Simone Consonni e Francesco Lamon sorridono dopo il record italiano dell'inseguimento a squadre © SWPix
Simone Consonni e Francesco Lamon sorridono dopo il record italiano dell'inseguimento a squadre © SWPix

Glasgow & cornamuse: Italia e Danimarca se le suonano

Coppa del Mondo su pista, nella prima giornata scozzese arriva il secondo posto e il record nazionale per il quartetto maschile. E anche le ragazze centrano il podio

Ormai è diventata una piacevole abitudine, una di quelle che vorresti che si ripetesse di continuo. Anche stavolta bisogna scrivere di quel settore di cui si parla sempre troppo poco ma che, gara dopo gara e anno dopo anno, è diventato ormai il motore trainante del ciclismo italiano, nonché uno dei progetti più vincenti a livello internazionale. Parliamo del settore su pista italiano, in particolar modo, non ce ne vogliano gli esclusi, della parte endurance.

Fra donne e uomini possiamo nominare una ventina di atleti pressoché intercambiabili, molti ancora di giovanissima età, che costantemente non fanno rimpiangere i sostituti. Certo, Ganna, Viviani e Paternoster rappresentano i cardini, a livello sia di risultati che di fama mediatica, dell’ambiente; ma al loro fianco – e non certo dietro – si trovano ragazze e ragazzi che, al semplice talento, aggiungono passione e sacrificio per eccellere in questa disciplina, infischiandosene dei troppi paletti che, per un motivo o per l’altro, sono sempre costanti nel ciclismo azzurro.

Oggi è un esempio: anche senza i cosiddetti titolari, a Glasgow, nella giornata inaugurale della seconda tappa della Coppa del Mondo, si è visto come chiunque venga schierato dai ct Marco Villa e Dino Salvoldi risponda sempre presente. Merito di una struttura snella ma solida, che oltre ai due selezionatori e al responsabile del pedale azzurro Davide Cassani vede tecnici come Diego Bragato e Pierangelo Cristini contribuire alla rinascita e alla conferma di questo “miracolo” sportivo. E la notizia della riapertura, finalmente, del velodromo di Montichiari non può che aiutare.

Record nazionale e medaglia d’argento, il quartetto maschile torna con il sorriso
Il palcoscenico se lo prende il quartetto maschile dell’inseguimento a squadre. Dopo aver chiuso ieri al secondo posto nella qualificazione, Liam Bertazzo, Simone Consonni, Filippo Ganna e Francesco Lamon hanno dato spettacolo nel primo turno; nella sfida valida per l’ingresso in finale si sono scontrati con la nazione in maggior crescita del periodo, quella Francia che una settimana fa a Minsk diede un dispiacere agli azzurri.

Una volta sì, due volte no, avranno pensato i nostri (rispetto alla prova bielorussa fuori Plebani e dentro Bertazzo); dopo una partenza veloce rispetto al consueto, con un primo km da 1’02″3, ad un paio di decimi dai rivali, l’Italia ha progressivamente aumentato il passo, girando a metà gara in coda ai transalpini in virtù di un notevolissimo parziale di 54″9. La sfida rimane avvincente anche nel terzo km, con la Francia che ottimamente risponde colpo su colpo pur andando dietro nel testa a testa; dopo il 56″0 del parziale, però, Ganna e compagni infilano il turbo ripetendosi nell’ultimo km in 56″1, quando gli avversari invece arrancano metro dopo metro perdendo quasi 3′ in quattro giri.

Con tutti e quattro ancora assieme, gli azzurri tagliano il traguardo in 3’49″464, tempo stratosferico; è la prima volta che un quartetto azzurro scende sotto il muro dei 3’50”, in precedenza toccato solamente da Australia e Danimarca. Demolito il vecchio record di 3’51″604 siglato tre settimane fa ad Apeldoorn, ai Campionati Europei (Consonni, Ganna, Lamon, Plebani il quartetto).

In finale la sfida è con la Danimarca, prima nelle qualificazioni e anche autrice del miglior tempo nel primo turno con un 3’48″908 da far paura. Il ct Marco Villa opta per un cambio: al posto di Bertazzo entra Michele Scartezzini, tutt’altro che una semplice riserva. Diversamente dal consueto, gli azzurri partono forte, in una condivisibile logica del “o la va o la spacca”: 1’02″1 il parziale del primo km, con oltre mezzo secondo di margine sui rivali che, dal canto loro, operano il sorpasso all’alba di metà gara. Gli scandinavi perdono però un vagone (Rasmus Pedersen) nel giro seguente; la “superiorità numerica” italiana non dura molto, perché Scartezzini si sfila due tornate più tardi, quando il forcing danese ha portato a quasi 8 decimi il margine.

Finita qui? Tutt’altro, perché Filippo Ganna si prende sulle spalle le sorti della contesa: conducendo senza cambi tutti l’ultimo km, il recordman della prova individuale ricuce portando nei pressi del mezzo secondo il ritardo. Di più, però, non si può fare, perché non è che gli avversari (oltre a Pedersen sono impegnati Lasse Norman Hansen, Julius Johansen e Frederik Rodenberg) concedano il fianco; solidi come di consueto, i biancorossi vanno ad imporsi in 3’49″246, confermando la vittoria di Minsk. Seconda piazza in 3’49″920 l’Italia, per quello che è il secondo miglior tempo di sempre per i nostri.

