Vincenzo Nibali a braccia alzate sul traguardo di Val Thorens © ASO
Vincenzo Nibali a braccia alzate sul traguardo di Val Thorens © ASO

Tornado? Macchè, Sharknado!

La tappetta partorì il topolino: Alaphilippe crolla a Val Thorens e dice addio al podio. Bernal vince il Tour e fa doppietta con Thomas, terzo Kruijswijk. E Nibali all’ultima occasione riscatta il suo Tour

Doveva essere il gran finale di Tour, una tappa, benché corta, disegnata molto bene, con una salita tosta in apertura (Il Cormet de Roselend) e una lunghissima alla fine per ampliare eventuali distacchi prodotti da un attacco da lontano. Ed invece un complesso di cose, tra cui una pessima due giorni di temporali sulle Alpi Occidentali, la mancanza di un piano B all’altezza col piano principale,  la poca qualità complessiva dei partecipanti e lo scenario tattico da Happy Ending per tutti ci hanno portato a una tappetta dal percorso quasi insignificante nel bilancio di un Tour non peraltro memorabile, dei quali ricorderemo rispettivamente la tenacia che ha portato Vincenzo Nibali ad un’ormai insperato ritorno a braccia alzate, unico assieme a Peter Sagan a vincere ogni anno nel World Tour dal 2019, e il sorriso sereno del giovane Egan Bernal, nel suo primo (al bando ogni scaramanzia) successo in un Tour de France, che corona finalmente l’atteso momento in cui un colombiano va a conquistare la corsa a tappe più ambita da tutti i ciclisti, unica luce in uno scenario molto povero di protagonisti e personaggi che potrebbe presto vivere un definitivo cambio generazionale.

C’è la fuga nonostante la brevità
Come si è abbondantemente spiegato ieri, il taglio del Cormet de Roselend, dovuto all’impraticabilità della salita (abbiamo ancora negli occhi la frana sulla strada verso Tignes), ha costretto gli organizzatori a dimezzare la distanza, portando il gruppo da Albertville direttamente sulla strada verso la Val Thorens, per un totale di 59 km di cui i primi 26 praticamente di superstrada ed il resto di salita. Una tappa che tra l’altro, ha corso anche il rischio di risultare ulteriormente tagliata o dimezzata, a causa di un forte temporale in mattinata che per fortuna stavolta non ha lasciato danni permanenti: solo qualche colata di fango prontamente rimossa dalle ruspe della Grande Boucle.
I vari insoddisfatti del Tour hanno comunque provato a giocarsi il successo di tappa, nonostante l’arcigno finale: dopo 4 km si era già formato un sestetto di attaccati, comprendente Dylan Teuns (Bahrain-Merida), Magnus Cort (Astana), Rui Costa (UAE Team Emirates), Alberto Bettiol (EF Education First), Kevin Van Melsen (Wanty-Groupe Gobert) and Lilian Calmejane (Total Direct Energie). Poco dopo, sotto la spinta inziale proprio di Vincenzo NIbali (Bahrain -Merida) e Niels Politt (Katusha), si forma un gruppo più largo che con loro ammonta a 23 atleti, comprendente anche Elia Viviani (Deceuninck-Quick Step), Tony Gallopin (AG2R-La Mondiale), Sébastien Reichenbach (Groupama-FDJ), Nelson Oliveira (Movistar), Omar Fraile and Gorka Izagirre (Astana), Michael Woods (EF Education First), Daryl Impey (Mitchelton-Scott), Joey Rosskopf (CCC), Vegard Stake Laengen (UAE Team Emirates), Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), Nicolas Roche (Sunweb), Pierre-Luc Périchon (Cofidis), Jens Keukeleire (Lotto-Soudal), Niccolo Bonifazio e Anthony Turgis (Total Direct Energie), Ilnur Zakarin (Katusha-Alpecin), Frederik Backaert (Wanty-Groupe Gobert), Stephen Cummings e Ben King (Dimension Data), Maxime Bouet (Arkéa-Samsic). I primi 6 spingono molto, tant’è che il ricongiungimento avviene solo dopo 20 km dalla partenza, quando questo novello gruppo di 29 corridori può vantare un vantaggio di 2’ sul plotone principale, controllato dagli uomini della INEOS e in particolare da Gianni Moscon, dal quale provano tardivamente a evadere, senza riuscire a rientrare, Tim Wellens e Thomas De Gendt (Lotto Soudal).

