Uno sguardo stralunato, foto che sintetizza il progetto EPowers Factory Team © LaPresse
Uno sguardo stralunato, foto che sintetizza il progetto EPowers Factory Team © LaPresse

EPowers, la cronaca di uno sfascio

Fra promesse mancate e verità celate, ripercorriamo con le parole dei corridori la surreale parabola del team

La notizia ha iniziato a circolare nella serata ieri e nel corso della giornata è stata ripresa da diversi siti specializzati del ciclismo professionistico: la formazione italo-ungherese EPowers Factory Team, l’ambizioso progetto che sognava di essere al via del Giro d’Italia 2020 che prenderà in via da Budapest con una Wild Card, non vedrà mai la luce. Fin dal primo momento, a livello di indiscrezioni, erano stati accostati a questa nuova squadra corridori di livello e provenienti da formazioni del World Tour come Gianluca Brambilla, Valerio Conti o Sacha Modolo, poi con il passare la situazione si è delineata verso scenari diversi, con Davide Rebellin, Darwin Atapuma e Riccardo Stacchiotti pezzi forti di una rosa poi completata da alcuni ungheresi e da tanti giovani neoprofessionisti italiani con buoni curriculum tra gli Under 23 e la categorie inferiori. Insomma, forse un po’ poco per l’invito al Giro.

Il problema è che giorno dopo giorno e voce dopo voce, le prospettive sul futuro reale di questa fantomatica EPowers Factory Team si facevano sempre più fosche anche dal punto organizzativo: proprio per la fumosità del progetto e la crescente sensazione che il tutto ruotasse attorno ad una operazione pubblicitaria e non sportiva, noi di Cicloweb.it abbiamo fatto la precisa scelta editoriale di non dare credito e non rilanciare notizie riguarda al progetto, per provare almeno a non alimentare ulteriormente l’illusione. Certo, di squadre nate già morte ce ne ricordiamo diverse negli anni passati, ma ogni volta ci si stupisce enormemente al pensare di come possa essersi protratta fino alla seconda metà del mese di dicembre una storia che, come vedremo, era sostanzialmente costruita.

Tanti corridori sono rimasti legati al progetto fino all’ultimo
Nel momento in cui sono stati pubblicati gli ultimi, probabilmente definitivi ma quasi certamente inevitabili sviluppi sulla vicenda, il primo pensiero è stato logicamente rivolto a tutte quelle persone che si erano legate a questo progetto e che fino all’ultimo avevano sperato in una conclusione positiva: in particolare i corridori, che al 22 di novembre si trovano catapultati nell’incertezza, costretti a reinventarsi un futuro e fare delle scelte dolorose tra offerte al ribasso, sia dal punto di vista economico che sportivo visto che ormai quasi tutti gli organici sono completati ed i budget già pianificati, o un cambio di vita radicale abbandonando il mondo del ciclismo e cercando un lavoro stabile altrove.

Il 25enne Jalel Duranti, proveniente dalla Colpack e vincitore nel 2018 dei Giochi del Mediterraneo, sembra destinato a prendere la via del ritiro; Nicola Toffali, 27 anni e reduce da due stagioni alla Sporting Tavira si è ritrovato oggi senza alternative né altri contatti già avviati; Filippo Magli ha potuto approfittare dei soli 20 anni di età e quasi certamente continuerà la sua crescita come corridori alla Mastromarco con cui ha ottenuto sei vittorie nelle ultime due stagioni; possibilità di restare tra i dilettanti anche per Michele Corradini e Andrea Cacciotti, che qualche chiamata l’hanno ricevuta e che stanno valutando le varie opportunità. E tra i più esperti? Il colombiano Darwin Atapuma vorrebbe restare in Europa, altrimenti non avrebbe problemi a trovare squadra in Colombia, mentre qualche alternativa potrebbe avercela in ballo anche Davide Rebellin che però, a 48 anni, contava molto su questa squadra per una (ultima?) stagione ad alti livelli.

Procuratori e avvocati? No, grazie
Per mesi e settimane le uniche notizie sul progetto, ideato dagli ungheresi Tamas Pocze e Zoltan Hering e gestito per la parte sportiva ed italiana da Sandro Lerici e Valerio Tebaldi, erano arrivate dalle parole dei dirigenti stessi, senza che mai fosse rilasciato un comunicato stampa ufficiale. In queste ore abbiamo quindi sentito alcuni dei corridori che avevamo firmato un contratto con questa squadra per cercare i ricostruire le varie tappe e come hanno vissuto loro in prima persona questa lunga incertezza che, in un certo senso, ancora non finita: sì, perché a metà pomeriggio, ai corridori non era arrivata ancora alcuna comunicazione ufficiale da parte della società che la squadra non si farà e le uniche notizie le hanno potute apprendere, come chiunque altro, dalla stampa online.

