, De la Parte, Hirt e Rojas.

Masnada non sente la gamba e ci prova, in quattro restano con lui
Dopo un momentaneo stop all’incedere, causato dalla perdita di terreno di Brambilla che, giustamente, viene atteso, l’andatura della fuga torna ad essere imposta dal vicentino. E complice il rifornimento del folto gruppetto alle loro spalle, il margine degli attaccanti torna a salire dopo essere precipitosamente sceso sotto il mezzominuto: al traguardo volante di Locana (km 162.6), vinto da Masnada su Mollema, il vantaggio si approssima ai 50″.

Il lavoro di Zeits e Rojas è quello di sempre, tanto che a 25 km dalla fine il ritardo è poco superiore di 30″. Ed è proprio qui, in una fase di vento a favore, che dagli attaccanti decide di attaccare Fasuto Masnada; al lombardo della Androni si accodano i soli Carretero, Ciccone, Dombrowski e Izagirre, ma tutte le responsabilità sono sulle spalle dell’ex Colpack. La mossa ha effetto perché a Noasca, a 20 km dalla fine, ossia quando sta per iniziare la salita terminale, il drappello Mollema-Zakarin, dal quale uno stremato Brambilla ha alzato definitivamente bandiera bianca, paga 55″ e il gruppo principale è rinculato a 2’05”.

Davanti tornano assieme, i Movistar vengono fatti fermare. Altra giornataccia per Jungels
Non appena vede il segnale di inizio salita, Dombrowski parte ma non fa la differenza, così come poi accade a Masnada e a Carretero; i loro tentennamenti fanno in modo che, a 17.3 km dall’arrivo, rientrino su di loro Amador, Formolo, Izagirre, Mollema, Nieve e Zakarin. Ciccone subito inizia a testa bassa a lavorare mentre Carretero viene richiamato all’ordine dall’ammiraglia: il giovane spagnolo va su del suo passo, imitato poco più tardi da Amador. Per entrambi, però, le fatiche sono tutt’altro che terminate.

L’approccio del gruppo con la salita è all’insegna dell’attendismo; e così facendo il vantaggio degli attaccanti della prima ora torna a farsi interessante, toccando quota 2’20”. La Bahrain Merida decide di dare una scossa alla situazione facendo lavorare Damiano Caruso; l’opera del ragusano fa le prime vittime fra cui un Bob Jungels arrivato decisamente impreparato ad affrontare le tante salite del Giro.

Landa attacca e se ne va, bambola totale per Yates
Il passo di Ciccone è di quelli tosti e il drappello si seleziona sempre più: se Izagirre si rialza, in attesa di istruzioni dalla propria squadra, non altrettanto vale né per Dombrowski né per Masnada né, poco più tardi, per Formolo. A 16 km dalla fine rimane così un quartetto a guidare la corsa. E dietro, cosa succede? Semplicemente si assiste allo show di Mikel Landa: quando restano ancora 16.5 km da affrontare, il basco attacca alla sua maniera.

Reagiscono, ma non si riportano su di lui, Pozzovivo, Nibali, López e il sempre invisibile ma sempre presente Carapaz. C’è un piccolo buchetto alle loro spalle che viene chiuso solo da Roglic, Majka e poco più tardi da un bravissimo Sivakov. Ne manca uno dei big della vigilia ancora in gara, vale a dire Simon Yates: il britannico è legnoso, sfiduciato, incapace di andare su come gli altri, tanto che per un momento si trova dietro persino alla maglia rosa Polanc.

Anche Amador si sacrifica, problema per López che perde terreno
Al passaggio ai meno 15 km la situazione vede Ciccone, Mollema, Nieve e Zakarin passare con 1’37” su Landa e Carretero, impegnato a fondo a tirare nel tratto di falsopiano, 1’50” sul drappello Nibali e 2’20” sul gruppetto con Polanc e Yates, dove è Lucas Hamilton a cercare di mettere una pezza al pericolo. La perfetta esecuzione della Movistar vede il sacrificio di Amador, che riceve il testimone da Carretero ai meno 14 e si spende a tutta per il proprio capitano.

