Pedersen vince davanti a Trentin e Küng © SWpix
Pedersen vince davanti a Trentin e Küng © SWpix

Scendeva la pioggia, cadevano teste coronate

Le pagelle del Mondiale 2019: Küng un leone, Van der Poel dissipato, tanti big senza arte né parte

Mads Pedersen – 10
Campione del mondo a 23 anni, primo danese (uomo) in maglia iridata nella massima categoria, ma soprattutto vincitore al termine di una gara durissima risultando il più forte di tutti: una prestazione sontuosa quella di Pedersen nonostante alla vigilia non fosse certo tra i più pronosticati. Ma la scarsa considerazione nei suoi confronti, non vuol dire che il ragazzo della Trek-Segafredo non sia un corridore di talento: ottimi trascorsi giovanili, tra cui un argento al Mondiale juniores di Firenze dietro a Mathieu van der Poel, ma anche il secondo posto dell’anno scorso al Giro delle Fiandre, anche lì dopo una corsa d’attacco; quest’anno si era visto poco fin qui, ma l’aver vinto l’ultima corsa prima del Mondiale doveva forse far suonare qualche allarme. È fortissimo sul passo, è veloce allo sprint, si difende sugli strappi e ha una resistenza fuori dal comune: ha tutto per diventare un grandissimo e onorare la maglia iridata.

Matteo Trentin – 9
A questo Campionato del Mondo aveva probabilmente iniziato a pensarci ed a crederci già dalla scorsa estate dopo la bellissima vittoria al Campionato Europeo di Glasgow e Trentin si è fatto trovare nelle migliori condizioni possibili nel giorno della gara. Nel momento decisivo della corsa Trentin non ha avuto paura ad accettare lo scontro diretto con Mathieu van der Poel seguendo un’accelerazione che alla lunga avrebbe anche rischiato di cuocerlo: e invece alla fine è avvenuto il contrario con l’azzurro che è arrivato a giocarsi il titolo mondiale in quella che sembrava la migliore situazione possibile per lui. A Trentin non si possono imputare errori tattici, si posso rivedere quei pochi metri persi da Pedersen in cima allo strappo ai 6 km dall’arrivo o una volata lanciata un poco troppo lungo, ma la semplice realtà è che finale il danese ne aveva di più ed è quello che ha fatto la differenza. Certo è che come ci siamo illusi noi, anche lui deve essersi sentito addosso la maglia per qualche chilometro.

Stefan Küng – 9
Se Pedersen era stato poco considerato nelle varie griglie dei favoriti della vigilia, che dire allora dello svizzero Küng? Senza dubbio è proprio lui la sorpresa più grande di questo Campionato del Mondo: da ottimo inseguitore su pista e poi valido cronoman, Küng si sta ora evolvendo verso un corridore sempre più completo che grazie alle sue doti sul passo può ottenere buoni risultati anche in gare di un giorno come dimostra la buona prima parte delle classiche di questo 2019 (nei 20 a Het Nieuwsblad, Strade Bianche, Gent-Wevelgem e Parigi-Roubaix). Oggi lo svizzero ha scelto il momento giusto per attaccare a 67 chilometri dall’arrivo e quando prende margine non è facile andarlo a prendere: ed in più è uno che con pioggia e condizioni proibitive spesso riesce a dare il meglio di sé.

Gianni Moscon – 8.5
Un’annata decisamente storta per Gianni Moscon che nell’avvicinamento al Mondiale aveva solo un poco convincente sesto posto nella classifica generale del Tour of Britain: in tanti nutrivano dei dubbi, ma il 25enne trentino ha risposto alla grande sfoderando una prestazione generosissima e di gran lunga la migliore di questo sciagurato 2019. Molto probabilmente – e lo ha detto lui stesso dopo il traguardo – quello di oggi non era neanche ancora il miglior Moscon e questo fa davvero ben sperare per il futuro: quinto l’anno scorso a Innsbruck, quarto oggi a Harrogate, l’azzurro si conferma un uomo da grandi appuntamenti su cui si può fare affidamento anche quando le cose sembrano non andare bene. Adesso si può puntare ad un bel finale di stagione e poi sperare in una preparazione senza intoppi in vista di un 2020 in cui tra Giochi Olimpici, Campionati del Mondo ed Europei proprio nel suo Trentino avrà grandi obiettivi da mettere nel mirino.