Il quadro che è emerso, è per certi versi sconvolgente. Uno dei più fortunati, se così si può dire, è il toscano Manuel Allori che nella lunga attesa – fino ad oggi è sempre stato legato al progetto – ha preso accordi con la Maltinti per fare l’ultimo anno da Under 23 nel caso in cui le cose fossero andate male: «Sono venuti da me ad agosto, ed il contratto l’ho firmato dopo il 15. Avevo preso contatti con una squadra Continental, ma logicamente avevo preferito passare professionista. Io non ho un procuratore, ma da quello che ho saputo, nessuno ha potuto portarlo quando sono andati a firmare: so che un ragazzo voleva portarsi dietro un avvocato, ma gli hanno detto che non volevano nessuno e alla fine è saltato tutto e hanno strappato il contratto».

Una conferma arriva anche dal bolognese Gregorio Ferri, atleta nel giro della nazionale che in questo 2019, al suo quarto e ultimo anno da Under 23 ha ottenuto ben quattro vittorie in maglia Zalf: «Mi hanno confermato che non volevano i procuratori nel momento della firma e neppure avere a che fare o parlare con loro. Io sono partito da Bologna lunedì per imbarcarmi per il Mondiale; al mattino mi chiama Tebaldi per firmare il contratto, ci siamo trovati al casello di Bergamo. Il contratto era in inglese, ho letto un po’ di cose e ho firmato perché aveva solo quella proposta lì. Forse non era una coincidenza tutta quella fretta per la firma: io ero strafelice di firmare subito, sono andato al Mondiale tranquillo».

28 ottobre: la società di gestione non c’è ancora
Per due neoprofessionisti come Allori e Ferri, questi contratti erano al minimo previsto dai regolamenti UCI: si trattava di 44 mila euro annuali, ma con la particolarità che erano contratti come lavoratori autonomi e non lavoratori dipendenti; il nome che compariva era EPowers Factory Team. Inoltre, sui contratti era presente una clausola che li rendeva nulli nel caso in cui la squadra non fosse stata fatta: ad oggi, quindi, chi volesse lanciarsi in una battaglia legale per vedersi risarcito, almeno in parte, rischierebbe di spendere parecchi soldi per ritrovarsi con niente in mano. Anche perché dall’altra parte, appunto, non c’è niente: solo al 28 ottobre, infatti, c’è stato l’incontro da un notaio per la creazione della società che avrebbe dovuto gestire la squadra; ci riesce quindi difficile pensare che in condizioni simili, potessero esserci stati in precedenza contatti con l’UCI o una Federazione per depositare i vari contratti o avviare le varie pratiche di registrazione.

Addirittura in tale circostanza, sarebbe stato chiesto a Sandro Lerici di mettere la propria casa personale come garanzia della società, anche perché l’unica fideiussione presentata sembra essere stata di appena 20 mila, una cifra insufficiente anche per una Continental, figuriamoci per una Professional. Proprio il 28 ottobre, i corridori hanno ricevuto un’email con cui Lerici e Tebaldi si sfilavano in parte, lasciando agli ungheresi tutta la responsabilità di tirare su la società: «Io ero in vacanza a Malta – ci racconta Allori – e sono rimasto sorpreso perché alcune squadre avevano iniziato a chiamarmi, non mi ero neanche accorto dell’email. Quando sono tornato ho iniziato subito a tutelarmi: non potevo firmare due contratti, ma potevo prendere accordi e sono andato alla Maltinti che già era un po’ di tempo che era interessata a me».

Tutto combacia anche con il racconto di Gregorio Ferri: «Io ero in vacanza a Santo Domingo, una mattina mi chiama Andrea Fin, il nostro addetto stampa e avvocato alla Zalf, e mi chiede se sia tutto apposto con la squadra. Io ero straconvinto che la squadra si facesse e gli ho risposto di sì, lui mi ha detto di controllare la mail e ho letto che lo staff italiano, ossia Lerici e Tebaldi, si metteva da parte perché non esistevano più i presupposti per proseguire la collaborazione. Subito ero andato in paranoia, quando sono tornato a casa ho cercato di capire le cose: Lerici mi ha detto ancora la settimana scorsa che era fiducioso sul futuro della squadra».

