Il campione in carica Richard Carapaz posa con il Trofeo Senza Fine © LaPresse
Il campione in carica Richard Carapaz posa con il Trofeo Senza Fine © LaPresse

Un Giro durissimo… con qualche ma

Presentato oggi il percorso della corsa rosa del 2020: tre settimane ricche di insidie, decisivi Stelvio, Agnello e Izoard, meteo permettendo

Gli studi RAI di Via Mecenate a Milano hanno ospitato oggi la presentazione ufficiale del percorso del Giro d’Italia 2020: dopo giorni e settimane di attesa febbrile, le indiscrezioni circolate si sono finalmente tramutate in un qualcosa di concreto, altimetrie e planimetrie da lettere, studiare e analizzare nei minimi dettagli per potersi finalmente fare un’idea di come sarà la prossima edizione della corsa rosa. Il direttore Mauro Vegni lo ha definito un Giro “non eccessivamente duro”, anche per venire incontro a quei corridori che poi vorranno prepararsi per i Giochi Olimpici, e probabilmente ha ragione: ma guai a sottovalutare un percorso che è comunque molto impegnativo, anche più di quanto possa sembrare a prima vista, e pieno di insidie sparse qua e là.

L’edizione numero 103 del Giro d’Italia proporrà quindi un tracciato equilibrato e che per alcuni aspetti va ad intraprendere una direzione quasi opposta a quella presa dal Tour de France: Vegni ha infatti confermato le tre tappe individuali a cronometro e poi ha scelto di abbandonare la tendenza moderna di proporre tappe di montagna dai chilometraggi ridotti per andare a puntare tutto sui tapponi da 200 chilometri. Un’altra cosa che si può notare quasi a prima vita è che, dopo l’errore fatto con il Giro 2019, nel percorso tornano ad esserci tante di quelle tappe insidiose e adatte a colpi di mano, finisseur e magari anche qualche imboscata: si tratta di diverse giornate in cui magari succederà poco o nulla a livello di classifica generale, ma in cui qualche corridore può regalare spettacolo agli spettatori.

Nel complesso lo si potrebbe definire un bel percorso, ma c’è comunque qualche dubbio che solo l’interpretazione dei corridori potrà sciogliere: la distruzione dei tapponi “a 5 stelle” non è omogenea visto che sono tre in quattro giorni, le due salite principali a 2700 metri di quote saranno probabilmente in bilico fino all’ultimo momento per i possibili pericolosi causati dal maltempo, inoltre abbiamo salite dure lontane dal traguardo e arrivi in quota caratterizzati da pendenze non certo impossibile. Certo, chi vuole provare ad inventare attacchi, anche un po’ folli, dalla lunga distanza troverà il terreno giusto per farlo, ma non possiamo sottovalutare il rischio di un Giro più orientato verso l’attendismo.

Partenza da Budapest in Ungheria
Come ormai era noto da partenza, la Grande Partenza del Giro 2020 sarà da Budapest, capitale dell’Ungheria, che negli ultimi tempi aveva manifestato un certo interesse anche nei confronti del Tour de France: certo, l’ennesima partenza dall’esterno farà storcere il naso a più d’uno, ma si tratta comunque di allargare la platea della corsa rosa, mostrare le eccellenze italiane anche in altri paesi e soprattutto trovare le risorse che possono poi essere investite in altri aspetti dell’organizzazione, in particolar modo la partecipazione di grandi campioni.

Ad assegnare la prima maglia rosa sarà una cronometro di 8.6 chilometri che collegherà le due sponde del Danubio della capitale ungherese: gli ultimi 1300 metri saranno in salita, con uno strappo subito al 10% e poi pendenze un po’ più agevoli. Insomma, non sarà una cronoscalata del San Luca, ma qualche distacco si potrà già fare. Per questa giornata inaugurale, la domanda è se qualche velocista sarà in grado di limitare i danni per poi provare a recuperare terreno nei due giorni successivi grazie agli abbuoni: gli arrivi di Györ e Nagykanizsa sono infatti ideali per gli sprinter puri, ma non sarà facile che uno di loro riesca anche a vestire la maglia rosa prima di fare rientro in Italia.

Si riparte dalla Sicilia senza giorno di riposo
La notizia era già circolata in occasione della presentazione delle tappe ungheresi lasciando molti scettici, ma con l’approssimarsi della presentazione ufficiale tutti si sono dovuti ricredere: dopo le tre tappe in Ungheria ed il volo verso la Sicilia, il Giro d’Italia non osserverà alcun giorno di riposo ed i corridori si troveranno subito a sfidarsi sulla strada in quella che, per fortuna, è la frazione più breve di questa edizione. Il viaggio in aereo durerà circa due ore, a cui si devono aggiungere i tempi in aeroporto e per raggiungere gli alberghi: non sarà un trasferimento comodo, ma se tutto filerà liscio non sarà peggio di alcune avventure vissute dalle squadre per sostamente in apparenza più agevoli. A livello di trasferimenti ci saranno anche altre giornate in cui si dovrà fare un po’ di strada in più, ma l’impressione è che sarà un Giro pesantissimo soprattutto per lo staff di supporto delle varie squadre.

