Mikel Iturria conquista l'undicesima tappa della Vuelta a España © Photo Gómez Sport
Mikel Iturria conquista l'undicesima tappa della Vuelta a España © Photo Gómez Sport

Fuga lotteria, esce il nome di Iturria

Giornata di transizione alla Vuelta a España, fuga di 14 uomini e vittoria del basco, che forse potrà aiutare la sua Euskadi-Murias a non chiudere. Matteo Fabbro ottavo di tappa, Roglic resta in rosso

Dopo la cronometro di Pau che ha messo la Vuelta a España 2019 nelle mani di Primoz Roglic, prima dell’impegnativa tappa mista di Bilbao prevista domani, e con la prospettiva di un altro weekend di passione su arrivi in salita durissimi, il gruppo ha oggi marcato visita e ha concesso una giornata di libera uscita a tutti: sia quelli che si sono messi in fuga, sia quelli che hanno deciso di rimanere a prendere il sole pedalicchiando lungo il percorso che portava la corsa in Navarra.

Ci sta. Certo, da un lato i (pochi) velocisti presenti in gara possono rimpiangere un’occasione sfumata per loro, ma del resto, chi controlla la corsa se il percorso presenta salitelle insidiose che non garantiscono al team di turno di portare il proprio sprinter al traguardo? Dall’altro lato c’è però la possibilità, in giornate del genere, che corridori di seconda schiera vivano il proprio comunque meritato momento di gloria.

Se poi quella gloria cade sul capo di un gregario che mai aveva vinto, un Mikel Iturria che per la gran parte della sua carriera, spesa tutta nelle squadre di casa (che si chiamano peraltro tutte Euskadi, anche se sono team diversi…), non è stato distinguibile da un qualsiasi compagno, destino da gregario in gare poco conosciute, poco coperte mediaticamente, poco ambite professionalmente… e la vittoria, la prima da professionista all’età di 27 anni, arriva per di più a due passi da casa… come restare indifferenti a una tale esplosione di gioia?

E c’è un retroscena ulteriore a dare ancor più colore a questa affermazione di Iturria: la sua Euskadi-Murias è a rischio chiusura. A fine anno il sodalizio potrebbe smettere l’avventura nel grande ciclismo, nonostante abbia al suo interno qualche nome interessante, a partire da quell’Óscar Rodríguez che alla Vuelta 2018 vinse – sempre in fuga – alla Camperona. Serviva quindi uno scossone, serviva un messaggio potente da mandare a possibili investitori, serviva uno squillo per far ri-accorgere qualcuno dell’esistenza di questo team.

E cosa meglio dell’occasione fornita dall’invito alla corsa più importante del calendario di un team piccolo come questo? La Vuelta non ha fatto mancare la propria wild card alla Euskadi-Murias, e i corridori giallognoli (non per itterizia ma per colore della maglia) hanno provato nei giorni scorsi a mettersi nelle fughe, ma senza esiti positivi. Ma era questione di tempo. E di tempistica. Il tempo è passato, abbiamo superato metà Vuelta, e finalmente un Euskadi è riuscito a prendere la fuga buona nel giorno di massimo splendore della propria gamba. La tempistica riguarda l’attacco: perché puoi pure inserirti in un’azione che andrà all’arrivo, ma se siete in 14 – e non sei neanche il più veloce del drappello – devi necessariamente inventarti un contropiede che ti faccia volare. Scegliere il momento di partire, capire come dosare e come gestire, spendere tutto quello che puoi spendere. Oggi Mikel Iturria è riuscito in maniera eccellente a fare tutto questo. Chissà se la sua squadra alla fine si salverà grazie a questo successo: ci piace pensare che cose del genere siano ancora possibili.

 

La fuga va subito, il gruppo si prende una giornata di pausa
Dopo qualche scaramuccia iniziale, la fuga buona ha preso presto le mosse nella Saint Palais-Urdax Dantxarinea (180 km), undicesima tappa della Vuelta a España 2019. 11 uomini nel gruppetto partito al km 10: Jorge Arcas (Movistar), François Bidard (AG2R La Mondiale), Gorka Izagirre (Astana), Lawson Craddock (EF Education First), Damien Howson (Mitchelton-Scott), Amanuel Ghebreigzabhier e Ben O’Connor (Dimension Data), Matteo Fabbro (Katusha-Alpecin), Ángel Madrazo (Burgos-BH), Alex Aranburu (Caja Rural-Seguros RGA) e Mikel Iturria (Euskadi-Murias); altri tre si sono aggiunti nei chilometri successivi: al 17 è rientrato Rémi Cavagna (Deceuninck-Quick Step), al 28 si sono inseriti pure Benjamin Thomas (Groupama-FDJ) e Jonathan Lastra (Caja Rural), mentre Cyril Barthe (Euskadi), rimasto a lungo a metà strada tra fuga e gruppo, a un certo punto si è rialzato.

Il gruppo – valutato che il più vicino in classifica tra gli attaccanti era a più di mezz’ora dalla maglia rossa – ha gentilmente lasciato fare, il margine è presto arrivato a superare i 7′, e poi non ha più smesso di crescere fino al traguardo. Madrazo ha preso 2 punticini Gpm sul Col d’Osquich (a 103 dalla fine), ma già sulla successiva salita, il Col d’Ispeguy, è andato in difficoltà sul ritmo imposto da Izagirre. L’azione del basco era il segnale che l’accordo tra i 14 finiva lì: e infatti – dopo un pungolo di O’Connor – proprio Gorka si è avvantaggiato insieme ad Aranburu, a un chilometro dalla vetta (e 57 dal traguardo). Craddock si è successivamente unito ai due, e ai -39 sono rientrati anche Howson e Ghebreigzabhier, lungo le rampe del Col de Otxondo, terzo e ultimo Gpm di giornata.

