Egan Bernal in maglia gialla © Tour de Suisse
Egan Bernal in maglia gialla © Tour de Suisse

E Bernal già si veste di giallo

Tour de Suisse, prima vittoria in carriera per Antwan Tolhoek che porta al traguardo la fuga. Il colombiano del Team Ineos stacca tutti i rivali

Arriva la prima salita vera di questa edizione del Tour de Suisse e arriva anche la fuga da lontano: questa sesta tappa se la ricorderà a lungo Antwan Tolhoek che alla sua quarta stagione da professionista è finalmente riuscito a conquistare oggi la prima vittoria. Scalatore con un viso da bambino che dimostra meno dei suoi 25 anni, Tolhoek si era messo in luce da neoprofessionista proprio al Giro di Svizzera: nel 2016, con la maglia della Roompot, lo scalatorino proveniente dai Paesi Bassi era spesso e volentieri in fuga ed alla fine la sua costanza venne premiata con la vittoria nella classifica degli scalatori, e poi con il passaggio nel World Tour con l’attuale Team Jumbo-Visma in cui milita ancora oggi.

Ma oggi sulla salita di Flumserberg, 8.5 chilometri con una pendenza media del 9%, ci si attendeva anche un importante test sulla condizione dei favoriti per la vittoria finale di questo Tour de Suisse e di chi poi punterà a fare classifica al prossimo Tour de France: proprio nel giorno in cui Tom Dumoulin ha ufficializzato la sua rinuncia alla Grande Boucle, il finale ci ha regalato un Egan Bernal nettamente superiore a tutta la concorrenza e che ora vede aumentare sempre di più la considerazione nei suoi confronti.

25 uomini in fuga, ci sono Oss e Trentin
Come spesso accade nei grandi giri, anche la prima tappa di montagna di questo Tour de Suisse è stato terreno di caccia per una fuga da lontano: la generale era infatti già abbastanza allungata nelle retrovie, ma i rapporti di forza tra gli uomini di classifica non erano ancora ben delineati e così nessuna formazione voleva rischiare di lavorare a fondo per poi favorire gli altri. Il risultato è stato che fin dai primi chilometri sono stati in tanti a provarci, anche perché il chilometraggio abbastanza breve (appena 120.2 chilometri) invogliava a farlo: molto attivi fin dall’inizio sono stati i corridori della nazionale della Svizzera, in particolare Imhof e Friesecke, e sono stati proprio i rossocrociati ad ispirare l’azione buona.

Dopo una ventina di chilometri di corsa si è formato in testa un drappello di ben 25 corridori: tra i battistrada c’era il tre volte vincitore del Tour de Suisse, il portoghese Rui Costa, assieme al compagno di squadra Alexander Kristoff (UAE), poi gli italiani Matteo Trentin (Mitchelton-Scott) e Daniel Oss (Bora-Hansgrohe) e ancora Bert-Jan Lindeman e Antwan Tolhoek (Team Jumbo-Visma), Lluís Mas (Movistar), Robert Stannard (Mitchelton-Scott), Nikias Arndt (Sunweb), Kevin Geniets (Groupama-FDJ), Matej Mohoric (Bahrain-Merida), Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), François Bidard e Aurélien Paret-Peintre (AG2R La Mondiale), Thomas Scully (EF Education First), Stan Dewulf e Tosh Van der Sande (Lotto Soudal), Patrick Bevin (CCC Team), Nathan Haas (Katusha-Alpecin), Benjamin King (Team Dimension Data), Pim Ligthart (Total Direct Energie), Colin Joyce (Rally UHC) ed i tre svizzeri Gian Friesecke, Claudio Imhof e Simon Pellaud.

Più di quattro minuti di vantaggio
Tra gli attaccanti il meglio posizionato in classifica generale era il campione europeo Matteo Trentin che partita dal 6° posto a 38″ da Peter Sagan, ma anche Kevin Geniets e Lluis Mas avevano meno di un minuto di ritardo dallo slovacco; invece nonostante gli ottimi trascorsi in Svizzera, Rui Costa non era una minaccia per la classifica avendo accumulato un gap superiore ai dieci minuti nelle prime cinque tappe. Molte squadre erano rappresentate nella fuga e quindi si sono disinteressate dal lavoro di inseguimento, altre invece sono comunque andate a tirare assieme a quelle che non avevano uomini davanti: in sostanza, nella tappa di oggi non abbiamo avuto un team che si è preso più responsabilità di tutti gli altri come invece era successo nelle giornate precedenti, ma in testa al plotone si sono alternate la Bora-Hansgrohe, la EF Education First, la Deceuninck-Quick Step, il Team Sunweb ed il Team Ineos.

