Luca Pacioni si prende la prima alla Vuelta al Táchira © Vuelta al Táchira
Luca Pacioni si prende la prima alla Vuelta al Táchira © Vuelta al Táchira

Diablo d’un Savio! Per il quarto anno di fila l’Androni “estrena” il Táchira: oggi festeggia Pacioni

È il nome di Luca Pacioni a occupare la prima casella dell’anno alla voce “vittorie su strada in gare internazionali”: il 26enne romagnolo è protagonista di un (ri)esordio da leccarsi i baffi (lui e più che altro il suo team manager…) in maglia Androni-Sidermec, squadra in cui è ritornato proprio quest’anno dopo un biennio “chez” Citracca.

La piccola impresa di Pacioni è stata vincere la prima tappa della prima gara del 2020, la Vuelta al Táchira in Venezuela: al termine della San Cristóbal-Tariba (117.6 km) l’italiano ha preceduto in volata cinque corridori di casa, ovvero Isaac Yaguaro, Yonathan Salinas, il mai troppo vecchio Miguel Ubeto, Leonel Quintero e German Rincón. Va da sé che Pacioni guida anche la classifica, con 2″ su Yaguaro, 4″ su Juan Diego Hoyos, 6″ su Salinas, 8″ su Miguel Ángel Velandia, 9″ su Jackson Rodríguez e Wilmer Bravo e 10″ su tutti gli altri a partire da Ubeto. (Hoyos, Velandia, Rodríguez e Bravo avevano raccolto abbuoni andando in fuga).

Domani Pacioni proverà a difendere la leadership nella seconda tappa, e non è detto che non riesca nell’intento, dato che anche la El Piñal-Abejales (154.8 km) potrebbe vedere un epilogo in volata. Ma anche se Luca non dovesse riuscire nell’impresa non importa, in quanto il dato rilevante è stato messo a segno già oggi dalla sua Androni-Sidermec: per il quarto anno di fila infatti il sodalizio guidato da Gianni Savio riesce a conquistare la prima tappa del Táchira (l'”estreno” del titolo è la prima di uno spettacolo, lo abbiamo usato in senso lato ma ugualmente appropriato).

Nel 2017 vinse Raffaello Bonusi, nel 2018 toccò a Matteo Malucelli, nel 2019 fu la volta di Marco Benfatto e oggi a festeggiare è per l’appunto Luca Pacioni: un elemento di statistica che da un lato vale per l’Androni come un auspicio per un’altra stagione ricca di soddisfazioni; dall’altro risponde ancora una volta (ma non ce n’era bisogno) alla domanda “come mai Savio in Sudamerica è un totem?”…

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