Bella tappa a Saint-Étienne e vittoria per Thomas De Gendt © LeTour.fr
Bella tappa a Saint-Étienne e vittoria per Thomas De Gendt © LeTour.fr

Il solito De Gendt, l’insolito Nibali

Thomas ne fa una delle sue a Saint-Étienne, vince dopo 200 km di fuga (molti dei quali con De Marchi). Alaphilippe torna in giallo, Pinot guadagna. Vincenzo alza bandiera bianca

Le tappe miste, ah che bella invenzione. Quelle frazioni in cui succedono contemporaneamente quelle 120 cose, una fuga che arriva, un attacco all’attuale maglia gialla, un attacco di un uomo di classifica, gente che perde minuti e abbandona le ambizioni legate alla generale, velocisti dispersi lungo tutto il percorso però la volata del gruppo, a pochi secondi dal trionfatore di giornata, la vince Matthews su Sagan. Le tappe miste sono quelle in cui non ci si gioca il tutto per tutto, con conseguente blocco psicologico su ogni santa mossa possibile e immaginabile: quelle son le frazioni di montagna, e infatti spesso al Tour proprio in quei giorni succede quasi nulla. Nelle tappe miste bisogna stare attentissimi a non perdere terreno ma al contempo si sa che si può sempre trovare il modo di salvarsi. Ballano secondi, non minuti. Ci si diverte.

Saint-Étienne è un po’ la patria delle tappe miste, visto che è uno snodo spesso battuto dal Tour de France, e visto che si trova in una zona che è tutta un saliscendi. Spessissimo su questo traguardo arrivano dei fuggitivi, e oggi in effetti ci è arrivato il Principe de’ Fuggitivi, in solitaria, dopo essersi disfatto della compagnia del Marchese de’ Fuggitivi. Casata gloriosa, la de’ Fuggitivi. Il Principe è Thomas De Gendt, è lui che ha vinto. Il Marchese è Alessandro De Marchi, che invece è stato fatto fuori dal collega a 14 km dalla fine.

Il simbolo di una giornata in scuro-scuro (di chiaro, nulla) per gli italiani della Boucle. È stato il sabato in cui Giulio Ciccone ha perso la maglia gialla, dopo due giorni da protagonista: nulla ha potuto contro il vibrante finale di gara di Julian Alaphilippe, il quale è andato a riprenderselo di forza, il simbolo del primato. È stato anche il sabato in cui Vincenzo Nibali ha abbandonato ogni velleità di classifica, perché i 50″ di La Planche des Belles Filles li potevamo spiegare in tanti modi, su un ampio spettro che andava dalle visioni più pessimistiche a quelle più rosee per lo Squalo; il rovescio di oggi si può invece spiegare solo in un modo: Vincenzo non ne ha, perlomeno non per giocarsi il Tour né tantomeno il podio. Peccato.

 

Fuga con De Gendt e De Marchi? Massime possibilità di riuscita!
Affrontare 200 km all’attacco, passando da 7 gran premi della montagna oltre che da altre rampette magari non segnalate come traguardi a pois? “Quest’idea mi esalta!”, avrà pensato Thomas De Gendt stamattina (o già alla presentazione del Tour, magari). Ed è partito, all’attacco, nella Mâcon-Saint-Étienne, 200 km, tappa 8 del Tour 2019. All’attacco alla De Gendt, proprio. Nella sua solvibilità hanno creduto subito Ben King (Dimension Data), paladino dell’ultima Vuelta, e Niki Terpstra (Total Direct Énergie), che visto il percorso ci si chiede che ci si sia infilato a fare, in quella fuga. Ma ciclismo e logica non sempre sono compagni di scuola.

Nel quadretto dei fuggitivi c’era ancora spazio per un ruolo: ha provato ad aggiungersi alla comitiva Mads Würtz Schmidt (Katusha-Alpecin), poi l’avrebbe fatto pure Rui Costa (UAE Emirates), entrambi respinti con perdite. Nel frattempo è partito al km 8 Alessandro De Marchi (CCC), e lui sì che sapeva quel che faceva: dopo una quindicina di chilometri di inseguimento il Rosso di Buja è rientrato sui tre battistrada, e a quel punto il margine sul gruppo era di 3’40”. Tirava la Trek-Segafredo, dietro, ma senza preoccuparsi troppo perché nessuno dei quattro era abbastanza vicino in classifica da mettere in discussione la gialla di Giulio.

