Rohan Dennis in azione in maglia iridata © Tim De Waele
Rohan Dennis in azione in maglia iridata © Tim De Waele

Nella terra dell’Emmental Dennis ritrova la sua Forma

Prima stagionale per l’australiano della Bahrain Merida: Bodnar beffato per 10 centesimi. Thomas e Bernal i migliori big, bene anche Aru

Il ruolino di marcia del 2018 sembrava già un lontano ricordo: battuto nel campionato nazionale, solo ottavo nella crono di San Benedetto del Tronto della Tirreno-Adriatico, addirittura 22esimo al Giro dei Paesi Baschi. Il 2019 di Rohan Dennis era stato finora pesto, come se anche la maglia di campione del mondo a cronometro possa essere maledetta, per una volta: guai a dare l’australiano già per spacciato. E così al Tour de Suisse, il 29enne di Adelaide ritrova il feeling con la vittoria, regalando alla Bahrain-Merida per la prima volta: abile l’australiano a gestire la sua prova, tenendosi strette le migliori energie per il finale in leggera salita. E chissà, considerando le passate velleità da corridore da GT e le recenti discrete prestazioni al California, che non possa difendere ben bene la maglia di leader almeno fino al primo arrivo in salita, che sarà nella sesta tappa. I big per ora sono lontano, con gli INEOS Thomas e Bernal che come da previsione si sono comportati molto bene ma senza strafare, e tra tutti si è rivisto un voglioso Fabio Aru autore di una prova più che discreta.

Partenze dei big anticipate per il rischio pioggia
Il Giro di Svizzera parte dal cuore della confederazione, a Langnau im Emmental, nel cantone di Berna: come suggerisce il nome, è la valle dove nasce il mitico formaggio Emmentaler. La prima prova a cronometro del Tour de Suisse è breve (9 km e mezzo) ed insolitamente facile a livello altimetrico, una sorta di A/R in fondovalle (con finale in lieve salita) caratterizzata da rettlinei spezzati da curve secche. Una prova nettamente per specialisti dell’endurance abili a gestirsi, con l’incognita del possibile temporale estivo che spinge tutti i big ad anticipare la partenza: accade così che le fasi più interessanti della prova si consumino nella prima ora, coi vari favoriti della crono e uomini di classifica che prendono tutti il via entro le 16.
Il primo a staccare un tempo degno di essere preso in considerazione è il neozelandese Patrick Bevin (CCC Team), settimo partente e portato naturalmente per questo tipo di distanza, il quale fa segnare un tempo di 10’58” che gli varrà l’ottavo posto finale.

Dennis più bravo a gestirsi di Küng e Matthews
Poco dopo emerge uno splendido Maciej Bodnar: il polacco della Bora-Hansgrohe stacca uno splendido 10’50”, abbassando di 8 secondi l’asticella: dei successivi solo un bel Lawson Craddock (EF Education First) lo avvicina con 10’55”, che gli varrà il sesto posto. Quello di Bodnar diventa un tempo di riferimento per il tris di grandi favoriti che si presenta in fila tra le 15:15 e le 15:17: il campione del mondo Rohan Dennis (Bahrain-Merida) lo passa di pochi centesimi all’intermedio e mantiene lo stesso vantaggio al traguardo, risultando migliore di appena 10 centesimi. L’asso di casa Stefan Küng (Groupama-FDJ) sembra in grado di batterlo anticipandolo di 5″ all’intertempo, ma fa male i suoi calcoli e scoppia, terminando con un deludente nono posto a 10’59”. Discorso simile per Michael Matthews (Sunweb), il quale va anch’egli più veloce di Dennis all’intertempo di 3″, ma poi conclude in terza piazza, ad 1″ di ritardo dal connazionale. Nessuno più andrà ad insidiare il podio, se non un paio di temibili danesi, Kasper Asgreen (Deceuninck-Quick Step) da tenere d’occhio anche per la generale che chiuderà quinto e Søren Kragh Andersen (Sunweb) che finirà quarto dopo aver anticipato anch’egli Dennis all’intertempo: entrambi a 10’52”, con 2″ di ritardo.

Bene Sagan, con Trentin arriva anche la pioggia
Dopo queste prove, ci sarà ben poco da dire per la classifica di tappa: Tom Scully (Education First) aggancierà con 11’01” la decima piazza, ma sarà sopratutto Peter Sagan (Bora-Hansgrohe) a stupire positivamente, con un 10’57” che gli vale il settimo posto di tappa, una prova incoraggiante in vista dei prossimi appuntamenti e considerando la possibilità anche di vestire la maglia di leader nelle prime tappe. Con la prova di Sagan si consolida definitivamente la top ten, anche perché mezz’ora dopo la sua partenza la pioggia comincerà a piovere: a farne le spese un improvvido Matteo Trentin (Mitchelton-Scott), partito fortissimo tanto da raggiungere il terzo tempo al primo intermedio per poi chiudere soltanto ad 11’11”, fuori dalle prime venti posizioni. Sotto l’acqua avviene anche l’attesa prova di Fabio Aru (UAE Team Emirates), il quale si comporta egregiamente, andando a chiudere con un ritardo di 30″ dal vincitore Dennis. Dopo queste prove la pioggia si fa particolarmente copiosa e per i pochi atleti rimasti, comunque tutti di limitato rilievo, non è stato possibile conseguire un tempo degno di nota. Saranno anche fortunati, perché nel circondario si registrerà anche una copiosa grandinata fuori percorso.

Thomas migliore dei big, senza stupire
Per quanto riguarda i contendenti per il Tour de Suisse, se si eccettua Asgreen che è comunque ancora tutto da inquadrare per quanto riguarda il tema delle corse a tappe, il migliore come nelle previsioni è stato Geraint Thomas. Il capitano della INEOS non è stato autore di una delle sue prove più memorabili, e chiudendo 13esimo con 11’07” ha guadagnato sui rivali non molti secondi. Tra tutti, chi gli è andato più vicino è un outsider, Patrick Konrad della Bora-Hansgrohe oggi particolarmente veloce come squadra, che ha terminato con soli 2″ di ritardo da Thomas, ed il vice Egan Arley Bernal, autore al ritorno alle gare di un buon 11’13”. Buon rientro alle gare anche per Tiesj Benoot, che ha terminato ad 11’15”, mentre il capitano della Movistar  Marc Soler comincia col piede giusto ed un buon 11’19”.
Anche altri big non hanno brillato particolarmente. Si poteva aspettare di più ad esempio da Rui Alberto Faria Da Costa, che col suo 11’27” è finito abbondantemente dietro Fabio Aru. Simon Spilak (Katusha) non è uno specialista e non sorprende il suo 11’28”, così come l’11’30” di Hugh Carthy (Education First); fa specie invece che lo stesso tempo lo abbia  Pierre Latour (Ag2r La Mondiale), evidentemente non ancora al 100%.  Prende tantissimo uno dei rivali più attesi, Enric Mas (Deceuninck-Quick Step) che col suo 11’33” è a 43″ da Dennis e prende già 26″ da Thomas: peggio solo Domenico Pozzovivo (Bahrain – Merida), evidentemente senza velleità visto che pur col pallino della metereologia, è partito tra gli ultimi finendo con 11’43”, e Wilco Kelderman (Sunweb), nelle ultimissime posizioni con un ritardo di 1’28” al suo rientro dopo più di 3 mesi dall’infortunio al Catalunya: decisamente dev’esserci stato qualche problema per l’olandese.

 

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