Peter Sagan – 4.5
Il quinto posto in sé non sarebbe neanche un risultato da buttare via, vista la gara durissima e la stagione non esaltante del campione slovacco, ma oggi Sagan ha sbagliato e non ha saputo leggere bene la corsa nel suo momento decisivo: quando è scattato Van der Poel, lui sarebbe dovuto essere lì con Trentin, e invece è rimasto coperto pensando che le ormai molto logorate nazionali di Belgio e Francia sarebbero riuscire a chiudere quel gap. Quando si corre praticamente senza squadra non è mai semplice scegliere il momento giusto per sparare l’unica cartuccia a disposizione, ma nel caso di Sagan l’aggravante odierna è che le gambe sembrava avercele e che quando si muove un favoritissimo come Van der Poel bisognerebbe prima seguirlo e solo dopo fare calcoli. Ma quei pochi che davano del “finito” a Sagan, ancora una volta dovranno ricredersi.

Mathieu van der Poel – 5.5
Difficile giudicare la prestazione del fenomeno dei Paesi Bassi, anche perché nella sua ancora giovane carriera su strada mai si era trovato ad affrontare una gara di un giorno così lunga, da primo favorito ed in condizioni così impegnative. È stato proprio uno scatto di Van der Poel a far nascere la fuga decisiva ed è stato sempre lui con le sue trenate a spegnere le flebili speranze di rimonta dal parte del gruppo inseguitore: fino a quel momento ha corso da vero padrone, ma nel finale si è spenta all’improvviso la luce e si è visto cosa vuol dire l’esperienza. Se fosse rimasto in gruppo, magari se la sarebbe potuta giocare diversamente, o magari sarebbe comunque rimbalzato ma solo qualche chilometro più avanti: gara dopo gara sta scoprendo i suoi limiti e non possiamo bocciare del tutto un corridore che ha un tale impatto sull’esito della corsa.

Italia – 9.5
All’Italia di oggi è mancato solo il risultato perché, per quanto riguarda la prestazione, gli azzurri di Davide Cassani sono stati assolutamente perfetti e non possono recriminarsi niente. Partendo senza i favori del pronostico, l’Italia era riuscita a ribaltare la situazione mettendo due uomini nell’azione decisiva: fantastico Trentin, ottimi Moscon e Bettiol che dopo settimane di incertezze sono arrivati qui con buone gambe, Colbrelli nel finale c’era per garantire un piazzamento se fosse andata male con Trentin, da applausi anche Visconti che ha lavorato molto in testa al gruppo. Sfortunato Ulissi che è stato appiedato da un problema meccanico, meno appariscenti Cimolai e Puccio che hanno comunque fatto la loro parte nel gruppo restando lì fino al settimo e quinto giro rispettivamente: e se non si sono visti molto davanti, è perché tutto è andato bene.

Danimarca – 10
Ma se noi elogiamo giustamente l’Italia, non possiamo non dare la palma di squadra del giorno alla Danimarca che ha realizzato un vero e proprio capolavoro. I danesi sono stati protagonisti fin dalle prime battute inserendo in fuga Magnus Cort Nielsen per rendere duri anche i primi chilometri ed in seguito c’è stato il lavoro di Michael Mørkøv e Kasper Asgreen: ovviamente la ciliegina sulla torta è stata l’azione vincente di Mads Pedersen, ma vanno sottolineati anche gli ottimi lavori di Michael Valgren da stopper su Peter Sagan e di Jakob Fuglsang in controllo nel gruppo principale. Lo stesso Fuglsang aveva detto che il cambio di percorso aveva rovinato i loro piani: se fosse vero, un applauso ancora più forte per come hanno saputo reinvertarsi in pochissimo tempo e per come hanno gestito una corsa veramente impegnativa.

Philippe Gilbert – n.g.
Tanti dei grandi favoriti della vigilia, in gara non hanno reso al livello delle aspettative: Philippe Gilbert non è uno di questi anche se il suo Mondiale è finito anzitempo con un ritiro. Proprio all’ingresso nel circuito finale di Harrogate, Gilbert è stato vittima di una caduta che gli ha fatto perdere quasi un minuto prima di poter ripartire, aspettato da un generoso Remco Evenepoel che, a discapito dei soli 19 anni, ha dato al “vecchio campione” un supporto fisico, morale e psicologico: sarà stata l’accelerazione in gruppo della Francia (e non solo, purtroppo), saranno state le botte nell’impatto con transenne e asfalto, saranno stati il freddo e la pioggia o sarà stata la prudenza dopo la squalifica di Eekhoff, fatto sta che dopo essere arrivato a meno di 30″ dalla coda del gruppo, Gilbert non è riuscito a rientrare e la sua corsa è finita lì.