De Gendt, lo diciamo subito, avrebbe fatto il pieno ai Gpm, transitando in testa a tutti e 7, 5 di seconda e 2 di terza, per un totale di 29 punti; ne aveva 8, si proietta al secondo posto della relativa classifica, con 37 punti, alle spalle del compagno Tim Wellens che ne ha 43; Ciccone è terzo a 30.

Il margine del quartetto è salito fino a 5′, limite toccato al traguardo volante di Cercié-en-Beaujolais al km 33; poi si è assestato su una misura oscillante fra i tre e i quattro minuti, con i team dei classicòmani a prendere il posto della Trek in testa al plotone: la Sunweb (Matthews), la Bora-Hansgrohe (Sagan), la Deceuninck-Quick Step (Alaphilippe), hanno messo un uomo a collaborare, mentre il gruppo si assottigliava via via. Qualcuno a dire il vero elasticheggiava un po’, per esempio Peter Sagan, che si è staccato un paio di volte in salita, ma ha saputo poi rifarsi sotto.

 

Alaphilippe vola con Pinot, per Nibali è un tracollo
Sulla Côte de la Croix de Part (la terz’ultima di giornata), a 67 dall’arrivo Terpstra e poi King non hanno più retto al ritmo di De Gendt e hanno perso contatto dal belga e da De Marchi. I due, rimasti soli, si sono un po’ sfogati e hanno riguadagnato un mezzo minuto, riportando il loro vantaggio a lambire i 4′. A questo punto qualcosa è cambiato in gruppo, perché l’Astana si è messa a lavorare come se volesse preparare il terreno a qualche azione dei suoi (Lutsenko? Direttamente Fuglsang?). Successivamente la stessa cosa l’ha fatta la EF Education First.

L’azione congiunta di questi due team ha abbattuto il margine dei due uomini al comando. A proposito di abbattimenti, uno l’ha sfiorato De Marchi, sarebbe stato autoabbattimento perché il friulano è andato lungo su una semicurva e ha baciato col corpo una transenna, riuscendo però a restare in piedi. Diversamente è andata più avanti a Geraint Thomas, il quale è proprio finito giù, a 15 km dall’arrivo: si era in discesa, Michael Woods (EF) ha sbagliato un’entrata in curva e ha tirato per terra il gallese, che fortunatamente si è rialzato senza problemi e, inforcata la bici di Michal Kwiatkowski, e poi aiutato dai luogotenenti Ineos, è riuscito a rientrare sul gruppo ai -13 (l’ultima côte di giornata era appena cominciata).

Ultima côte, quindi: si chiamava Jaillère, in cima prevedeva gli abbuoni del Point Bonus (8″-5″-2″), ed era breve ma molto dura. I DeDe l’hanno presa con 50″, poi De Gendt ha subito staccato De Marchi, ripromettendosi di non farsi riprendere nei 14 km che lo separavano dall’arrivo. Facile a dirsi, ma dietro c’era qualcuno che la pensava diversamente: su tutti, Julian Alaphilippe, che smaniava dalla voglia di riprendersi la maglia gialla e magari pure di conquistare un secondo successo di tappa dopo quello di Épernay.

Il francese della Deceuninck è partito secco sul punto più duro della salita, e con lui si è mosso un Thibaut Pinot che poche volte abbiamo visto tanto in palla in passato. Se il capitano della Groupama-FDJ sta benissimo, tutto il contrario possiamo dire del suo collega della Bahrain-Merida: Vincenzo Nibali, di lui si parla, perdeva contatto malamente proprio mentre i francesi accendevano la sfida tra i big. Lo Squalo, letteralmente piantato, ha visto sfuggirgli davanti agli occhi il gruppo dei migliori, le ambizioni di classifica e probabilmente anche una chiusura serena del rapporto con la squadra araba: lo stesso Paolo Slongo avrebbe dichiarato dopo la tappa che Vincenzo ha mollato di testa più che di gambe. Nibali non ha digerito, probabilmente, la forzatura del team di schierarlo al Tour dopo il Giro. Vedremo se più avanti troverà un accomodamento col management bahreinita, se riuscirà a ritagliarsi qualche scampolo di protagonismo in corsa, o se abbandonerà la Boucle alla prima occasione buona.