La finale per il bronzo premia la Francia, capace di rimanere unità diversamente dalla rivale, quella Gran Bretagna che, diversamente dalle altre nazioni, pare quasi in regressione; rimasta presto in tre, la formazione di casa si sfalda ad inizio ultimo km, con Ed Clancy che perde spazio. 3’52″143 il tempo dei transalpini contro il 3’55″450 degli albionici.

E c’è gioia anche nel quartetto femminile: il mix di gioventù ed esperienza regala il bronzo
Il capello introduttivo ben si sposa con il quartetto femminile nell’inseguimento a squadre: assenti per giusto turnover le abituali protagoniste Balsamo, Cavalli e Paternoster, alla giovanissima Vittoria Guazzini, unica superstite delle ultime uscite, si sono aggiunte due colonne del passato quadriennio come Simona Frapporti e Silvia Valsecchi e la vivacità della ritrovata Chiara Consonni, una che ben si adatta ad ogni prova.

Dopo il quinto posto delle qualificazioni, le azzurre sono state accoppiate alla Polonia; se la sfida diretta non è affatto problematica – alla fine il ritardo sarà quasi di 10″ – quello che convince è l’atteggiamento delle nostre. 1’09″4, 1’03″2, 1’03″5, 1’04″1, che consente loro di esprimersi in 4’20″355 che vale l’accesso alla finale per il bronzo, dove di fronte vi sarà la favorita Francia, autrice al mattino di un 4’19″212. Nessuna sorpresa, invece, da Gran Bretagna e Germania, che approdano comodamente in finale.

Nella finale per il bronzo la sfida è decisamente equilibrata; partono meglio le transalpine, ma al primo km le azzurre sono davanti, rimanendovi per le tre tornate seguenti. Le francesi paiono poter dare lo strappo decisivo, ma una super trenata della lecchese Valsecchi (classe ’82, giusto per mettere le cose in chiaro) le riporta a controllo tanto che a sei giri dalla conclusione si verifica in controsorpasso. Con le avversarie già rimaste in tre per la perdita di Clara Copponi, imitate dalle azzurre ai meno tre giri con la Valsecchi a salutare, le italiane restano sempre davanti; un pizzico di timore si insinua nell’ultimo mezzogiro, quando la fatica prende il sopravvento sulla Guazzini, ma la giovanissima pisana non molla arrivando assieme alle compagne.

È bronzo in 4’19″469, sopravanzando le contendenti di 399 millesimi; per la terza volta in altrettante uscite in Scozia questo quartetto migliora il proprio tempo, segnale di come, con maggior amalgama, le prestazioni siano costantemente migliorabili. La finale per l’oro è decisamente più chiusa: trascinata da una Katie Archibald in versione superstar e Elinor Barker, Eleanor Dickinson e Neah Evans a ruota, la Gran Bretagna fa felice il pubblico di casa con un eloquente 4’12″244. Nulla può la Germania, ma il 4’14″522 è l’ennesima gran prestazione di un quartetto cresciuto esponenzialmente nell’ultima stagione.

Paesi Bassi e Russia sorridono nelle team sprint. Domani cinque le gare
Erano due le altre gare della giornata, vale a dire le prove della velocità a squadre. Assente come di consueto l’Italia nella prova maschile, a prevalere è il terzetto dominante della specialità, vale a dire quello dei Paesi Bassi. Jeffrey Hoogland in chiusura, Harrie Lavreysen in mezzo e Nils van Thoenderdaal in apertura con 42″163 fanno la voce grossa; tenta il tutto per tutto nella prima fase la Gran Bretagna di Jack Carlin, Ryan Owens e Joseph Truman ma finisce oltre il secondo di ritardo. La finale per il bronzo sorride alla Francia con Quentin Caleyron, Melvin Landernau e Sébastien Vigier autori di un 42″813 grazie alla rimonta sul BEAT Cycling Club, dove Matthijs Buchli e Roy van den Berg fanno il loro, mentre Theo Bos nella tornata finale nulla può con la concorrenza.

La prova femminile vede al mattino un interessante sviluppo per l’Italia, al via con la coppia formata da Elena Bissolati e Miriam Vece: quest’ultima, in costante e incoraggiante ascesa, si incarica diversamente dal solito di lanciare nel primo giro la prova. E il risultato è sorprendente, dato che il parziale di 18″965 è il miglior tempo fra le quattordici compagini al via; la seconda tornata è però in apnea totale e il 33″914 finale vale l’undicesima piazza, a poco più di un decimo dal record italiano. Segnali più che validi, dunque, in chiave soprattutto Parigi 2024.

A centrare l’oro è la Russia, in una finale spettacolare: Ekaterina Rogovaya e Daria Shmeleva precedono di soli 3 millesimi, tanto che in prima istanza la grafica appaia le coppie, la Cina, con Zhuang Wei e Zhong Tianshi all’opera. Maggior distanza invece nella finale per il bronzo, con il team teutonico Erdgas 2012 di Pauline Grabosch e Lea Friedrich a superare la Lituania di Simona Krupeckaite e Migle Marozaite.

Domani il menu prevede cinque eventi: l’intero torneo della velocità individuale maschile (nessun azzurro al via), il keirin femminile (Elena Bissolati è nella quarta batteria), lo scratch femminile (tocca a Rachele Barbieri), l’omnium femminile (spazio a Vittoria Guazzini) e, infine, la madison maschile (la coppia è Simone Consonni e Michele Scartezzini).

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