Mathieu Van der Poel esulta dopo la battaglia di Namur © Rowery.org
Mathieu Van der Poel esulta dopo la battaglia di Namur © Rowery.org

Titanica lotta nel fango, la vince MVDP

Mathieu Van der Poel conquista a Namur la terza vittoria di fila in Coppa del Mondo dopo una sfida appassionante con Aerts, nuovo leader di challenge (Iserbyt ritirato quasi assiderato!). Tra le donne vince Brand, lontane Lechner e Arzuffi

Che gara, signori, che spettacolo mozzafiato, che sofferenza sull’infinito fango di Namur, che figure di palta, ma in senso letterale stavolta, ovvero di corridori irriconoscibili, completamente ricoperti da capo a piedi, e alla fine vince chi deve vincere, Mathieu Van der Poel, ma lasciateci dire che oggi Toon Aerts ci ha regalato il più bel cross dell’anno, con la sua tenacia, la sua grinta, i suoi errori anche; non che il Fenomeno non ne abbia fatti, era impossibile non sbagliare oggi, una curva qua, uno scivolone là, nell’interminabile rimpiattino, scappa tu che ti riprendo, e riparto io che mi riprendi. Bello, bello, bello, non potevamo andarcene in vacanza in maniera migliore, per il brevissimo stacco del ciclocross, che torna già il 26 col classico di Santo Stefano a Heusden-Zolder, prova valida per la Coppa del Mondo, come lo era questa odierna.

Il ciclocross che, grazie all’immensità del personaggio Van der Poel, attira nuove folle su di sé, oggi ha offerto a codeste platee uno spot difficilmente eguagliabile in termini di pathos e suspense, in una cornice di durezza pura, coi corridori che a fine gara battevano i denti per il freddo, tremando tutti, dopo aver dato tutto per arrivare “vivi” al traguardo. Non tutti ce l’hanno fatta, Eli Iserbyt per esempio è stato portato via a braccia dal circuito nel corso del quinto giro, praticamente assiderato: a nulla gli era servito cambiare al volo la casacca, il gelo gli era già entrato nelle ossa.

Chi l’ha portata a termine, questa gara, potrà dire con orgoglio “io c’ero”, e tra questi anche Gioele Bertolini, 23esimo all’arrivo (ha rimontato diverse posizioni nel corso della prova), mentre gli altri azzurri in gara sono classificati al 42esimo posto (Nicolas Samparisi), al 47esimo (Cristian Cominelli) e al 49esimo (Lorenzo Samparisi).

 

Due giganti che lottano nel fango
Il primo forcing della giornata l’ha piazzato Corné Van Kessel, a proprio agio sul percorso di Namur, sede della sesta tappa di Coppa del Mondo 2019-2020; Eli Iserbyt, leader di challenge, ha impostato la propria gara su una marcatura su Mathieu Van der Poel, ma è naufragato presto. Toon Aerts è rimasto intruppato in avvio e ha dovuto impegnarsi da subito per riemergere, comunque l’ha fatto molto bene, se è vero che dopo 5′ di corsa eravamo quasi convinti che Mathieu la stesse già chiudendo, col primo perentorio allungo. Invece proprio Aerts si è appiccicato al Fenomeno e non si è limitato a questo: al secondo giro ha proposto un forcing sul lungo costone di metà circuito, e ha messo 13″ secondi tra sé e l’iridato.

MVDP non si è certo perso d’animo, e nel terzo giro ha rimesso Toon nel mirino, per chiudere su di lui sul tratto in asfalto; intanto da dietro saliva forte, di colpi e posizioni, Thomas Pidcock, destinato a isolarsi per lungo tempo al terzo posto. Nella quarta tornata, presentendo l’avvicinarsi del britannico, Van der Poel ha forzato di nuovo per ricacciare indietro il terzo incomodo. Con le energie mentali in rapida discesa, nella seconda metà della corsa abbiamo assistito a una serie di errori da parte dei due battistrada: quinto giro, Aerts si è impantanato nel fango, piombando da una discesina nel mezzo delle sabbie mobili che aprivano il settore in pavé, ma è stato poi reattivo a rimettersi in scia del Campione del Mondo.

Sesto giro, è stato Mathieu a sbagliare una curva sbilanciandosi e perdendo un pedale, fatto che ha permesso un nuovo allungo del campione nazionale belga. Il quale però nello stesso punto del giro precedente, le citate sabbie mobili, si è proprio piantato stavolta, venendo sbalzato giù dalla bicicletta, anzi proprio catapultato in avanti: è rimasto in piedi, ma si è visto ancora raggiungere da Van der Poel.

È toccato allora all’olandese tentare un attacco, ma senza fare il vuoto, tanto che all’inizio del settimo giro, mentre passava dai box per cambiare bici, non solo Toon l’ha raggiunto ma ha pure prodotto una progressione che gli ha permesso di aprire praticamente una voragine: 18″ tra Aerts e Van der Poel al successivo passaggio, quando mancavano soli due giri alla conclusione.

