Caleb Ewan vince a Nîmes © ASO - Pauline Ballet
Caleb Ewan vince a Nîmes © ASO - Pauline Ballet

Ewan fa il torero e li mata tutti

Tour de France, a Nîmes l’australiano supera Viviani e Groenewegen. Una caduta mette ko Fuglsang

Giornata di transizione doveva essere, giornata di transizione è stata, nonostante qualche minimo patema. Le ruote veloci, come dei tori, nell’arena di Nîmes si sono scornate. Ma l’unico ad aver visto rosso è un altro, che è stato costretto ad abbandonare, per l’ennesima volta in carriera, al sogno che lo accompagna da sempre.

Cinque in fuga, c’è ancora Rossetto. Tour finito per Kelderman
Dopo il secondo e ultimo giorno di riposo, il Tour de France riparte con la penultima tappa veramente agevole, la Nîmes-Nîmes di 177 km. Qualche contropendenza qua e là nel giro antiorario, in una giornata caratterizzata dal solleone tipico di questo periodo in queste zone. Una non partenza, quella di Wilco Kelderman (Team Sunweb) in ombra sin dall’inizio a causa dei dolori alla schiena che lo accompagnano da quasi un anno. Pare una maledizione, il 2019 degli uomini di classifica del sodalizio tedesco, con Dumoulin e Oomen anch’essi danneggiati pesantemente dagli infortuni.

Con qualche minuto di ritardo causa problemi meccanici nel tratto di trasferimento, la corsa si muove alle 13.37 e subito vede formarsi la fuga buona. Ancora una volta l’iniziatore è Stéphane Rossetto (Cofidis, Solutions Crédits), oggi in compagnia di Alexis Gougeard (AG2R La Mondiale). Ai due francesi si sommano nei metri seguenti il danese Lars Bak (Team Dimension Data), il francese Paul Ourselin (Total Direct Énergie) e il polacco Lukasz Wisniowski (CCC Team).

I velocisti vogliono controllare, banale e innocua caduta di Thomas
Al km 5 il loro margine è di 50″ ma, diversamente dalla norma, le formazioni dei velocisti, Lotto Soudal e Team Jumbo-Visma in testa, decidono subito di lavorare nell’avanguardia del gruppo, imitati poco più tardi dalla UAE Team Emirates. Per i forzati del giorno, segnatamente Maxime Monfort, Tony Martin e Vegard Stake Laengen, arriva di frequente il meritato sollievo sottoforma di cubetti di ghiaccio trasportati da parte dei compagni di squadra: diversamente da quanto cantava Francesco Baccini con i Ladri di biciclette, sotto questo sole non è tanto bello pedalare per oltre quattro ore.

Per evitare rischi eccessivi in una giornata come questa, le squadre tengono sempre a tiro i cinque, lasciando loro al massimo un vantaggio di poco superiore ai 2′ toccato attorno al km 40. Poco più tardi c’è l’unico scossone delle prime due ore di gara: in una banale curva a destra, finisce a terra un corridore. E non è uno qualsiasi, dato che si tratta del dorsale numero 1 Geraint Thomas: nessun problema per il gallese, che attende dall’ammiraglia Ineos la nuova bici prima di rientrare nel plotone senza fatica e senza ammaccature.

Il veterano Bak si prende i due traguardi intermedi
Non c’è animosità davanti nel drappello di testa al traguardo volante di Valléragues (km 65), oltrepassato con l’esperto Bak al comando. Più movimentata la sfida per il sesto posto e i relativi 10 punti in gruppo: lavora la Bahrain, ma l’ordine di transito vede Viviani, Mørkøv, Colbrelli e Sagan. Non accade nulla, con la fuga che percorre 87 km nelle prime due ore vantando un vantaggio di 1’50” sul plotone.

Tutto tranquillo anche sull’unico gpm, la Côte de Saint-Jean-du-Pin, 1800 metri per un banale quarta categoria: al km 96 è ancora Bak a passare per primo, in quello che è il suo ottavo e ultimo Tour della carriera – dovrebbe continuare anche nel 2020 ma il trentanovenne scandinavo, meno giovane fra i 176 partenti da Bruxelles, ha già dichiarato di non voler cimentarsi più sulla Grande Boucle. In vetta, se così si può dire, il gap del plotone, sempre controllato dalle medesime formazioni, è di 1’15”.

Il vento inizia a soffiare, una caduta costringe al ritiro Fuglsang
Sembra tutto indirizzato verso un’ultima ora e mezza sostanzialmente calma, con il ritardo di 1′ ai meno 60 km. Ma da qui in poi, nei 10 km seguenti, il vento aumenta di intensità e, conseguentemente, il gruppo accelera: fanno capolino nell’avanguardia Groupama-FDJ, Movistar Team, Team Ineos e Team Jumbo-Visma e il distacco scende di colpo a 25″ al cartello dei 50 km dalla fine. È un fuoco fatuo, però, perché nel cambio di direzione seguente il ritmo si attenua leggermente, pur con le formazione sopracitate che rimangono davanti per sicurezza.

Eolo spira di trequarti a favore rispetto alla direzione della strada, per una corsa che acquisisce velocità. ormai stabilmente sopra i 50 km/h. Ridiscende, intanto, a 40″ il disavanzo del gruppo, dove Martin e Monfort continuano sempre a fare bella mostra con le loro trenate. Ma il Tour cambia totalmente verso per una formazione nel passaggio per il centro abitato di Uzès, a 28 km dalla conclusione: una caduta nella pancia del plotone coinvolge Cees Bol e Chad Haga, entrambi del Team Sunweb ed entrambi subito in piedi, e soprattutto Jakob Fuglsang.