Nibali prende subito la testa, e così i Jumbo-Visma
L’approdo ai 33 km e mezzo finali di salita vede immediatamente un cambio di scenario, con la fuga che si “rompe” subito: c’è chi opera un immediato cambio di ritmo, come il combattivo Perichon, e Nibali è lesto, assieme a Zakarin, a portarsi in vantaggio alla sua ruota. Poco dopo riusciranno ad agganciarsi anche Woods e Gallopin, andando a formare un importante quintetto che caratterizzerà a lungo la testa della corsa. Dei restanti fuggitivi, gran parte subirà subito la rimonta del gruppo, pochi quelli che cercheranno di resistere. Dietro, in testa sono passate le maglie della Jumbo-Visma, decise a fare una cronoscalata col mirato obiettivo di far saltare l’ormai esausto Julian Alaphilippe: gli uomini deputati a tirare per tutta la salita sono quelli abili rimasti, ossia il campione norvegese Ahhmund Grohndal Jansen, ma soprattutto George Bennett e Laurens De Plus, chiamati ad un lavorone visto che sono in 3 per più di 30 km.
Nella prima fase di salita, detto questo, succede molto poco: il gruppo perde pezzi ma non più di tanto, a metà salita conta ancora una quarantina di unità. Un tenace Omar Fraile riesce ai -17 ad agganciare la testa della corsa, che ha ancora 2’ di vantaggio. Cambia qualcosa quando passa De Plus in testa: il ritmo si fa più forte, il vantaggio della fuga si dimezza e qualche testa comincia a cadere, come quella di Richie Porte (Trek-Segafredo) che chiude con quasi 6’ di ritardo nell’ultima tappa di montagna e fuori dalla top ten questo deludente Tour de France.

Nibali va da solo, Alaphilippe cede
La chiave tattica della tappa è su uno dei tratti più duri della salita, a 13 km dall’arrivo, sia per la fuga che per il plotone: dalla fuga, Vincenzo Nibali innesta un cambio di ritmo, e nessuno degli altri fuggitivi è in grado di seguirlo: presto o tardi si disperdono tutti quanti, lui riesce a innestare un cruise control e a perdere pochissimo dal gruppo. Che perde da una 30ina di unità Julian Alaphilippe: il francese dunque cede e dice addio ai sogni di podio. È così decisa la tappa, enche la classifica: De Plus continua a pestare a lungo e ad assottigliare il gruppo, che vede qualche innocuo movimento  di gente che tenta invano per la tappa, come Jésus Herrada (Cofidis) ai -9, o Warren Barguil (Fortuneo – Samsic) ai -6, con Marc Soler (Movistar) e Simon Yates (Mitchelon-Scott) a ruota.

Gli Ineos concludono in parata
Dai -5 all’arrivo ai -3 il controllo del gruppo passa a un ottimo Gregor Mühlberger (Bora-Hansgrohe), anche se Buchmann non sembra avere in mente piani particolari per impossessarsi del podio. Infine, gli ultimi chilometri sono in mano a Wout Poels (Team Ineos), ma si tratta solo di scortare i capitani fino agli ultimi 600 metri. Dove Nibali soffre, stringe i denti, ma ormai ha un vantaggio sufficiente per arrivare fino in fondo. Dietro fanno la guerra i Movistar, con Alejandro Valverde che scatta e prova a riportarsi, ma si fermerà a 10” dal siciliano, con Mikel Landa, scattato ancor prima ai -500, a 14”. Un podio tutto Movistar insomma, dietro i quali in scioltezza arrivano Egan Bernal e Geraint Thomas a 17”, stringendosi la mano in segno di amicizia nonostante le evidenti diatribe tattiche degli ultimi giorni. Rigoberto Urán (EF Education First) precede Buchmann a 23”, Steven Kruijswijk (Jumbo-Visma) non proprio in giornata di grazia giunge a 25”, ma sorride: è il suo primo podio in un GT. Poi Poels a 30” con Nairo Quintana (Movistar), Warren Barguil a 46” e alla spicciolata tutti gli altri: bisogna aspettare 3’17” per vedere arrivare, 26esimo, Julian Alaphilippe, scortato a lungo da un bravo Enric Mas.

A Romain Bardet la maglia a pois
La classifica generale finale è cortissima, più corta di quella che sarebbe potuta essere: Egan Bernal vince il Tour de France con 1’11” sul vincitore della passata edizione Geraint Thomas, riportando due uomini di Brailsford sul podio come nella passata edizione, e in doppietta come avvennne nel 2012 con Wiggins e Froome. Terzo gradino del podio per Steven Kruijswijk ad 1’31” e quarto per Emanuel Buchmann ad 1’56”, per entrambi è il miglior risultato personale in un GT. Alla fine Julian Alaphilippe riesce a salvare un lusinghiero ed insperato quinto posto a 3’45”,  precedendo Mikel Landa sesto a 4’23” dopo essere arrivato quarto al Giro d’Italia. Ancora colombiani in top ten con Rigoberto Urán settimo a 5’15” e Nairo Quintana ottavo a 5’30”, precedendo il compagno di squadra Alejandro Valverde nono a 6’12”. Il campione francese Warren Barguil, agguanta grazie alle difficoltà di Porte la top ten a 7’32”, segnando un suo ritorno ad alti livelli. Per i colori italiani vale il 14esimo posto finale di Fabio Aru, a 27’07”. Oltre a quello della gialla, un altro verdetto vedeva oggi la sua eventuale parola defintiva, quello della maglia a pois: facilitato dal taglio, Romain Bardet conquista il non programmato titolo pur non riuscendo a difendersi. Una lotta che dopotutto non ha avuto un vero padrone, considerando che alla fine il francese ha conquistato i punti in sole due tappe-chiave.

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