Enrico Gasparotto © Team Dimension Data
Enrico Gasparotto © Team Dimension Data

Gasparotto, finale di carriera da rossocrociato

Il 37enne friulano ex campione italiano cambia nazionalità, ma non è l’unico caso nel mondo del ciclismo professionistico

Nel mondo dello sport non è un fatto raro assistere a dei cambi di nazionalità da parte degli atleti, anche di quelli di primo piano: c’è chi lo fa per un calcolo sportivo e per avere più opportunità di entrare in una selezione piuttosto che un’altra, c’è chi lo fa dopo essere entrato in polemica con i vertici federali, chi per un puro discorso economico (certi paesi pagano bene il cambio di passaporto) e anche chi lo fa per una scelta di vita, magari dopo essere emigrato o essersi sposato. Anche nel ciclismo abbiamo avuto numerosi di casi di atleti che nel corso della loro carriera hanno iniziato a gareggiare una nuova bandiera ed il caso più recente è rappresentato proprio da un ciclista italiano.

Enrico Gasparotto è diventato svizzero
La voce era già circolata in estate, ma adesso se ne trova conferma ufficiale andando a sbirciare il database dell’Unione Ciclistica Internazionale: il 37enne friulano Enrico Gasparotto, che ormai da anni vive nel Canton Ticino, ha ricevuto la cittadinanza svizzera e dal 2020 potrà rappresentare la nazione rossocrociata in tutte le competizioni internazionali. In carriera Gasparotto ha vinto un Campionato Italiano ed ha quindi indossato la maglia tricolore tra il 2005 ed il 2006, ma il suo rapporto con la maglia azzurra è stato incredibilmente complicato: in quindici stagioni da professionista, le uniche convocazioni ottenute per i Campionati del Mondo sono state solo per il ruolo di riserva e la statistica è sorprendente per un corridore che ha vinto due Amstel Gold Race ed è salito sul podio alla Liegi. L’unica presenza con la nazionale riguarda l’Europeo di Plumelec del 2016, concluso con un ritiro.

Certo, considerando i fatto che a marzo del 2020 Gasparotto compirà 38 anni, le occasioni per vestire la maglia della Svizzera non saranno più molte, ma il fatto che il cambio ufficiale della nazionalità sia avvenuto prima dell’ultimo Campionato del Mondo lo renderà selezionabile per i Mondiali “casalinghi” di Aigle-Martigny 2020. In ballo per il prossimo anno c’è anche la partecipazione ai Giochi Olimpici con la Svizzera che avrà a disposizione quattro posti per la gara su strada: in teoria per la Carta Olimpica bisognerebbe aspettare tre anni, ma un accordo tra i Comitati Olimpici e la Federazione Internazionale libererebbe Gasparotto già per Tokyo dove potrebbe andare a far concorrenza a Hischi, Frank, Reichenbach e Küng.

Froome ed il leggendario Tchmil i casi più celebri
Come detto, però, il caso di Gasparotto è solo il più recente di una lunga serie. In tema di cambi di nazionalità ovviamente il primo nome che viene in mente agli appassionati delle due ruote è quello del leggendario Andrei Tchmil che ne ha cambiate ben cinque: alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, infatti, Tchmil ha subito preso passaporto russo, ma dopo un solo anno è passato alla Moldavia mentre dal 1994 al 1997 ha avuto la bandiera dell’Ucraina accanto al suo nome; ma prima di concludere la carriera professionistica, Tchmil ha cambiato un’altra volta prendendo il passaporto del Belgio con cui ha conquistato una Milano-Sanremo e sfiorato la vittoria ai Campionati del Mondo di Plouay 2000.

Altro cambio di nazionalità decisamente illustre è quello di Chris Froome: memorabile il suo incidente alla partenza di un Campionato del Mondo a cronometro Under23 quando ancora gareggiava per il Kenya, ma è sotto la bandiera britannica che Froome ha ottenuto tutti i suoi successi più prestigiosi. Poi ricordiamo i tedeschi Heinrich Haussler e Steffen Wesemann che per la seconda parte di carriera sono diventati rispettivamente australiano e svizzero, Laszlo Bodrogi ha lasciato l’Ungheria per difendere i colori della Francia dove ormai viveva da tempo, e poi ancora abbiamo Sergey Lagutin ed il forte pistard Shane Perkins che sono passati alla Russia ed i rifugiati politici Awet Gebremedhin (Svezia) e Daniel Abraham (Paesi Bassi).

Un caso di cui si era parlato a lungo, ma che alla fine si concluse con un nulla di fatto, è quello di Davide Rebellin che nel 2004 fu vicinissimo ad acquisire nazionalità argentina per disputare i Campionati del Mondo sul circuito delle Torricelle a Verona: in seguito tornerà in azzurro, con la medaglia a Pechino 2008 poi tolta per una positività emersa l’anno successivo. Chi invece avrebbe la possibilità di cambiare è Pavel Sivakov, che ha nazionalità russa (quella dei genitori) e francese (dove è cresciuto dopo essere nato in Italia): agli ultimi Campionati del Mondo in Inghilterra era in gara con la Russia, ma in passato non aveva escluso la possibilità di passare alla Francia.

Villumsen, medaglie per due nazioni
Anche nel ciclismo femminile non mancano cambi di nazionalità, ad iniziare da Olga Zabelinskaya che dopo aver conquistato tre medaglie olimpiche per la Russia adesso gareggia per l’Uzbekistan: il suo timore era legato soprattutto al rischio che il proprio paese venisse bandito dai Giochi Olimpici e che quindi lei non potesse essere al via a Tokyo. Tra coloro che sono in gruppo attualmente, segnaliamo anche Vita Heine (da Lettonia a Norvegia), Eugenia Bujak (da Polonia a Slovenia) ed Elyzaveta Oshurkova, che ha cambiato nazionalità quando la Crimea è passata dalle mani ucraine a quelle russe.

Ma, in anni abbastanza recenti, tra le donne abbiamo anche un’atleta che è stata capace di vincere medaglie ai Campionati del Mondo per due paesi diversi: è il caso di Linda Villumsen, fortissima passista classe 1985 che si è ritirata ad aprile 2018, che ha fatto esultare sia la Danimarca che la Nuova Zelanda. Dopo aver vinto due Europei a cronometro tra le Under23, Villumsen è arrivata fino al podio iridata con il terzo posto di Mendrisio, sempre nella prova contro il tempo: quella sarà sostanzialmente l’unica gara con la Danimarca visto che nel gennaio successivo è già in gara ai Campionati Nazionali di Nuova Zelanda a cui poi regalerà un oro, due argenti e due bronzi in varie edizioni dei Mondiali a cronometro.

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