Richard Carapaz e il Trofeo Senza Fine all'Arena di Verona © LaPresse
Richard Carapaz e il Trofeo Senza Fine all'Arena di Verona © LaPresse

Carapaz nel club degli infiniti

Il Giro d’Italia si chiude con la vittoria dell’ecuadoriano della Movistar. Secondo un buon Nibali, Roglic scavalca Landa e completa il podio. La crono finale è di Chad Haga

Crono di Verona, il primo riferimento è di Bohli
Come accaduto nel 2010, in quella che è stata l’edizione probabilmente più avvincente ed emozionante del XXI° secolo, il Giro d’Italia 2019 si chiude a Verona con una cronometro individuale caratterizzata dalla salita delle Torricelle. Ascesa di 4.5 km al 5% nella fase iniziale, per un tracciato in senso antiorario (e quindi opposto rispetto a nove anni fa) di 17 km comunque adatto ai grandi specialisti.

Il primo dei 142 atleti ancora in gara a scattare alle 13.45 è, ovviamente, la maglia nera, ovvero sia Sho Hatsuyama. Il nipponico della Nippo-Vini Fantini-Faizanè non è però il primo a tagliare il traguardo perché al gpm viene è scavalcato sia da Will Clarke (Trek-Segafredo) che, soprattutto, da Tom Bohli. Lo svizzero della UAE Team Emirates è tra i papabili per ben figurare oggi e così avviene, dato che taglia il traguardo per primo e con un interessante 22’41”.

Campenaerts va forte, ma anche stavolta non vincerà: Haga lo supera con un gran finale
Bisogna attendere una mezz’oretta scarsa per assistere ad un miglioramento. E ché miglioramento, perché il ceco Josef Cerny, dopo aver fatto siglare un gran intermedio, riesce a ben districarsi anche nel finale. Il portacolori del CCC Team conclude il suo primo grande giro con un 22’18” che lo pone in vetta. Purtroppo per lui, 4′ più tardi, è il turno di quell’autentica moto che risponde al nome di Victor Campenaerts: il campione europeo della specialità nonché recordman dell’ora lo batte di stretta misura, andando in testa con 22’11”.

Tuttavia la performance del belga della Lotto Soudal lascia spazio ad inserimenti soprattutto nella seconda fase; e così accade 7′ più tardi con la prova di Chad Haga. Lo statunitense del Team Sunweb, in ritardo di 6″ all’intertempo, vola nella seconda fase, recuperando 10″ e prendendosi il comando con 22’07”. Chi invece disputa una prova sotto le aspettative è l’ultimo vincitore di una crono finale del Giro, ossia Jos van Emden: il neerlandese del Team Jumbo-Visma è lontano parente rispetto alla versione di Milano 2017 e si accomoda al quinto posto provvisorio con 22’49”.

Tanti rischi per Durbridge, De Gendt vicino al riscatto. Ancora male Jungels 
Bisogna attendere una ventina di minuti prima che Haga debba preoccuparsi per le prestazioni della concorrenza: Tobias Ludvigsson lo fa tremare, perché all’intermedio il campione svedese gli rende 5″. Con il passare dei km, però, il portacolori della Groupama-FDJ perde (poco) terreno, chiudendo con un comunque ottimo terzo posto provvisorio con 22’18”. In rapida successione è poi il turno di Luke Durbridge: il possente australiano viaggia forte nella prima parte perdendo solo 1″ dallo statunitense; ma in discesa, complici i troppi rischi corsi, il gregarione della Mitchelton-Scott lascia troppo, giungendo solo con 22’34”.

Dopo un Giro molto deludente per i suoi standard Thomas De Gendt prova a riprendersi all’ultima occasione; e la prova del belga della Lotto Soudal è ottima, considerando che non è uno specialista puro. All’intermedio solo 1″ lo separa da Haga, al traguardo il gap sale; il risultato di 22’13”, però, gli garantisce la terza piazza provvisoria. Anche l’ultima giornata è, per Bob Jungels, sulla falsariga di quanto visto nelle precedenti venti: decisamente sotto le sue abilità. A testimoniarlo il 22’51” per il lussemburghese della Deceuninck-Quick Step, massima delusione dell’edizione 102.

Bilbao, Cattaneo e Caruso: tre protagonisti anche nel giorno finale
Uno che dal Giro esce con un gran morale e due vittorie in saccoccia è Pello Bilbao; e lo spagnolo dell’Astana Pro Team non ha mica fatto una scampagnata oggi, concludendo la sua fatica in 22’24”. Tempo sostanzialmente similare per un altro che archivia la Corsa Rosa con un segno più, pur senza affermazioni, vale a dire Mattia Cattaneo: il lombardo della Androni Giocattoli-Sidermec, giunto vicino a vincere a Como, con 22’27” dimostra di essere dotato nelle prove contro il tempo.

