Matteo Trentin tra Andrey Amador e Daniel Savini sul podio del Trofeo Matteotti 2019 © Ufficio stampa Trofeo Matteotti
Matteo Trentin tra Andrey Amador e Daniel Savini sul podio del Trofeo Matteotti 2019 © Ufficio stampa Trofeo Matteotti

Robe matte di Matteo al Matteotti

Prova generale per Trentin in vista del Mondiale: a Pescara il capitano azzurro fornisce una prestazione scintillante e vince dopo 161 km di fuga. Andrey Amador e Daniel Savini sul podio

In realtà quest’introduzione avremmo voluto lasciarcela da parte per domenica prossima, nel senso: se il capitano della nazionale italiana deve bagnare col successo una domenica settembrina, minimo minimo uno spera che la domenica in questione sia proprio quella del Mondiale… e invece non è così. Non è ancora così, per esser più precisi.

Quello che Matteo Trentin dovrebbe fare tra sette giorni esatti per renderci tutti felici è noto e lo sappiamo, e non occorre dilungarcisi più di tanto. Quel che doveva fare oggi, e nel percorso di avvicinamento compiuto sin qui, dimostra di averlo fatto al meglio, se i risultati sono quelli che abbiamo sotto agli occhi. Stamattina il trentino non si è alzato come tutti gli altri con l’idea di correre una premondiale come il Trofeo Matteotti: la sua giornata è iniziata prima, e si è sviluppata lungo 60 km di dietro-macchina, perché i 195 km della gara abruzzese non erano sufficienti per gli intenti dell’uomo sulle cui gambe pedaleranno i tifosi italiani nella prova iridata dello Yorkshire.

Così, in scioltezza, 60 km per aggiungere un mattoncino alla preparazione di quest’appuntamento centrale non solo per la stagione di Trentin, ma per la sua intera carriera. 30 anni appena compiuti, una maturità atletica e mentale da tutti riconosciuta, un titolo europeo già in carniere, tante belle vittorie conseguite in una carriera d’alto livello, la consapevolezza di potersela giocare con tutti, di poter migliorare quell’urticante quarto posto di Bergen 2017, di poter finalmente regalare all’Italia una medaglia nella prova più attesa della settimana iridata, quella in cui non saliamo sul podio da Varese 2008, quando facemmo doppietta con Ballan e Cunego.

Più di 10 anni di digiuno, certo anche sfortunato, soprattutto passato per una lunga fase in cui non avevamo probabilmente cartucce esplosive come quelle di altre nazionali. Oggi la storia è diversa, possiamo contare su pedine più solide, cresciute nel tempo, e prima o poi la medaglia dovrà per forza arrivare. Gli avversari sono di grande calibro, da Mathieu Van der Poel in giù, ma proprio Matteo Trentin ha più volte dimostrato di non temere la sfida con campione olandese (che battè proprio all’Europeo 2018) né con chiunque altro, a partire da quello Jakob Fuglsang che lui stesso indica – un po’ a sorpresa – come uno degli outsider più pericolosi. E il segnale che lancia oggi dall’Abruzzo è quantomai incoraggiante.

Una fuga di 161 km a caratterizzare la corsa
13 giri di circuito tra Montesilvano e Pescara, 15 km per ogni tornata, 195 il totale: eccolo qui il 72esimo Trofeo Matteotti, ultimo vernissage per diversi azzurri in cerca di conferme, di certezze, di una maglia da titolare. La corsa è stata subito battagliata, la salita di Montesilvano Colle permetteva in effetti di smuovere le acque, e in tanti ci hanno provato, tra i più attivi i Movistar con Andrey Amador e Carlos Betancur.

La fuga è partita solo al terzo giro, al km 34, e Amador in effetti era tra i cinque andati all’attacco. Daniel Salvini (Bardiani-CSF) in rappresentanza del mondo Professional italiano; il francese Fabien Doubey (Wanty-Gobert); e due azzurri di Cassani, il giovane Matteo Fabbro e l’altro Matteo, quello più atteso, il capitano in pectore, Matteo Trentin.