Le tre tappe siciliane sono tutte brevi, ma molto interessanti: ad Agrigento gli ultimi 4 chilometri sono in salita al 5% di pendenza, poi sarà la volta dell’arrivo in salita sull’Etna in località Piano Provenzana, un versante di 18 chilometri al 6.8% medio ma con gli ultimi 3 chilometri al 9%; quest’anno abbiamo dovuto aspettare la tredicesima tappa per il primo vero arrivo in quota, nel 2020 invece la prima sfida in salita sarà già al quinto giorno di gara. Il trittico siciliano si concluderà a Villafranca Tirrena in una tappa da vivere tutta d’un fiato: solo 138 chilometri con i velocisti che dovranno superare la salita di Portella Mandrazzi (circa 700 metri di dislivello in 15 km), prima di un finale velocissimo lungo la costa tirrenica.

La risalita dell’Italia propone tappe interessanti
Il primo giorno di riposo non arriverà neanche nel passaggio tra Sicilia e la Calabria, ma stavolta ad attendere i corridori ci sarà una tappa sfiancante ed importante anche per la generale: sono 223 chilometri con più di 4000 metri di dislivello complessivo, praticamente non ci sarà nessun tratto di vera pianura ma il piatto forte sarà la lunghissima ascesa del Valico di Montescuro che terminerà a soli 10 chilometri, quasi tutti in discesa, dal traguardo di Camigliatello Silano. Spesso di era parlato di come la Sila fosse sempre un po’ trascurata dai tracciatori, questa settima tappa sarà l’occasione per far vedere che anche qui si possono disegnare percorsi di tutto rispetto. Il secondo weekend del Giro d’Italia sarà invece abbastanza sciapo, anche se forse era inevitabile dopo quello che hanno affrontato i corridori: al sabato la tappa di Brindisi sarà completamente pianeggiante, la domenica si arriverà invece a Vieste con un paio di salite ed un circuito caratterizzato dallo strappo di Via Saragat, breve ma molto ripido.

Il primo agognato giorno di riposo porterà i corridori alla seconda settimana, dedicata soprattutto alla risalita dello stivale. Bellissima la tappa dei muri a Tortoreto Lido in cui tutti i grandi favoriti per la classifica generale dovranno rispondere presente: sono 4 strappi secchi (si arriva al 20%!) in poco meno di 40 chilometri con poco spazio per recuperare tra uno e l’altro. L’undicesima e la tredicesima tappa sono altre due occasioni per i velocisti, ma nel mezzo ci sarà la tappa di Cesenatico che ricalca il percorso della mitica Gran Fondo Nove Colli che proprio il prossimo anno giungerà alla 50esima edizione: nel contesto di un Giro d’Italia potrebbe essere una giornata buona per una fuga da lontano, ma occhi bene aperti perché il percorso si presta a tirare delle imboscate.

Si inizia a fare sul serio con la crono del Prosecco
Il terzo weekend del Giro d’Italia 2020 inizierà a delineare nettamente i nomi dei reali favoriti per la vittoria finale: fino a questo punto ci saranno state diverse tappe impegnative e sicuramente anche un po’ di distacchi tra i big, ma non pensiamo di sbagliare dicendo che la corsa vera inizierà con la quattordicesima tappa. I corridori si troveranno di fronte una cronometro di 33.7 chilometri da Conegliano a Valdobbiadene: tra le colline del Prosecco gli specialisti potranno scavare un margine importante, ma attenzione che subito in avvio ci sarà da affrontare il Muro di Ca’ del Poggio che spezzerà il ritmo a tutti e potrebbe dare una mano agli scalatori puri che verosimilmente andranno a perdere nei chilometri successivi.

Domenica 24 maggio invece si omaggiano i 60 anni delle Frecce Tricolori con la partenza dalla base aerea di Rivolto, ma la tappa sarà molto interessante anche dal punto di vista sportivo: Sella Chianzutan, Forcella di Monte Rest e Forcella di Pala Barzana sono tutte salite (e discese) abbastanza insidiose che metteranno molta fatica nelle gambe dei corridori, ma il gran finale sarà poi ancora in salita verso Piancavallo, 14.5 chilometri al 7.5% con le rampe più impegnative concentrate nei primi 6 chilometri di ascesa che superano il 9% medio. Qui non ci sarà assolutamente modo di scherzare o nascondersi ed emergeranno i reali rapporti di forza tra i protagonisti.