 

Anche Fabbro prova a farsi vedere, ma è Iturria a colpire
Proprio in cima all’Otxondo (-37) anche l’unico italiano della compagnia, Matteo Fabbro, si è fatto vedere, riportandosi in compagnia di Bidard sul primo plotoncino, mentre il resto dei fuggitivi si selezionava lungo la salita. Madrazo e O’Connor non sarebbero più stati in grado di rifarsi sotto, mentre tutti gli altri sarebbero rientrati lungo la discesa.

Proprio Fabbro è incappato in una foratura a poco meno di 30 km dalla fine, ma nonostante l’intoppo è riuscito a rientrare sul grosso dei battistrada. E diciamo “grosso dei battistrada” perché intanto uno e uno solo era riuscito a evadere, con bell’allungo, a 26.5 km dal traguardo: Mikel Iturria.

Quello che sulle prime poteva sembrare uno dei tanti tentativi velleitari che animano questo tipo di fughe si è invece presto rivelato un colpo assestato benissimo: il basco della Euskadi ha progressivamente aumentato il proprio vantaggio fino a 45″, toccati ai -18, poi il suo margine ha preso a oscillare tra i 30 e i 40″, ma gli 11 alle sue spalle proprio non sono riusciti a trovare un modello efficace di lavoro per inseguire.

Ai -14 Aranburu ha provato a tirar fuori un drappellino ridotto che potesse impegnarsi più a fondo alle spalle di Iturria: Arcas, Howson e Fabbro hanno risposto presente, il gruppetto non è andato lontano perché gli altri sono rientrati subito, ma se non altro l’azione ha limato qualche secondo rispetto al battistrada.

Ai -13 ci ha allora provato l’altro Caja Rural, Lastra, e stavolta il contrattacco è riuscito: la spagnolo è andato via insieme al solo Cavagna (che poco prima era peraltro stato attardato da un piccolo guaio meccanico), mentre Iturria aveva comunque da gestire ancora mezzo minuto abbondante. Il gruppo maglia rossa, sonnecchiante dietro ai gialli della Jumbo-Visma di Primoz Roglic, in quel momento era 17′ più indietro…

 

La strenua resistenza di Iturria fino al traguardo
La rampetta di Zugarramurdi ai -10 ha messo in seria difficoltà Iturria, che ha visto dimezzarsi il proprio margine sui primi inseguitori, tra i quali c’erano degli avvicendamenti: Lastra e Cavagna sono stati raggiunti da Ghebregzabhier e poi anche da Howson e Bidard, quindi Cavagna si è staccato, Howson ha rilanciato, Craddock è riuscito a riportarsi dentro pure lui ai -8, e alla fine di tutta questa storia a Iturria restavano appena 10″.

L’inerzia delle cose pareva contraria all’uomo solo al comando, ma in realtà i cinque inseguitori si sono presto resi conto che non riuscivano a far scendere il ritardo sotto la soglia psicologica dei 10″. Iturria si stava ammazzando di fatica ma stava riuscendo a tenere quella distanza di sicurezza tra sé e gli altri. Distanza di sicurezza soprattutto in vista di uno strappetto che ai 2 km minacciava di fargli appassire il sogno sul più bello.

Proprio quella piccola rampa ha rappresentato l’ultimo momento di difficoltà per il basco: e da dietro ai 1800 metri sono usciti forte Howson e Ghebregzabhier, e l’hanno messo nel mirino. Erano 5-6″ quelli che restavano al fuggitivo in quel frangente, sarebbe bastato poco agli inseguitori, eppure… eppure lo strappetto è finito, e Iturria ha ripreso respiro. All’ultimo chilometro Craddock, Lastra e Bidard sono rientrati su Howson e Ghebre, ma ormai il battistrada si sentiva irraggiungibile.

E così è stato: primo, incredulo, festoso e festeggiato, Mikel Iturria ha tagliato il traguardo con 6″ su Lastra, Craddock, Howson e Bidard; a 9″ è stato cronometrato Ghebreigzabhier, a 12″ sono arrivati Thomas, Matteo Fabbro (ottavo), Izagirre, Cavagna e Aranburu; Arcas ha chiuso a 20″, staccatissimi O’Connor a 9’11” e un esausto Madrazo a 17’15”; il gruppo maglia rossa è arrivato a 18’35”, aperto dai pretoriani di Roglic.

La classifica resta invariata con Primoz Roglic in rosso con 1’52” su Alejandro Valverde (Movistar), 2’11” su Miguel Ángel López (Astana), 3′ su Nairo Quintana (Movistar), 3’05” su Tadej Pogacar (UAE Emirates), 4’59” su Carl Fredrik Hagen (Lotto Soudal), 5’42” su Rafal Majka (Bora-Hansgrohe), 5’49” su Nicolas Edet (Cofidis, Solutions Crédits), 6’07” su Dylan Teuns (Bahrain-Merida) e 6’25” su Wilco Kelderman (Sunweb). Domani la 12esima tappa sarà da non sottovalutare: dal Circuito de Navarra a Bilbao, 171.4 km con un paio di salitelle intriganti nel finale che fanno tanto Vuelta al País Vasco (o Euskal Itzulia, se preferite…). Non stravolgerà la generale, ma potrebbe essere un discreto spettacolino da seguire.

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