Il danese si rialza ma appare intontito: Luis León Sánchez, fermatosi per attendere il capitano assieme a Magnus Cort Nielsen, Omar Fraile, Ion Izagirre e Alexey Lutsenko, gli slaccia il caschetto e subito capisce. Per il danese dell’Astana, nono nella generale dopo le prime due settimane, il Tour si conclude forzatamente in ambulanza: continua ad essere stregata la Grande Boucle per il vincitore dell’ultima Liège, in quella che forse era l’ultima sua occasione di salire sul podio. E il secondo ritiro della carriera nella prova francese, giusto a titolo di curiosità, arriva, come nel 2017, dopo aver trionfato al Critérium du Dauphiné.

Intoppo per Kreuziger, Quintana è distratto
Il passo dei cinque battistrada è tutt’altro che malvagio e ai meno 20 km possono contare su 43″ dalla loro; ma purtroppo per gli attaccanti, quando Martin e Monfort si sfilano ai piedi dello strappetto di Saint Nicolas a 16 km dal termine, entra in azione Kasper Asgreen che approccia l’ascesa a tutta, con lo scopo di mettere fatica nelle gambe degli avversari di Viviani. Ma a staccarsi sono solamente alcuni gregari e qualche corridore con la mente già proiettata a cercare la fuga nei prossimi giorni come Soler, Berhane e Gonçalves.

Solo 17″ separano gli attaccanti e il plotone, dove ad Asgreen si è aggiunto nel lavoro anche Tiesj Benoot. Davanti però viaggiano e il distacco rimane pressoché inalterato anche ai meno 6 km, altezza del quale Roman Kreuziger è vittima di un inconveniente: il ceco, subito aiutato da Stephen Cummings, riparte ma a fine tappa perderà 1’02”, così come Nairo Quintana e David Gaudu, fattisi sorprendere dai buchi.

Fuga ripresa, la Deceuninck imposta la volata
I cinque passistoni non mollano affatto e menano a testa bassa, entrando con una dozzina di secondi negli ultimi 4 km. Ma una volta che Bora Hansgrohe e, ohibò, Team Katusha Alpecin si mettono al comando, il disavanzo si ricuce, fino al definitivo ricongiungimento che giunge a 2 km dalla fine, quindi dopo 175 km in avanscoperta, con Ourselin ultimo ad arrendersi (e Gougeard a garantirsi il premio di combattivo).

Si entra nell’ultimo km con la Lotto Soudal che prende la testa, con Jasper De Buyst che tira per oltre mezzo km, in un tipo di lavoro non abituale per lui, solitamente pesce pilota. A prendere il testimone del belga, a 500 metri dalla linea bianca, entra in azione il treno Deceuninck-Quick Step con il solito duo di campioni nazionali Michael Mørkøv e Maximiliano Richeze, con quest’ultimo che lancia al meglio Elia Viviani spostandosi, per altro, e leggermente intralciando il principale rivale del veronese.

Ewan rimonta e vince davanti a Viviani, bene Bonifazio
Ma questo avversario non si fa problemi e, uscendo a centro strada, supera l’ex campione italiano; costui è Caleb Ewan, autore di un’ottima volata di rimonta che gli consente di ottenere il secondo centro in quest’edizione. Per la Lotto Soudal è la terza vittoria di un Tour di gran lunga positivo e il tasmaniano, con il centro di oggi, garantisce il cinquantesimo successo stagionale all’Australia nella gare UCI maschili.

Secondo posto per un Elia Viviani (Deceuninck-Quick Step) al quarto podio ma oggi apparso non impeccabile; il nativo di Oppeano balza al secondo posto nella graduatoria a punti, a 85 lunghezze di distanza dal solito indossatore della maglia verde. Il podio di giornata viene completato da un Dylan Groenewegen (Team Jumbo-Visma) incapace, pur essendo nella scia di Ewan, ad uscire come potenzialmente avrebbe potuto.

Quarto il regolarista Peter Sagan (Bora Hansgrohe), quinto un ottimo Niccolò Bonifazio che regala a sé e al Total Direct Énergie il miglior piazzamento di quest’edizione. Completano la top ten Michael Matthews (Team Sunweb), che inizialmente avrebbe dovuto sacrificarsi per Bol ma la cui caduta ha cambiato le carte in tavola, Matteo Trentin (Mitchelton-Scott), Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), un imballato Alexander Kristoff (UAE Team Emriates) e Andrea Pasqualon (Wanty-Gobert).

Alaphilippe ancora in giallo, domani arrivo a Gap
La classifica rimane identica a quella del mattino, fatto salvo l’abbandono di Fuglsang: Julian Alaphilippe veste la maglia gialla con 1’35” su Geraint Thomas, 1’47” su Steven Kruijswijk, 1’50” su Geraint Thomas, 2’02” su Egan Bernal, 2’14” su Emanuel Buchmann, 4’54” su Mikel Landa, 5′ su Alejandro Valverde, 5’33” su Rigoberto Urán e 6’30” su Richie Porte.

Domani spazio ad una tappa disegnata per i fuggitivi, sull’abituale traguardo di Gap. Tuttavia il tracciato è meno complesso del consueto, con un lunghissimo tratto pianeggiante che porta ai piedi del Col de la Sentinelle, 5.2 km al 5.4% con scollinamento a 8.5 km dal traguardo. E non è detto che i velocisti, dopo oggi, vogliano lasciare agli attaccanti campo libero.

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