 

E nel finale la caduta di troppo per Aerts
Altra sconfitta in vista per Van der Poel dopo quella subita, sempre per mano di Aerts (e di Iserbyt) sabato scorso a Ronse? No, il fango ha continuato a indirizzare i destini di chi era destinato a rotolarcisi. Aerts, ancora, per la precisione: giù a rotta di collo da una delle discese più ripide del percorso, Toon è caduto un’altra volta, e ha permesso all’altro di rifarsi sotto e di tentare a propria volta un nuovo forcing. Ma Aerts non mollava.

Era però al limite, e anche oltre: nel caos (per lui) del nono e ultimo giro, ha perso un pedale, e Mathieu ha guadagnato metri. Ma Toon non ha desistito, e ha riagganciato l’avversario. Prologo per un finale ad altissima tensione? No, perché i titoli di coda sono partiti pochi secondi dopo, allorquando, su una discesa sprofondata nel fango, è sprofondato pure Aerts, scivolando e cadendo pesantemente. Stavolta il belga la botta l’ha sentita tutta, non riuscendo a ripartire immediatamente, e procedendo abbastanza cauto una volta risalito in sella.

Aveva paura che Pidcock gli rinvenisse addosso, ma anche il britannico aveva i suoi problemi: caduto nello stesso punto di Toon, praticamente, non solo vedeva svanire le possibilità di acciuffare la piazza d’onore, ma, alle prese con qualche problema meccanico, veniva pure raggiunto e superato da Van Kessel, che agguantava così il podio di giornata.

55″ tra un Mathieu Van der Poel felicissimo (terza di fila in CDM per lui) e Toon Aerts al traguardo, Van Kessel ha chiuso a 1’14”, Pidcock a 1’31”, e Tim Merlier si è preso il quinto posto a 1’41”. Fuori dai cinque ma nei dieci Lars Van der Haar (1’48”), Michael Vanthourenhout (1’56”), Marcel Meisen (2’02”), Laurens Sweeck (2’23”) e Thijs Aerts (3’11”).

La classifica di Coppa vede il ribaltone, con Toon Aerts ora al comando con 400 punti tondi, seguito da Iserbyt a 348, Vanthourenhout a 332, Van der Haar a 313, Sweeck a 294, Quinten Hermans (15esimo oggi) a 293, Van Kessel a 275, Gianni Vermeersch (11esimo di giornata) a 257, Van der Poel a 240 e Thijs Aerts a 226.

 

Lucinda Brand impetuosa tra le donne, lontane le azzurre
Tra le donne successo per Lucinda Brand, ed è il primo stagionale in Coppa per l’allampanata campionessa olandese in carica. Partita abbastanza indietro, Lucinda è stata autrice di un primo giro impetuoso, non esente da errori peraltro (una scivolata l’ha messa a referto pure lei), che le ha permesso di piombare abbastanza presto su Annemarie Worst che aveva provato a involarsi dopo un forcing iniziale di Yara Kastelijn; in apertura di seconda tornata l’ex campionessa europea è caduta a sua volta, e ha così facilitato il compito di Brand, alla cui ruota si era incollata Ceylin Del Carmen Alvarado.

Il terzetto è durato assai poco, dato che sul breve tratto in pavé del circuito un ennesimo forcing della Brand ha fatto vedere le streghe ad Annemarie. Al terzo dei cinque giri è stata una sbavatura di Del Carmen, caduta proprio mentre la connazionale provava ad allungare, a mettere di fatto la parola fine alla contesa: Lucinda se ne è andata e sul percorso reso durissimo dal fango i distacchi non hanno fatto altro che dilatarsi a dismisura (una tendenza già in atto nelle prime tornate, a dire il vero). Neanche un altro capitombolo della stessa Brand, all’ultimo giro, ha permesso a Ceylin di riavvicinarsi più di tanto.

All’arrivo Lucinda Brand ha preceduto la Del Carmen di 16″ e la Worst di 1’21”; a 1’34” ha chiuso Evie Richards, a 1’45” Katarina Nash che col quinto posto respinge ancora l’assalto di Ceylin Del Carmen Alvarado in classifica: la ceca continua a guidare la challenge, 323 punti per lei contro i 290 di CDCA e i 280 di Worst. La gara, selettiva oltre ogni misura, ha visto finire abbastanza attardate diverse delle protagoniste del seeding: solo nona a 3′ tondi Marianne Vos, preceduta dal terzetto americano Clara Honsinger-Katie Compton-Rebecca Fahringer, 13esima Eva Lechner a 3’27”, 15esima Sanne Cant a 3’30”, 16esima Yara Kastelijn a 3’46”, 20esima Alice Maria Arzuffi a 4’36”. Tra le italiane, 21esima ha chiuso Francesca Baroni, 36esima Sara Casasola, 46esima Gaia Realini, 60esima Letizia Borghesi, 64esima Giada Borghesi, 76esima Marta Zanga. 18esima e 20esima Lechner e Arzuffi in classifica, 166 e 155 punti rispettivamente, molto lontane dal vertice.

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