Belgio – 4
Questa sera in Belgio qualcuno sarà chiamato a spiegare cosa sia successo nel corso del secondo giro del circuito di Harrogate, perché un simile disastro si è visto raramente. Dopo la caduta, Gilbert ed Evenepoel erano riusciti a rientrare e quasi “vedevano” la coda del gruppo, ma su uno dei strappi in salita del percorso è stato proprio il belga Tim Declercq ad accelerare con decisione con a ruota Greg van Avermaet: questa sfuriata ha messo fine alla corsa si Gilbert ed Evenepoel, ma anche a quella di Declercq con il Belgio che nel giro di pochi chilometri s’è ritrovato con tre uomini in meno. Da lì in avanti la situazione non ha fatto che peggiorare con Lampaert, Naesen, Teuns e Wellens poco incisivi, e lo stesso Greg Van Avermaet che è stato incapace di seguire l’accelerazione di Van der Poel. L’ottavo posto al traguardo del campione olimpico, non evita una sonora bocciatura.

Julian Alaphilippe – 4.5
La Francia ha lavorato tanto in testa al gruppo in questo Campionato del Mondo, ma nel finale è venuto a mancare l’affondo del grande capitano su cui aveva puntato tutto il neo-commissario tecnico Thomas Voeckler. Al mattino Alaphilippe sembrava contento del nuovo percorso perché era convinto di poter piazzare il giusto scatto sul circuito finale, e invece nell’ultimo giro ha perso anche le ruote del gruppo. Rispetto ad altri campioni, però, lui qualche giustificazione ce l’ha: un picco di forma nelle classiche seguito da un altro picco clamoroso e molto dispendioso al Tour de France, più le condizioni meteo che non erano quelle che preferisce: sarebbe forse servito un miracolo per avere anche qui in Inghilterra le migliori gambe possibili. Proverà a rifarsi nel 2020.

Alejandro Valverde – 4
Nelle dodici precedenti partecipazioni al Campionato del Mondo su strada, il veterano spagnolo non si era mai ritirato e soprattutto aveva chiuso tra i primi 10 per ben dieci volte: qui in Inghilterra invece Valverde è uscito troppo presto dalla contesa ed ha abbandonato la corsa lasciando la Spagna nelle mani dei fratelli Izagirre che hanno fatto ciò che hanno potuto, finendo 9° e 16°. Il percorso non era adatto a Valverde che ha sofferto particolarmente in freddo, forse anche a causa dei chili persi prima della Vuelta: o forse semplicemente a 39 anni inizia anche lui a sentire il peso della carta d’identità.

Geraint Thomas – 4
Scegliamo il gallese, il nome più in vista, per dare un giudizio su tutta la nazionale di casa della Gran Bretagna: una giornata assolutamente da dimenticare per tutti, Thomas mai visto, Swift e Yates a rincorrere e spentisi nel finale con il migliore che è stato Geoghegan Hart ma solo ventiseiesimo a 2’20” da Mads Pedersen.

Alexander Kristoff – 6.5
Ci sono poche certezze nel mondo del ciclismo, una di queste che al termine di una gara di un giorno lunga ed impegnativa Alexander Kristoff vincerà la volata del gruppo dei battuti: anche oggi per il norvegese è stato così e si è preso la settima posizione a 1’10” dal vincitore. A 32 anni non è più il corridore capace di vincere un Fiandre attaccando con Terpstra, ma in certi appuntamenti Kristoff, anche senza un grande supporto, si fa sempre trovare pronto: il risultato dipende da quanti scappano via, ma lui il suo lo fa praticamente sempre.

Rui Costa – 6
L’ultimo Mondiale con un quantitativo di pioggia caduta sulla carta paragonabile a quello di oggi nello Yorkshire era stato quello di Firenze vinto da Rui Costa: a distanza di sei anni il portoghese riesce di nuovo ad esaltarsi sotto la pioggia con un altro decimo posto (come a Innsbruck) che magari aggiunge poco alla sua carriera, ma arriva al termine di una stagione senza grosse soddisfazioni per lui.

Primoz Roglic, Richard Carapaz, Nairo Quintana – 6.5
È la prima volta che vediamo tre vincitori di Grandi Giri andare in fuga fin dall’inizio in una Campionato del Mondo, ma questa variante tattica ha sicuramente contribuito a rendere molto più dura la corsa che non se ci fosse stata il solito attacco di corridori di nazioni di secondo o terzo piano. Un applauso anche altri altri protagonisti della prima fuga, ossia Hugo Houle, Magnus Cort Nielsen, Jan Polanc, Silvan Dillier, Alex Howes, Jonas Koch, Petr Vakoc e Maciej Bodnar.

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