In pratica per il trentino quei 30 km iniziali sono stati solo uno scarico tra il dietro-macchina della mattina e il più gravoso – ma anche stimolante – impegno della fuga in gara. I cinque hanno subito spinto molto, hanno sfiorato i 5′ di vantaggio sul gruppo al km 70, poi hanno tenuto lì a 4′ gli inseguitori per decine e decine di chilometri. E non è che si trattasse di sottovalutazione da parte di quelli dietro, perché a limare il gap ci hanno provato eccome, in particolare la Dimension Data, la Neri Sottoli-Selle Italia-KTM, la EF Education First. Niente, sempre 4′ il distacco.

 

Fabbro lavora per Trentin che vince nettamente
Ancora all’inizio del terz’ultimo giro, ai -45, il margine per i cinque era di 4’25”. Non che sia andato tutto liscio ai battistrada, a un certo punto per esempio Savini era scivolato (km 113), aveva perso oltre un minuto, ma poi era stato bravissimo e tenace ed era riuscito a riaccodarsi al gruppetto al comando, tornato quintetto al km 137. (In gruppo si segnalava invece una caduta per l’azzurrabile Kristian Sbaragli).

Un forcing Astana ha preparato il terreno a un attacco (ai -38) di Yevgeniy Gidich, a cui hanno risposto Simon Clarke (EF), Rubén Fernández (Movistar), Francesco Gavazzi (Androni-Sidermec) e Simone Velasco (Neri). L’azione dei cinque contrattaccanti – ai quali in un secondo tempo si è accodato anche Sonny Colbrelli (Selezione Italiana) – non è durata a lungo ma ha contribuito a togliere un minuto e mezzo di troppo al vantaggio dei fuggitivi.

Il gruppo inseguitore si è ricompattato al penultimo giro, ai -25, poi dopo la salita, ai -18, ha provato a evadere Mauro Finetto (Delko Marseille Provence) ma Davide Formolo (Italia) è stato lesto a chiudere; poco dopo è ripartito Velasco con Evgeny Shalunov (Gazprom-RusVélo), e i due sono transitati al passaggio con 1’45” di ritardo dai primi: un margine di sicurezza per Trentin e soci, per affrontare in scioltezza l’ultima tornata del circuito pescarese.

Ai -11 Simon Clarke ha riportato sui due intercalati il resto del gruppo, allora ci ha provato Merhawi Kudus (Astana) ai -8, ma Giulio Ciccone (Italia) ha stoppato l’azione e in contropiede è partito Odd Christian Eiking (Wanty); di nuovo Formolo si è incaricato di andare a chiudere, rientrando con Clarke sul norvegese ai -6. E di fatto, chiudendo ogni conto ancora aperto: il successo se lo sarebbero giocati quelli davanti.

Matteo Fabbro ha lavorato sodo nel finale per preparare al meglio la volata a Trentin, che già partiva favorito alla vigilia, figurarsi in una situazione di sprint ristretto e con un compagno ad aprirgli la strada. Savini ha tentato un ampio anticipo ai 300 metri, ma Trentin non si è fatto sorprendere e ha superato di slancio il giovane collega, trascinandosi a ruota anche Amador che così ha centrato il secondo posto. Podio comunque meritato per Savini, che giovedì 26 festeggerà il suo 22esimo compleanno con questo bel risultato da mettere tra le candeline della torta.

Quarto ha chiuso Doubey, quinto a 6″ Fabbro, stanco per il lavoro svolto (161 km di fuga in totale per i 5) ma ampiamente soddisfatto per il successo del suo capitano di giornata. A 32″ il gruppo è stato regolato da Sep Vanmarcke (EF) in volata su Manuel Belletti (Androni), Sonny Colbrelli, Cyril Gautier (Vital Concept-B&B Hotels) e Nelson Andrés Soto (Caja Rural-Seguros RGA).

Gli azzurri di Cassani saranno in ritiro a Torbole da domani a mercoledì, quando i titolari prenderanno il volo per lo Yorkshire. Tra loro non ci sarà Sbaragli, annunciato dal ct come riserva; il commissario tecnico dovrà indicare anche un’altra riserva ma si è preso ancora qualche ora per valutare al meglio le condizioni dei suoi uomini.

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