Michael Woods brinda per il suo successo © LaPresse
Michael Woods brinda per il suo successo © LaPresse

Superga accoglie un super Woods

Il canadese si candida ad un Lombardia da grande favorito vincendo e convincendo alla Milano-Torino: battuti Alejandro Valverde e Adam Yates. Nessun italiano nei 10

La classiche italiane d’autunno stanno dando una netta sterzata al bilancio della stagione di Michael Woods da cui ci si sarebbe aspettati sicuramente qualcosa di meglio quest’anno, soprattutto dopo la medaglia di bronzo al Campionato del Mondo di Innsbruck: fin qui nel 2019 il corridore canadese della EF Education First, che sabato compirà 33 anni, aveva vinto una tappa al Herald Sun Tour in Australia, aveva colto qualche piazzamento più che discreto come il quinto posto alla Liegi, ma non era riuscito ad incidere né al Tour de France, né al Mondiale in Inghilterra.

L’Italia però ha aperto nuove prospettive a Woods che al Giro dell’Emilia era riuscito finalmente a brillare con un secondo posto alle spalle del solo Primoz Roglic: al termine della corsa in Cima al San Luca il canadese aveva dichiarato di aver messo nel mirino il Lombardia e non poteva essersi modo migliore per avvicinarsi alla classica delle foglie morte di testarsi a fondo in una classica come la Milano-Torino che spesso a volentieri ha dato indicazioni preziose. Oggi sulla salita del Colle di Superga il più forte di tutti è stato senza dubbio Michael Woods che stavolta non ha avuto tra i piedi Primoz Roglic, rimasto a vedere la corsa in televisione con la Jumbo-Visma che non era proprio iscritta qui: lo scorso anno Pinot vinse qui e poi si è ripetuto a Como, Woods sogna di fare lo stesso.

Pioggia, cadute e ritmo alto nella prima parte
Quest’anno la Milano-Torino festeggiava la sua centesima edizione, ma la sostanza del percorso non è cambiata rispetto agli ultimi anni: 155 chilometri di pianura da Magenta a Torino, servivano sostanzialmente da riscaldamento prima della doppia ascesa a Superga che caratterizza il finale. La corsa è partita sotto la pioggia ma questo non è servito a frenare il gruppo che fin da subito ha tenuto un’andatura molto alta: anche questo dopo una decina di chilometri di gara è andata via la fuga con Daniel Savini (Bardiani-CSF), Nicolas Dalla Valle (UAE Team Emirates), Joan Bou (Nippo-Vini Fantini-Faizanè), Joey Rosskopf (CCC Team) e Rémi Cavagna (Deceuninck-QuickStep) il ritmo generale non è calato, tanto che due ore di gara la media era superiore ai 46 km/h.

Purtroppo la somma tra alta velocità e strada bagnata come risultato dà un incremento del rischio di cadute e oggi, soprattutto nella prima fase di gara, ne sono state segnalate diverse: al toscano Manuele Mori è andata male visto che è stato costretto a ritirarsi con una lesione all’articolazione di una spalla. Fortunatamente nel prosieguo della corsa ha smesso di piovere e la strada asciutta ha creato meno problemi rendendo più agevole l’inseguimento del gruppo alla fuga di giornata: dopo aver avuto un vantaggio massimo di circa sei minuti, Bou, Cavagna, Dalla Valle, Rosskopf e Savini hanno inesorabilmente iniziato a perdere terreno sulla spinta di Movistar Team, EF Education First e Team Ineos ed ai piedi della prima delle due scalate del Colle di Superga, a 24 chilometri dall’arrivo, il gap era di appena un minuto.

Nulla di fatto sulla prima ascesa di Superga
Appena imboccata la prima difficoltà altimetrica di giornata, è stato il francese Rémi Cavagna ad allungare il testa alla corsa mentre il plotone era il Team Ineos a dettare l’andatura con il britannico Tao Geoghegan Hart apparso in ottime condizioni di forma. Come della prevedibile, lo scontro tra i favoriti per la vittoria è stato rimandato alla seconda ed ultima salita, mentre in questa fase di corsa è successo poco o nulla di rilevante: esattamente a 20 chilometri dal traguardo è stato ripreso Rémi Cavagna ed è stata quindi annullata definitivamente la fuga del giorno, poi proprio in prossimità dello scollinamento c’è stato un tentativo di allungo di Gianluca Brambilla (Trek) che è servito più che altro a prendere slancio per la discesa, non semplicissima.