Un’ultima settimana massacrante
Il secondo ed ultimo giorno di riposo della corsa rosa sarà fondamentale per recuperare energie in vista di un’ultima settimana che, sulla carta, è senza dubbio tra le più impegnativi dei Grandi Giri degli ultimi anni: dalla sedicesima alla ventesima tappa avremo cinque frazioni in linea di cui la più breve misurerà 200 chilometri, la più lunga addirittura 251 chilometri, e poi come ciliegina finale l’epilogo sarà di nuovo a cronometro per lasciare un piccolo margine di incertezza fino all’ultimo metro di Giro. E nonostante la brutta esperienza di quest’anno con il Gavia, Mauro Vegni non si è fatto condizionare e ha piazzato in pochi giorni ben 11 gran premi della montagna a più di 1500 metri di quota, due addirittura a 2700 metri e passa: se il meteo sarà clemente, sono tappe dal potenziale altamente spettacolare, altrimenti bisognerà sperare di avere dei piani B che possano dare ai corridori la possibilità di sfidarsi su un terreno adeguato.

La terza settimana inizierà con una tappa tutta friulana e guai a definirla di transizione. Da Udine a San Daniele del Friuli i corridori dovranno pedalare per 228 chilometri e nel finale bisognerà scalare per ben tre volte il muro di Monte di Ragogna: sono 2800 metri con pendenza media del 10.4% e l’ultimo gpm sarà posto ad appena 13 chilometri dall’arrivo; ed in precedenza ci saranno anche altre tre salite ad indurire ancora di più la tappa. Probabilmente tra gli uomini di classifica ci sarà bagarre solo se qualcuno vedrà un rivale in difficoltà, perché il giorno successivo avremo la prima tappa che viene segnalata con difficoltà massima: da Bassano del Grappa a Madonna di Campiglio avremo quattro salite in 202 chilometri, anche se il meglio è tutto all’inizio. Le ascese più impegnative saranno infatti le prime due, Forcella Valbona e Monte Bondone, ma dalla vetta di quest’ultimo mancheranno ancora 85 chilometri e sarà rischioso attaccare lì. A seguire ci sarà poi il Passo Durone ed una quindicina di chilometri in falsopiano che porteranno i corridori all’imbocco dell’ultima salita, di gran lunga la più pedalabile di giornata visto che non si arriva al 6% di media.

Stelvio, Agnello e Izoard per i tapponi decisivi
A sconsigliare attacchi dalla lunghissima distanza nella tappa di Madonna di Campiglio ci sarà anche la tappa del giorno successivo, un altro tappone di alta montagna che segnerà il ritorno nella corsa rosa del Passo dello Stelvio affrontato dal suo versante più nobile, quello di Prato allo Stelvio con i suoi 24.7 chilometri al 7.5% medio e 12% di massima. Il Campo Carlo Magno ed il Passo Castrin in avvio di tappa serviranno solo ai fuggitivi a caccia di punti gpm, perché poi la corsa si farà sulla Cima Coppi: dalla vetta al traguardo ci saranno 38 chilometri, con discesa, un breve tratto di pianura ed infine la salita inedita – per gli uomini, il Giro Rosa femminile ci è già arrivato due volte – di Torri di Fraele con il traguardo posizionato un poco più avanti ai Laghi di Cancano; in totale sono 209 chilometri, sperando che freddo, neve o slavine non stravolgano tutto. L’ultima volta dello Stelvio da questo versante era stata nel 2005 con la famosa crisi di Ivan Basso che arrivò poi a Livigno a 42 minuti dai primi.

Nell’ultima settimana ci vuole ovviamente una tappa per velocisti, a maggior ragione se l’ultima è a cronometro. La diciannovesima tappa non avrà alcuna difficoltà altimetrica, ma sarà comunque un lunghissimo trasferimento da Morbegno ad Asti di ben 251 chilometri, non proprio una passeggiata in vista di quella che potrebbe essere considerata la tappa regina. La resa dei conti finale di giocherà sulle Alpi Occidentali su un percorso che potrebbe premiare la follia di un attaccante con poco da perdere in classifica generale: si inizia con il Colle dell’Agnello sconfinando in Francia per andare a prendere il Col d’Izoard prima ed il Monginevro poi, quindi si tornerà in Italia con l’arrivo in salita al Sestrière, nel centro nel paese e non più in alto al Monte Fraiteve come si vociferava in un primo momento. Anche qui le salite più dure sono le prime due, ma stavolta non ci potranno essere calcoli da fare e chi ne avrà dovrà attaccare: in fondo abbiamo visto che anche quest’anno sul Manghen gli scatti non erano mancati, ma lo scenario tattico aveva poi bloccato tutti.

Finale a Milano a cronometro
Nel 2020 il Giro d’Italia tornerà a concludersi a Milano e, come nel 2017, l’ultima tappa sarà una cronometro con arrivo in Piazza Duomo. In questa terza tappa contro il tempo i corridori si sfideranno su un tracciato completamente pianeggiante di 16.5 chilometri. Gli organizzatori si augurano ovviamente un epilogo come quello che incoronò Tom Dumoulin, con sorpasso in extremis per la maglia rossa e quattro corridori a giocarsi i vari gradini del podio: lo scenario è difficilmente ripetibile, ma il formato con la cronometro finale è senza dubbio apprezzabile in ogni caso per il pubblico e per lo spettacolo.

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