Un rinvio dopo l’altro
Ma come è possibile che dal 28 ottobre, una data in cui non sembrano esserci più le condizioni per andare avanti, come si arriva fino dal 21 novembre quando su Internet esce la notizia della chiusura? In un primo momento ai corridori era stato detto che una notizia definitiva sarebbe arrivata il 15, poi la data è diventata il 18 ed infine il 21. «Tutto quello che sappiamo – ci dice Ferri – arriva dalle notizie sui media. Abbiamo creato, noi ragazzi italiani, un gruppo su Whatsapp. Abbiamo scritto ieri a Lerici ma è stato vago mandandoci un audio in cui diceva di non voler parlare in quanto aspettava prima un comunicato serio; dopo cinque minuti è uscito l’articolo sulla Gazzetta».

Inoltre la scorsa settimana era previsto il corso dell’ACCPI, il sindacato dei ciclisti professionisti italiani, che annualmente viene fatto per preparare i giovani neoprofessionisti alla nuova realtà. I corridori legatisi alla EPowers avevano ricevuto una regolare convocazione tramite email, ma anche lì è arrivato un altro rinvio che ha prolungato l’illusione e l’agonia: in attesa che la situazione si sbloccasse, l’ACCPI aveva infatti accettato di tenere un secondo corso più avanti per i soli corridori coinvolti nel caso in cui la squadra si fosse fatta. Per quanto abbiamo potuto apprendere, però, da parte dell’ACCPI non ci sono stati altri contatti per sincerarsi di quale fosse la situazione reale o per tutelare questi ragazzi che nel 2020 avrebbero dovuto avere un contratto come professionisti.

Rabbia e amarezza, ma si cerca di ripartire
A volerli vedere, forse, segnali che la storia sarebbe finita così ce ne potevano essere già dall’inizio, ma alla fine di tutto è difficile criticare dei ragazzi giovani, con poca esperienza e che si trovavano di fronte a quella che per loro era un’occasione attesa da anni, quella di approdare tra i professionisti: rabbia e amarezza sono le sensazioni che restano per quello che a tutti gli effetti, è stata una fregatura incredibile. Inoltre, mai in alcun momento, è stata prospettata ai corridori la possibilità di avviare comunque la squadra, ma scendendo alla categoria Continental, che avrebbe richiesto meno vincoli e tempistiche migliori, anche se avrebbe reso impossibile la partecipazione al Giro d’Italia.

«Rabbia sicuramente sì – si sfoga Allori – perché era una grande occasione, ero partito con l’idea che non ero più dilettante ed brutta tornare indietro. Mentalmente ero già di là, sapere che non faranno la squadra è stata una bella mazzata. Il morale è sceso, ma ora faccio il quarto anno e l’importante è fare bene anche stavolta e vedere se si riesce a passare il prossimo: io non mi posso lamentare, prendo una bella cifra, quella che mi spetta per quello che ho fatto e ho la possibilità di dimostrare tra gli Under 23 quello che valgo. Però magari avrei potuto fare un’esperienza in una Continental. Quello che mi dà più noia, non è tanto il fatto che la squadra non si faccia, ma la presa in giro: come è stato possibile che ci abbiano fatto firmati dei contratti quando non c’era nulla dietro? Non so se è l’UCI o la Federazione, ma quando firmi di solito sei tranquillo, e prima di lasciare a piedi 50 persone qualcuno dovrebbe tutelarci; su quei fogli poteva esserci anche scritto 100 mila euro, non può essere possibile che un giorno uno si svegli e faccia firmare dei contratti così: però Lerici secondo me non c’entra nulla, era anche lui un dipendente lì, ha cercato di andare avanti il più possibile ma era nella nostra situazione».

Sulla stessa linea è anche Ferri: «Per fare l’élite ho la sistemazione, a me piacerebbe passare; quest’anno mi sono impegnato tanto, il sogno era lì e invece ci hanno illuso, facendoci perdere del tempo sia a me che agli altri ragazzi. Molti ragazzi smettono. E smettere così è proprio umiliante. Ieri sera ero distrutto, stamattina mi son detto che bisogna reagire; è la vita, ci sono degli alti e bassi. Si è chiusa una porta, speriamo si apra un portone. Io passo élite primo anno, spero di passare professionista l’anno prossimo o se ho fortuna già nel 2020. Subito ci avevano promesso il Giro d’Italia e la presenza a tutte le classiche italiane. I contratti erano buoni. Anche lì, far firmare 12 neopro’ così, senza avere sicurezze, che persone sono? Non voglio prendermela con nessuno, ma vuol dire essere proprio… non certo corretti. Ci hanno fregato».

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