Sam Bennett vince ad Alicante © Photo Gómez Sport
Sam Bennett vince ad Alicante © Photo Gómez Sport

Bennett, più che un gioco è un Monopoly(o)

Vuelta a España, ad Alicante l’irlandese della Bora domina su Theuns e Mezgec. Domani la rivincita

Gioco, partita, incontro. È la prima volata di questa Vuelta a España, ma già si avverte un forte retrogusto di dominio: vuoi per gli avversari già non numerosi e ora alle prese con acciacchi o eccessiva fatica a superare gli strappi, vuoi per la sua forza, ma Sam Bennett ha quasi giocato oggi con gli avversari, rendendo onore all’appellativo della località di partenza, quella Ibi in cui hanno sede diverse fabbriche di giocattoli per bambini. Un gigante tra ragazzi, è parso il sempre più vincente irlandese.

Da Ibi non parte Delage, tre spagnoli in fuga
Lo spettacolo di ieri cede il passo oggi ad una delle frazioni sulla carta più agevoli dell’intera edizione 74 della Vuelta a España, la Ibi-Alicante di 188 km, di fatto quasi del tutto pianeggiante se si eccettuano due morbidi gpm di terza categoria posti ben lontani dal traguardo affacciato sulla Costa Blanca.

Partenza alle 12.55 per 175 atleti; a mancare è Mickaël Delage (Groupama-FDJ), che diventa suo malgrado il primo ritirato a causa di un’angina batterica con tanto di stato febbrile. La fuga che caratterizza la tappa si forma non appena viene sventolata la bandiera e vede la presenza di tre atleti delle formazioni Professional locali: la Euskadi-Murias inserisce Héctor Sáez mentre la Burgos-BH raddoppia con Ángel Madrazo e Diego Rubio, probabilmente i due più forti dell’intera compagine qui presente. Il gruppo lascia subito fare e già dopo 3 km il margine è di 1′.

Il gruppo controlla, Madrazo sorride al gpm
La prima parte di questo lunedì vola via così, senza il minimo sussulto: il vantaggio massimo che il trio tocca è di 6’30” attorno al km 39, in una prima ora da loro disputata a buona andatura come testimonia la media di 45.9 km/h. Le squadre che dietro sono interessate a tenere cucita la corsa sono Bora Hansgrohe, Deceuninck-Quick Step, UAE Team Emirates e sorprendentemente la Lotto Soudal, qui di certo senza un velocista di primo piano: con il loro lavoro, al km 70 il ritardo è già sceso nell’ordine dei 3’25”.

Una caduta che coinvolge elementi di Euskadi-Murias, Team Katusha-Alpecin e Team Sunweb si verifica attorno al km 75, ma tutti si rialzano senza alcun problema. Quello che non si rialza, anzi, tutt’altro, è il vantaggio degli attaccanti: le tirate di Benjamin Declercq, Pawel Poljanski e Oliviero Troia fanno calare il gap a 2’30” a 75 km dalla fine, ai piedi del Puerto de Biar, primo gpm di giornata (2.7 km al 4.8%). In vetta, al km 116, non c’è la minima lotta fra i battistrada, con Ángel Madrazo che passa per primo consolidando la sua maglia a lunares; distacco di 3’15” per il gruppo, calmo e placido.

I fuggitivi son vicini, De Gendt vanamente cerca l’azione
Una volta tornati in pianura il ritardo del plotone scende a 2′ tondi ai meno 60 km, in una tappa che scorre via senza scossoni. Cambia solamente il meteo, con qualche nuvola che vela il cielo, pur senza rappresentare una minaccia a livello atmosferico. Nessuna minaccia neppure in corsa, con Madrazo, Rubio e Sáez che hanno poco più di 1′ ai meno 50 km; consci di andare troppo forte, nel gruppo provano anche a rialzarsi, ma la stasi dura pochissimi metri.

Questo perché, nel breve declivio che porta all’imbocco del Puerto de Tibi (6.7 km al 4.1%), il Team Jumbo-Visma si mette in forza in testa, prendendo l’ascesa ad alta velocità. Ciò stuzzica Thomas De Gendt: il belga della Lotto Soudal parte tutto solo, inseguito e poco dopo raggiunto dagli statunitensi del Team Jumbo-Visma Sepp Kuss e Neilson Powless, dall’australiano Damien Howson (Mitchelton-Scott) e dallo spagnolo Marc Soler (Movistar Team), tutti però mandati avanti in funzione tattica tanto che al km 42 vengono già ripresi.

Velocisti in difficoltà, Gaviria paga più di tutti
300 metri dopo, quando a separarli dal plotone c’è solo un battito d’ali, dai fuggitivi della prima ora scatta Ángel Madrazo: l’ex Delko e Caja Rural cerca di involarsi, avendo solo in mente di resistere sino alla cima. Cosa che gli riesce perché al km 150.2 l’occhialuto cantabrico passa per primo assieme a Rubén Guerreiro (Team Katusha Alpecin), partito pochi metri prima. Avendo centrato l’obiettivo, Madrazo si rialza immediatamente, venendo imitato pochi secondi dopo da Guerreiro, con il gruppo che torna su di loro.

