Annemiek van Vleuten trionfa al Lago di Cancano © Giro Rosa/Ossola
Annemiek van Vleuten trionfa al Lago di Cancano © Giro Rosa/Ossola

Il Giro Rosa si inchina a una Van Vleuten siderale

Annemiek stacca tutte, domina al Lago di Cancano, rifila distacchi abissali ed è la nuova leader. Tre italiane tra le prime 10 dell’ordine d’arrivo

A fine stagione nella lista delle candidatura a impresa più bella dell’anno avremo senza dubbio anche quella realizzata da Annemiek van Vleuten nella quinta tappa del Giro Rosa: la 36enne della Mitchelton-Scott ha rispettato il pronostico che la vedeva come favorita numero 1 per la vittoria, ma oggi ha sbaragliato la concorrenza sulla salita verso il Lago di Cancano e ha rifilato a tutte le avversari distacchi che erano difficilmente ipotizzabili di questa entità. Da tre anni a questa parte Van Vleuten ha raggiunto un livello di competitività in salita ed a cronometro che non ha eguali nel resto del gruppo: se non ci fossero state cadute (Rio 2016, Innsbruck 2018) o banali disattenzioni (Giro 2017) il suo palmarès a questo punto sarebbe stato ancora più ricco, ma nel ciclismo bisogna sempre fare i conti anche con questo genere di imprevisti.

Quella di oggi doveva essere la grande giornata del Passo Gavia, ma gli organizzatori sono stati costretti a rivedere il percorso a causa di una frana che rendeva impossibile affrontare la salita principale dal versante di Santa Caterina di Valfurva: e forse, vedendo lo show di Van Vleuten viene quasi da pensare “meglio così” perché altrimenti i distacchi sarebbero potuti essere ancora maggiori. Tra le possibili alternative al Gavia, la scelta di Giuseppe Rivolta è ricaduta sulla spettacolare salita verso il Lago di Cancano, già visitato dal Giro Rosa nel 2011 con vittoria di Emma Pooley davanti alla maglia rosa Marianne Vos: quell’anno in gruppo c’era anche Annemiek van Vleuten che nel ruolo di gregaria della leader terminò la tappa al 103° posto (su 116 arrivate) con quasi 40 minuti di ritardo; i tempi adesso sono cambiati.

In avvio c’è subito la salita di Carona
Con il cambio di percorso nel finale, la nuova tappa misurava 88.8 chilometri ma manteneva la salita di Carona subito in avvio che faceva molta paura a quelle atlete costrette a lottare con un tempo massimo che, per motivi di sicurezza, era stato addirittura abbassato dal 50% al 20% di quello della vincitrice. La corsa si è accesa fin dalle prime rampe di salita, prima con un attacco della bolzanina Elena Pirrone (Valcar) che ha provato a prendere un po’ di margine in vista della prevedibile selezione che sarebbe arrivata da lì a poco: ed infatti al gran premio della montagna la bicampionessa del mondo juniores di Bergen 2017 era stata ripresa, ma davanti erano rimaste appena 25 atlete e la stessa pirrone ha avuto poi la possibilità di rientrare nella prima parte di discesa.

Nel tratto di discesa in testa alla corsa s’è formato un plotone di una quarantina di unità mentre più indietro il cosiddetto gruppetto è riuscito a trovare l’accordo giusto per dare a tutte le atlete la possibilità di completare la tappa entro il tempo massimo. Approcciato il lungo falsopiano della Valtellina, dal gruppo di testa c’è stato l’attacco della ceca Nikola Noskova (Bigla) che tutta sola ha preso fino a due minuti di vantaggio sulle inseguitrici del gruppo principale: ragazza di appena 22 anni, Noskova aveva sfiorato la maglia bianca al Giro Rosa 2017, ma in queste prime tappe aveva già accumulato 4’25” di ritardo nei confronti della maglia rosa Katarzyna Niewiadoma che non si è quindi fatta impensierire da questa fuga.

Contrattacco di Kirchmann e Rooijakkers
A poco meno di 35 chilometri dall’arrivo altre due atlete sono uscite dal gruppo per riportarsi sulla testa della corsa: la prima è stata la neerlandese Pauliena Rooijakkers (CCC Liv), imitata poco dopo dalla canadese Leah Kirchmann (Sunweb). La coppia all’inseguimento ha lavorato con un buonissimo accordo e così a 25 chilometri dall’arrivo, con il distacco che ormai era sceso attorno ai 30″, Nikola Noskova ha scelto di aspettare Kirchmann e Rooijakkers per dare vita ad un terzetto che per alcuni chilometri è anche tornato a guadagnare terreno nei confronti del gruppo principale. Ai meno 20 chilometri, il ritardo del gruppo principale era di 2’30” con la Mitchelton-Scott a fare un ottimo lavoro per non compromettere la possibilità di lottare anche per la vittoria di tappa.