I venticinque uomini al comando hanno preso fino a quattro minuti di vantaggio, ma la distanza tra gruppo e testa della corsa è poi aumentata fino a 4’20” quando, sullo slancio del gran premio della montagna di terza categoria di Wildhaus (50 all’arrivo) si sono sganciati Trentin, Joyce e Imhof che hanno preso 35″ di margine sugli ex compagni d’avvenutra. A 20 chilometri dall’arrivo il gruppo in fuga è tornato compatto, ma nel frattempo da dietro il plotone aveva decisamente cambiato passo e lo si poteva vedere ad occhio dalla forma estremamente allungata, praticamente una fila unica con tutti i corridori uno in scia dell’altro: in questa fase di corsa abbiamo visto anche Elia Viviani mettersi davanti a fare l’andatura per ricambiare un po’ del grande lavoro fatto dai compagni di squadra in occasione delle due vittorie conquistate nelle ultime due tappe.

Tolhoek attacca e stacca tutti i rivali
Nell’avvicinamento alla salita il gruppo ha quindi recuperato terreno, ma anche davanti non sono certo andati piano e sono riusciti ad approcciare le rampe di Flumserberg con circa 1’55” di vantaggio, un margine interessante ma sicuramente non di sicurezza per la vittoria di tappa. Appena iniziata l’ascesa finale, i fuggitivi hanno subito cercato di cambiare ritmo proprio perché sapevamo che ogni più piccola esitazione poteva costare cara: Dewulf e King sono stati i primi a muoversi, poi è toccato proprio ad Antwan Tolhoek che si è portato dietro Lluís Mas e Patrick Bevin. All’inseguimento del terzetto di testa c’erano Rui Costa e François Bidard che a circa 3.5 chilometri dall’arrivo erano ormai prossimi al ricongiungimento: è stato proprio a questo punto che Antwan Tolhoek ha cambiato ritmo ed è restato da solo al comando della tappa. Per il neerlandese del Team Jumbo-Visma, tuttavia, era tutto tranne che fatta: il tratto finale della salita era il più impegnativo, gli ultimi 1500 metri addirittura erano costantemente sopra al 10%.

Nel gruppo principale degli uomini di classifica non si è visto molto, un po’ per le terribili scelte della regia svizzera, un po’ perché fino agli ultimi due chilometri non è effettivamente accaduto nulla di rilevante: il Team Ineos, come suoi solito, ha imposto un ritmo alto che ha scoraggiato tutti dal tentare qualche attacco, poi dopo il forcing finale di Kenny Elissonde è stato l’atteso colombiano Egan Bernal a piazzare un’accelerazione bruciante che ha lasciato tutti sul posto. Bernal è partito come una scheggia e all’ultimo chilometro ha superato Rui Costa e Bidard a doppia velocità: la sua azione ha perso poi un po’ di brillantezza nelle ultime centinaia di metri, ma ormai la selezione alle sue spalle era stata fatta, mentre Tolhoek era ormai imprendibile.

Tappa a Tolhoek, maglia a Bernal
Alla fine Antwan Tolhoek è riuscito a mantenere un piccolo margine di vantaggio che gli ha consentito di celebrare e godersi appieno il primo successo in carriera da professionista: Egan Bernal si è avvicinato tanto nel finale, ma si è dovuto accontentare della seconda posizione a 17″ dal corridore della Jumbo-Visma. Nella top10 troviamo un misto di fuggitivi e uomini del gruppo: François Bidard ha chiuso terzo a 24″, mentre tra gli altri protagonisti dell’azione da lontano troviamo Patrick Bevin sesto a 38″ e Rui Costa settimo a 44″; tra gli uomini di classifica invece dopo Bernal abbiamo avuto il ceco Jan Hirt quarto a 29″, il nostro Domenico Pozzovivo quinto a 31″, Tiesj Benoot ottavo a 44″, quindi a 46″ un gruppetto con Patrick Schelling, Patrick Konrad, Marc Soler e Rohan Dennis. Maluccio lo spagnolo Enric Mas che ha chiuso staccato di 1’08”, appena 3″ davanti a Fabio Aru: il sardo ha mollato la presa sul forcing di Elissonde, ma per essere alla prima corsa a tappe dopo l’operazione alla gamba ed il lungo stop la prestazione può considerarsi positiva.

La nuova classifica generale dell’edizione numero 83 del Tour de Suisse vede quindi Egan Bernal al comando ma senza aver ancora dato un vero colpo da ko: Rohan Dennis è a 12″, Patrick Konrad a 29″, Jan Hirt e Tiesj Benoot a 352, Marc Soler a 41″, Domenico Pozzovivo a 50″, François Bidard a 58″ e Fabio Aru a 1’07”. Domani in programma c’è un altro arrivo in salita e stavolta con caratteristi ben diverse: la settima sarà infatti una tappa di ben 217 con il traguardo posto ai 2090 metri del San Gottardo attraverso la mitica strada della Tremola.

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