Un colpo di scena è in agguato nel plotoncino dei big: a 13 km dall’arrivo un problema meccanico costringe López a fermarsi ricevendo, dopo qualche secondo perso di troppo, una nuova bici dall’accorrente meccanico Astana. Ma tale intoppo non solo gli fa perdere le ruote del gruppetto buono ma lo vede persino staccato da Yates & co, su cui si riporta senza eccessiva fatica. Per una volta che il colombiano non commette errori, la malasorte si accanisce su Superman fra la foratura di ieri e il problema di oggi.

Giornata speciale per i gregari: tanti meritano applausi. Zakarin tenta la sortita
Il tratto in falsopiano termina a 6.3 km dalla vetta; Ciccone conclude pochi metri dopo l’encomiabile prova, lasciando Mollema e Zakarin a lavorare e Nieve a speculare; Landa passa con 1’40” di ritardo, dopo che Amador ha alzato bandiera bianca ai meno 8 km; il gruppetto Nibali, con Pozzovivo e il riassorbito Formolo a lavorare, è a 2′ mentre il gap del drappello con López, Polanc e Yates è 2’20” grazie all’opera di Hamilton e Izagirre.

Nel tratto più duro López attacca e stacca tutti i componenti del drappello, fra cui un Polanc che si sfila anche da Yates, con l’intenzione di andare in caccia degli atleti con cui stava per sfidarsi prima dell’inconveniente. La situazione muta anche in testa: proprio sotto l’arco dei meno 5 km Zakarin allunga; Mollema opta subito per andare su del proprio passo, Nieve invece cerca di rispondere, rimanendo sempre a qualche decina di metri dal russo.

Nibali ci prova ma chiudono, con Roglic rimangono in un mondo tutto loro. Zakarin se ne va definitivamente
Una volta che Pozzovivo e Formolo terminano di lavorare, vale a dire ai meno 4.7 km, decide di attaccare Vincenzo Nibali; la mossa del siciliano fa staccare solo Sivakov, con gli altri che hanno modo di rientrare senza fatica. E proprio da questo momento inizia tuta un’altra gara per il messinese, che si disinteressa completamente dei rivali ad eccezione di Primoz Roglic: quatti quatti, Majka, Carapaz e poi persino il rientrante Sivakov se ne vanno senza che a loro interessi alcunché, concentrati solo in questo duello da cowboy con tanto di continui sguardi rivolti vicendevolmente.

Con la forza dell’esperienza, Nieve rientra su Zakarin a 2800 metri dalla conclusione – con il russo che, inavvertitamente, rischia di mandarlo giù dal burrone per una distrazione. Ma una volta ripresosi dalla sorpresa di avere un rivale alle calcagna, il tataro inserisce il lungo rapporto e ai 2 km dalla fine distanzia irrimediabilmente Nieve. Alle loro spalle la progressione di Landa, bello come sempre nella sua pedalata, lo porta a riprendere Mollema a 1900 metri dal traguardo e a distanziarlo 400 metri più tardi.

I due favoriti si punzecchiano, López li vede andarsene e crolla. Carapaz in forte rimonta
Tornando alla telenovela in atto, Roglic ai meno 2.8 km aveva cercato di saggiare la condizione di Nibali, ma il siciliano ha subito chiuso; è bastata una accelerata per andare a riprendere e staccare Sivakov e, soprattutto, a far crollare il morale di López. Il colombiano, nella sua cavalcata, li aveva a tiro, distanziando da loro non più di una quarantina di metri; ma da questo scatto in poi va letteralmente in crisi.

