Un particolare delle maglie iridate dell'Australia © Hikari Media - Australian Cycling
Un particolare delle maglie iridate dell'Australia © Hikari Media - Australian Cycling

Tutti a rincorrerla, ma l’Australia non si batte

CdM su pista, a Brisbane l’apertura con gli inseguimenti è per i beniamini di casa, l’Italia non brilla. Giappone e Polonia ok nella velocità

Che questa avrebbe potuto essere una giornata di transizione, lo si sapeva già alla vigilia. Del resto, non c’è nessun paese che abbia sempre schierato la formazione al completo, cercando di vincere qualcosa di oscuro (anche per gli addetti ai lavori) come la classifica finale di specialità – per dire, quanti sanno che nella passata edizione l’Italia si prese entrambe le graduatorie negli inseguimenti a squadre, lo scratch femminile con Martina Fidanza e la corsa a punti femminile con Maria Giulia Confalonieri? Ecco, nessuno.

In una stagione appena iniziata, dunque, snobbare almeno in parte la Coppa del Mondo su pista non solo è legittimo, ma pure giusto e sensato. Per giunta in tappe logisticamente complesse dal punto di vista geografico-organizzativo come quelle oceaniche. E così, dunque, ci sta chiudere la prima giornata dell’appuntamento a Brisbane, nell’Australia orientale, lontani dalla lotta per il podio.

Il quartetto femminile azzurro è sesto, l’Australia sorride in casa
La prova che ha aperto le danze all’Anna Meares Velodrome è stata l’inseguimento a squadre femminile. Undici le formazioni impegnate nelle qualificazioni, con la Nuova Zelanda davanti di poco all’Australia grazie al tempo di 4’16″573; sesta piazza per le azzurre, in versione Martina Alzini, Elisa Balsamo, Martina Fidanza e Vittoria Guazzini. Partite sottotono, si sono poi assestate nel corso della prova, pur mostrando un lieve calo finale fino al 4’25″007.

Nelle batterie le nostre sono state le prime a scendere in pista, per scontrarsi contro la parimenti rimaneggiata Germania: in testa fino a metà gara, le teutoniche hanno dovuto subire il consueto ritorno delle italiane, capaci di andare a primeggiare con un discreto 4’21″394, mentre le avversarie hanno pagato oltre 4″ di distacco. Il tempo, però, è stato ben lontano da quello utile per andare a giocarsi la medaglia di bronzo: se ad approdare nella finale per l’oro sono state Australia (4’12″889) e Nuova Zelanda (4’13″942), in quella valida per l’ultimo gradino del podio è stata appannaggio di Stati Uniti (4’15″623) e Canada (4’16″198), con una buona Francia (4’17″533) quinta e ormai entrata nel giro delle nazionali da tenere d’occhio.

La battaglia nordamericana per il metallo meno pregiato è stata alquanto sottotono: dopo aver effettuato il sorpasso ai 1500 metri, il Canada (Allison Beveridge, Jasmin Duehring, Annie Foreman-Mackey, Georgia Simmerling) ha avuto gioco facile a regolare gli Stati Uniti (Christina Birch, Kendall Ryan, Emma White, Lily Williams – anche qui non certo il miglior quartetto possibile). 4’17″509 il tempo per la nazionale della foglia d’acero contro il 4’21″540 delle cugine del sud alquanto sfilacciate.

Ben più emozionante, invece, la sfida per la medaglia d’oro fra le due nazioni di gran lunga meglio equipaggiate – anche per vicinanza geografica, nel loro caso il turnover o perfino l’assenza totale è stata effettuata altrove. Dopo un iniziale start migliore per le locali, è la Nuova Zelanda (Bryony Botha, Rushlee Buchanan, Holly Edmondtson, Racquel Sheath) a prendere le redini dello scontro dal secondo giro in poi; l’Australia (Ashlee Ankudinoff, Georgia Baker, Annette Edmondson, Maeve Plouffe) è però attaccata, tanto che il gap non supera mai i tre decimi. La svolta della prova avviene subito dopo aver oltrepassato il secondo km: se le all-blacks perdono la Sheath, le aussie accelerano, costruendosi un margine superiore al secondo all’inizio dell’ultimo km, quando la Ankudinoff dice basta. Pur con qualche difficoltà finale della giovane Plouffe, l’Australia riesce a vincere in 4’13″237, per la gioia dei tifosi di casa, con la Nuova Zelanda che conclude in 4’13″553.

Anche tra gli uomini il quartetto aussie è il migliori, azzurri in ombra e settimi
Dieci, invece, i quartetti impegnati nell’inseguimento a squadre maschile. Dove l’Italia, in qualificazione, fatica oltremodo a causa di un ultimo km in apnea: il 3’56″141 di Liam Bertazzo, Carloalberto Giordani, Jonathan Milan e Stefano Moro vale l’ottavo posto, davanti solo al Giappone (targato Bridgestone Cycling) e alla Corea del Sud. Di tutt’altro spessore il passo dell’Australia, che con 3’50″017 si prende la prima piazza nel turno inaugurale.