Prima di approcciare la salita finale verso il Lago di Cancano, le atlete hanno dovuto affrontare lo strappo di Le Motte che portava la corsa in Valdidentro. Qui il gruppo si è avvicinato molto velocemente alle fuggitive, ma Kirchmann e Rooijakkers hanno provato a rilanciare l’andatura per provare ad affrontare in testa almeno le prime rampe della salita finale, mentre nel plotone principale diverse atlete hanno iniziato ad alzare bandiera bianca non avendo più molto da chiedere a questa tappa aveva esaurito il loro lavoro a favore delle compagne di squadra più quotate.

Van Vleuten attacca a 10 km dall’arrivo
Pauliena Rooijakkers e Leah Kirchmann hanno iniziato l’ultima salita con circa 40″ di vantaggio, ma subito a 10 chilometri dal traguardo c’è stata la progressione di Annemiek van Vleuten che in poche pedalate si è ritrovata da sola: Lucinda Brand inizialmente sembrava volesse provare a tenere la connazionale, stesso dicasi per la maglia rosa Katarzyna Niewiadoma, ma ben presto si sono rialzate avendo intuito che il rischio di andare fuorigiri era troppo alto. «L’aliena è andata e ora inizia la corsa delle umane» ha commentato simpaticamente Elisa Longo Borghini: ed è stato proprio così perché in poche centinaia di metri Annemiek van Vleuten aveva già ripreso e staccato sia Paulien Rooijakkers che Leah Kirchmann, con la canadese ultima ad arrendersi, e poi ha innestato un rapporto lungo che le ha permesso di fare letteralmente il vuoto alle proprie spalle.

Come dicevamo ieri, Annemiek van Vleuten ama l’Italia e spesso e volentieri viene in ritiro proprio da queste parte: la salita finale lei la conosceva molto bene e l’aveva affrontata più volte in allenamento. A 7 chilometri dall’arrivo il vantaggio di Van Vleuten era già di 1’15”, poi ai meno 5 chilometri ha toccato per la prima volta i due minuti ed all’ultimo chilometro, quando la strada diventava sterrata e pianeggiante, è arrivato a sfiorare i tre minuti. Alle spalle della capitana della Mitchelton-Scott l’andatura del gruppo inseguitore è stata soprattutto a strappi, con alcune accelerazioni seguita da evidenti rallentamente: è anche per questo motivo che il distacco è cresciuto così tanto in così pochi chilometri. Di sicuro si è vista una brillante Erica Magnaldi (WNT), che a più riprese ha provato ad allungare per andare a prendersi la seconda posizione, ma anche l’australiana Amanda Spratt ha risposto sempre presente nel ruolo di stopper per favorire la fuga della compagna di squadra.

Tappa e maglia rosa: il Giro è chiuso?
Annemiek van Vleuten ha continuato a pedalare fin sulla linea d’arrivo e ha alzato le braccia per esultare solo dopo averla attraversata: sapeva benissimo che alle sue spalle non c’era nessuna in grado di poterla sorprendere in extremis come accaduto a Kennedy e Quagliotto negli ultimi due giorni, ma voleva semplicemente guadagnare ogni secondo possibile in classifica generale. Alla fine il gap è stato di 2’57” nei confronti di un gruppetto di ben otto atlete che si è ricompattato proprio nel tratto finale in sterrato: Lucinda Brand ha vinto lo sprint per la seconda posizione e per i relativi 6″ di abbuono, poi a seguire terzo posto per Katarzyna Niewiadoma, quarto per una brava Soraya Paladin, quinto per Amanda Spratt, sesto per Anna van der Breggen che nei tratti più duri di salita è sempre sembrata in sofferenza, settimo per Ashleigh Moolman mentre ottava e nona sono arrivate Erica Magnaldi ed Elisa Longo Borghini. Buona prova nel complesso per le italiane, in tre nel gruppetto di alta classifica.

La nuova classifica generale vede Annemiek van Vleuten in maglia rosa con 2’16” su Katarzyna Niewiadoma, 3’05” su Ashleigh Moolman, 3’12” su Amanda Spratt, 3’24” su Anna van der Breggen, 3’27” su Lucinda Brand, 3’59” su Elisa Longo Borghini, 4’04” su Katie Hall, 4’10” su Erica Magnaldi, 4’26” sulla maglia bianca Juliette Labous, 4’31” su Cecilie Uttrup Ludwig (non benissimo oggi) e poi ancora 4’38” su Ane Santesteban e 4’56” su Soraya Paladin: per la vittoria finale non si vede chi possa insidiare Van Vleuten che domani nella cronoscalata di Teglio potrà dare un’altra mazzata pesantissima a tutte le altre, ma la lotta per il podio è molto incerta al momento e da qui al traguardo conclusivo di Udine ogni giorno potrebbe cambiare qualcosa.

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