La salita fa comunque qualche vittima: il primo in assoluto a cedere è un trasfigurato Ian Stannard (Team Ineos) ma i pesci grossi sono diversi velocisti. Spicca su tutti un Fabio Jakobsen (Deceuninck-Quick Step) indietrissimo, imitato poco dopo da Fernando Gaviria (UAE Team Emirates) e dai tedeschi Phil Bauhaus (Baharain Merida) e Max Walscheid (Team Sunweb). Il rallentamento permette il rientro di tutti, tranne di Gaviria: aiutato prima da Henao e poi da Marcato, il colombiano sprofonda fino a 55″ di ritardo ai meno 25 km, con Bora e Dimension Data a lavorare con vigoria. Fino ai meno 15 km ci provano, gli emiratini, ma vedendo che invece di ricucire perdono ulteriormente, si rialzano definitivamente.

Higuita sprinta per l’abbuono, 1″ anche a Roglic
Un vento lateral-favorevole spira sulla corsa negli ultimi 20 km, dove è posizionato il traguardo volante di Bussot (km 167): come già accaduto ieri, Sergio Higuita (EF Education First) mostra le notevoli doti da sprinter di cui è dotato, andando a prendersi i 3″ davanti a Martijn Tusveld (Team Sunweb) e a Primoz Roglic (Team Jumbo-Visma), che comunque può scontare 1″ rispetto al gap che aveva al mattino d Roche.

Tira forte il Team Jumbo-Visma con Tony Martin, lì esclusivamente per tenere lo sloveno al riparo da problemi di sorta nell’ingresso ad Albacete, caratterizzato da innumerevoli rotonde e da svariati spartitraffici, per altro ben segnalati. Panzerwagen non molla la prima piazza fino ai meno 5 km, proprio mentre in coda Enrico Battaglin (Team Katusha Alpecin) deve sfilarsi per un problema alla catena.

Volata dominata da Bennett, superate Theuns e Mezgec
Astana, Bora, Deceuninck, Dimension Data e Sunweb si fanno vedere; sono proprio quest’ultimi a lavorare negli ultimi 2 km con Storer e Arndt, entrando davanti anche nell’ultimo km. A lanciare la volata è però la Trek-Segafredo in un cambio di ruoli per altro annunciato al mattino: Degenkolb in versione apripista, Theuns a cercare di finalizzare. Il belga ci prova e non fa neanche male, purtroppo per lui però nei paraggi c’è chi, con Elia Viviani, si contende il titolo di velocista più in forma del momento, ovvero sia Sam Bennett.

Il campione irlandese salta facile il fiammingo e va a vincere senza patemi, centrando la dodicesima affermazione di questa sua annata stratosferica, lui che pare pronto a sbarcare tra le braccia di Lefevere alla Deceuninck. Il ventinovenne della Bora Hansgrohe diventa il secondo alfiere dell’isola di smeraldo ad esultare sia al Giro che alla Vuelta, raggiungendo in questo ristretto club il pioniere Seamus Elliott.

Sul podio di giornata salgono Edward Theuns (Trek-Segafredo) e Luka Mezgec (Mitchelton-Scott). Seguono Jon Aberasturi (Caja Rural-Seguros RGA), Phil Bauhaus (Bahrain Merida), Maxi Richeze (Deceuninck-Quick Step), Fabio Jakobsen (Deceuninck-Quick Step), Cyril Barthe (Euskadi-Murias), Szymon Sajnok (CCC Team) e Clément Venturini (AG2R La Mondiale). Undicesimo Marc Sarreau (Groupama-FDJ), in lizza anche per il podio ma protagonista di un intoppo con il pedale ad un’ottantina di metri che lo fa sbandare e rallentare.

Roche sempre in rosso, domani la rivincita a El Piog
In classifica non cambia nulla e Nicolas Roche (Team Sunweb) può ancora fregiarsi della maglia rossa, guidando la generale con 2″ su Nairo Quintana (Movistar Team) e 8″ su Rigoberto Urán (EF Education First), con Davide Formolo (Bora Hansgrohe) miglior italiano in nona piazza a 46″.

Domani spazio ad una tappa assai simile a quella odierna, invero ancora più facile. Il Puerto del Oronet è l’unica asperità della Cullera-El Puig di 175.5 km: il gpm è agevole (5.8 km al 4.5%) e lontano dal traguardo, dato che dalla rimangono 46 km prima di tagliare la linea bianca. Da non sottovalutare il finale, caratterizzato da lunghi rettilinei e numerose rotatorie che potrebbero causare pericoli di troppo.

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