L’ingresso di Davide Plebani al posto di Stefano Moro nella sfida alla Germania non cambia l’esito finale: gli azzurri non sono mai in lotta per la vittoria nel testa a testa, concludendo con un 3’54″010 che vale il settimo posto finale. I teutonici, invece, con il loro 3’51″165 accedono alla finale per il bronzo in compagnia dei cugini della Svizzera, autori di un buon 3’50″933. La finale per l’oro, come da previsioni, è prenotata per le rappresentative oceaniche che non si accontentano di andare al gran ballo; entrambe, infatti, sfiorano il record mondiale di 3’48″012, con la Nuova Zelanda autrice di 3’48″244 e l’Australia di un quasi identico 3’48″282.

La finalina per l’ultimo gradino del podio vede una insolita, per loro, partenza disunita della Germania (Felix Gross, Theo Reinhardt, Leon Rohde, Dominc Weinstein) che però si ritrova presto, tanto da andare in testa al terzo giro. La Svizzera (Stefan Bissegger, Robin Froidevaux, Claudio Imhof, Mauro Schmid), come da miglior tradizione, è precisa come un proprio orologio e martella un passo costante; quando i teutonici rimangono in tre per la perdita di Gross ai 1750 metri, il vantaggio degli elvetici si dilata ben sopra il secondo, tanto che neppure il distacco di Froidevaux ai 2250 metri cambia qualcosa. Vittoria facile facile per i rossocrociati in 3’50″495, con i rivali che chiudono in 3’54″497.

Ben più attesa ed avvincente la finale per il bersaglio grosso; d’altronde quando si leggono i nomi al via non può essere altrimenti. L’Australia schiera il quartetto iridato Leigh Howard, Kelland O’Brien, Alexander Porter e Sam Welsford, la Nuova Zelanda risponde con il “transfuga” Jordan Kerby, Thomas Sexton, Campbell Stewart e Corbin Strong. Partono meglio i padroni di casa, che chiudono il primo km con 364 millesimi di vantaggio; ma sulla scia di un infaticabile Stewart, che detta il ritmo per più e più giri, il gap si riduce sino a minuscoli 18 millesimi. Invece di subire il sorpasso, i campioni del mondo mettono il turno aumentando a vista d’occhio il margine; la Nuova Zelanda rimane in tre ai 2250 metri con Strong che si stacca, ma non è finita qui perché, nel km conclusivo. Sexton ha l’acqua alla gola lasciando un buchetto fra sé e il compagno che lo precede. Pur senza Howard, che termina il lavoro ai 3375 metri, l’Australia va a vincere in maniera netta in 3’49″776, magari con un pizzico di rammarico per non aver battagliato per il primato del mondo. La Nuova Zelanda, volente o nolente, si deve accontentare del secondo posto in 3’53″601.

Le team sprint vanno a Polonia e Giappone, domani quattro gare
Come di consueto, nelle team sprint l’Italia osserva da spettatrice. Nella velocità a squadre femminile, nel corso delle tre fasi, si è assistito ad un equilibrio fra due nazioni perdurato dall’inizio alla fine: nelle qualifiche prima la Polonia (Marlena Karwacka, Urszula Los) in 33″189, seconda la Russia (Ekaterina Rogovaya, Anastasiia Voinova) a soli 9 millesimi. Nel secondo turno entrambe si sbarazzano facilmente delle avversarie, rispettivamente Ucraina e Cina, andando così allo scontro finale. Dove si assiste a qualcosa di più unico che raro: dopo essere state distanti a metà gara per soli 7 millesimi a favore delle russe, si giunge ad una clamorosa parità finale sul tempo di 33″029. Serve un fitto conciliabolo davanti al monitor prima che la giuria attribuisca il successo: a sorridere è la Polonia. In precedenza, per la terza volta in altrettante occasioni nella giornata, l’Australia (Stephanie Morton, Caitlin Ward) supera di quasi 4 decimi la Nuova Zelanda (Natasha Hansen, Olivia Podmore) nella finale per il bronzo.

Nella velocità a squadre maschile, per la seconda settimana di fila, trionfa il Giappone, che continua a scalare posizioni in vista dell’appuntamento a cinque cerchi sul proprio impianto di Izu. A dirla tutta, la finale per Tomohiro Fukaya, Yoshitaku Nagasako e Yudai Nitta non è stata complessa grazie al gentile omaggio della Polonia: Maciej Bielecki, Krzysztof Maszkel e Mateusz Rudyk fanno praticamente gara a sé, con Rudyk staccato dai compagni sin dallo stacco dal blocco, pagando a fine gara oltre due secondi e mezzo. Niente podio per l’Australia, solamente ottava, per cui a salirci è la Nuova Zelanda (Samuel Dakin, Ethan Mitchell, Sam Webster) che nella finalina rifila sette decimi alla Gran Bretagna (Jack Carlin, Ryan Owens, Joseph Truman).

Domani sono solo quattro le gare in programma: la velocità individuale femminile (Miriam Vece alla caccia di un nuovo record italiano), keirin maschile (nessun italiano impegnato), omnium maschile (è il turno di Davide Plebani) e madison femminile (Elisa Balsamo e Vittoria Guazzini ambiscono al podio).

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