Ma oggi con Geoghegan Hart non c’è stato molto di scappare via ed il gregarione del Team Ineos è andato prontamente a chiudere sul corridore italiano e poi si è rimesso davanti in discesa e nel successivo tratto in pianura, andando a chiudere anche un altro tentativo di Philippe Gilbert, per la verità non particolarmente convinto. L’obiettivo di tutti era di portare il gruppo compatto ai piedi della seconda ed ultima scalata al Colle di Superga e così è tato, con la collaborazione anche della EF Education First che ha dato l’ultima decisa accelerazione nei tre chilometri che precedevano la salita.

Woods e Gaudu attaccato a ripetizione
Gli ultimi cinque chilometri di gara, con una pendenza media del 9.1%, sono stati una battaglia molto spettacolare tra quasi tutti i protagonisti più attesi di questa centesima Milano-Torino: a dare il via alle danze è stata la Movistar con un gran forcing di Rubén Fernández che ha fatto alzare bandiera bianca a tutti i corridore del gruppo che si erano salvati per un pelo nel primo passaggio, ma ai meno 4 chilometri è stato Jakob Fuglsang il primo dei big a muoversi in prima persona con Adam Yates pronto a seguirlo a ruota. Duecento metri più avanti è entrato in scena uno dei due grandi protagonisti di questa ascesa, il canadese Michael Woods, che ha rilanciato portandosi dietro Gorka Izagirre e Jack Haig, rimanendo poi da solo al comando quando mancavano 2.7 chilometri all’arrivo.

Nel frattempo però da dietro si era mosso prima David Gaudu, poi un terzetto extralusso composto da Egan Bernal, Adam Yates e Alejandro Valverde: il francesino è stato il primo a riportarsi sullo scatenato Woods, poi a 1800 metri dalla conclusione s’è formato al comando un drappello di sette corridori; erano questi a giocarsi il podio finali. L’altro corridore che ha contribuito a rendere molto divertente il finale di corsa è stato il giovane David Gaudu che da 1.5 chilometri alla fine ha piazzato tre accelerazioni molto decise, al cospetto di grandissimi corridori: ogni volta è stato Michael Woods l’unico in grado ad incollarsi alla sua scia, mentre gli altri sono rientrati solo agli 800 metri in tratto in cui la strada spianava. In quel frangente da dietro si sono riavvicinati anche Tiesj Benoot e Bauke Mollema, ma è stato un altro allungo di Gaudu a ricacciarli indietro: con il sesso di poi il francese poteva giocarsela meglio, ma di sicuro la sua condotta ha reso più spettacolare la corsa.

Progressione vincente di Michael Woods
La mossa decisiva è arrivata a circa 400 metri dall’arrivo quando Michael Woods si è portato in testa al gruppetto dei battistrada e con una progressione micidiale si è tolto tutti di ruota, compresi Alejandro Valverde e Adam Yates che sanno essere letali in finali come questo. Il canadese della EF Education First si è involata tutto solo verso il traguardo, ma ha comunque dovuto spingere fino all’arrivo perché negli ultimi metri con pendenza più facile ha visto Valverde avvicinarsi sempre di più: all’arrivo il campione spagnolo ha chiuso in seconda posizione ed è stato cronometrato con lo stesso tempo del vincitore, anche se non è mai riuscito a mettere davvero in pericolo il successo di Woods. Nel complesso buono il terzo posto di Yates, con 5″ di ritardo, che aveva fatto vedere di stare bene vincendo la CRO Race.

A seguire sono arrivati nell’ordine a 10″ Tiesj Benoot, David Gaudu e Egan Bernal, a 23″ Bauke Mollema, a 33″ Jakob Fuglsang e Kevin Rivera: proprio il nono posto del costaricano dell’Androni ha permesso agli uomini di Gianni Savio di riguadagnare qualcosa nella Ciclismo Cup e adesso sono 23 i punti di vantaggio sulla Neri Sottoli, che però oggi ha tenuto a riposo Giovanni Visconti che domani proverà a ribaltare la classifica. Per i corridori italiani una giornata negativa: il migliore dei nostri all’arrivo è stato Gianluca Brambilla, sedicesimo a 40″ ed è la prima volta nella storia che nessun italiano finisce nei primi 10 alla Milano-Torino.

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