Prova strepitosa, invece, per uno dei migliori corridori dell’ultima settimana, ossia Damiano Caruso: il ragusano della Bahrain Merida è spettacolare nella prima parte tanto da far segnare il secondo parziale assoluto, a soli 2″ da Campenaerts. Ma nel tratto in discesa e in quello pianeggiante conclusivo il confronto con Haga è per lui improbo; l’ex Liquigas e BMC è comunque eccellente quarto con 22’16”.

Zakarin e Sivakov, russi con l’idiosincrasia per le discese. Majka chiude in crescendo
Nella fascia dal ventesimo all’undicesimo della generale non c’è nessuno che fa qualcosa di notevole e tutti mantengono la propria posizione. Si entra così nella lotta riservata ai migliori dieci con Ilnur Zakarin; dopo una più che buona fase iniziale, il russo del Team Katusha deve far fronte agli atavici problemi in discesa, lasciando troppo tempo e chiudendo la sua prova in 22’43”. Problema simile che caratterizza il connazionale Pavel Sivakov, che conclude il suo eccellente Giro in 23’04”, unica nota lieta del sottotono Team Ineos; giungere in top 10 a ventun’anni è il segnale di che razza di talento sia il figlio d’arte.

Tanta voglia ma poca gamba per Simon Yates in questa Corsa Rosa, giunto per vincere ma già uscito dalla lotta nel primo traguardo in salita. Ci riproverà magari in futuro, il britannico della Mitchelton-Scott, che oggi con il suo 23’07” conserva l’ottava posizione. Senza quel passaggio a vuoto fra Ponte di Legno e Anterselva poteva essere persino in lotta per il podio Rafal Majka; buon Giro comunque per il capitano della Bora Hansgrohe, che anche oggi a crono va bene con il suo 22’47” che gli consente di salire in classifica.

López miglior giovane, la sfida fra Roglic e Landa premia lo sloveno
A fargli spazio è Miguel Ángel López che, nella crono di Verona, dimostra di dove migliorare ancora nelle prove individuali; ma per il colombiano della Astana Pro Team, più che la sesta piazza, quello che importava era difendere la maglia bianca. Missione riuscita con il suo 23’27” e per il secondo anno consecutivo il miglior giovane è proprio lui. Ottimo Giro per un Bauke Mollema sempre presente e che ha anche cercato, nella tappa di Lago Serrù ad esempio, di attaccare; oggi giornata tranquilla per il leader della Trek-Segafredo, sicuro della sua quinta piazza e il 23’11” che fa registrare testimonia una prova senza troppo spremersi per il neerlandese.

Il punto focale della giornata era la lotta per il terzo posto fra il favorito Primoz Roglic e Mikel Landa; lo sloveno partiva con 23″ di ritardo, quasi totalmente mangiati già nella prima metà di gara. E sì che lo sloveno del Team Jumbo-Visma non va fortissimo come di consueto, passando all’intertempo con 14’23” in dodicesima piazza provvisoria. In discesa è attento l’ex saltatore con gli sci, che conclude l’esercizio in 22’33”.

Fa fatica nella sua amata salita Mikel Landa che, forse per colpa di un rapporto troppo duro, lascia già 20″ a Roglic dopo 9.5 km; in discesa e pianura il basco da tutto se stesso, ma non basta. L’alavese chiude in 23’04”, perdendo così lo scontro diretto per il podio per soli 8″: prosegue la maledizione dell’ex Euskaltel, lui che nella crono marsigliese al Tour 2017 fu costretto al quarto posto per 11″ nella sfida con Bardet.

Nibali va comunque forte, Carapaz in scioltezza verso il sogno
Mancano i migliori corridori di questo Giro d’Italia e, per entrambi non c’è il minimo pathos per guadagnare o perdere la posizione acquisita. Disputa nonostante tutto una eccellente prova Vincenzo Nibali, che all’intermedio passa come undicesimo riuscendo anche a migliorarsi nella seconda parte. Il siciliano della Bahrain Merida entra nella top ten di giornata con un bel 22’30”.

Se la prende più comoda, invece, Richard Carapaz, che giustamente non ha intenzione di prendersi alcun rischio nell’affrontare i rimanenti 17 km verso la gloria. Come per il compagno Landa, è soprattutto in salita che la sua azione è legnosa causa una pedalata troppo lunga; discesa controllata per l’ecuadoriano, che poi ha tutto il tempo di amministrare rientrando nel centro cittadino. Taglia il traguardo di Piazza Bra in 23’19”, il capitano del Movistar Team, prima di entrare in Arena e ricevere il meritatissimo boato del pubblico.

Vittoria per Haga e per il Team Sunweb, a ricompensa di tanta malasorte
Arriva così la meritata, liberatoria vittoria per Chad Haga che, una volta resosi conto di aver conquistato il successo, si apre in un pianto liberatorio. Il terribile incidente nel ritiro spagnolo del gennaio 2016 e la morte per un tumore del padre nell’aprile 2018 hanno segnato nel profondo questo simpatico trentenne texano, che finalmente ha una giornata di gloria tutta per sé. Ed è una minima consolazione per il Team Sunweb, bersagliato in questo Giro da una sfortuna non indifferente, a cominciare dal ko di capitan Tom Dumoulin.