 

De Gendt va a vincere, Julian ritorna in giallo
Dopo lo scatto di Alaphilippe abbiamo assistito a un finale cardiotonico, molto vivo e vibrante e soddisfacente, con i due contrattaccanti che inseguivano il fuggitivo del mattino, e quel che restava del drappello dietro che provava a limitare i danni. Il più interessato a raggiungere Alaphilippe e Pinot era evidentemente Ciccone, che si vedeva sfilare la maglia gialla in diretta; ma in quel gruppo non c’è stata una ferrea volontà di raggiungere chi era in avanscoperta. A molti evidentemente non interessava che un Pinot potesse guadagnare mezzo minuto in classifica. Ad altri non faceva gola un successo di tappa, anche se ci si chiede che abbiano resistito a fare i Sagan e i Matthews, in quel drappello, se poi alla fine della fiera non vanno a giocarsi la vittoria, fermandosi a soli 26″ di distacco.

Alaphilippe s’è preso i 5″ di abbuono al Gpm, passando per secondo una ventina di secondi dopo De Gendt. Il margine sul gruppo era di 10″ o poco più. In discesa Julian ha tirato come un ossesso, ma De Gendt è stato fantastico nella difesa del suo risicatissimo vantaggio, esibendo proprio il suo best, il meglio del menu, la resilienza a oltranza. Un corridore meraviglioso, col quale il Tour è peraltro in debito (due anni fa andò in fuga 12 o 13 volte per non vedersi nemmen premiato come combattivo della corsa, alla fine gli preferirono Barguil).

Con De Gendt involato, Alaphilippe-Pinot tutto sommato già soddisfatti dei guadagni parziali, che li lanciavano rispettivamente in giallo e su su in classifica, e il gruppo dietro un po’ rassegnato, è finita la tappa di Saint-Étienne. Thomas ha preceduto di 6″ la coppia francese nella quale Pinot s’è preso il secondo posto su Alaphilippe. A 26″ il gruppetto composto da 32 uomini, con Matthews davanti a Sagan e Matteo Trentin (Mitchelton-Scott) nella volata per il quarto posto; a seguire nell’ordine d’arrivo troviamo Xandro Meurisse (Wanty-Gobert), Greg Van Avermaet (CCC), gli Ineos Egan Bernal e Geraint Thomas e poi gli altri uomini di classifica, compresi Fabio Aru (UAE) 20esimo e Ciccone 24esimo. Nibali ha chiuso a 4’25”.

Tra abbuoni al Gpm e al traguardo (9″ in totale), e i 20″ conquistati sul campo, Julian Alaphilippe riscavalca Giulio Ciccone e da -6″ si porta a +23″. L’abruzzese è secondo (ma resta il titolare della maglia bianca dei giovani), e al terzo posto a 53″ sale Pinot, che scala quattro posizioni. A seguire, George Bennett (Jumbo-Visma) a 1’10”, Thomas a 1’12”, Bernal a 1’16”, Steven Kruijswijk (Jumbo) a 1’27”, Rigoberto Urán (EF) a 1’38”, Jakob Fuglsang (Astana) a 1’42”, Emanuel Buchmann (Bora) a 1’45”, Enric Mas (Deceuninck) a 1’46”, Adam Yates (Mitchelton) a 1’47”, Meurisse a 2’02”, Nairo Quintana (Movistar) a 2’04”, il suo compagno Mikel Landa a 2’06”, Dan Martin (UAE) a 2’09”, David Gaudu (Groupama) a 2’15”, Richie Porte (Trek) a 2’19”. Aru è 26esimo a 3’48”, Nibali 28esimo a 6’18”.

Domani si replica, più o meno, visto che la nona tappa ricorda nel percorso quella di oggi: da Saint-Étienne a Brioude i km sono 170.5, i saliscendi non mancano, tra cui un bel muro di prima categoria nei chilometri iniziali, e soprattutto a 13 km dal termine svetta la Côte de Saint-Just, ennesimo trampolino alaphilippiano (con Point Bonus in cima) che promette se non altro un finale elettrizzante come quello di oggi. Bisognerà vedere chi ci sarà in fuga e come la penserà. Ah, a proposito: Brioude è la città di Romain Bardet, ma il francese dell’AG2R La Mondiale non è nella condizione di massimo spolvero in carriera. Per essere, è ancora in classifica, 23esimo a 3’20”, ma già molto indietro rispetto alle speranze, dopo la brutta prestazione di La Planche des Belles Filles. Dovendo cominciare a recuperare terreno, chissà che non ci provi già domani, con qualche colpo ben assestato sulle strade che conosce meglio.

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