Chi pedala sempre bene è Zakarin che entra nell’ultimo km con 20″ su Nieve, 1’05” su Landa e 1’25” su Mollema, sul quale sta per riportarsi un Carapaz capace di distanziare Majka. La coppia Nibali-Roglic, invece, viaggia con ben 2’55” di disavanzo, segno di come ai due non freghi alcunché di lasciare spazio alla concorrenza.

Zakarin vince, Landa e Carapaz guadagnano su tutti
Nel magnifico panorama finale, con i muri di neve ad accompagnare la corsa verso lo spiazzo conclusivo, Ilnur Zakarin prosegue sempre con una pedalata rotonda e spingendo sin sul traguardo, tagliato a braccia alzate – e a maglia aperta, per l’arrabbiatura dello sponsor. Per il portacolori del Team Katusha Alpecin è la seconda gioia al Giro d’Italia dopo quella ottenuta nel 2015 sotto il diluvio di Imola. E per la compagine di matrice russa ma di licenza svizzera è una gioia balsamica, dopo una prima parte di stagione complessa con tanto di separazione con l’altro big, ossia Marcel Kittel.

Seconda piazza a 35″ per Mikel Nieve (Mitchelton-Scott), terza a 1’20” per uno strepitoso Mikel Landa (Movistar Team). Quarto Richard Carapaz (Movistar Team) a 1’38”, quinto Bauke Mollema (Trek-Segafredo) a 1’45”, sesto Rafal Majka (Bora Hansgrohe) a 2’07”, settimo a 2’57” Primoz Roglic (Team Jumbo-Visma), giunto assieme a Vincenzo Nibali (Bahrain Merida). Nona piazza a 3’34” per Pavel Sivakov (Team Ineos) e decima a 3’50” per Davide Formolo (Bora Hansgrohe).

Ritardi pesanti per López e Yates, Polanc difende la maglia rosa
Nel finale è andato in grossa difficoltà Miguel Ángel López, giunto undicesimo a 4’19” poco davanti alla coppia EF Education First composta da Tanel Kangert (a 4’23”) e Joe Dombrowski (a 4’25”). Eccellente il giovane Valentin Madouas a 4’37”, valutazione simile per un Jan Polanc bravissimo a stringere i denti arrivano a 4’39”. Giornataccia, invece, per Simon Yates che paga 5′ tondi; tra gli altri sconfitti anche Hugh Carthy a 10’16, dovendo così lasciare la maglia bianca, Ben O’Connor a 12’19” e Bob Jungels a 13’02”. 151 i corridori arrivati – nel finale si è ritirato Louis Vervaeke (Team Sunweb) – tutti ampiamente dentro il tempo massimo.

La classifica vede ancora in testa Jan Polanc con 2’25” su Roglic, 2’56” su Zakarin, 3’06” su Mollema, 4’09” su Nibali, 4’22” su Carapaz, 4’28” su Majka, 5’08” su Landa, 7’13” su Sivakov (nuova maglia bianca), 7’48” su López, 7’52” su Kangert e 8’14” su uno Yates che pare già fuori dai giochi.

Domani tappa breve ma difficilissima in Valle d’Aosta
Dopo lo spettacolo odierno la corsa prosegue con la frazione in linea più corta dell’intero Giro e che rischia di disputarsi con il maltempo. Ma nella Saint Vincent-Courmayeur di 131 km non ci sarà alcuno spazio per ammirare le bellezze della Valle d’Aosta. Partenza subito in salita con l’asperità di Verrayes a cui segue, dopo il transito nel capoluogo, il prima categoria di Verrogne (13.8 km al 7.1%) immediatamente collegato dal Truc d’Arbre.

Ma la principale difficoltà della giornata è il micidiale Colle San Carlo, 10.5 km al 9.8% di pendenza media sempre costante. Dalla vetta rimangono 25 km al traguardo all’ombra del Monte Bianco, con il lungo falsopiano che potrà dare un’ulteriore colpo di grazia ai tanti, statene certi, che saranno staccati.

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