L’ordine di arrivo recita 22’07” per Chad Haga che batte di 4″ Victor Campenaerts (Lotto Soudal), di 6″ Thomas De Gendt (Lotto Soudal), di 9″ Damiano Caruso (Bahrain Merida), di 11″ Tobias Ludvigsson (Groupama-FDJ) e Josef Cerny (CCC Team), di 17″ Pello Bilbao (Astana Pro Team), di 20″ Mattia Cattaneo (Androni Giocattoli-Sidermec), di 23″ Vincenzo Nibali (Bahrain Merida) e di 26″ Primoz Roglic (Team Jumbo-Visma).

Carapaz con il Trofeo Senza Fine, primo ecuadoriano a riuscirci. Movistar abituata a vincere
La classifica generale finale vede il successo di Richard Carapaz; il ventiseienne ecuadoriano diventa il più grande sportivo nella storia del paese andino, dimostrando ancora una volta come il ciclismo sia ormai uno sport globale in tutto e per tutto. Un dato curioso non può che fargli piacere: la sua prima maglia rosa è giunta il 25 maggio, medesimo giorno in cui Beppe Saronni nel 1979, Evgeniy Berzin nel 1994, Alberto Contador nel 2008 e Chris Froome nel 2018 ottennero il primo simbolo del primato. E per tutti quanti, il Giro si concluse sul gradino più alto del podio.

È una gioia enorme anche per la Movistar Team che, dovutasi privare alla vigilia di Alejandro Valverde, ha dimostrato di essere la formazione meglio costruita per il successo. Mas e Sütterlin in pianura, Rojas come regista, Carretero e Pedrero sorprendenti fachiri in salita, Amador come impeccabile jolly d’esperienza, Landa come capitano diventato gregario perfetto, Carapaz finalizzatore inattaccabile. Ha vinto proprio la miglior squadra – che, tra l’altro, ha anche dominato la graduatoria per i team.

Per Eusebio Unzué è l’ennesima perla della carriera: questo è il suo quindicesimo grande giro conquistato dall’ammiraglia. Quattro Giri (due con Indurain, uno a testa con Quintana e Carapaz), sette Tour (cinque con Indurain, uno a testa con Delgado e Pereiro), quattro Vuelta (una a testa con Delgado, Olano, Valverde e Quintana) per il dirigente navarro.

Per Nibali un secondo posto che certifica ancora il campione che è
In tema di storia, una pagina l’ha scritta anche Vincenzo Nibali cogliendo il sesto podio nelle ultime sei partecipazioni al Giro d’Italia, suddividendo equamente i piazzamenti. Il messinese, alla soglia dei 35 anni, dimostra ancora di essere competitivo nelle corse di tre settimane come pochi altri nella storia alla sua età. Oggi è secondo a 1’05”, con il ritardo tutto derivante dalla due giorni nelle Alpi Occidentali.

E a testimoniarlo c’è la statistica che lo vede a quota 11 podi nei grandi giri, sopravanzando Gino Bartali e Raymond Poulidor e riequilibrando la sfida con Chris Froome. Davanti solo quattro delle massime leggende del pedale come Felice Gimondi, Bernard Hinault e Eddy Merckx a quota 12 e il solitario Jacques Anquetil a quota 13. Ora lo attende un Tour de France più “agevole”, dove pensare alle tappe (e, perché no, alla maglia a pois) piuttosto che alla classifica.

Podio completato per Roglic, tanta Italia nelle classifiche complementari
Era venuto al Giro per vincerlo ma può comunque dirsi soddisfatto Primoz Roglic che diventa il primo sloveno di sempre a concludere un grande giro tra i migliori tre. Il suo ritardo è di 2’30” mentre quello di Mikel Landa, quarto, ammonta a 2’38”. Completano la top ten Bauke Mollema 5’43”, Rafal Majka a 6’56”, Miguel Ángel López a 7’26”, Simon Yates a 7’49”, Pavel Sivakov a 8’56” e Ilnur Zakarin a 12’14”.

La classifica a punti va a Pascal Ackermann (Bora Hansgrohe), quella dei gpm per uno straordinario Giulio Ciccone (Trek-Segafredo), quella dei giovani a Miguel Ángel López (Astana Pro Team). E ancora, nei traguardi volanti e nella combattività successo per il magnifico Fausto Masnada (Androni Giocattoli-Sidermec) mentre quella dei km in fuga va alla rivelazione Damiano Cima (Nippo-Vini Fantini-Faizanè). Cala il sipario sul Giro 102, l’appuntamento fra undici mesi in Ungheria, a Budapest.

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